I rastrelli portafortuna e la Festa del Gallo

A novembre, in Giappone, secondo il Calendario del Periodo Edo, si festeggia il giorno del Gallo, ogni 12 giorni. I giorni di festa sono infatti due e qualche volta anche tre, dipende dal calendario. Si tratta della celebrazione del nuovo anno e si chiama “Festa del Gallo” perché il gallo fin dai tempi antichi in Giappone era considerato un animale sacro e importante proprio per il fatto che annunciava l’inizio di una nuova giornata. Ogni anno a Tokyo si festeggia, quindi, il Tori no ichi (Festa del Gallo) a Taito-ku, vicino ad Asakusa presso il santuario Otor e tantissima gente si raduna per pregare soprattutto per la salute e la buona fortuna.

La strada si illumina di centinaia di bancarelle. Una delle caratteristiche più emblematiche di questa festa è il kumade, il rastrello di bambù decorato e variopinto. I kumade sono di dimensione differente e la gente ogni anno fa la fila per acquistarli. Tradizione vuole che per avere fortuna ogni anno vada restituito il kumade dell’anno precedente e se ne acquisti uno nuovo, se più grande ancora meglio. Le decorazioni dei kumade rappresentano tesori e monete d’oro e spesso vengono anche fissate delle maschere. La festa continua fino a mezzanotte e il dolce caratteristico è la torta di riso “Kirizansho” di Asakusa che è andata a sostituire la più antica “Koganemochi ”.

Memoru Grace

Violet Evergarden – Il Film

Se avete seguito la serie anime di Violet Evergarden e l’avete amata, anche sciogliendovi in lacrime, singhiozzando e rimanendo malinconici per giorni (perché, fidatevi, è una reazione comprensibile), la visione di questo film conclusivo è una tappa obbligatoria da affrontare con nuove copiose lacrime malinconiche.

Il film continua a seguire le vicende di Violet, ormai bambola di scrittura automatica affermata e molto richiesta perché in grado di comprendere i sentimenti e le emozioni umane e di metterle su carta scritta per comunicarle. Sono passati diversi anni dalla fine della guerra, Leiden è rifiorita e, anche se sembra che le macchine da scrivere e il servizio postale stiano vivendo un periodo d’oro, l’arrivo della tecnologia (rappresentata dai primi apparecchi telefonici e dalla costruzione della torre radio) sta iniziando a minare la supremazia delle lettere scritte. Il tempo corre, la gente vuole dimenticare le sofferenze e i dolori legati al periodo bellico e i messaggi iniziano a diventare sempre più scarni e diretti al tempo stesso, influenzati dalla velocità di una società che non si può fermare, conscia che il progresso sia l’incentivo migliore per un futuro ottimista, lontano da guerre e povertà. Solo Violet è ancora rimasta legata ai ricordi del passato, al fantasma dei caduti in guerra e, soprattutto, all’anima del Maggiore Gilbert e di quelle sue ultime parole. Ha vissuto un’infanzia priva di emozioni e sentimenti e una giovinezza alla disperata ricerca del senso della parola amare, per cui, adesso che se ne è impossessata, si è legata strenuamente alla difesa di quell’amore ricevuto così spontaneamente e che non è riuscita a ricambiare. Ogni sua azione la riporta emotivamente al suo passato e al ricordo del Maggiore Gilbert, a cominciare dalle lettere che scrive in ospedale per un bambino in fin di vita e che si incarica di consegnare ai suoi genitori e al fratello, fino alla raccolta meticolosa e quasi religiosa degli oggetti appartenuti a GIlbert, mantenendo in sé la speranza che il maggiore si sia salvato e sia solo disperso da qualche parte. Un giorno, una lettera che perviene casualmente alla società postale alimenta nuovamente la speranza di Violet, fornendole un indizio importante sulla possibile salvezza del maggiore. E, così, si mette in viaggio per sincerarsi del fatto e per dire al maggiore ciò che per tutti questi anni non ha mai potuto spiegare a parole a nessuno, quella matassa aggrovigliata e dolente di sentimenti che si porta da tempo nel cuore. Solo che Gilbert è mutato in modo profondo, scosso dalla guerra e dalle ferite che ha riportato, ma soprattutto psicologicamente ed emotivamente sconvolto, in piena crisi di colpa nei confronti di Violet, che pensa di avere usato come arma bellica, privandola della giovinezza e di tutte le cose belle che poteva godere. A questo punto, quelle parole “Violet, tu devi vivere” pronunciate nel momento estremo della sua presunta morte appaiono l’inizio della sua vita di espiazione.

