“Non me la sento di continuare a vivere, troppo faticoso decidere di morire, vorrei solo sparire”.
Kokoro ha tredici anni e da quando a scuola ha subito diversi atti di bullismo e di persecuzione ha deciso di trascorrere le giornate nella sua stanza, abbandonando la propria mente solo al brusio della televisione sempre accesa che possa coprire i rumori provenienti da fuori. Per Kokoro la decisione di fuggire la vita e la realtà fuori dalle pareti di casa è l’unica arma di difesa per rispondere al disagio e alla depressione. Scomparire da tutti e dal mondo!
Un giorno, però, una luce dentro lo specchio della propria camera da letto la rapisce e la trasporta in un castello abitato solo da una bambina con una maschera da lupo e da altri sei ragazzi che come lei sono stati rapiti dalle proprie stanze con la stessa modalità. Cosa accomuna questi sette ragazzi? Il voler sparire dal mondo, il soffocare i propri sogni, il coraggio di accettare se stessi.
Esiste per caso un manuale per vivere? No, ma la bambina propone loro un gioco che li aiuterà a scoprire il vero motivo che li ha portati fino a lì. Kokoro e gli altri sei ragazzi potranno accedere tramite lo specchio ogni volta che vorranno a tutte le stanze del castello e la loro missione sarà ritrovare una misteriosa chiave entro un tempo limite, chi la troverà potrà realizzare un desiderio, ma in quel caso tutto verrà cancellato dalla memoria di ognuno di loro. Unica regola da rispettare è il non rimanere all’interno del castello oltre le cinque del pomeriggio, chiunque trasgredirà questa regola sarà divorato da un lupo, come punizione.
“Il castello invisibile” (Lonely Castle in the Mirror, in originale かがみの孤城 Kagami no Kojō, ovvero Il castello solitario di Kagami) è una storia di crescita e di formazione, ma è anche una forte critica sociale nei confronti di un determinato stile di vita, di una società che fa finta di non capire i disagi e le insicurezze degli adolescenti e degli eventuali e sfortunati risvolti che possono crearsi nella loro vita. Non è una storia semplice, anche perché l’apparenza da fiaba sconfina immediatamente nell’inconscio e nella psicoanalisi e scava dei tunnel nel profondo dello spettatore. Per questo motivo, al termine della visione al cinema (evento speciale di settembre nelle sale italiane), abbiamo voluto mettere su carta le nostre impressioni e le nostre emozioni post-visione.
Che sensazione ti ha trasmesso questo film?
MEMORU GRACE
Ho provato la sensazione di trovarmi di fronte ad un messaggio forte e universale, non solo per le nuove generazioni, ma anche per chi ha passato l’età dell’adolescenza in un momento della propria vita che è ancora sospeso nel tempo a causa di un ricordo traumatico o di una tristezza ricorrente (e non per niente la storia parla anche di archi temporali). Chiunque si sia sentito solo e incompreso nel passato o si senta indifeso in questo momento, nel presente, riesce a comprendere perfettamente la storia di questo anime che è come una carezza consolatoria, quella carezza che serve a tirarsi su, non restare ancorato ad un ricordo doloroso passato o ad una ingiustizia presente perché si lotta quotidianamente per cogliere la consapevolezza di essere importanti prima di tutto per se stessi e non di farsi annullare dall’arroganza altrui. Il messaggio della storia è quello di aiutare a trovare se stessi e solo una fiaba con i propri archetipi è capace di rivelare tutto ciò, perché la fiaba parla a tutti senza barriere o limiti temporali, usando un linguaggio universale che non è la parola, ma è la percezione e per me “Il Castello Invisibile” ha colto pienamente questo dono.
CAPTAIN-IN-FRECKLES
“L’Altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà“. (Italo Calvino) Guardando questo film anime, mi è venuta in mente questa frase de La città invisibile di Calvino, un Altrove non ben definito, speculare, negativamente parlando, della situazione nota, eppure agognato come viaggio estremo al di fuori della nostra vita, ma dentro noi stessi. Si tratta di un Altrove straniante e confortante al tempo stesso, quello che si concretizza quando si vuole sparire e si tenta di perdersi in un luogo che non esiste, perlomeno non fisicamente, ma che ci protegge dalle intemperie esterne: è un viaggio mentale e psicologico, più che fisico, un tentativo di perdersi in se stessi per riconciliarsi con il proprio passato e superare i propri dolori. Non esistono né il tempo, né lo spazio, né limitazioni, se non poche semplici regole, che prevedono punizioni estreme e crudeli, perché trasgredirle sarebbe come violare il legame più autentico che si ha con se stessi. Anch’io, come i personaggi del film anime, ho provato la medesima sensazione di perdermi nell’Altrove dell’inconscio per ritrovare me stessa.
