L’attesa è stata lunga, ma la quarta stagione di Demon Slayer, nonostante le lamentele per la brevità e per alcune scene filler (non presenti nel manga e considerate dai fan quasi un “riempitivo”), è riuscita a conquistare ugualmente il pubblico, con un ritmo sospeso, lento, a tratti macchinoso, una lunga attesa di preparazione prima dello scoppio, la guerra che si sta impostando contro il terribile Muzan, signore dei demoni e del Male, anticipata anche dal film Demon Slayer – Towards Hashira Training Arc (eccezionalmente proiettato al cinema per un evento di quasi una settimana). Uno dei grandi meriti di questa breve stagione, inoltre, è la narrazione dei fatti a partire dai Pilastri, dando la possibilità di conoscerli meglio nelle interazioni fra di loro, ma anche con i propri allievi e con Tanjiro stesso, ripercorrendo in flashback il loro passato e aprendoci l’orizzonte sulle loro aspirazioni future. Aleggia sempre un’aura di effimero (per cui la brevitas della stagione si adatta benissimo): tutti si stanno preparando alla guerra, ma non alla vittoria, alla sofferenza per ottenere il successo, ma non per salvare la vita. Questo è un tratto fondamentale che, nonostante il caratteristico mix di humour ed action tipico di questo anime/manga, si percepisce benissimo, lasciando quel fondo di nostalgia e di agrodolce, che, poi, è il tratto fondamentale che contraddistingue quest’opera. Più conosciamo i personaggi e siamo attirati dalle loro qualità, dal loro carattere e dalla loro umanità, più ci rendiamo conto di come potremmo perderli nella terribile guerra finale.
Come sempre, lascio di seguito una recensione episodio per episodio, facendo attenzione a non incorrere in spoiler determinanti sulla stagione stessa e rammentando ai lettori che le recensioni sono state scritte in corso di visione, stato emotivo a caldo compreso. Vi ricordo che, prima di continuare a leggere quest’articolo, potete recuperare gli articoli Demon Slayer (prima stagione), Demon Slayer – Mugen Train Arc, Demon Slayer – Entertainment District Arc e Demon Slayer – The Swordsmith Village Arc.
4×01: Per sconfiggere Kibutsuji Muzan (鬼舞辻󠄀無惨を倒すために – Kibutsuji Muzan o taosu tame ni
Abbiamo modo finalmente di conoscere tutti (ma proprio tutti) i Pilastri, richiamati da Kagaya Ubayashiki per trovare una strategia comune per sconfiggere il terribile Muzan e per preparare un addestramento immane alla guerra contro i demoni, coinvolgendo tutti i cacciatori e anche gli ex Pilastri (sì, Uzui, avremo il piacere di rivederti con il tuo harem di mogli guerriere).
Plus: abbiamo modo anche di conoscere la storia del passato di Muzan o, meglio, come è diventato signore dei demoni ed è una storia che affonda le sue radici nel Periodo Sengoku (1467-1615).
4×02: La sofferenza del Pilastro dell’Acqua Tomioka Giyu (水柱・冨岡義勇の痛み – Mizu hashira・Tomioka Giyū no itami)
Tomioka Giyu, Pilastro dell’Acqua, rifiuta di prendere parte agli allenamenti per motivi ignoti e solo Tanjiro Kamado (che, tra l’altro, non si è ancora preso del tutto dalle battaglie precedenti) con la sua persistenza e la sua tenacia può convincerlo a riprendere la spada in mano. Ma il passato di Tomioka Giyu è triste e sconfortante, dominato dal senso di colpa e dall’idea di sentirsi inadeguato verso il ruolo che ricopre immeritatamente.
4×03: Tanjiro di nuovo in forma! Si partecipa agli allenamenti! (炭治郎全快‼ 柱稽古大参加 – Tanjirō zenkai‼ Hashira geiko dai sanka)
Ammettiamolo: Tengen Uzui, Pilastro del Suono, ci mancava e ritrovare la sua presenza così sgargiante e chiassosa ci ha un po’ confortato, con tanto di smalto bicolore nell’unica mano rimasta e gemma preziosa nella benda sull’occhio perso in battaglia. Presenza un po’ meno confortante per i poveri malcapitati cacciatori di demoni, costretti a sottostare ai suoi allenamenti massacranti, che hanno il compito di testare la resistenza (soprattutto fisica). Ma Tanjiro ha ripreso le forze e si fionda immediatamente negli allenamenti di Uzui con tanto entusiasmo, successo allarmante per i suoi compagni di addestramento e pure un po’ di affetto, visto il legame che ormai unisce questi due, maestro e allievo, e la loro avventura contro la Sesta Luna Crescente demoniaca (composta dai fratelli Gyutaro e Daki).