Ammetto che l’happy ending finale, dopo una serie che mi aveva convinta in tutto e per tutto della morte di Gilbert e del lutto quasi vedovile di Violet, mi ha un po’ destabilizzata nelle prime battute. Tuttavia, anche il film mantiene lo stesso livello emotivo e ci regala un ritratto ancora più intimista dei due protagonisti (in particolare, di Gilbert, conosciuto solo attraverso i ricordi di Violet), costruendo la profondità del legame che li unisce. Dopo che Violet ha imparato a percepire e a conoscere l’amore nelle persone grazie all’esempio del maggiore, adesso è proprio la sua lettera di congedo a Gilbert che dà a quest’ultimo la possibilità di aprirsi, uscendo dal guscio di dolore e solitudine che si era costruito per non far soffrire, ma, al tempo stesso, per non soffrire. Come aveva consigliato al suo ultimo cliente in ospedale, Violet esplica l’importanza di essere diretti e aperti, dichiarando sempre i propri sentimenti, perché non sempre il tempo e le opportunità possono permetterlo e, così, riesce a fare uscire Gilbert dal suo rifugio interiore, donandogli quell’amore e quella comprensione di cui aveva bisogno.

Il film si racchiude all’interno di un’interessante cornice narrativa che richiama uno degli episodi più noti (e anche più belli) della serie, quello della signora Anna che, coscia della sua imminente fine, chiede a Violet di scrivere per lei cinquanta lettere e di spedirle alla figlia ogni anno per il giorno del suo compleanno. La bisnipote della signora Anna, alla morte della nonna, scopre le lettere che sua nonna ha ricevuto per tutta la vita e si mette alla ricerca della persona che deve essersi occupata di quest’incarico, ovvero Violet Evergarden, apprendendo, così, la sua storia.

Consigliato a chi ha già guardato la serie televisiva, a chi ama crogiolarsi nella malinconia delle emozioni e dei sentimenti, a chi è consapevole di non aver mai usato le parole giuste e di non essere mai riuscito ad aprire il proprio cuore, a chi ha custodisce gelosamente il ricordo nostalgico delle persone care e a chi sa piangere anche e soprattutto quando è felice. Da guardare in una fredda sera di fine autunno in religioso silenzio.

Captain-in-Freckles

P.S.: Recuperate la recensione della serie anime Violet Evergarden (ovvero: la scoperta dell’umanità).

