You’re All Surrounded (ovvero dell’amicizia e di altri legami)

Talvolta, si inizia una serie per caso e si finisce per sentirsi parte integrante di un gruppo variegato ed eterogeneo di matti, convinti di averli frequentati da sempre. Ed è proprio questa la sensazione che lascia You’re All Surrounded: inserisce lo spettatore nella classe di reclute di polizia di Gangnam e delle sue gerarchie, tra le loro gaffe e le loro risate, la complicità di una semplice serata a suon di pollo e birra e i legami che si creano, episodio per episodio, donando a questo gruppetto apparentemente sballato una forza e una determinazione incredibili. Ma, al contrario dell’apparente leggerezza che pare trasparire da un copione brillante e dal duo recitativo Lee Seung-gi / Cha Seung-won, il drama, che fonde il genere crime con il romance, introduce degli argomenti niente affatto semplici.

Eun Dae-koo (Lee Seung-gi) è una giovane recluta della polizia di Gangnam con un alto quoziente intellettivo, una memoria eidetica e un brutto carattere, che nasconde un passato doloroso relativo alla morte violenta della madre. Eo Soo-sun (Go Ara) è volenterosa e determinata a diventare una detective, nonostante abbia provato l’esame sette volte prima di essere ammessa e malgrado la sua naturale goffaggine in tutti i movimenti. Park Tae-il (Ahn Jae-hyun) è un ex medico in carriera, ricco e di famiglia agiata, che ha deciso di dare una svolta alla propria vita entrando in polizia. Ji Gook (Park Jung-min) è iperattivo e logorroico con una profonda cultura nerd e la voglia di essere alla moda di Gangnam. I quattro vengono affidati nel loro tirocinio al capitano Seo Pan-seok (Cha Seung-won), brusco e con poca pazienza, una leggenda vivente del mondo investigativo, che si butterebbe nel fuoco per il bene delle sue reclute. Ma non lo ammetterebbe mai. E crimine dopo crimine, investigazione dopo investigazione, arriverà a risolvere il passato di Dae-koo e, in parte, anche a lenire le proprie ferite, ma, soprattutto, riuscirà a ripristinare la credibilità nella giustizia, anche a costo di arrestare rubagalline in campagna.

You’re All Surrounded (anche noto come We Have You Surrounded, in originale 너희들은 포위됐다 – Neohuideureun Powidwaetda) usa tutti i registri della commedia brillante e dell’action movie poliziesco che, con il pretesto di risolvere un crimine ad episodio e di far venire fuori le abilità investigative della giovane squadra di reclute, ci porta in un mini universo estremamente umano, fatto di delusioni, di forza di volontà e di affetti sinceri, di traumi e dolori, ma anche di voglia di rivalsa e di lotta per affermare la verità. Col tempo, scopriamo che le reclute combinaguai sono gli unici che credono fermamente nei valori della giustizia e della lealtà reciproca, pronti ad appoggiarsi l’un l’altro anche contro la corruzione dei vertici istituzionali. Scopriamo anche che il capitano Seo forse non è così leggendario ed eroico come ci aspettavamo, ma lo ameremo ancora di più anche per questo, per la sua umanità e la sua estrema coerenza, per la sua forza di dialogo e la sua compassione. Perché ogni fatto criminoso ha dei protagonisti umani e il capitano Seo sa cosa vuol dire scandagliare gli animi e leggerne le determinanti.

You’re All Surrounded è una drama da gustare un po’ per volta, anche per scoprire e apprezzare la crescita dei personaggi, perché, al di là dei singoli casi polizieschi, è un drama profondamente umano in qualsiasi dettaglio, nelle interazioni tra i protagonisti, nei loro ragionamenti e nelle loro emozioni. Proprio per questo motivo ci fa scoprire il valore pregnante dell’umanità: forse i nostri sono solo delle reclute, un puntino minuscolo nell’enormità della macchina istituzionale, ma la loro unione e la loro condivisione dello stesso modo di vedere le cose parte da un concetto di giustizia e di verità, che viene dimenticato troppo spesso dalle autorità. E, insieme, sono una vera e propria forza, tanto da chiederti se hanno un posto libero anche per te.

Consigliato: a chi ama il genere d’azione con humor e di humor con azione; a chi pensa che il connubio crime / romance porta sempre alla creazione di prodotti originali; a chi non perde nemmeno un drama con Lee Seung-gi, con Go Ara e/o con Cha Seung-won; a chi vuole ridere e commuoversi e crede nel valore dell’amicizia sopra ogni cosa; a chi, qualche volta, si diletta a risolvere crimini come fosse Sherlock Holmes.

Captain-in-Freckles

SwordArt OnLine – II stagione: Phantom Bullet, Calibur, Mother Rosario, Ordinal Scale

Segue dalla recensione di SwordArt OnLine – I stagione: Aincrad & Fairy Dance.