L’elemento o l’emozione ricorrente nel film?
MEMORU GRACE
Gli elementi ricorrenti nella storia sono molti a partire soprattutto dai ragazzi protagonisti, tutti hanno un problema di socialità e di accettazione provocato da disagio, da bullismo, da abusi, da lutti familiari o da confusione mentale per i cambi repentini che la società richiede ogni giorno. La tematica della salute mentale è uno degli argomenti più importanti di questo anime e viene affrontato con una delicatezza e sensibilità rare che ho apprezzato moltissimo, in molti frangenti anche le situazioni più violente e gravi sono state presentate con l’occhio attento della fiaba, senza provocare fragore o incisività visiva, ma creando un tempo sospeso in cui incapsulare la situazione dolorosa, comprenderla e superarla. Elementi emblematici che appartengono alla dimensione onirica e della fiaba sono la presenza della bambina lupo che mostra ai ragazzi i pericoli in cui possono incorrere nel caso non dovessero attenersi alle regole del castello, fa da tramite tra la realtà e il mondo parallelo, ammonisce e cerca di capire i comportamenti dei protagonisti, altro elemento simbolico è il passaggio dalla realtà quotidiana a quella parallela rappresentato dall’attraversamento dello specchio, altro archetipo così come altri elementi tipici della fiaba, in particolar modo “Il lupo e i sette agnelli” e la ricerca della chiave come soluzione a tutto. Emozione ricorrente è la forza rappresentata dall’amicizia che si instaura tra i sette ragazzi che si ritrovano per caso, si conoscono, si comprendono e si supportano, un’affinità tra anime soffocate dal dolore e dalla solitudine.
CAPTAIN-IN-FRECKLES
Guardare questo film è catartico, come immergersi in una fiaba. Sono presenti, infatti, tutti gli elementi tipici di una fiaba (o, meglio, di più fiabe combinate insieme), archetipi dell’inconscio e della formazione psicologica, a cominciare dalla ragazza con la maschera di lupo che accoglie i protagonisti nel castello invisibile e che detta loro le condizioni e le regole per la loro permanenza, tipico narratore onniscente e magico delle fiabe, di cui è difficile capire immediatamente le finalità buone o malvage e che, al tempo stesso, rappresenta la chiave di tutto. I protagonisti stessi sono definiti “cappuccetti rossi” dalla fanciulla-lupo, ma, in realtà, vivono delle caratteristiche di altri personaggi da fiaba (in particolare, “Il lupo e i sette agnelli”, ma anche “Attraverso lo specchio e quello che Alice vi trovo”, seguito di “Alice nel paese delle meraviglie”) e compiono un viaggio di trasformazione e di formazione in se stessi, perché lo specchio non fa altro che catapultare in un’altra dimensione che è parte di sé. Altri elementi fabulistici e simbolici, come il viaggio stesso, la ricerca di qualcosa quasi da caccia al tesoro, i segni da decifrare, la chiave come elemento magico che apre il proprio intimo, il sogno nella sua dimensione più sospesa e più distante dalla realtà, per non esserne pregiudicato, etc… contribuiscono a costruire un’emozione ricorrente in cui non si trovano immersi solo i protagonisti, ma anche lo spettatore. Si sta bene all’interno del castello: le sue mura sono così confortevoli che nessuno ne vorrebbe uscire, tanto da ignorare la presenza della chiave magica e da superare insieme la solitudine.
Personaggi
MEMORU GRACE
La protagonista si chiama Kokoro che significa “cuore”, ma anche “mente”, “sentimenti”, a lei è affidata la visione globale della storia, raccoglie le emozioni di tutti, è lei la vera e propria chiave del castello. I suoi sei compagni di avventura rappresentano diverse tematiche che la storia vuole affrontare con sensibilità e tatto. La bambina custode del castello che indossa una maschera da lupo rappresenta la regista della dimensione fantastica dove i ragazzi fuggono per non pensare alla loro realtà, ma è l’unico contatto che collega le loro vite tra i due mondi. Il legame che va ad instaurarsi tra i ragazzi consolida la loro amicizia e il comunicarsi le loro esperienze non fa altro che rafforzare ogni scudo per affrontare il mondo fuori da casa e riuscire ad imporre se stessi nella società. Infine, va ricordata la funzione del castello invisibile, solitario, che raccoglie le emozioni non ascoltate da nessuno, luogo di conforto, ma anche di esercizio per affrontare le proprie paure e carezza per la propria anima. Un castello per liberare se stessi.