Josée, la tigre e i pesci. Imparare a vivere, vincendo la paura

Josée, la tigre e i pesci” è un anime diretto da Kotaro Tamura , ispirato all’opera di Seiko Tanabe e prodotto dallo Studio BONES , un vero e proprio gioiellino uscito quest’anno, 2021. Tsuneo è un giovane studente universitario che per pagarsi le rette scolastiche e gli studi si barcamena tra lavori part-time cercando di costruirsi un futuro nell’ambito della biologia marina. I suoi unici amici sono i colleghi di lavoro. Un giorno accade qualcosa di importante nella solita vita di routine di Tsuneo. Mentre passeggia, una ragazza perde il controllo della sua sedia a rotelle e gli finisce addosso. La ragazza si chiama Kumiko, ma si fa chiamare Josée come la protagonista di un romanzo della sua scrittrice preferita, Françoise Sagan. La nonna di Kumiko, che è accorsa dalla nipote dopo il volo con la carrozzella, chiede a Tsuneo se vuole arrotondare il suo stipendio part time dedicando qualche ora a fare compagnia alla ragazza. Tsuneo accetta il lavoro, ma scoprirà da subito che Josée ha un carattere scontroso, viziato, ma pieno di insicurezze e paure. Pian piano i due giovani accettano la presenza dell’altro e anzi si instaurerà un rapporto sempre più profondo, Tsuneo aiuterà Josée a superare le paure che l’hanno accompagnata fin da bambina, facendole scoprire che il mondo fuori non è solo pieno di trappole e di malvagità e la spronerà a capire quanto il suo talento artistico sia importante: ha infatti il dono meraviglioso di comunicare il proprio mondo interiore. In seguito sarà la stessa Josée ad aiutare Tsuneo a riscoprire la speranza della vita e la lotta per la vittoria. “Josée, la tigre e i pesci” è un anime da vivere in ogni scena e da rivedere per gustare ogni parte che durante la prima visione si è persa. La storia non scade mai in cliché o forzature, ma sostituisce la speranza alla pietà, l’amore alla compassione e affronta tematiche complesse, quali la disabilità, la disoccupazione, la mancanza di socializzazione, la solitudine, dando risalto alla ricerca del proprio mondo interiore e della libertà (rappresentato dalla visione dei pesci, come riporta il titolo), del supporto reciproco per superare le paure anche quelle più nascoste nel nostro inconscio (rappresentate dalla tigre del titolo) e poter constatare che il mondo è insieme terribile e meraviglioso. Una storia toccante che vi consiglio vivamente di recuperare presto se non l’avete ancora vista. Piccola osservazione sulla tecnica, l’anime è stato totalmente disegnato a mano prima di essere digitalizzato, le strade di Osaka sono state rappresentate fedelmente e la cura dei particolari, la nitidezza dei colori e degli sfondi rendono realistiche le azioni e non distrarranno mai l’attenzione dell’osservatore.

Memoru Grace

Tokyo Magnitude 8.0

Quando ho visto per la prima volta Tokyo Magnitude 8.0 pensavo si trattasse solo di una storia catastrofica con tanta azione ed invece, con mia grande meraviglia, ho dovuto constatare che l’anime è diverso dal solito clichè, è una storia di formazione, di forti emozioni, è il risalire dal dolore e dalla perdita di tutto, il terremoto ne è il simbolo, ma non è il vero protagonista. La catastrofe fa da ambientazione all’anime, poi, però, si lascia spazio ai sentimenti, alle persone, alla loro voglia di reagire e lancia un profondo messaggio di speranza finale. Non posso fare spoiler, vi racconterò il minimo indispensabile della storia, ma se avete deciso di intraprendere la visione di Tokyo Magnitude 8.0 preparate dei fazzoletti vicino a voi, ma proprio una scorta di fazzoletti perché per me non sono stati abbastanza. L’anime è ambientato a Tokyo, all’inizio delle vacanze estive, Mirai, una ragazzina di tredici anni è stufa della solita vita monotona e di sentire litigare per ogni cosa i genitori, per cui decide che è meglio sprofondare la propria noia nel cellulare di cui è molto patita; suo fratello minore, Yuki, invece, chiede in continuazione che qualcuno lo possa accompagnare alla mostra di robot ad Odaiba , un’isola artificiale nella Baia di Tokyo . La scelta dei genitori ricade su Mirai che le impongono di accompagnare Yuki visto che è in vacanza mentre loro sono impegnati con i rispettivi lavori. Mirai, quindi, è costretta a mettersi in viaggio con Yuki, destinazione mostra di robot. Proprio alla fine della visita alla mostra, mentre Yuki va alla toilette e Mirai lo attende fuori dall’edificio, si verifica un terremoto devastante di magnitudo 8.0 sulla scala Richter che distrugge molti degli edifici intorno. Nonostante Mirai si spaventi moltissimo riesce a rientrare nell’edificio per cercare il fratellino e qui viene aiutata da Mari, una giovane donna fattorino che guida la moto, i due fratelli così riescono a ritrovarsi e ad intraprendere il viaggio verso casa insieme a Mari che dovrà anche lei raggiungere sua madre e sua figlia di quattro anni. Durante il viaggio, a causa di una forte scossa di assestamento la Tokyo Tower crolla e alcune macerie colpiscono Yūki alla testa che riesce comunque a rialzarsi, assicurando tutti di stare bene. Dopo un giorno di cammino, Mirai è stremata e Yuki perde i sensi e viene portato in ospedale; quando, però, Mirai si risveglia da un crollo di stanchezza ritrova il fratellino che è uscito dall’ospedale e così riprendono il viaggio verso cas a. Quando raggiungono l’abitazione di Mari vedono che tutto è andato distrutto, ma fortunatamente la figlia di Mari è illesa mentre la madre ha riportato poche lievi ferite. Mirai e Yuki lasciano Mari e decidono di proseguire per raggiungere casa grazie all’aiuto di un militare che offre loro un passaggio su un camion che trasporta feriti.