Le vicende seguono quelle del finale della prima stagione di Sword Art Online. Un anno dopo la conclusione degli incidenti nei mondi di Aincrad e di Alfheim, che avevano incastrato per anni migliaia di persone (e, quindi, tre anni dopo l’inizio dell’anime), è stata creata un’unità investigativa appropriata per controllare le realtà virtuali. Nel videogioco Gun Gale Online, che usa la stessa tecnologia Full Dive di Sword Art Online, inizia ad apparire un misterioso killer, nominato Death Gun, che assassina nella realtà le persone che affronta e uccide nei duelli all’interno del videogioco. Per questo motivo, un agente del ministero chiede a Kirito di indagare in incognito, infiltrandosi nuovamente in un gioco con il suo NerveGear. Solo che, stavolta, dovrà deporre momentaneamente la spada, visto che nel nuovo mondo si usano armi da fuoco, e avrà un avatar con fattezze molto differenti dalle proprie. Nel nuovo mondo, però, farà la conoscenza di una nuova alleata, la temibile cecchina Sinon anche soprannominata Hecate, nella realtà la riservata studentessa con un trauma enorme di infanzia Shino Asada, che, di fatto, diventerà da questo momento in poi un elemento prezioso e fondamentale nella squadra di Kirito e Asuna in tutte le esperienze virtuali.

La stagione ricopre tre capitoli diversi del manga: l’arco narrativo di Phantom Bullet (15 episodi), ambientato nel mondo virtuale di Gun Gale Online e a metà tra il thriller e il western alla Sergio Leone; l’arco narrativo di Calibur (3 episodi), un “divertimento” ambientato nel mondo di Alfheim che serve per far socializzare tra loro tutta la squadra di personaggi incontrati finora con il pretesto di una caccia al tesoro; infine, l’arco narrativo di Mother’s Rosario (7 episodi), ancora una volta ambientato in Alfheim, breve e intenso capitolo, che è diventato una delle parti più belle del manga / anime.

Mother’s Rosario, infatti, ci regala il personaggio di Yuki, alias Yuki Konno, una spadaccina nota come la Spada Assoluta, leader della gilda degli Sleeping Knights e, nella realtà, una quindicenne malata terminale che diventa fondamentale nella crescita e nell’evoluzione del personaggio di Asuna, la quale capirà – parole sue – che “Vivere non vuol dire pensare solo a se stessi. Si può anche vivere in modo che sia la felicità di qualcun altro a rendere felice te. Io voglio vivere un’esistenza che mi consenta di accendere un sorriso sul volto di tutti coloro che mi circondano. Voglio provare a vivere in modo da offrire un aiuto a chi è stanco. (…) Vivere significa aprire il proprio animo e offrirlo agli altri”. Lacrime assicurate.

La seconda stagione dell’anime è seguita dal film Sword Art Online – Ordinal Scale, che segue le vicende di Mother’s Rosario e precede la terza stagione. Siamo nel 2026 e la tecnologia del Full Dive viene superata dall’AmuSphere e dall’Augma, nuovi dispositivi di realtà virtuale aumentata che consentono al giocatore di fare log in, mantenendosi cosciente. Nonostante stavolta Kirito esiti ad usare il nuovo dispositivo, più preoccupato a vivere intensamente la nuova esperienza universitaria e la sua storia d’amore con Asuna (che ci riserverà delle soddisfazioni, scene sotto la neve in stile drama comprese), ancora una volta la presenza dei sopravvissuti di Aincrad è richiesta dalle autorità per dirimere la matassa di una serie di crimini che, nella nuova realtà virtuale aumentata, sembrano mirare proprio ai sopravvissuti. Inoltre, compariranno i nuovi personaggi del combattente Eiji e dell’idol Yuna, un’Intelligenza Artificiale dal passato misterioso e che (spoiler) potrebbero essere d’aiuto per le prossime vicende virtuali.

Alla prossima avventura di spada!

Captain-in-Freckles

P.S.: Esiste anche uno spin-off ambientato nel mondo virtuale di Gun Gale Online, con altri personaggi e altre vicende, intitolato Sword Art Online Alternative: Gun Gale Online. Ma questa è un’altra storia!

I wagashi, i dolci tradizionali

In giapponese “Wa” significa “armonia”, ma è pure sinonimo di Giappone, “gashi”, invece, è il termine usato per indicare i dolci. Wagashi (和菓子), quindi, si riferisce a tutta la pasticceria tradizionale giapponese, differentemente dal termine “Yogashi” che si riferisce, invece, all’insieme di ricette ispirate all’Occidente.

La particolarità dei wagashi è la presenza di ingredienti molto semplici per di più di origine vegetale e spesso accompagnano la cerimonia del tè.

Con l’influenza della Cina, nel periodo Nara, in Giappone si diffuse l’arte della pasticceria, purtuttavia era pochi, anche perché lo stesso zucchero era costoso e difficile da trovare, un vero e proprio bene di lusso, uno dei pochi dolcificanti era ricavato dall’edera, fu solo grazie al commercio con i portoghesi che divenne più comune e usato per i dolci.

Con il periodo Edo gustare i wagashi diventò più facile e accessibile e soprattutto a Kyoto si creò uno stile sobrio e raffinato di wagashi che era ispirato alle stagioni e alla natura.

Il senso estetico di questi dolci è molto importante e rappresenta una forma di arte.

Tra gli ingredienti più ricorrenti per la preparazione dei wagashi ricordiamo la farina di riso e di grano, i fagioli dolci, lo zucchero di canna, il matcha, le foglie di ciliegio o di bambù, il kanten (gelatina vegetale), lo shiso (una pianta aromatica) e altri ancora.

