“Il mare non ha paese nemmen lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole”.
(Giovanni Verga)

Titolo originale: 海のはじまり, Umi no Hajimari , Where Does the Sea Begin, The Beginning of the sea
Regia: Kazama Hiroki, Takano Mai
Sceneggiatura: Miku Ubukata
Cast: Ren Meguro, Kasumi Arimura, Rana Izutani, Kotone Furukawa, Sôsuke Ikematsu, Shinobu Ôtake, Ayumu Nakajima.
Genere: slice of life, drama
Giappone, 2024 – 12 episodi
Potremmo mai stabilire dove comincia il mare? Forse dove l’acqua incontra la terra. Il mare, però, inizia sul confine della terra, ovvero tra la realtà conosciuta e l’infinito ignoto e dispersivo dell’acqua. L’inizio del mare è la soglia varcata dall’essere umano che decide di lasciare la certezza del suo mondo di terraferma per affrontare un destino o un viaggio.
Il mare non è di nessuno, è libero, è composto, calmo, ma può anche essere tempestoso, il mare è, però, di tutti coloro che lo ascoltano e vogliono varcare la soglia per carpire l’infinito.
Il drama giapponese di oggi, “Where Does The Sea Begin”, è un viaggio interiore, è un varcare la soglia del mare per capire se stessi e gli altri, per affrontare nuove sfide o lasciare andare, nel tumulto delle onde, pensieri, preoccupazioni e angosce del passato o solo affidare la propria malinconia a quel mare che ascolta sempre tutti, come una melodia lontana, legata all’armonia del mondo.
Il mare è una carezza per molti, ma può anche essere una tempesta per altri che si trovano a dover capire come raggiungere e superare l’inizio del mare stesso nel bel mezzo della burrasca.
Il protagonista della storia, Natsu (Ren Meguro, “Silent”, “Trillion Game”, “Il mio matrimonio felice”) è un giovane di quasi trent’anni che si sta ambientando nel mondo del lavoro, in particolare nel mondo della tipografia, ha un modo di fare spesso ingessato, alle volte goffo, ma molto sensibile ai turbamenti o agli stati d’animo di chi gli è vicino, sensibilità acuita anche grazie ad una madre che lo ha cresciuto da sola, visto un padre assente, ma anche grazie ad un patrigno, arrivato quando Natsu era un po’ più grande insieme ad un fratellino acquisito, figlio del patrigno e del suo precedente matrimonio con una donna che lo aveva lasciato vedovo. Natsu è affezionato al fratello acquisto Tsukioka Yamato (Taisei Kido, “First Love”) e con lui ha un ottimo rapporto, così come con tutte le persone della sua famiglia e con la fidanzata Yayoi (Kasumi Arimura, “Ishiko e Haneo”, “Beyond Goodbye”), giovane impiegata in carriera, dal carattere comprensivo e sempre una vera e propria spalla per Natsu che viene spesso supportato da lei per affrontare situazioni o decisioni.
Un giorno, Natsu viene informato della scomparsa della sua ex fidanzata Mizuki (Kotone Furukawa, “Yu Yu Hakusho”), morta a causa di una grave malattia.
Natsu e Mizuki erano stati fidanzati sette anni prima, poi la loro relazione era finita per alcune incomprensioni e per la decisione della stessa Mizuki. Il ragazzo sceglie, quindi, di recarsi al funerale di Mizuki per darle l’ultimo saluto, ma, una volta arrivato al funerale, scopre di essere padre di una bambina, Umi (l’adorabile Rana Izutani), la figlia di Mizuki.
Natsu resta sconvolto e sbalordito, sette anni prima Mizuki aveva espresso la sua volontà di non portare avanti la gravidanza e i due si erano lasciati, ora invece scopre l’esistenza di Umi che dopo la perdita della mamma vive insieme ai nonni materni che conoscono per la prima volta Natsu al funerale della loro figlia.
La certezza, che, come avevo accennato all’inizio, è rappresentata metaforicamente dalla terraferma, crolla sotto i piedi di Natsu che ancora una volta non riesce a credere a tutto ciò che sta accadendo attorno a lui e resta travolto dalla tempesta del mare, da un cambiamento significativo che da lì in avanti può investire la sua vita.