Non vi svelo altro della trama, come vi ho annunciato poco fa, ma vi consiglio molto questo anime, indicato a chi vuole riscoprire l’importanza delle piccole cose, dei sentimenti e l’affetto delle persone care che purtroppo spesso prendiamo per scontato, ma che nei momenti in cui il modo ci sembra letteralmente crollare addosso cerchiamo disperatamente. Tokyo Magnitude 8.0 è una serie anime di 11 episodi, diretta da Masaki Tachibana ( “ King of Fighters – Another Day” ) e scritta da Natsuko Takahashi ( “ Fullmetal Alchemist ” ) ed è prodotta dagli studi Bones e Kinema Citrus .​

Memoru Grace

Acero rosso, Momijigari e lo splendido autunno giapponese

La passione per la contemplazione della natura è tipica del popolo nipponico e anche in autunno come in primavera i colori degni da quadro rendono le giornate uniche e ispirano le persone a comporre, a dipingere o anche solo ad immergersi in una passeggiata nel pieno delle luci dorate tipiche di questa stagione.

Ogni autunno (秋), in Giappone, si ammirano le foglie d’acero rosso: si tratta, infatti, di un fenomeno che viene chiamato con due nomi differenti momiji e kōyō. Entrambi si scrivono con lo stesso carattere 紅葉, ma si tratta di due concetti diversi. Per momiji si intendono le foglie di acero tinte di rosso in autunno, mentre kōyō è il cambiamento delle foglie da verdi a rosse ed indica la trasformazione dell’intera natura in questa stagione.

Se l’hanami identifica la stagione dei sakura e quindi la primavera, il momijigari (紅葉狩り), invece, è la contemplazione delle foglie di acero rosso, anzi il significato letterale è “caccia alle foglie rosse”.

Il momijigari apparve per la prima volta nel periodo Heian, ma era rivolto solo ad un pubblico limitato, aristocratico, mentre nel periodo Edo diventò accessibile a tutti.

La contemplazione dell’autunno e la trasformazione della natura, l’ammirare il cambiamento di colore delle foglie identifica un concetto molto importante, l’effimero, il cambiamento come trasformazione, ma nel frattempo continuità con la tradizione. Molti haiku ricordano l’autunno e ne contemplano i malinconici colori. In particolare oggi voglio ricordare l’haiku di Ryōkan Taigu:

Autunno – broccato

di foglie rosse d’acero –

la veste dei Tang.

In Giappone esistono diversi luoghi dove contemplare l’autunno e, senza escludere Tokyo, un discorso a parte lo merita Kyoto dall’eleganza e dal fascino antico dove le persone che desiderano perdersi nell’autunno dorato riusciranno ad immergersi nella bellezza del passato e nel foliage mite, dolce che travolge lo spettatore in un mondo sospeso.