Molti sono i wagashi famosi, ricordiamo ad esempio il daifuku che alcuni conoscono come mochi (anche se il mochi è solo uno degli ingredienti del daifuku), preparato con farina di riso e comunemente ripieno di anko, cioè la crema di fagioli rossi.

I namagashi, invece, sono i dolci più ricercati per la cerimonia del tè. Imparare a preparare i nagashi richiede anni di studio e allenamento perché questi dolci sono delle piccole sculture e luce per gli occhi di chi li guarda, riflettono, infatti, la stagione nelle forme e nel colore che vanno a rappresentare.

I taiyaki sono i classici dolcetti a forma di pesce che avrete sicuramente visto in molti anime e manga, mentre i dorayaki non hanno bisogno di presentazione, vi ricordo solo Doraemon!

I dango sono gnocchi di farina di riso, serviti su uno spiedino, alternando combinazione di gusti e colori, tè verde, rosa sakura, etc…

Oggi la pasticceria giapponese ha abbracciato anche altri dolci moderni di importazione occidentale e spesso legati a delle festività specifiche come ad esempio Halloween o Natale.

Vi ho fatto venire voglia di gustare qualche dolce o di prepararne qualcuno?

Memoru Grace

SwordArt OnLine – I stagione: Aincrad & Fairy Dance

Avete mai provato ad immergervi così tanto in una realtà virtuale da credere di viverci all’interno? O, giocando a D&D, avete mai smarrito la strada in un dungeon qualsiasi, tanto da perdere la cognizione del tempo e dello spazio, ma riemergendo con la spada in pugno e un certo quantitativo di punti? Ebbene, se avete anche solo una vaga idea di quello che significa, siete pronti per entrare nell’universo di Sword Art Online con la stessa baldanza di Kirito, Asuna e delle loro spade per affrontare mostri variegati, prove disparate e guerre leggendarie. Ebbene, noi abbiamo deciso di recensire quest’opera complessa e monumentale di light novel, nata dalla matita di Reki Kawahara e che ha dato vita, a manga tankobon, ad una serie anime di 98 episodi e a due film, in tre parti – con tre articoli distinti corrispondenti alle tre stagioni. Per cui, mettetevi comodi e iniziamo il viaggio.

Nel 2022, il geniale programmatore giapponese Akihiko Kayaba lancia l’hardware NerveGear, costituito da una tecnologia Full Dive che permette di connettersi direttamente con la coscienza della persona che lo usa, immergendolo totalmente in una realtà virtuale multidimensionale dove l’avatar della persona agisce secondo i suoi impulsi nervosi e la sua stessa mente. Il NerveGear viene testato su un mondo di realtà virtuale, cosiddetto Sword Art Online, di fatto un gioco in un’ambientazione simil-medievale e simil-fantastica, costruita su diversi piani e livelli fino al palazzo del Master e piena zeppa di dungeon di ogni tipo, in cui i giocatori possono collegarsi e agire liberamente tra loro. Tutto molto bello e innovativo, se non fosse che, all’euforia dell’inaugurazione, segue un inaspettato incidente: il creatore impedisce ai giocatori che si sono connessi tramite NerveGear di disconnettersi, intrappolandoli nella sua realtà virtuale. C’è solo una possibilità per tornare alla vita normale ed è costituita dal conseguimento di tutti i livelli e dal superamento di tutte le prove, vincendo il gioco e diventandone il Master. Alla fine del primo mese, quasi 2000 giocatori muoiono tentando di superare i dungeon presenti nel gioco. Kazuto Kirigaya, noto nel gioco come Kirito o lo Spadaccino Nero, adolescente introverso e ritroso, ma geniale programmatore informatico scelto inizialmente come beta tester del gioco, inizia a distinguersi nel gioco e a perseguire il suo obiettivo finale, quello di diventarne Master per liberare tutti coloro che sono incastrati. In questa scalata all’ultimo piano, s’imbatte in diverse prove da superare, affronta nemici (mostri, dungeon, ma anche altri giocatori, il cui duro ambiente del gioco ha reso dei veri e propri mostri) e incontra una serie di persone che gli saranno vicino, nel bene o nel male, fino alla fine. Ma il vero legame d’amicizia è quello che stringe con Asuna Yuki, nota nel gioco semplicemente come Asuna o la Saetta, abile e giovane spadaccina (nella vita reale ha solo due anni in più di Kirito), che è diventata presto la Vicecomandante dei Cavalieri del Giuramento di Sangue. Il loro legame, col tempo, si trasformerà da una semplice amicizia ad un amore profondo che crescerà con i pericoli che i due spadaccini dovranno affrontare insieme e, al tempo stesso, li renderà un faro di speranza per tutti i giocatori bloccati nel mondo virtuale, pronti a porre fine ad un inferno che terrà le loro coscienze bloccate per due anni (mentre i loro corpi nella vita reale giacciono in stato comatoso).

