“La semplicità è la via più facile verso la vera bellezza.”

Titolo originale: “Barakamon”, ばらかもん
Regia: Keita Kono
Sceneggiatura: Kumiko Aso, dal manga di Satsuki Yoshino
Cast: Yosuke Sugino, Ririsa Miyazaki, Hana Toyoshima, Hana Kondo, Keito Tsuna, Azuki Terada, Osamu Kao, Towa Kato, Kazuki Ilio, Kaori Yamaguchi, Machiko Washio, Minami Tanaka, Akiyoshi Nakao, Towa Araki, Kenichi Endo, Min Tanaka, Satomi Nagano, Yoshinori Okada, Kai Shishido
Genere: slice-of-life / coming-of-age / comedy / corale
Giappone, 2023 – 11 episodi
Ad ovest di Kyushu nel mezzo di quel braccio di mare che separa il Giappone dalla Corea, sorge un arcipelago di 140 piccole isole denominate Goto. Amministrate dalla prefettura di Nagasaki, le isole Goto sono famose per il loro mare azzurro e limpido, quasi da cartolina, per il pesce fresco, per la natura incontaminata che fornisce paesaggi unici e per aver fornito un porto sicuro ai cristiani nei secoli durante le persecuzioni (tanto da contenere oltre 50 chiese funzionanti). Ma, soprattutto, le isole Goto sono note per la semplicità della vita che vi scorre, legata ai valori tradizionali della popolazione, ad una sussidiarietà orizzontale, ad un forte senso di comunità e alla loro totale diversità con la realtà veloce metropolitana, che le rende di per sé un piccolo e unico paradiso.
Negli ultimi anni, la riscoperta di un turismo particolare e inedito, quasi intimista e solitario, è tributario sicuramente del potenziamento delle linee aeree giapponesi, che mettono in collegamento le cinque isole principali con le maggiori città del Giappone, ma anche da un piccolo manga slice-of-life e comico scritto e illustrato da Satsuki Yoshino, che ha fatto delle isole Goto il proprio scenario in tutti i sensi, ambientando nella sua purezza semplice e antica il percorso di formazione e di riscoperta di sé del proprio protagonista, un calligrafo sospeso a metà tra un’arte antica e tradizionale e la corsa frenetica del mondo moderno che spinge alla competizione opprimendo le emozioni.
Dal manga, la cui serializzazione è iniziata nel 2009, all’anime, prodotto nel 2014, e, infine, al drama, distribuito nel 2023 dalla Fuji TV: “Barakamon” è diventato una serie televisiva giapponese peculiare, che è riuscita ad unire l’intento della narrazione di Yoshino nella ricerca di una felicità quotidiana delle piccole cose con il romanzo di formazione e quell’effetto underdog, tipico di molti piccoli drama giapponesi, incentrati su personaggi che la vita ha reso quasi degli sconfitti per seguirli verso la propria vittoria personale.
Il protagonista della storia, Seishu Handa (interpretato da Yosuke Sugino di “Dream Pony” e “Tokyo Revengers“) è un giovane calligrafo professionista. La sua vita è sempre stata incentrata sullo studio e sulla calligrafia, cercando di ricalcare la fama e la maestria del padre, Seimei Handa (interpretato da Ken’ichi Endo di “Nessuno lo sa“). Per la calligrafia perfetta, ha messo di lato ogni cosa, gli amici, la leggerezza, la vita stessa. Tuttavia, nonostante le fatiche, la carriera di Seishu Handa non sembra mai prendere il volo, condannato a rimanere l’eterno secondo, all’ombra dell’ingombrante fama paterna, elogiato per la pulizia e il rispetto delle regole della tradizione calligrafica, ma, al tempo stesso, visto quasi come un mero esecutore, senza quell’estro geniale che caratterizza i migliori calligrafi, incapace di emozionare le persone.