Come in primavera con i sakura, anche in autunno troviamo piatti che ricordano le foglie d’acero. A differenza dei sakura, però, le foglie d’acero non vengono incorporate nel cibo, se ne ricorda solo la loro forma per dare vita ai dolcetti momiji manju o i nama momiji, dolci originari di Hiroshima che hanno la forma di foglie d’acero e sono ripieni di marmellata di fagioli rossi.

Memoru Grace

“Steins; Gate” – Teoria del tempo e dello spazio di un microonde

Viaggiare nel tempo è sempre stato uno dei sogni più reconditi dell’uomo. Se, poi, fosse possibile costruire una bella gita spazio-temporale con l’aiuto di un semplice microonde telefonico (che, per la verità, non è proprio così semplice), saremmo tutti pronti a sperimentare un’avventura simile e ad imbarcarci con i personaggi di “Steins; Gate” a cavallo di linee temporali diverse e di possibili finali alternativi.

“Steins; Gate” (シュタインズ・ゲート Shutainzu Gēto) è una serie anime di 24 episodi, seguiti da un OAV conclusivo (?), anche classificabile come 25esimo episodio, che nasce, in realtà, da una visual novel giapponese, ovvero da un videogioco interattivo in cui il giocatore entra all’interno della storia insieme ai personaggi, prendendo decisioni che hanno ricadute sulla trama e facendo nascere così tante ipotetiche linee narrative e finali. Il videogioco fu sviluppato da 5pb.inc e Nitroplus e pubblicato per Xbox 360 il 15 ottobre 2009.

L’ambientazione temporale è un generico 2010, mentre le vicende dei protagonisti si svolgono sempre nel distretto Akhibara di Tokyo, anche noto come Akhibara Electric Town per la sua alta concentrazione di negozi di elettronica, informatica e videogiochi. Qui vive e lavora Rintaro Okabe, un ragazzo che si autodefinisce “scienziato pazzo”, studente universitario geniale, ma anche un nerd incallito e delirante che si veste sempre con un camice da scienziato e gestisce insieme alla sua amica d’infanzia Mayuri Shiina (altro personaggio particolare, che se ne va in giro con parrucche rosa, costumi da cosplay e code) e al compagno di università Itaru Hashida (figura di programmatore informatico otaku che non si schioda dalla postazione per giorni) il “Laboratorio di gadget futuristici”, che, di fatto, ha sede presso l’emittente radio. Un giorno, conosce per caso la ricercatrice di neuroscienze Kurisu Makise, giovane e talentuoso genio che lavora per un’università americana e che mal sopporta la follia degli scienziati del “Laboratorio”. Poco dopo, però, Kurisu viene trovata inspiegabilmente assassinata e Rintaro, nel tentativo di avvertire telefonicamente i soccorsi, aziona un effetto valanga che modifica il passato: un microonde telefonico o, meglio, un cellulare modificato dalle onde di un semplice attrezzo da cucina che può mettersi in collegamento con passato e futuro senza che nessuno si renda conto delle sue modifiche. Così, non solo previene l’omicidio di Kurisu, ma la coinvolge in un folle progetto con le cosiddette “D-mail” (non è uno scherzo, perché il protagonista le chiama così, in onore alla Delorean di Marty MacFly e Doc che ha viaggiato nel passato e nel futuro). Le D-mail hanno il compito di cambiare la linea temporale via mail, mentre il microonde fantascientifico, che riesce a perfezionare grazie all’apporto dei suoi amici del “Laboratorio”, diventa una vera e propria macchina del tempo che fa viaggiare i ricordi delle persone a cui invia i messaggi, permettendo loro di tornare indietro in diversi punti nel passato, impedendo una serie di eventi catastrofici, ivi compresa una guerra apocalittica e intertemporale, che il protagonista definisce come la terza guerra mondiale. Naturalmente, nulla di tutto ciò è semplice, ma piuttosto ingarbugliato e contorto, perché, ogni volta che si torna indietro nel tempo, si causa un evento diverso che può dare origine ad una serie di eventi complessi con un effetto-farfalla e i cambi temporali sono all’ordine di ogni minimo secondo, generando spesso catastrofi che devono essere recuperate da altri viaggi nel tempo, da altri eventi e da altre catastrofi, etc… Fino a quando la trama si infittisce talmente tanto da diventare un rompicapo dove rimarrà incastrato lo stesso protagonista che sarà costretto a giocare contro se stesso, generando una divergenza di1.048596% (il cosiddetto “Steins; Gate”), ovvero a tornare indietro nel tempo per ingannare materialmente se stesso, portandolo a credere che è avvenuto un evento che, in realtà, non è mai accaduto per salvare il brevetto della sua macchina del tempo, scongiurare una crisi internazionale e…