La prima stagione si compone di due capitoli, ovvero l’arco narrativo di Aincrad (14 episodi), che narra i due anni in cui i protagonisti restano incastrati nel gioco SAO e lottano per conquistare l’ultimo piano e smascherare il Master, e l’arco narrativo di Fairy Dance (11 episodi), ambientato immediatamente dopo la fine degli eventi di Aincrad, con il solo Kirito impegnato nel nuovo gioco Full Dive di Alfheim (vagamente ispirato a Sogno di una Notte di Mezza Estate) per liberare la coscienza di Asuna che è stata imprigionata nella realtà virtuale da un nuovo temibile – e perverso – Master.

Le missioni sono costellate da una serie di personaggi ben caratterizzati anche a livello psicologico: Leafa, nella realtà Suguha Kirigaya, sorella del protagonista, coraggiosa e leale alleata nel mondo di Alfheim; Klein, nella realtà Ryotaro Tsuboi, studente vivace e cordiale; Silica e il suo draghetto Pina, nella realtà la cantante e attrice idol Keiko Ayano; il fabbro Lisbeth, nella realtà l’adolescente Rika Shinozaki, aspirante innamorata di Kirito; l’armaiolo Agil, nella realtà il barista di origine americana Andrew Gilbert Mills; ma, soprattutto, Yui, la piccola fatina dell’Intelligenza Artificiale, che vi rimarrà nel cuore sin dal primo istante.

Gli eventi di Aincrad sono oggetto anche del nuovo film Sword Art Online Progressive, che narra gli eventi del primo arco narrativo della stagione dall’ottica di Asuna fino all’incontro con Kirito, con un vero Full Dive in uno dei personaggi femminili più interessanti del mondo manga / anime, una guerriera autorevole e materna che ci insegna cosa sia la compassione e la lealtà e che rimane sempre se stessa, nonostante le sofferenze del gioco. Perché, così le sue parole: “Preferisco rimanere me stessa fino all’ultimo istante. Anche se fossi sconfitta e morissi, questo gioco e questo mondo non vinceranno mai contro di me. (…)Se c’è una cosa che ho imparato a fare qui è a non arrendermi mai, a mettercela tutta fino alla fine”.

Alla prossima recensione di spada!

Captain-in-Freckles

One Spring Night – Una storia delicata come la brezza di primavera

Forse dopo “Something in the rain” avevo bisogno di guardare un’altra storia romantica oppure era solo per ritrovare Jung Hae-in; alla fine, quindi, mi sono imbattuta in “One Spring Night” che è stato il mio secondo drama in assoluto.

L’atmosfera ricreata in “One Spring Night” è sobria, elegante e, come “Something in the rain”, ha una colonna sonora meravigliosa. Ho trovato questo drama particolarmente emozionante, i primi episodi servono per conoscere i personaggi, ma da subito tra i due protagonisti notiamo quella timida scintilla che scatta a primo sguardo, ma che entrambi cercano di nascondere.

Addentriamoci meglio nella trama della storia e abbandoniamoci all’atmosfera primaverile, alla brezza leggera che soffia tra i ciliegi in fiore e lì troveremo Lee Jeong-in (interpretata da Han Ji-min) e Yoo Ji-ho (interpretato da Jung Hae-in) al loro primo incontro. In realtà i due si incontrano per la prima volta nella farmacia dove lavora Yoo Ji-ho quando la ragazza entra per comprare qualcosa che possa alleviare la sbornia della sera prima. Al momento di pagare, però, Jeong-in si accorge di aver dimenticato il portafoglio a casa della amica, ma Ji-ho la tranquillizza e le dice che può pagare il giorno dopo, i due si scambiano il numero di telefono e da qui inizia la loro storia che regalerà allo spettatore momenti felici e momenti più travagliati. 

Jeong-in, infatti, è fidanzata da qualche anno con Kwon Ki-seok, ragazzo di ricca famiglia che lavora in banca e che spesso antepone il suo lavoro alla fidanzata, per cui la stessa Jeong-in si sente incastrata in una relazione che ormai non le regala neanche più un sorriso, vorrebbe rompere il fidanzamento, ma per via di mille difficoltà non riesce ad essere convincente e far capire agli altri il suo malumore e il suo senso di frustrazione.

Jeong-in lavora come bibliotecaria, è una ragazza indipendente, tenace e determinata, ha un carattere forte, ma sa bene che iniziare una storia con Ji-ho non sarà un’impresa molto semplice. I due ragazzi si sentono da subito attratti l’uno  dall’altra, ma capiscono che sin dall’inizio avranno mille difficoltà da superare insieme.

Ji-ho è un padre single di un bambino di sei anni, è stato abbandonato da subito dalla fidanzata, madre di suo figlio, che non si è più fatta viva, per cui teme costantemente di rivivere l’esperienza che l’ha reso fragile nei sentimenti e che lo ha tormentato per tanto tempo; ora concentra, però tutte le sue forze e il suo affetto sul suo piccolo Eun-woo, bambino molto sensibile che sarà veramente protagonista della storia e che, grazie all’affezione che prova per Jeong-in, che gli porterà sempre dalla biblioteca tanti bei libri sui dinosauri, avrà un ruolo importante nella trama e nel finale. Ho trovato interessante la tematica delicata affrontata in questo drama, la condizione di un padre single che per molti aspetti viene estromesso dalla società perché vittima di pregiudizio o debolezza; la storia, pur senza estremizzare o polemizzare, riesce a comunicare questa situazione di disagio sociale, premiando, però, alla fine il protagonista.  