Umi entra infatti rapidamente nella vita di Natsu, la bambina, il cui nome rimanda al mare, decide di avvicinarsi a lui in men che non si dica, una piccola creatura che diventa più impetuosa del mare in tempesta e Natsu, abituato ad una certa staticità, si lascia, invece, avvolgere da quella marea di sentimenti, dal dolore della perdita, dalle incomprensioni che riemergono nella sua vita e dal mondo della meraviglia in cui lo spinge Umi, ogni giorno in cui lui decide di avvicinarsi per conoscerla, ogni giorno in cui la bambina tende a lui la sua mano per trasmettergli calore, dolcezza, ma anche per ricevere affetto e tenerezza.
Per entrare in sintonia con il mondo di Umi, Natsu viene aiutato dalla madre di Mizuki, Akane Nagumo (Shinobu Ōtake, “Postcard”), afflitta dal dolore della perdita della figlia, ma propensa a proteggere la nipote, la donna cerca di far rivivere lo spirito di Mizuki, quella figlia tanto diversa da lei, impetuosa o misteriosa come gli abissi del mare. Una figlia a cui avrebbe voluto donare più tempo, cercare una vicinanza diversa o solamente stare con lei, darle la mano, senza vacillare in dubbi o esitazioni, trovare una armonia tutta loro. Non resta che tenere Umi, non lasciarla mai da sola e aiutare Natsu a varcare quella soglia così difficile, così fragile.
Un altro importante supporto è dato dalla famiglia di Natsu, dalla madre, dal patrigno, dal fratello e dalla fidanzata Yayoi, ragazza responsabile, coraggiosa, che vive un senso di colpa per una decisione intrapresa nel suo passato. La vicinanza di Umi e il fantasma di Mizuki riportano nella mente di Yayoi alcuni momenti del suo passato che avrebbe voluto nascondere o a cui non avrebbe voluto pensare, ma allo stesso tempo le infonderanno coraggio per affrontare i traumi mai risolti. Bravissima Kasumi Arimura a rendere proprio i conflitti interiori del suo personaggio, ma a non far mancare mai il suo sorriso alla bambina che ha scelto la sua amicizia.
Infine, Haruaki Tsuno (Sōsuke Ikematsu, “Un affare di famiglia”), impiegato in biblioteca con Mizuki, è forse colui che ha conosciuto meglio la giovane negli anni in cui cresceva Umi, nelle sue difficoltà da madre single. Tsuno, da sempre innamorato di Mizuki, è stato come un’ombra, una protezione silenziosa per madre e figlia ed è una delle persone più devastate dal dolore della perdita.
Come il mare, anche il rapporto tra Natsu e Umi si divincola tra le onde, ma, dopo aver superato insieme le difficoltà maggiori, li attende la bonaccia, un momento di pace e di tranquillità. Natsu impara a superare le sue insicurezze come neogenitore e Umi riesce a far emergere e a non reprimere più quel magone, quel senso di vuoto e di dolore che è rimasto nel suo cuore, nascosto per troppo tempo.
Una strada difficile, un viaggio inaspettatamente formativo, il rapporto tra padre e figlia, ma il futuro non sarà più incerto, li abbraccerà entrambi per portarli dolcemente a riva.
“Where Does the Sea Begin” è un drama che parla di lutto, di perdita, di scelte di vita inaspettate, ma soprattutto di genitorialità, quelle aspettative sociali che creano spesso i limiti e le catene dei ruoli di genere. Si tratta di un drama che riesce a presentare tematiche come l’istinto materno che non è automatico e scontato, ma può variare da persona a persona così come la genitorialità paterna, ovvero quella presenza affettiva ed educativa del padre nella crescita dei figli, le gravidanze inaspettate, la solitudine del mondo di oggi che grava sulle scelte di vita.
Colonna sonora molto bella, meravigliose interpretazioni, tra tutti spicca quella della giovanissima Rana Izutani tra i suoi primi lavori e credo che la sentiremo ancora nei prossimi anni, la sceneggiatrice Miku Ubukata è stata infermiera in una struttura medica e il suo occhio attento e sensibile ci ha riportato ancora una volta, dopo “Silent”, “Favorite Flower” e l’attuale “Until My T-Shirt Dries” all’interno di un’altra storia delicata e ricca di sentimenti.
Sai dove inizia il mare?
Umi me l’ha chiesto e ho potuto dirle solo vagamente: “Forse dove inizia l’acqua?”.
Inizia in modo vago e non c’è fine. Anche se all’inizio non eri lì, hai cominciato vagamente a diventare il papà di Umi, e anche se adesso non ci sono, sono ancora la mamma di Umi.
Va bene se non puoi comportarti come un padre, voglio solo che tu sia lì per lei: così che un giorno quando te ne sarai andato potrai guardare indietro e dire che eri felice di stare con lei.
Grazia
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