“Ogni emozione ci predispone all’azione in modo caratteristico; ciascuna di esse ci orienta in una direzione già rivelatasi proficua per superare le sfide ricorrenti della vita umana”.
(Daniel Goleman)

Titolo originale: 유미의 세포들 , Yumiui sepodeul (lett. “Le cellule di Yumi”)
Regia: Lee Sang-yeob
Sceneggiatura: Kim Kyung-ran, Kim Yoon-joo
Cast :Kim Go-eun, Ahn Bo-hyun, Lee Yoo-bi, Choi Min-ho, Mi-ran, Park Ji-hyun, Joo Jong-Hyuk,
Genere: Psychological drama, Romance, Slice of Life
Corea del Sud, 2021 – k-drama, 14 episodi
Quando, qualche anno fa, ho deciso di guardare la prima stagione di “Yumi’s Cells” ero davvero molto curiosa perché la commistione tra live action e animazione mi è sempre piaciuta fin da quando ero piccola e, in questo caso, in parte ispirata dal mio personale apprezzamento per il film della Pixar-Disney “Inside Out” ero attratta dall’idea del mondo interiore della protagonista animato dalle cellule delle emozioni.
“Yumi’s Cells” è una serie diversa dai canoni tipici del k-drama, è una serie originale che strizza l’occhio alla commedia, ma senza scadere nella banalità, entrando, invece, in una visione psicologica e introspettiva delle relazioni umane e sociali con un tocco magistrale, a tratti delicato e a tratti brillante, ma, di sicuro, ciò che non manca alla trama è la visione empatica della crescita personale della protagonista, nel trovare i punti di forza nelle fragilità emotive della sua personalità, nell’accettare le proprie debolezze per rafforzare il proprio io, sviluppare consapevolezza e autostima, tema molto caro alla serie, visto che già dal primo episodio ritroviamo la nostra Yumi in preda a insicurezze, a sfiducia in sé stessa e un senso soffocante di solitudine e di abbandono.
Entrando nel cuore della vicenda, ci affezioneremo immediatamente alla protagonista Yumi che ha il volto della splendida e versatile Kim Go-eun (“Goblin”, “The King Eternal Monarch”) che dona al suo personaggio un’aurea tutta sua e riesce a rappresentare perfettamente le complessità e le insicurezze dell’animo di una giovane donna, impiegata in un’azienda, dal lavoro e dalla vita monotona.
La giornata di Yumi è abbastanza ordinaria, lavoro, casa e molti sogni ad occhi aperti che la giovane racchiude nella lettura dei suoi romanzi preferiti, ma in realtà dentro la sua mente ha un vero e proprio microcosmo di cellule cerebrali, tutte rappresentanti delle emozioni e tutte coinvolte nella vita e nei sentimenti della ragazza, nei processi decisionali, nei pensieri e nelle preoccupazioni: la cellula della ragione, quella dell’ansia, la cellula dell’autocontrollo, la cellula della fame (la mia preferita!), la cellula della moda, quella della malizia e molte altre che discutono e litigano tra loro, ma che cercano di consigliare al meglio Yumi, anche se, in realtà, nel profondo del suo essere, è la cellula dell’Amore che dovrebbe condurre la vita d Yumi, ma che da tre anni a questa parte è caduta in un coma profondo, dopo il fallimento e la delusione della sua ultima relazione che l’ha completamente fatta cadere in un limbo di depressione.
“Quando si è soli, qualunque cosa si faccia, si è sempre soli”.
La prima stagione di “Yumi’s Cells” si concentra proprio sul senso di solitudine che la protagonista prova fin dall’inizio, compreso quando rientra da un fine settimana da casa dei genitori. Il salutare i genitori e il ripromettere loro di tornare presto, il rientro a casa sua, in città, nell’immergersi nel ritmo monotono, rattrista la ragazza e la fa pensare continuamente alla sua condizione esistenziale.
E’ proprio in questo frangente che la nostra Yumi desidera ricercare nuovamente quel sentimento che può scaldare il suo cuore, solo che teme di essere nuovamente ferita, per cui solo quando il suo giovane collega Chae Ugi (Choi Min-ho, “Hwarang”), verso il quale in un primo momento la ragazza aveva proiettato il suo interesse sentimentale, le propone un appuntamento al buio con un amico, un certo Goo Woong (Ahn Bo-hyun, “Itaewon Class”), un giovane sviluppatore di videogiochi e fondatore di una start up, lei accetta.