Un giorno, durante una mostra, dopo essersi visto superare da un giovanissimo artista considerato un talento emergente dell’arte calligrafica e aver sentito le aspre parole di un critico nei confronti delle sue opere, tutto lo stress accumulato per anni rompe gli argini e Seishu Handa perde la pazienza, aggredendo il critico e insultando tutti gli artisti presenti. Chiaramente affetto da una crisi di burnout, Seishu viene spedito dal padre su un’isola dell’arcipelago di Goto, lontano dalla vita frenetica di Tokyo e da quella competitività che lo stava distruggendo, in esilio da quel mondo che aveva offeso durante la mostra.
La punizione paterna è, in realtà, quasi un regalo nascosto. Infatti, tempo prima della nascita di Seishu, anche suo padre, in evidente crisi d’ispirazione artistica, si era rifugiato sulla stessa isola per cercare quella serenità giusta per concentrarsi e trovare la propria strada. Nello stesso modo, spera che Seishu possa trovare la sua arte in un piccolo villaggio di pescatori e coltivatori a contatto con la natura e la semplicità.
“La vita su quest’isola è lenta, ma ti insegna a guardare le cose da un’altra prospettiva.”
A Goto si parla ancora un antico dialetto, le cui propaggini sono arrivate fino a Nagasaki, ma che ha conservato caratteristiche uniche, così come parole non presenti nella lingua giapponese nazionale, che riescono ad esprimere concetti a sé. Una di questa parole, “barakamon“, serve ad indicare una persona vivace, piena di vita e di positività, capace con le proprie azioni di trasmettere vita agli altri.
Seishu arriva sull’isola così privo di forze, depresso e schiacciato dalla sua presunta inutilità, offeso dalla punizione paterna e dalla mancata accettazione da parte degli artisti calligrafi, ma, al tempo stesso, anche vergognato di se stesso e delle sue azioni, da essere quanto di più distante da quello che esprime il termine “barakamon“. Deciso ad isolarsi nel perfetto nulla e a lasciarsi vivere, s’imbatte, però, nel vero esempio di un “barakamon“, quasi un folletto dei boschi e della natura, spirito stesso della lietezza della semplicità. Si tratta della piccola Naru Kotoishi (Ririsa Miyazaki di “366 Days” e “Ramune Monkey“), una bambina di quasi sette anni, che vive con il nonno, gira scalza e libera per il villaggio con un codino storto in alto sulla testa, non riesce a leggere i kanji e, soprattutto, ha fatto della casa di Seishu il suo “quartiere generale”.
Quando Seishu scopre la presenza di Naru, cerca di ostacolarne in tutti i modi l’ingresso in casa (compito arduo, visto che Naru ha tanti rifugi e tanti passaggi segreti per entrare in casa), anche perché non vuole essere disturbato in quell’esilio silenzioso in cui dovrebbe ritrovare il proprio percorso artistico. Quando Naru scopre la presenza di Seishu, decide immediatamente di renderlo suo sensei, perché non c’è una spiegazione alle sue percezioni intuitive e Sensei-Handa, con le sue stranezze, il suo attaccamento per la calligrafia, la sua ansia costante e la sua solitudine, è semplicemente destinato a diventare Sensei-Handa, una persona in grado di donare la propria arte agli altri non solo attraverso le opere, ma anche con i suoi insegnamenti.
Del resto, in giapponese, il termine “naru” (なる o 成る), da cui il nome della bambina, significa “diventare”, “trasformarsi” e Naru è quella persona barakamon in grado di trasformare chi le sta intorno, per farli diventare chi dovrebbero essere, farli crescere senza perdere la purezza dell’infanzia. Sembra uscita da uno script dello Studio Ghibli questa bambina che nell’estate limpida di Goto è essa stessa estate, in grado di portare su di sé tutta la freschezza della natura incontaminata che difende la bellezza della semplicità.