4×04: Possiamo ritrovare il sorriso (笑顔になれる – Egao ni Nareru)
Dopo aver superato brillantemente gli allenamenti di Tengen Uzui, Tanjiro prosegue il suo cammino e la seconda fase di allenamento per testare la rapidità di movimento con la spada, gestita da Muichiro Tokito, il Pilastro della Nebbia, altra presenza nota, uno dei protagonisti dello scorso arco narrativo. Nonostante Tokito, che ormai ha recuperato appieno la memoria, sia felice di re-incontrare Tanjiro, la sua attitudine rimane sempre fredda e priva di empatia, così come i suoi insegnamenti tecnici, severi e senza sorriso. Ma Tanjiro sa come contagiare il suo maestro con il suo ottimismo. Da non perdere la scena degli aeroplanini di carta che volano, che un po’ mi ha ricordato il film “L’attimo fuggente” e che rappresenta quell’afflato di libertà e di coesione che solo Tanjiro sa dare ai propri compagni.
Transizione: di notte il Pilastro della Nebbia incontra il Pilastro del Vento e il Pilastro del Serpente per allenamenti speciali riservati solo ai Pilastri e che somigliano più a duelli mortali. Credo che i prossimi allenamenti di Tanjiro con il Pilastro del Vento e il Pilastro del Serpente saranno molto più duri del previsto.
4×05 – Finché non mangerai i demoni (鬼を喰ってまで – Oni o kutte made)
Lasciato il test sulla rapidità, a Tanjiro tocca affrontare ora gli allenamenti più duri, sia fisicamente che psicologicamente. Si parte con l’allenamento sulla flessibilità, gestito dall’adorabile Mitsuri Kanroji, il Pilastro dell’Amore, una dei salvatori del villaggio dei forgiatori di katana nell’arco narrativo precedente. Nonostante la dolcezza e la gioiosità di questa spadaccina dai capelli rosa, che è adorata da tutti, e nonostante le pause del tè con dolci di ogni tipo (tutti denominati in inglese perché Mitsuri studia la lingua e ci tiene a farlo sapere), il suo addestramento è bizzarro e massacrante: gli allievi sono costretti ad indossare tutù rosa e ad imparare i fondamentali della danza classica, spaccata compresa, con tanto di aiuto di Mitsuri che interviene per stendere le gambe (non dimentichiamo che la leggiadra fanciulla è dotata di una super forza).
Ma Mitsuri ha un cuore d’oro e, anche se il suo allenamento spezza le ossa, Tanjiro viene promosso gradevolmente e con tanti elogi, mettendosi immediatamente in cattiva luce nei confronti di Obanai Iguro, il Pilastro del Serpente, che deve testare l’arte della spada e che non gradisce molto questa grande confidenza tra Tanjiro e Mitsuri. Tra l’altro, Obanai è un soggetto strano e alquanto inquietante, visto che nasconde una parte del viso con una sciarpa e si avvolge intorno al collo il suo serpente domestico. Come se non bastasse i suoi allenamento sarebbero una violazione dei diritti umani in qualsiasi parte del pianeta, con gli allievi legati e imbavagliati a pali, mentre l’allievo da testare deve combattere contro di lui in mezzo agli “ostacoli umani”. Il suo passato rimane ancora piuttosto vago, per cui mi aspetto di scoprire di più su questo guerriero con l’eterocromia oculare (due occhi di colore diverso) più avanti.