Jeong-in, invece, lotterà per liberarsi dalla sua relazione con un fidanzato che, solo quando capirà che la ragazza si è allontanata per sempre da lui e lo ha lasciato, diventerà insopportabile e inizierà a “stalkerare” la nuova coppia, cercando di rendere infelice ogni loro momento insieme.

La madre e le sorelle di Jeong-in, invece, supporteranno la decisione della ragazza, mentre il padre andrà in esaurimento nervoso quando verrà a sapere che la figlia ha lasciato un buon partito come Kwon Ki-seok e anche lui farà di tutto per far lasciare la coppia.

Nel frattempo, però, tra una passeggiata in mezzo ai ciliegi e un’ultima neve di primavera, i due protagonisti non riusciranno a rinnegare i propri sentimenti e… beh, non posso raccontarvi tutto, ma vi consiglio di non perdere una delle dichiarazioni più belle mai viste e una proposta di matrimonio che vi lascerà stupefatti tra un sorriso e una lacrima di emozione.

Memoru Grace

Changsega: la canzone della creazione dell’universo

In oriente esistono ancora molte usanze e tradizioni legate a riti antichi. Ad oggi, gli Sciamani raccontano di antiche leggende ed evocano antichi rituali che sarebbero andati perduti senza il loro prezioso sapere.

Tra leggende, miti e folklore, sono rimasta attratta dal quantitativo di rituali riguardanti “L’origine” di tutto. In questi rituali, vengono ricordati tutte le cose e persone a cui la Corea deve qualcosa. Per esempio, ci sono vari rituali che ricordano l’Origine di vari dei; c’è l’Origine del Re Celestiale, mito riguardante l’Isola di Jeju; non manca, ovviamente l’Origine dell’agricoltura; poi c’è l’Origine di Igong, il Supervisore floreale dell’Ovest. Insomma non manca la fantasia!

La cosa che ha suscitato in me più attenzione però sono state le Canzoni create appositamente per accompagnare i rituali, dove si racconta l’Origine del mito. Kim Ssangdoli è stato uno dei più famosi sciamani del XX Secolo della provincia di Hamgyeong, e ha lasciato in eredità un tesoro immenso trascritto sull’ “Encyclopedia of korean folk literature”, premurosamente trascritta da studiosi popolari quali Son Jin-tae, che mi ha fatto conoscere la Canzone della Creazione, che comincia così:

“Un giorno il cielo si gonfiò come il coperchio di un calderone,

formando crepe, su cui Mireuk (Maitreya)

eresse colonne di rame ai quattro angoli della terra,

separandolo così dal cielo.”

I miti della creazione iniziano con la separazione di cielo e terra, e Mireuk interpreta il ruolo della divinità che presiede la creazione. Essendo alla ricerca di acqua e fuoco, scopre l’importanza delle stelle per orientarsi. Tessendo e intrecciando le viti si fa una veste da monaco. Seguendo le istruzioni di un topo, si arrampica sul Monte Geumdeong, per scoprire il fuoco e sul monte Soha per scoprire la primavera.

La canzone continua con la creazione dell’uomo:

“Poi sollevò un vassoio d’oro e un vassoio d’argento in ciascuna mano e pregava il cielo,

su cui gli furono dati cinque insetti d’oro e cinque insetti d’argento,

che si trasformarono in uomini e donne,

che formò cinque coppie e portò alla fioritura della razza umana.”

Come in ogni leggenda che si rispetti, arriva il rivale: Seokga. Il premio in palio? Governare la razza umana.

Il duello? Il quantitativo di fiori sbocciati! Erano Dei di altri tempi!

Il rivale giocando poco pulito strappa la vittoria a Mireuk, ma di lì a poco comincia a crescere l’ingiustizia anche tra la razza umana. In altre parole, gli umani erano buoni e onesti, ma la divinità ingiusta che governava il mondo generò il male e il peccato, così ebbe origine il peccato umano da divinità corrotte.

Nelle regioni della Corea settentrionale, i due rivali sono molto presenti e vengono disegnati come due giganti. Lo sciamano durante questo rituale usa un vassoio in bronzo chiamato “Myeongdo” o “Gotul” e solo sul retro ci sono le incisioni raffiguranti il sole, la luna e qualche costellazione. Anche al vassoio viene attribuito un significato: secondo la visione sciamanica, il cielo è sferico come il vassoio, o come il coperchio del un calderone da cui è nato tutto, dove dentro troviamo il sole, la luna e le stelle.

E siamo solo alla Creazione!

Lady K Trash

One Ordinary Day (ovvero delle declinazioni di giustizia, innocenza e colpevolezza)

Avviso subito: One Ordinary Day (anche nota con il titolo, a mio avviso più congeniale, That Night) non è un drama da guardare a cuor leggero e nemmeno da divorare in un’unica maratona, ma una lenta riflessione che scuote nelle più profonde convinzioni sul concetto di giustizia e di ingiustizia, sulle loro erronee travisazioni da parte delle istituzioni e sulla destrutturazione dell’animo umano.