CAPTAIN-IN-FRECKLES
Tutti i personaggi sono accumunati da un elemento che qualifica e descrive la propria vita sociale o, meglio, l’incapacità di averne una, perché, pur in momenti, luoghi e tempi diversi, costretti a sopportare i soprusi e gli abusi che si accompagnano alla crescita (dall’incomprensione della società che li circonda, alla violenza familiare e scolastica, fino alla piaga sociale del bullismo tra i coetanei e all’isolamento volontario, quasi muto dalla vita). Ho letto che, secondo una certa critica, i personaggi sarebbero tutti degli hikikomori, un termine che, per la verità, ha assunto spesso accezioni negative nella cultura giapponese e che indica persone che si vogliono autoescludere dal mondo e dalla realtà. Non sono del tutto d’accordo con questa definizione per il film perché, anche se ognuno cerca di sparire dal mondo, tutti sono accumunati anche da un sogno, che credono di poter realizzare per vivere (il ritrovamento della chiave che dà diritto ad esaudire un desiderio, ma che cancella anche la memoria del tempo trascorso in sospeso tra sogno e realtà).
Formazione, magia o ricordo?
MEMORU GRACE
Un perfetto equilibrio tra realtà e fiaba, per capire la realtà bisogna prima immergersi nella fiaba, superare gli ostacoli e riportare quella forza e coraggio acquisiti nella nostra realtà quotidiana, solo così possiamo vincere le paure, i timori e l’ansia del futuro e dell’ignoto. Si tratta di una storia di formazione che riesce a condividere tutti i canoni più preziosi e importanti delle fiabe, dei racconti realistici e intimisti con un apprezzabile potere catartico che coinvolge ogni persona sensibile che si avvicina alla narrazione di questo anime. Il castello simboleggia il luogo dove sparire, fuggire dalla realtà e dai problemi quotidiani, ma poi diventa il posto del cuore, dove trovare supporto, sicurezza e dove potersi appoggiarsi l’un l’altro. “Il castello invisibile” è una riflessione sull’adolescenza, ma anche sulla vita.
CAPTAIN-IN-FRECKLES
Si tratta di un equilibrio che non si sgretola, ma che, anzi, è costruito con finezza e sensibilità, in perfetta armonia tra le varie anime sofferenti che trovano rifugio in questa dimensione sospesa. Ci si forma, si riesce ad esternare i propri traumi e le proprie paure, si prova a superare insieme i timori (quel “domani vado a scuola, venite anche voi, così so di non essere più solo” è emblematico). Si guarda il futuro con incertezza e quasi terrore perché il presente offre solo miseria, tanto che ci si vorrebbe nascondere, eppure si trova la propria forza nella costanza del ricordo passato, che diventa quasi una luce per andare avanti. “Il castello invisibile” è una visione che rimane nell’animo e scava nel profondo, consci forse del fatto di esserci sperduti tutti, per qualche momento della nostra vita, nel nostro castello e di esserne riemersi consapevoli di noi stessi.
“Il Castello invisibile” è un film anime diretto da Keiichi Hara (Colorful, Miss Hokusai) e ispirato al romanzo omonimo di Mizuki Tsujimura, classe 1980, una che prima ancora di scrittrice si autodefinisce “lettrice appassionata” sin dall’infanzia e che per questo romanzo ha vinto numerosi riconoscimenti, tra cui il Japan Booksellers’ Award per le copie vendute. “Leggere è essere trasportati in un mondo diverso. Il castello nel mio romanzo è una metafora di questo: entrarci equivale ad aprire le pagine di un libro, perdercisi dentro e uscirne trasformati”. Queste sono le parole di presentazione di Mizuki Tsujimura e con le sue parole riassumiamo la tematica della trasformazione e della crescita che questa storia ci lascia con delle immagini e delle scene meravigliose e una morale che resta nel cuore dello spettatore. La colonna sonora è affidata alla compositrice Harumi Fuuki, ma è da segnalare anche la bellissima canzone merry-go-round di Yuuri, che accompagna i titoli di coda. E, come tale, vogliamo immergervi nella magia della musica di questo anime.
Come suona la nostra recensione?
Memoru Grace & Captain-in-Freckles








