“Le nostre passioni possiedono una loro propria saggezza: guidano il nostro pensiero e la scelta dei nostri valori, e garantiscono la nostra sopravvivenza”.
(Daniel Goleman)

Titolo originale: 유미의 세포들 , Yumiui sepodeul (lett. “Le cellule di Yumi”)
Regia: Lee Sang-yeob
Sceneggiatura: Kim Kyung-ran, Kim Yoon-joo
Cast :Kim Go-eun, Kim Jae-won, Choi Daniel, Jeon Seok-ho, Cho Hye-Jung, Mi-ran
Genere: Psychological drama, Romance, Slice of Life
Corea del Sud, 2026 – k-drama, 8 episodi
Nelle due precedenti stagioni abbiamo seguito Yumi nel suo percorso interiore di emozioni, autoconsapevolezza e crescita, un vero e proprio cammino in cui la nostra protagonista è maturata, ha interrogato se stessa e ha capito le proprie esigenze, prendendo coscienza del proprio talento.
Con coraggio, determinazione e responsabilità ha lavorato molto per diventare una brava scrittrice e adesso finalmente può godere del suo meritato e brillante successo che corrisponde, però, ad una fase di stallo, di sospensione in cui la giovane Yumi beneficia di questa stabilità, di questo stato di equilibrio. La sua cellula della scrittura, che comanda il suo mondo di emozioni e sostituisce il fermento della cellula dell’amore, ordina l’andamento di tutto.
Yumi si è buttata anima e corpo sul lavoro, su una professione che era anche il suo sogno, la sua passione, ma il suo cuore sta vivendo una vera e propria “sedazione emotiva”, ovvero uno stato di appiattimento affettivo per proteggersi da delusioni, vecchie amarezze e sofferenze, soprattutto dopo la fine della storia con Babi, un vero e proprio meccanismo di difesa psicologico.
“Il mio problema è che mi piace questa monotonia. Né la rabbia né le farfalle nello stomaco. Non ho molti di quegli alti e bassi. Mi piace perché è comodo”.
La carriera e il successo possono sostituire il bisogno affettivo?
Yumi non vuole nemmeno porsi la domanda, ogni giorno mette alla prova la propria creatività per avere l’ispirazione per nuove storie da scrivere e raccogliere emozioni, ma pian piano si dipana in lei uno stato di apatia che va oltre la serenità e la sicurezza acquisite.
Quando entra nella sua vita Shin Soon-rok, il nuovo editor assegnatole dalla casa editrice, Yumi capisce che la sua esistenza dal ritmo equilibrato, sicuro e stabile viene in qualche modo sconvolta.
Shin Soon-rok, che ha il volto di Kim Jae-won, è in qualche modo somigliante a Clark Kent, forse per via degli occhiali (e per questo personalmente ho apprezzato molto il suo personaggio ). Lascio così questa citazione perché chi ha già visto il drama potrà coglierla subito, mentre per chi non ha ancora recuperato la stagione credo che questo potrà destare una certa curiosità.
La presenza di Soon-rok altera quello stato di monotonia che la vita di Yumi è andata ad abbracciare negli ultimi tempi e in cui resta trincerata per proteggersi. Soon-rok è un editor calmo, ordinato, razionale e analitico, ma, seppure sempre gentile, è anche schietto e spesso esprime la propria opinione stridendo con la sensibilità di Yumi.
Soon-rok sembra sempre controllato e rigido in ogni sua azione, vive nella modalità di “risparmio energetico” per proteggere il suo mondo interiore, la sua introversione. Lavora, analizza, apporta il proprio valore alla professione, ma si stacca improvvisamente a fine giornata di lavoro per tornare a casa, quasi dimenticando i volti delle persone che lo hanno circondato durante il giorno perché in mezzo alla gente esaurisce le proprie energie mentali. Soon-rok, in realtà, a casa si ricarica, da vero introverso, si rilassa e trova il proprio equilibrio nelle passioni, negli hobby e in tutte le attività che lo gratificano.
E’, però, da questa disarmonia che ha inizio la relazione tra i due giovani, Yumi sorretta dalle emozioni, Soon-rok dalla razionalità, anche se, in realtà, è una comunicazione tra loro che nasce pian piano, con un ritmo lento, cadenzato, con una interazione che diventa consapevole e matura, ma unica. Le iniziali incomprensioni vengono chiarite senza molte spiegazioni, ma solamente dalle azioni, dai piccoli e fugaci sguardi che comunicano il loro interesse, ma anche il loro carattere e le proprie posizioni. Yumi trattiene per sé le proprie emozioni anche quando capisce di essere attratta da Soon-rok, non vuole mettere in gioco il proprio cuore per non farlo ferire, mentre Soon-rok non apre facilmente il suo cuore sempre come autodifesa, tranne in un determinato momento, che non posso raccontarvi, ma che è molto importante per il capovolgimento della storia tra i due ragazzi.