Kim Hyun-soo (intensissimo Kim Soo-hyun nella sua interpretazione) è un giovane studente universitario che una sera tenta di raggiungere i suoi amici ad una festa, ma si imbatte nell’affascinante e disinibita Hong Gook-hwa (Hwang Se-on). I due esagerano con un mix di alcool e droghe e passano la notte insieme, ma, quando Hyun-soo si sveglia, trova la ragazza assassinata. Ritenuto l’unico sospetto dalla polizia, Hyun-soo viene immediatamente arrestato e sbattuto in prima pagina come un mostro, accusato di stupro ed omicidio senza avere alcuna possibilità di dimostrare la propria innocenza. L’unico a credergli è Shin Joong-han (immenso Cha Seung-won), un avvocato di terz’ordine che lotta perennemente con dermatiti e psoriasi da stress e che conosce talmente bene il mondo criminale da capire al primo sguardo se qualcuno è colpevole o meno. Hyun-soo perde la reputazione, gli affetti, la sicurezza in se stesso. Incapace di distinguere più se sia colpevole o innocente e conscio dell’ostracismo che anche la sua famiglia sta subendo a causa sua, deve scendere materialmente negli inferi – del carcere, ma anche di se stesso – per trovare la forza di lottare, ma anche per trasformarsi e sopravvivere.

La presunzione d’innocenza (o, meglio, la presunzione di non colpevolezza) è un principio giuridico di origine romana (fondamentale per lo stato di diritto e per il riconoscimento dei diritti umani), secondo il quale nessuno è colpevole fino a prova contraria. Pertanto, chiunque deve essere considerato presumibilmente innocente fino a quando non viene dimostrato in giudizio il contrario. Si tratta di un principio che il protagonista di questo drama apprende, consultando il codice di procedura penale che gli viene prestato in carcere, e che si fa tatuare sul braccio, per rendere indelebile un diritto che non gli è mai stato concesso, condannato all’ignominia, prima ancora di essere giudicato, perché la macchina della giustizia ha dimenticato qualsiasi garantismo in nome dell’efficienza e, a questo punto, la linea di demarcazione tra giustizia e ingiustizia diventa davvero labile. Hyun-soo impara a sue spese che è colpevole di un delitto che non ha mai commesso perché il popolo vuole un colpevole conclamato per essere certi che esista la giustizia, senza nemmeno curarsi di come e quando il concetto di giustizia sia violato, disponibile ad accettare una falsa condanna piuttosto che la certezza della verità. Impara, però, anche che può sempre brillare la vera idea di giustizia fino a quando c’è qualcuno come Joong-han che combatte per salvare un innocente.

One Ordinary Day è una serie a forte impatto emotivo, liberamente ispirata all’inglese Criminal Justice di Peter Moffat, dove legal drama e prison drama si incrociano con uno stile narrativo asciutto, riuscendo a creare un connubio perfetto tra indagini, caso giudiziario e il dramma umano con interpretazioni straordinarie e solitarie: i due attori protagonisti recitano da soli, come se fossero su due differenti palchi teatrali, dimostrando tutte le loro sofferenze e le loro emozioni anche attraverso gli sguardi e le gestualità. Poco per volta, anche lo spettatore si addentra nel buio della prigione per seguire la trasformazione di Hyun-soo e nelle lavagne piene di ricostruzioni per venire a capo della voglia di riscatto di Joong-han. Soffre, perde e vince insieme ai personaggi della storia, ma, soprattutto, si domanda se ne uscirà fuori in modo diverso. Nessuno dei due protagonisti sarà più identico a come era prima. Ognuno di loro ha un finale diverso, ancora una volta recitando su due palchi separati, isolato nel suo dramma: Joong-ha, ancora una volta in carcere dai suoi clienti, si accorge di nuovo dello sguardo dell’innocenza negli occhi di una ragazza sola ed impaurita, mentre Hyun-soo, che non è più il giovane sprovveduto dell’inizio del caso, domina dall’alto la città di notte senza riconoscersi più in nulla in un’immagine che ricorda il film Il profeta.

Menzione speciale per il personaggio di Do Ji-tae (interpretato da Kim Sung-kyu), il criminale che si trova a capo della prigione e che fa da mentore per Hyon-soo: è da lui che apprenderemo i brocardi latini sul concetto della presunzione di innocenza.

Consigliato: a chi ama thriller e legal drama e ha passato troppo tempo a leggere John Grisham; a chi non ha paura di piangere ed emozionarsi di fronte ai cambiamenti umani, anche scendendo nelle tenebre; ma, soprattutto, a chi crede nei concetti di giustizia e di verità.

Captain-in-Freckles

Ride Your Wave

“Ride Your Wave” (Kimi to, nami ni noretara) è un film anime giapponese del 2019 scritto da Reiko Yoshida (famosa autrice di “Tokyo Mew Mew”) e diretto da Masaaki Yuasa (regista della serie anime “Japan Sinks: 2020” e dell’acclamato “Mind Game” del 2004).

“Ride Your Wave” parla della scelta di Hinako Mukaimizu di trasferirsi in una città sull’oceano per frequentare l’università e dedicarsi al suo hobby preferito, il surf. E’ una ragazza allegra e spensierata che si apre al futuro con tante aspettative e speranze.