Al momento dell’appuntamento, però, Yumi resta inizialmente sconcertata dall’aspetto trasandato di Woong, capelli lunghi, maglietta, pantaloncini e sandali, vorrebbe andare via, ma per gentilezza (qualità che contraddistingue Yumi per tutta la serie) resta e cerca di iniziare una conversazione con Woong che da subito sembra, invece, attratto dalla ragazza, ma resta senza parole e questo atteggiamento spesso lo porta a far sorgere fraintendimenti continui tra loro.
“Non serve un gesto eclatante per dimostrare il proprio affetto. A volte, la semplice presenza è più che sufficiente”.
Pian piano, però, Yumi riesce a cogliere il meglio della personalità di Woong, la sua spontaneità e la sua sincerità, spesso anche infantile, colpiscono la ragazza e la sua cellula dell’Amore che, fino a qual momento era rimasta congelata in quello stato di coma, si risveglia e ritrova quel sentimento che aveva nascosto e di cui pensava di dover fare a meno.
E’ questo uno degli aspetti fondamentali della prima stagione della serie: l’elaborazione e il superamento del trauma della delusione sentimentale passata che ha paralizzato il cuore della ragazza e l’ha fatta cadere in uno stato di insicurezza, le cellule, nella loro esistenza dinamica e nel tentativo di trovare un ingranaggio il più possibile equilibrato, conducono la giovane Yumi alla guarigione emotiva e alla fiducia verso l’esterno.
Inoltre, la consapevolezza dei propri punti di forza fa risvegliare l’autostima della ragazza che anche in momenti di difficoltà, come quando si sente minacciata dalla rivale in campo sentimentale, la subdola Seo Sae-yi (interpretata dalla brava Park Ji-hyun), riesce a ritrovare quel carattere e quella forza interiore per difendere se stessa e la sua felicità.
“Il protagonista della tua vita sei tu. Tutti gli altri sono solo comparse”.
Mentre la storia di Yumi e Woong procede, all’orizzonte si preparano difficoltà e, tra incomprensioni dovute ai caratteri diversi o ai modi differenti di affrontare le situazioni, i due ragazzi finiscono per allontanarsi.
Woong non riesce a comunicare a Yumi la propria crisi interiore che sta vivendo dovuta alla imminente chiusura della propria attività lavorativa e ai conseguenti problemi economici e, con orgoglio, che in questo caso diventa un’arma a doppio taglio contro se stesso, nasconde a Yumi la verità, facendo venire meno quella che era una delle caratteristiche migliori della loro relazione, la trasparenza e la sincerità. Yumi, invece, avvertendo l’incertezza e la diffidenza di Woong interpreta questi atteggiamenti come disinteresse e trascuratezza nei propri confronti.
Da spettatori ci addoloriamo della situazione di Woong, ma non riusciamo a comprendere in toto il motivo per cui non voglia mettere di lato il proprio orgoglio e confidarsi con Yumi, la quale soffre profondamente, ma stavolta riesce a trovare quella forza in se stessa che non aveva prima, in lei è avvenuta una crescita personale interiore che l’ha portata alla consapevolezza di sé e finalmente a mettersi al primo posto.
“Yumi’s Cells” è ispirato al webtoon omonimo di Lee Dong-gun, pubblicato su Naver Webtoon dal primo aprile 2015 al 13 novembre 2020 con un totale di 512 capitoli. La particolarità di raccontare la storia ordinaria e normale di una giovane donna, vista dalle sue cellule cerebrali delle emozioni, rende la serie preziosa nel proprio intreccio narrativo e presenta al pubblico delle tematiche valide a cui pensare, tematiche ricorrenti nella società di oggi, che riguardano ogni individuo, infatti, mentre guardiamo la serie riusciamo a immedesimarci molto spesso nella protagonista e ci chiediamo quante volte abbiamo dovuto affrontare nella vita o nel mondo del lavoro situazioni simili.
Altra particolarità da sottolineare è che seguendo la storia scopriremo il microcosmo delle cellule di Woong e di altri personaggi della serie, chi più chi meno, perché, in fondo, tutti abbiamo un nostro microcosmo di emozioni!
Grazia
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