L’episodio è denso di allenamenti e si conclude nel modo peggiore, perché Tanjiro passa, poi, al test sulla resilienza, gestito da Sanemi Shinazugawa, il Pilastro del Vento, che sono disumani fino al limite di qualsiasi sopportazione, visto che prevedono percosse e umiliazioni continue. Qui Tanjiro ritrova (finalmente!) uno dei suoi migliori amici, Zenti’su Agatsuma, il ragazzo “fulminato” con i capelli biondi, ma anche Genya Shinazugawa, che lo aveva aiutato nel villaggio dei forgiatori di katana, ma che ha la grande sventura di essere il fratello minore di Sanemi. Genya rivela di non essere in grado di compiere nessuna delle respirazioni, nonostante i continui allenamenti e la superiorità fisica nei confronti degli altri, e di essere stato ripudiato dal fratello proprio per questo motivo, per cui ha cercato di diventare forte cibandosi di demoni. Tanjiro, che raramente riesce a farsi gli affari propri, prende le parti di Genya in questa faida familiare (anche perché Sanemi è anche colui che, all’inizio dell’avventura, ha tentato di uccidere Nezuko e, soprattutto, non è che sia proprio il massimo della simpatia).
4×06: Il più forte tra i cacciatori (鬼殺隊最強 – Kisatsutai saikyō)
Con reprimende varie e un ordine restrittivo di tenersi lontani da Sanemi, Tanjiro e Zenit’su passano all’addestramento sulla concentrazione, gestito da Gyomei Himejima, il Pilastro della Roccia, considerato il più forte tra i cacciatori, un ragazzo non vedente alto e robusto, che riesce ad astrarsi da ghiaccio e fuoco e a rimanere indifferente al mondo intorno, ripetendo in continuazione il suo mantra. In teoria, l’allenamento sembra semplice e, soprattutto, non prevede trattamenti disumani: la prima prova consiste nel rimanere in concentrazione a pregare sotto la cascata gelata, la seconda prova implica il sollevamento di tronchi pesanti e la terza prova lo spostamento di un masso enorme. In realtà, si rivelano prove impossibili, perché non serve solo la forza fisica, ma anche e soprattutto la forza mentale. Tanjiro, che ritrova qui il ragazzo-cinghiale Inosuke Hashibira e, nuovamente, Genya Shinazugawa, ha bisogno di fare ricorso a tutti i suoi ricordi e ai suoi pensieri per ritrovare la forza necessaria.
Transizione: c’è un occhio che spia in continuazione i movimenti dei cacciatori di demoni per conto del malefico Muzan e appartiene alla Quarta Luna Crescente demoniaca.
4×07: Il Pilastro della Roccia, Himejima Gyomei (岩柱・悲鳴嶼行冥 – Iwa Bashira・Himejima Gyōmei)
Impariamo a conoscere Gyomei, che è uno dei personaggi più straordinari creati da Koyoharu Gotōge, l’autrice di Demon Slayer, spirituale ed empatico, ma anche depositario di un passato doloroso, condannato ingiustamente per fatti mai commessi, in colpa per essersi sentito debole nel difendere i più piccoli. Gyomei racconta la sua storia passata a Tanjiro ed è la prima volta che accade qualcosa di simile in modo così aperto e palese (qualcosa di simile è accaduto nell’episodio dedicato a Gyu Tomioka, all’inizio di quest’arco narrativo, che mostra, dunque, tutta la sua circolarità). Inoltre, Gyomei è il primo a rivelare a Tanjiro i suoi dubbi iniziali nei suoi confronti, ma anche come e perché essi sono cambiati e si sono trasformati in certezza su quello che Tanjiro farà nella sua vita, perché mette sempre davanti ad ogni cosa il bene degli altri e non quello di se stesso. Gyomei riesce a rimanere nel cuore, già solo con questi due episodi, controbilanciando la rudezza e l’antipatia di Sanemi.
Transizione: lunghissimo piano sequenza con musica, cambio di inquadratura sottosopra, quasi steadycam per seguire i passi di Muzan che si avvicinano inesorabilmente a Kagaya Ubayashiki, il capofamiglia dei cacciatori di demoni… Sale la tensione, scendono i brividi lungo le braccia. La lunga attesa si sta concretizzando in una deflagrazione lenta e pericolosa, come un proiettile con il silenziatore, destinato a colpire in modo selettivo e implacabile.
4×08: I Pilastri riuniti (柱・結集 – Hashira kesshū)
Un finale migliore non era possibile, perché c’è tutta quell’intensità e quell’esplosione che una stagione in apparenza di attesa e di preparazione lasciava intendere, uno scontro tra Bene e Male che deflagra come una bomba atomica nel silenzio della notte (con immagini esplicative, che sembrano derivare dal secondo conflitto mondiale in Giappone), una voce sussurrata, ferma e flemmatica, quella del capofamiglia Kagaya Ubayashiki, che incontra quella voce metallica e suadente, ma che sa dare i brividi di Muzan.