Una notte, l’appartamento nuovo di Hinako si incendia a causa di alcuni fuochi d’artificio fatti scoppiare illegalmente da dei ragazzi al di fuori dell’edificio. Hinako viene soccorsa da Minato Hinageshi, un giovane pompiere che crede fermamente nel suo lavoro come missione. Tra i due ragazzi pian pian nasce un sentimento genuino e sono attratti l’un l’altra anche da come coltivano le proprie passioni. Minato e Hinako si innamorano e iniziano a trascorrere molto tempo insieme condividendo tanti momenti felici, Minato stesso decide anche di iniziare a prendere lezioni di surf da Hinako.  

Un giorno, Minato va a fare surf durante una tempesta, memore di quello che aveva detto una volta Hinako, cioè che le onde migliori per fare surf sono quelle presenti durante le tempeste invernali. Purtroppo, però, durante la tempesta, per salvare un uomo caduto in acqua, Minato annega e muore.

Tutto questo è un grosso colpo per Hinako che si sente in parte responsabile di ciò che è accaduto, la ragazza cade, quindi, in depressione e si trasferisce in una casa lontana dalla spiaggia. Poi, un giorno, quasi per caso, mentre sta intonando la canzone che piaceva a lei e al suo fidanzato, “Brand New Story” e che aveva accompagnato i loro momenti felici, vede nell’acqua l’immagine di Minato. Comprende così che, ogni volta che è presente una pozzanghera, un rivolo, un bicchiere d’acqua e intona la loro canzone, Minato si presenta a lei, anche se nessun altro lo vede.

Hinako decide, quindi, che, per trascorrere nuovamente del tempo con Minato, anche quando è fuori, potrà portarsi dietro una borraccia o un grosso gonfiabile pieno d’acqua, così avrà sempre davanti l’immagine del suo amato. Questo comportamento strano e bizzarro porterà la ragazza ad allontanarsi dai suoi amici che si preoccuperanno per lei in quanto impossibilitata ad accettare il lutto e a cercare di superare il momento triste.

Minato, inizialmente contento di riuscire a parlare con la ragazza, si rende conto che, però, la loro relazione non potrà continuare perché senza futuro, essendo morto; così decide di chiedere a Hinako di lasciarlo andare e di imparare ad andare avanti da sola, ma la ragazza si rifiuta, in quanto, per lei, continuare a vederlo come immagine riflessa nell’acqua è una consolazione.

Solamente quando Yoko, la sorella minore di Minato, le racconterà come suo fratello avesse deciso di diventare un pompiere, cioè quando da piccolo era stato salvato dall’annegamento da una bambina, qualcosa cambierà nel cuore di Hinako che si renderà conto che forse i due si erano già incontrati nella loro vita e, da qui, riuscirà a capire il messaggio lasciato per lei da Minato in cui la incoraggia a cavalcare la propria onda.  

Un anime molto commovente ed intenso che affronta un argomento difficile quale i vari stadi del lutto e l’accettazione, dando alla fine un messaggio di speranza per continuare a vivere nel ricordo del passato, ma abbracciando il futuro.

Consigliato a chi ha voglia di cercare un anime con una storia d’amore genuina, pur versando qualche lacrima, e a chi ha voglia di cercare un anime intimista che non lo deluderà.

Memoru Grace

Meow, il ragazzo segreto (e se vi innamoraste del vostro gatto?)

Quando vi capita di aggiungere una serie alla vostra lista non sempre sapete quanto vi piacerà ed in effetti, per me, “Meow, il ragazzo segreto” è stata una grande sorpresa. Si tratta di una serie divertente, simpatica e anche romantica che regala un sorriso allo spettatore. Potrebbe diventare la vostra serie comfort, slice of life, quella a cui ricorrere nei momenti in cui ci serve un supporto emotivo perché abbiamo avuto una giornata un po’ pesante. Non si tratta di una serie comica e, come altri drama coreani, non manca di tratti emozionali, ma, per citare un famoso titolo, ha “quel certo non so che” da tirarvi su di morale, già a partire dalla sigla di apertura che per me è stato innamoramento a prima vista. La sigla, intonata dalla dolcissima voce di Umji, è un cartone animato che vi anticipa un po’ quello che vedrete nella storia e, all’interno della serie, troverete diversi e famosi aforismi relativi ai gatti e al loro modo di vivere.

La trama sembra semplice, ma in realtà si addentra in un’atmosfera magica e fantastica. Kim Sol-ah (interpretata da Shin Ye-eun, che regala un sorriso luminoso al personaggio della serie) è una giovane ragazza che lavora per uno studio grafico, ma ha il grande sogno di diventare un’autrice di webtoons e, non appena ha un po’ di tempo, si impegna a migliorare per riuscire in questa impresa. Nei primi episodi vive con il padre (interpretato da Ahn Nae-sang, visto in “Do do sol sol la la sol”) in un piccolo appartamento a Seoul, è orfana di madre da parecchi anni e da lì in poi si è sempre dedicata al padre che, tra una crisi depressiva e qualche problema di salute, non è mai riuscito a trovare un certo equilibrio, fino a quando non conosce, all’improvviso, al suo corso di scrittura, una donna che sposa immediatamente e che finalmente rasserena il suo animo turbato. Dopo che il padre e la nuova moglie si trasferiscono in campagna per affrontare meglio un post intervento delicato, Sol-ah si trova a vivere nella casa della moglie di suo padre, da sola, alla periferia di Seoul. Si abitua subito alla nuova casetta, ma si accorge che di fronte a lei abita Lee Jae-sun (interpretato da Seo Ji-hoon) del quale è da sempre stata innamorata, ma non ricambiata.