“Steins; Gate” è una piacevole trama che fa vivere numerose avventure e intreccia tanti registri narrativi, quello fantascientifico, quello comico, quello d’avventura, quello romantico, per presentare dei personaggi che, nonostante la complessità dei viaggi nel tempo, sono quanto di più vicino abbiamo sempre sognato come amici per guardare e ri-guardare innumerevoli volte la trilogia di “Ritorno al futuro” o per capire come fa la Tardis a manipolare così bene lo spazio e il tempo. “Steins, Gate” è un apparente rebus indecifrabile, che diventa un bicchiere di acqua fresca per farti riprendere aria e farti sognare ad occhi aperti di salvare il mondo con viaggi avventurosi.

Da recuperare in una giornata di brutto tempo autunnale chiusi a casa, possibilmente confrontando le vostre teorie in gruppo (perché, fidatevi, ce ne saranno di belle).

Captain-in-Freckles

Postilla finale: l’episodio 23 presenta anche una versione Beta, che, di fatto, ha un incipit identico all’episodio iniziale, proseguendo, però, in un modo completamente diverso per introdurre la tematica di “Steins; Gate: 0”. Ma questa è un’altra storia o, meglio, un’altra linea temporale.

I ragazzi del computer

Nel nostro girovagare per le serie televisive degli anni passati torniamo oggi nei nostri fantastici anni Ottanta e ci immergiamo nelle atmosfere di spionaggio e dei primi computer come veri e propri protagonisti della storia.

“I ragazzi del computer”, il cui titolo originale è “The Whiz Kids” è un telefilm realizzato dalla CBS andato in onda tra il 1983 e il 1984. In Italia lo conosciamo anche con il titolo “4 ragazzi X 1 computer” e fu trasmesso da Italia 1 nel 1985.

La serie conta 18 episodi per una sola stagione, in seguito fu purtroppo cancellata, ma la nota particolare è il fatto che si sia ispirata al film “Wargames – Giochi di guerra”, del 1983 con Matthew Broderick.

A differenza del film, la serie è ambientata a a Calabasas nei pressi di Los Angeles e i protagonisti sono un gruppo di teenager, il cui leader è Richie Adler, un ragazzino genio del computer che insieme ai suoi amici riesce a risolvere diversi casi e intrighi, dalle frodi bancarie allo spionaggio internazionale. Coprotagonisti dei ragazzi sono Llewellen Farley, un giornalista che fornisce informazioni al gruppo dei ragazzi e Neal Quinn, cognato di Farley e agente di polizia che incastra in ogni episodio il cattivo di turno.

Il vero e proprio protagonista della serie, però è RALF, un computer assemblato da Richie con i componenti che il padre gli regala periodicamente. RALF è un computer speciale perché capace di pensare, è dotato di telecamera per riconoscimento visivo, un braccio robot e sintesi vocale, così riesce a consigliare Richie.