E’ in questo momento chiave che viene spiegato il concetto di “Heart Fever Time”, ovvero quell’impeto irrazionale che spinge i giovani a tuffarsi a capofitto in una relazione senza considerare conseguenze e limitazioni ed è qui che la cellula della razionalità di Yumi spiega che, andando avanti con il tempo, si raggiunge un limite di età cronologica in cui questo meccanismo viene meno, la maturità, la crescita interiore, quella stabilizzazione dell’età adulta che ci consente di analizzare le situazioni, ma che rallenta quella forza disordinata del sentimento che convolge totalmente il cuore.
La differenza di età tra Yumi e Soon-rok, di qualche anno più giovane, è spesso menzionata all’interno della storia, ma non è limitativa per lo sviluppo della trama, anzi, diventa anche spesso divertente in alcune scene o nelle mille paturnie dei meandri della mente di Yumi.
Manca l’innamoramento e il tumulto di emozioni che hanno caratterizzano la relazione con Goo Woong, quel sentimento che riempiva ogni momento della vita di Yumi, ma manca anche quell’aurea romantica che ha caratterizzato la relazione con Yoo Ba-bi e che l’ha portata poi al distacco e alla consapevolezza di sé e del proprio valore. In questa terza stagione, l’amore è una crescita lenta, non un sentimento totalizzante, non un palpito di emozioni, ma ci delinea il comportamento e lo stato emotivo di una ragazza di oltre trent’anni che si allontana da eventuali e ipotetiche illusioni e delusioni, che ha costruito fermamente una propria identità e che ha fatto della complessità emotiva del suo carattere un punto di forza. Non era assolutamente semplice riuscire a rendere tutte queste sfaccettature, ma ancora una volta la bravissima Kim Go-eun è riuscita a donare alla sua Yumi ogni mutevolezza dell’animo umano, mantenendo la freschezza della prima stagione, la risolutezza della seconda e quella finta apatia che non è altro che protezione di sè per sfuggire a collassi emotivi. Credo che in questa stagione Kim Go-eun sia riuscita ad incarnare perfettamente l’animo della donna moderna con le sue complessità, le profonde emozioni, le tensioni e i timori del relazionarsi con il mondo esterno e con i propri sentimenti.
Kim Jae-won (che avevo apprezzato in “Our Blues” e “King the Land”) ha dato a sua volta anche lui una grande prova di recitazione e ha reso adorabile il suo Soon-rok, meritatamente premiato ai “Blue Dragon Series Awards 2026”, come miglior nuovo attore.
Le cellule, ancora una volta, riescono a dare quel valore aggiunto alla storia, alternando momenti di ironia a momenti di riflessione, in particolar modo, oltre al mondo delle cellule di Yumi, conosceremo quello di Soon-rok, così particolare, sempre a risparmio energetico, ma con qualche momento di burrasca emotiva che spezza l’andamento monotono del suo circolo di emozioni.
La comunicazione e l’interazione tra Yumi e Soon-rok è l’equilibrio, la comprensione dei limiti dei confini emozionali, il rispetto della propria identità, non padroneggiando o comandando mai i sentimenti dell’altro, ma ricavando il meglio della propria individualità che possa illuminare la vita anche dell’altra persona ed è forse questo l’aspetto più significativo di questa stagione finale, quello che porta a trovare la maturità dell’affetto e dell’amore.
“Il motivo per cui l’amore è sempre sorprendente è che non esistono due amori uguali. Quindi Soon-rok è una persona diversa. Per un uomo i cui valori sull’amore sono completamente diversi, che senso ha applicare le mie esperienze passate? Questo è il pensiero che mi è passato per la mente.”
Piccolo spazio dedicato anche ai non protagonisti della serie: Jeon Seok-ho nel ruolo di Ahn Dae-yong, il responsabile capo della casa editrice, il primo che ha apprezzato gli scritti di Yumi, per la quale ha da sempre nutrito molta stima, Cho Hye-Jung nel ruolo di Baek Na-hee, assistente di Yumi e Choi Daniel nel ruolo di Kim Ju-ho, scrittore di bestseller che renderà la vita difficile a Yumi, ma che senza immaginare rafforzerà il sentimento tra Yumi e Soon-rok.
Colonna sonora molto bella, come già le precedenti della prima e seconda stagione. Anton dei RIIZE ha vinto won la “Outstanding Korean Drama OST award” alla “Seoul International Drama Awards 2026” per la sua stupenda “Close to Me“.
Grazia
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