Un giorno proprio Jae-sun le chiede se può affidarle momentaneamente un gattino fino a quando non troverà un nuovo proprietario. Sol-ah, che da sempre ha provato una certa avversione per i gatti, accetta con riserva, ma da quel giorno qualcosa cambia nella vita della ragazza che deciderà di chiamare il bel gattino bianco, Hong -jo.

Hong -jo (interpretato da Kim Myung-soo, in arte L, cantante del gruppo “Infinite”), in realtà, è speciale perché è un ragazzo che si trasforma in gatto e che Sol-ah ha già conosciuto nella sua vita. Scambiandolo per il figlio della moglie di suo padre, la ragazza si abitua alla presenza di Hong-jo umano con il quale simpatizza e inizia a provare dei sentimenti che tiene nascosti per timidezza e, nel frattempo, si affeziona anche ad Hong-jo da gatto, ora infatti, non vuole più ridarlo indietro e trovargli un nuovo padrone.

Riuscirà Sol-ah, nonostante sia continuamente con la testa fra le nuvole, a capire il mistero di Hong-jo, a riconoscerlo e a ricambiare i suoi sentimenti? Hong-jo potrà trasformarsi in umano per stare accanto a Sol-ah per sempre?

Vi ho fatto un po’ incuriosire? Vi posso solamente accennare che non mancheranno i colpi di scena e tanti momenti esilaranti perché Kim Myung-soo, con le sue fossette e le sue espressioni e mimiche facciali, riesce veramente a dare l’idea e a rappresentare gli atteggiamenti e i comportamenti dei felini, compreso quando Hong-jo è geloso di Jae-sun per le attenzioni nei confronti di Sol-ah. Hong-jo è l’unico che può occupare spazio nel cuore della ragazza!

Meritano anche le interpretazioni degli amici di Sol-ah, Go Doo-sik (interpretato da Kang Hoon) da sempre confidente della ragazza che tende a sdrammatizzare qualsiasi situazione, alleggerendola, ed Eun Ji-eun (interpretata da Yoon Ye-joo), la collega timida segretamente innamorata di Doo-sik che sarà tra le prime a vedere la trasformazione di Hong-jo.

La colonna sonora della serie è graziosa e accompagna ogni momento della storia con delicatezza, sembra quasi di avere lì accanto a noi un gattino dal pelo morbido e soffice da accarezzare, se poi siete gattari come me, non potrete di certo non recuperare questo drama che vi coinvolgerà dall’inizio fino all’ultimo episodio.

Memoru Grace

Stay Tuned! (Avventure e disavventure comiche in un’emittente televisiva)

Se avete voglia di trascorrere un fine settimana di relax in compagnia di una serie che vi regala risate e spensieratezza, “Stay Tuned!” è quella che fa per voi. Si tratta di un drama giapponese, composto da 5 episodi, più o meno di 45 minuti ciascuno che, senza molte pretese, ironizza sul comportamento dei dipendenti e sulla frenesia del lavoro all’interno di una emittente televisiva, la Hokkaido Hoshi (Star) Television.

La protagonista della storia è la simpaticissima e imbranata Yukimaru Hanako (interpretata dalla bravissima Kyōko Yoshine) che è stata appena assunta dall’emittente televisiva di Sapporo insieme ad altri cinque giovani: Yamane Hajime, reporter; Hanae Maki, presentatrice; Kitagami Hayato, specialista di controllo del reparto tecnologico; Hattori Tetsutarō, che si occupa di vendite e Tachibana Seiichi per il reparto organizzativo.

Yukimaru è la vera anima comica della serie, è spassosa, goffa, ha sempre qualcosa da mangiare con sè e si rivolge agli altri con una semplicità e genuinità che fanno davvero sorridere, quasi non si rendesse conto della realtà che la circonda, eppure proprio Yukimaru, anche se maldestra, si impegna, fallisce, ma, sempre con l’ottimismo che la contraddistingue, riesce a riprendersi da qualsiasi situazione e , anche grazie ai suoi errori, gli altri impiegati appena assunti migliorano, maturano e riescono a trarre il meglio da ogni esperienza lavorativa.

Oltre alla verve comica il punto di forza di questo dorama è anche il mostrare come si confezionano le trasmissioni , dalla parte tecnica a quelle economica e organizzativa, come si ricercano le informazioni, i servizi giornalistici e di attualità e quali sono le misure importanti per reggere una emittente televisiva.

La comicità della serie regala leggerezza alle scene e alla storia, pur non omettendo alcuni momenti di tensione come quando scatta la rivalità con un’altra stazione televisiva che vorrebbe declassare quella dove lavora la nostra Yukimaru che, ancora una volta, porterà, a suo modo, il proprio aiuto ai colleghi.

Stay Tuned! è una serie del 2019 ed è tratta dall’omonimo manga di Sasami Noriko, mentre è stata prodotta dall’emittente televisiva giapponese HTB che in quell’occasione festeggiava i suoi cinquant’anni.

Memoru Grace