Le musiche del telefilm sono prettamente elettroniche come la migliore tradizione anni Ottanta, ma non mancano alcuni pezzi di musica classica, come “Il Barbiere di Siviglia” di Rossini o “Romeo e Giulietta” di Tchaikovsky.

Piccola curiosità: il genietto Richie Adler è interpretato dal giovane Matthew Laborteaux che i più accaniti fan de “La casa nella Prateria” come me, ricorderanno come Albert Ingalls, il bambino adottato dai coniugi Charles e Caroline Ingalls.

Se per caso vi capitasse di recuperare questa serie televisiva ne varrebbe davvero la pena, potreste trovare qua e là anche qualche Commodore 64 e lì ai bambini e ai giovani dei tempi del 1985 scenderebbe qualche lacrima di nostalgia, ne sono certa.

Memoru Grace

Words bubble up like soda pop. – Una storia commovente nei colori allegri dell’estate.

Immaginatevi l’estate giapponese e poi un ragazzo e una ragazza che, per via di un incidente causato da un teppista in un centro commerciale, si scontrano e si scambiano i cellulari per sbaglio. Si incontrano per restituirsi i cellulari e da qui nasce una bellissima amicizia. Entrambi, però, hanno qualcosa da nascondere, agli altri e anche a loro stessi.

Il ragazzo si chiama Cherry, introverso, odia i rumori forti e per questo usa costantemente le cuffie per staccare se stesso dal mondo circostante e immergersi nel proprio mondo, quello degli haiku, tipiche poesie giapponesi composte da tre versi e diciassette more. Cherry compone haiku tutti i giorni e viene ispirato dai paesaggi, dalle persone, dai propri pensieri.

La ragazza si chiama Yuki, ha un profilo social molto seguito ed è conosciuta, infatti, come “smileorangesunshine”, è estroversa, allegra, ma veste sempre una mascherina, le serve per nascondere il sorriso a causa dei suoi denti da castoro coperti da un apparecchio.

Strano come entrambi decidano di nascondere il proprio mondo interiore, quello intimista e riflessivo per Cherry e quello estroverso e dalla sensibilità empatica per Yuki. I loro due punti di forza si mischiano con la loro percezione di fragilità, con l’eterno timore di non essere compresi eppure, la soluzione è vicina e, forse, la chiave di tutto consiste in un vecchio vinile, un 45 giri, e nella magia dei ricordi di un amore passato.

Perdetevi nei colori estivi di questo anime, diretto da Kyohei Ishiguro, già regista di “Your Lie in April” per la casa di produzione Flying DOG e scritto da Dai Sato, noto per “Cowboy Bebop” ed “Eureka Seven”.

Provate a seguire le orme di Cherry e Yuko e troverete una sorpresa finale perché non esiste una storia futura senza una meravigliosa storia passata.  

Memoru Grace

LA LEGGENDA DI HIKARI. La ginnastica ritmica nel cuore

In Italia conosciamo questo anime con il nome di Hilary, ma il titolo originale è Hikari no densetsu (光の伝説 La leggenda di Hikari) ed è datato 1986, ultimamente è tornato in tv in alta definizione.  

Hikary Kamijo (in italiano conosciuta come Hilary) è una ragazza che vive a Tokyo e frequenta le scuole superiori, ma il pomeriggio si allena duramente per diventare una campionessa di ginnastica ritmica, come il suo mito che la ispira quotidianamente, Diliana Georgieva, ginnasta bulgara realmente esistita che ha dominato la scena della ritmica mondiale nella prima parte degli anni Ottanta.

All’interno del club di ginnastica ritmica della scuola, Hikari ha stretto amicizia con Hazuki Shina (nella versione italiana la conosciamo con il nome di Debbie) mentre il suo cuore batte per l’atleta di ginnastica artistica Takaaki Ooishi (in italiano Willy), per cui presto Hikari e Hazuki si troveranno a competere come rivali non solo nella ginnastica, ma anche in amore, pur non perdendo mai la stima l’una l’altra.

