In una delle zone più turistiche di Busan, con i suoi ampi viali e la sua leggera brezza oceanica, lungo quella strada che collega i grandi viali del passeggio serale con la spiaggia piatta e limpida di Haeundae, sorge il Dureraum, anche noto come Busan Cinema Center, una struttura complessa composta da diversi edifici e molteplici luci che illuminano di notta il fiume Suyeong. La costruzione, progettata nel 2007, quando ha vinto l’International Architecture Award al Chicago Athenaeum, è stata inaugurata nel 2011 come consacrazione vera e propria della città di Busan al cinema, in tutte le sue molteplici forme e in tutte le lingue in cui viene celebrato.
In effetti, la parola coreana stessa che designa questo complesso di edifici, Dureraum, in originale 두레라움, indica proprio l’azione di divertirsi guardando film insieme. Come tale il Cinema Center comprende il Cine Mountain, contenente sale cinematografiche al coperto e il teatro Haneulyeon, il Biff Hill, che include gli uffici amministrativi del centro e il famoso Biff Theater, il teatro principale dove si svolgono le presentazioni dei film e le premiazioni con una capienza di 4000 persone, il Double Cone, dove si tengono i Red Carpet durante le cerimonie del Festival, e la Cinemateque, che acclude la biblioteca e il museo del cinema. Ma soprattutto la celebrazione della vocazione unica di Busan come città del cinema è devoluta alla volta del Biff Theater, progettata dallo studio architettonico austriaco Coop Himmelb(l)au come un tetto a balze, dove il soffitto è rivestito da oltre 42.000 luci a LED che creano un cielo virtuale luminoso.
Tuttavia, la vocazione di Busan per il cinema risale a molto tempo prima di questo edificio tempio che ne celebra la grandezza. E, precisamente, occorre risalire agli anni ’50, quando, dopo la Guerra di Corea che aveva decretato la scissione territoriale e politica della penisola coreana, la giovane repubblica della Corea del Sud pensava ad avvicinarsi il più possibile al modello occidentale, ricalcandone anche le celebrazioni tipiche dell’arte cinematografica che fiorivano in Europa (Venezia, Cannes, Berlino) e in America.
Nel 1958, in modo molto simile a quanto accaduto per i Baeksang Arts Awards (di cui abbiamo parlato qui), la rivista di spettacolo Busan Ilbo e il suo editore indissero una cerimonia in cui premiare con riconoscimenti le pellicole migliori dell’anno. Nacque così il Buil Film Awards, una delle prime cerimonie di premiazione create in Corea e divenuta, in pochi anni, un punto centrale del cinema coreano.
La prima edizione premiò la pellicola sudcoreana “The Lost Youth” (잃어버린 청춘) di Yu Hyun-mok, tuttora considerato uno dei più grandi maestri del cinema coreano, che si ispirava al neorealismo italiano per fornire i suoi ritratti autentici della Corea post-guerra. Il film portò anche alla vittoria dello stesso Yu Hyun-mok come migliore regista, tanto che il suo nome designa oggi un premio speciale della critica consegnato al Buil per l’arte cinematografica. Le premiazioni per gli interpreti andarono al migliore attore Kim Seung-ho per “The Wedding Day” e alla migliore attrice Joo Jeong-ryeo per “The Star of Lost Paradise” e confermarono la grandezza delle star presenti alla cerimonia.
Il Buil ebbe una vita intensa, ma breve, diventando il vero e proprio polo di attrazione per lo spettacolo sudcoreano fino al 1973, anno della costruzione della Busan Tower, ma anche della chiusura delle premiazioni cinematografiche, decisione probabilmente attribuita al tentativo di controllare le arti – che dovevano essere patriottiche e corrispondenti al rinnovamento della cultura nazionale -, promosso dal presidente autoritario Park Chung-hee.
Nella lunga pausa che va dalla sospensione del Buil alla sua nuova ristrutturazione nel 2008, s’inserisce il progetto della restaurata democrazia sudcoreana di finanziare le arti e lo spettacolo, puntando, col tempo, alla nascita del cosiddetto Hallyu. In questo clima e nel boom economico precedente alla crisi degli anni ’90, Busan venne designata la vera città del cinema con la creazione del Busan International Film Festival (BIFF), una rassegna cinematografica destinata a rivaleggiare con quelle già esistenti in tutto il mondo e che ogni ottobre, al termine delle festività di Chuseok, apre le porte della meraviglia di un piccolo firmamento di stelle al LED collocato sul suo Red Carpet. Dal 1996, anno della sua fondazione, ad oggi, sono numerosissime le star internazionali che hanno percorso quel tappeto sotto quel firmamento, diventato sempre meno coreano e sempre più vetrina dell’arte cinematografica di tutto il mondo.
Ogni anno seguiamo estasiati le lunghe passerelle dei BIFF, gli incontri con gli autori, i molteplici eventi collaterali con interviste e conferenze stampa, le lezioni di cinema e ogni anno ammiriamo la diversità e la ricchezza dei vincitori che stanno uscendo sempre di più dalla dimensione nazionale per premiare pellicole provenienti da tutto il mondo, con un’attenzione particolare per il cinema indipendente e realista e per le produzioni provenienti dalla periferia.
Buil e BIFF non sono gli unici eventi cinematografici ospitati dalla città di Busan. A completare il cerchio e rendere Busan la capitale coreana del cinema, c’è, infine, il Busan Film Critics Awards, che, aperto nel 2000 dalla Busan Film Critics Association (BFCA), premia l’eccellenza del cinema nazionale secondo la critica cinematografica.
Negli ultimi anni, la città del cinema che è diventata Busan, però, è andata oltre: ogni dicembre, infatti, il Busan Cinema Center ospita l’innovativo Busan International AI Film Festival (BIAIF), un festival cinematografico dedicato alla promozione di opere audiovisive realizzate tramite l’uso dell’Intelligenza Artificiale, che conferma la Corea del Sud come leader dell’innovazione tecnologica. E chissà che presto una di questa opere non possa ricevere un premio al Buil o al BFC o addirittura essere presentato al BIFF.
Laura