ATTENZIONE! QUEST’ULTIMA PARTE DELLA RECENSIONE CONTIENE SPOILER!
Muzan incontra il capofamiglia dei cacciatori di demoni, mentre si trova a letto, malato e impotente, reso cieco e infermo da una malattia che lo consuma da anni e con pochi giorni di vita di prospettiva davanti a sé. Eppure, nonostante il terrore che Muzan emana e la sua aura negativa che aleggia e ingloba di colpo tutta la residenza del capofamiglia, è proprio il signore dei demoni a trovarsi in difficoltà di fronte ad un nemico che non può usare altro se non la propria voce sicura, senza alcuna inclinazione di timore, circondata dalla moglie e dalle due figlie gemelle (queste due bambine, in un’immagine evocativa mentre giocano a palla sotto i fiocchi di neve e sotto la luna nel cielo notturno, sembrano già prefigurare il proprio destino e provenire da un’altra dimensione, leggere e impalpabili come dei fantasmi). Kagaya Ubayashiki rivela a Muzan la loro lontana parentela, motivo per cui tutti i discendenti maschi della sua famiglia sono stati colpiti da una malattia, che era una vera e propria maledizione divina, un modo per punire la decisione di uno di loro di votarsi al Male più assoluto. Per questo motivo, tutti i discendenti maschi muoiono presto, spesso già da bambini, ma, in ogni caso, prima dei trent’anni, e sono continuamente afflitti da dolori e piaghe che rendono loro impossibile una vita normale. La loro esistenza è migliorata relativamente quando hanno deciso di sposare solo sacerdotesse, che, con le loro inclinazioni spirituali, hanno allungato le prospettive di vita della famiglia. Nonostante tutto Kagaya sa che sta per morire e accetta il suo destino inevitabile anche nell’essere ucciso da Muzan, perché è consapevole che la sua morte non farà altro che compattare su un fronte comune tutti i cacciatori di demoni. Muzan sa pure che la morte di Kagaya può attirare su di sé le ire dei cacciatori, ma è consapevole del fatto che è l’unico modo per avvicinarsi a Nezuko, l’unico demone in grado di non essere abbattuto dalla luce del sole.
Mentre Muzan si prepara a colpire Kagaya, l’intera dimora del capofamiglia scoppia come una bomba: Kagaya, la moglie e le figlie hanno accettano di farsi morire nell’esplosione, attirando Muzan fino al proprio territorio e incastrandolo ad affrontare la battaglia contro i cacciatori. Infatti, mentre Muzan impiega le proprie energie a rigenerarsi a causa dell’esplosione, arriva Tamayo (che avevamo lasciato intenta a studiare una potente medicina per rendere umani – e, quindi, vulnerabili – i demoni, sulla base di un campione di sangue di Nezuko). Tamayo è un personaggio che abbiamo adorato dalla prima stagione, triste e malinconica per il suo destino di demone, sofferente e continuamente in colpa per aver sterminato in modo inconsapevole la propria famiglia, ma anche estremamente intelligente e determinata che un mondo nuovo e migliore sia possibile, la prima a riconoscere le potenzialità di questo nuovo mondo in quel rapporto fraterno unico che unisce Tanjiro e Nezuko.
Mentre Tamayo blocca con un’abilità vampiresca Muzan e gli inietta la medicina, i Pilastri irrompono nella dimora del capofamiglia, richiamati dall’esplosione che ne ha causato la morte e agguerriti per uccidere Muzan o, perlomeno, per combattere con lui fino al sorgere del sole, i cui raggi possono determinarne la morte. Tutti i Pilastri, ignari del piano del capofamiglia (con l’eccezione di Himejima Gyomei), sono finalmente riuniti in un fronte comune. Tra loro, anche Tanjiro Kamado, Zenitsu Agatsuma, Inosuke Hashibira e Genya Shinazugawa. Muzan risponde e li fa sprofondare nel suo dominio: è iniziata la guerra.
Post-scriptum: dopo i titoli di coda c’è una sorpresa e, per tutti i nostalgici di Rengoku, è la sua voce che ci guiderà nella lotta finale.
Laura
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