Amico di Hikari fin dall’infanzia e segretamente innamorato di lei (non proprio segretamente, ve ne accorgerete dalla prima puntata!) è Mao Natsukawa (nella versione italiana, Federico) che coltiva il sogno di diventare un famoso musicista e che suona in un gruppo rock fondato da lui stesso.

Quattro ragazzi, quattro sogni immersi nella Tokyo degli anni Ottanta, gioiremo con loro, piangeremo e ci arrabbieremo, ma quel che più ci farà impazzire è capire se Hikari potrà mai presentarsi alle Olimpiadi di Seoul del 1988 e chi preferirà tra Takaaki o Mao? Tutto questo non possiamo svelarvelo, ma posso consigliarvi di leggere il nostro articolo Anime e storie sportive: gli spokon, dove si parla anche di Hikari.

La leggenda di Hikari è un anime di 19 episodi che all’inizio dovevano essere 26 ed è tratto dallo shoujo manga omonimo scritto e disegnato da Izumi Aso, fumettista che ha preso forse un po’ ispirazione dalla sua vita, essendo una ex ginnasta agonistica. Il manga del 1985 fu serializzato sulla rivista Margaret Magazine, storica rivista nata nel 1963 e dedicata soprattutto agli shoujo manga, tra i manga più importanti pubblicati su questa rivista ad esempio ricordiamo “La rosa di Versailles” e “Jenny la tennista”.

L’anime Hikari fu mandato in onda in Giappone nel 1986 mentre in Italia a gennaio 1988.

Memoru Grace

TSUKIMI, AMMIRARE LA LUNA

Se doveste per caso provare nostalgia per l’hanami, una delle festività che contraddistingue l’inizio dell’autunno è lo Tsukimi, la festa della Luna, a cui si offrono dei doni per favorire la buona sorte della famiglia e delle persone care.

Tsukimi o Jugoya, significa letteralmente “osservare la luna” o “guardare la luna”, è il periodo dell’anno in cui si celebra la luna di autunno e la si osserva con la stessa meraviglia dei ciliegi di primavera.

Nelle case giapponesi per festeggiare lo Tsukimi vengono preparati dei dolci molto simili ai mochi, si tratta di gnocchetti di riso dalla forma tonda e bianchi che ricordano per l’appunto la luna piena, si chiamano Tsukimi dango e possono anche essere colorati con polvere di cacao o con polvere di tè matcha e accompagnati da crema alla nocciola o di marmellata di azuki.

Il susuki o l’erba della pampa è la decorazione tradizionale dello Tsukimi, somiglia alla pianta di riso e viene distribuita nel luogo dove si intende ammirare la luna, oppure sui tetti insieme ai fiori d’autunno in stile ikebana.

Lo tsukimi è una festività di origine cinese che venne introdotto in Giappone durante il periodo Heian e si celebra intorno alla metà del nono mese.

Dimenticavo di dirvi che gli Tsukimi dango vengono disposte a piramide oppure a forma di coniglio perché, secondo la tradizione giapponese, i crateri lunari rappresentano l’immagine di un coniglio che prepara mochi. La leggenda del coniglio lunare è infatti molto famosa in Giappone e ha ispirato diversi manga e anime. In Dragon Ball, ad esempio, Goku incontra un nemico con le sembianze da coniglio che spedirà sulla luna, anche nella storia di Lamù esiste un coniglio-spaziale, mentre ne “I Cavalieri dello Zodiaco”, durante la corsa lungo le 12 case dei Gold Saints viene narrata la favola del coniglio lunare paragonato addirittura ad Andromeda .

Un manga e un anime da ricordare, però, resta Sailor Moon, dove la protagonista Tsukino Usagi, è stata chiamata così proprio perché fa riferimento allo “Tsuki no Usagi” che letteralmente significa “Coniglio della Luna”.

Memoru Grace