Accanto a Naru, si staglia un intero villaggio che accoglie con curiosità e generosità quel giovane strano venuto da Tokyo per riposarsi, ma che non fa che riempire pagine di calligrafia in piena notte: così il capo del villaggio Yujiro Kido (Kazuki Ilio) e sua moglie Tomoko Kido (Kaori Yamaguchi), con il figlio Hiroshi Kido (Keito Tsuna), che, alle porte del diploma, non sa ancora se andare all’università o diventare chef, diviso tra la voglia di vedere il mondo e la paura di lasciare l’isola; l’infermiera Ikue Komoto (Minami Tanaka), che è tornata sull’isola dopo il divorzio, con la figlia Hina (Azuki Terada), lacrimosa compagna di giochi di Naru; l’anziana Yasu Nomura (Machiko Washiu), la nonna di tutti nel villaggio, abituata ad accogliere, perché sa guardare il cuore delle persone; le giovani studentesse Miwa Yamamura (Hana Toyoshima), che sogna di andare all’università, ma anche di mantenere l’attività commerciale dei genitori sull’isola, e Tamako Arai (Hana Kondo), che sogna di diventare mangaka e nasconde un mondo interiore fantastico e ricco di inventiva; il piccolo Kentaro Ohama (Towa Kato), vivace figlio di un pescatore che vive a contatto continuo con il mare, e l’anziano Kosaku Kotoishi (Osamu Kao), che va in giro con il suo trattore per i campi incurante dell’età. A loro, si aggiunge la presenza fissa e familiare di Takao Kawafuji (Akiyoshi Nakao di “First Love“), l’impresario e agente di Seishu e di suo padre, ma anche l’unico amico che Seishu abbia mai avuto, e di Kosuke Kanzaki (Towa Araki), il giovane calligrafo che si è trovato a superare per caso Seishu, ma che lo ha sempre preso come modello.
Quella piccola umanità di un villaggio sperduto nelle isole Goto, che sembra rumorosa, invadente, impicciona, che non permette a Seishu di lavorare in pace, entra in casa a tutte le ore e gli carica il frigorifero e la dispensa di tanti prodotti locali, portati solo perché l’abbondanza va condivisa tra vicini, col tempo, inizia ad entrare nel cuore di Seishu, che si fa coinvolgere in sempre più numerose attività, diventando parte integrante di quella stessa comunità, da cui sembrava fuggire, tanto da capire la falsità e la forzatura della sua vita a Tokyo, costretto in un ruolo di cui non riusciva a comprendere i confini.
Arrivato senza fiato ai confini ignoti dello Stato, Seishu si è reso conto di aver sempre sofferto non tanto per mancanza di fiducia, quanto per aver confuso l’approvazione esterna con l’autostima, perdendo completamente quest’ultima nella dipendenza delle parole altrui. Comprende che l’ingrediente vero e proprio che distingue ognuno è la determinazione, la chiave di volta per qualsiasi successo, l’unica cosa che fodera la propria fiducia e la rende invincibile, nonostante le intemperie della vita e le sconfitte che continuano ad accumularsi. Comprende che le sconfitte sono solo dei tentativi di vittoria e che l’umiltà stessa è già una vittoria, perché inserisce l’umanità a plasmare l’orgoglio. E, infine, comprende che non è terribile non sapere chi si è, se si apprende lentamente chi si è capaci di diventare e che diventare è un verbo in continua trasformazione ed evoluzione, racchiuso in quella calma costante e pacifica di quell’isola, che ogni giorno gli fa scoprire una nuova parte di sé fino a farlo a diventare qualcuno la cui arte sa muovere le emozioni degli altri, capace di insegnare a diventare, a cercare sé stessi, degno di quel “sensei” che Naru gli ha apposto dal primo incontro.
D’altronde, i loro nomi si uniscono in un’unica frase “sensei ni naru“, “diventare un insegnante”, la via che Seishu è destinato a perseguire, dopo il suo lungo percorso.
“Non puoi sapere cosa ti aspetta a meno che tu non ti arrampichi da solo.”
Laura
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