“La vita è imprevedibile come il tempo in mare aperto.
Forse dobbiamo solo vivere seguendo il corso della vita, lasciandoci trasportare dalle onde”.

Titolo originale: Azure Spring, 아주르 스프링 , Ajureu seupeuring
Regia: Jung Heon-soo
Sceneggiatura: Ha Jin
Cast: Kim Ye-rim (Yeri), Kang Sang-jun, Kang Ae-shim, Ko Ju-hee, Jung Hyun-min
Genere: healing drama, coming of age, slice of life
Corea del Sud, 2026, k-drama, 6 episodi
Camminare nell’azzurro a piccoli passi, procedere silenziosi verso una distesa d’acqua che sembra accogliente, pur nella sua grandezza infinita e pian piano immergersi nell’acqua per dimenticare, per far proprio il silenzio, la solitudine, per non sentir parlare attorno a sé…
Si dice che l’apnea e il mare siano due forme di rifugio.
“Azure Spring” è uno di quei piccoli drama che anche in pochi episodi restano nel cuore e lo fa con una timida carezza, perché si tratta di una storia che potrebbe appartenere a chiunque, ma viene affrontata in modo pacato, in cui ogni episodio fa parte di un percorso terapeutico per i due protagonisti e per noi spettatori che viviamo con loro le vicende e che pian piano, tramite ricordi e flashback, capiamo le profonde cicatrici che hanno entrambi, tormentati dalla paura del futuro e intrappolati dalla stessa angoscia per il passato.
“Il nuoto era tutto per me, eppure eccomi qua, sconfitta dalla marea”.
Seo An-na (Kim Ye-rim, anche conosciuta solamente come Yeri, cantante del gruppo musicale Red Velvet) è una nuotatrice della squadra nazionale che ha perso il suo posto dopo aver avuto un infortunio che l’ha completamente bloccata per un po’ di tempo, ma ancor di più ha messo in crisi le sue abilità e la fiducia in se stessa. Nel frattempo, ha perso anche la madre, interpretata dalla bravissima e intensa Kang Ae-shim (Squid Game, 2 e 3) che vediamo solo nei suoi ricordi e che è sempre stata la sua più grande sostenitrice.
Seo An-na si sente sola, non riesce a fare altro se non nuotare, ma crede di aver fallito anche in questo, in quello che doveva essere il suo futuro, il suo scopo di vita, le sue aspettative, crede di essere stata sconfitta dalla marea che l’ha inghiottita nella dimenticanza ed emarginata da ogni cosa.
An-na torna, quindi, nel suo paese natale, a Tongyeong, città sulla costa, per nascondersi da tutto e da tutti, non vuole più avere a che fare con la sua squadra, con il suo allenatore che era stato anche il suo fidanzato e che ora corteggia una nuova stella del nuoto, non vuole dare spiegazioni a nessuno per questa scelta. Cammina piano piano nell’azzurro riflesso dell’acqua sulla terraferma, un riflesso che richiama la concentrazione, la calma, il bisogno di trovare un’àncora di riposo mentale e psicofisico che la ragazza sta cercando disperatamente.
E’ qui che incontra Yun Deok-hyun che condivide l’affitto della casa. Il ragazzo è un sub solitario e silenzioso, parla poco e mantiene le distanze da tutti.
“Perché ti immergi?” / “Perché posso stare da solo”.
La storia di Deok-hyun (Kang Sang-jun, “Doctor Slump”) è una storia di solitudine e di espiazione che pian piano emerge nella trama. Quando An-na lo conosce è infastidita dalla presenza del ragazzo perché sembra concentrarsi solo se stesso, senza dar conto a nessuno, la sua introversione è tale che anche la stessa An-na non riesce a capirla da subito. Deok-hyun è autosufficiente in ogni cosa e non chiede mai a nessuno alcun aiuto, ogni mattina indossa la sua tuta da sub e va a pescare in fondo al mare, nell’oceano profondo, trascorre il tempo sempre in solitaria e si mantiene da vivere in questo modo.
An-na ritrova, invece, il suo mare, quello dell’infanzia, quello dove ha imparato a nuotare, quei luoghi che nella sua memoria hanno sempre avuto un’importanza speciale a cui lei non ha mai fatto caso, ma ai quali, nel suo momento di crisi, vuole appartenere. Ritrova una vecchia amica dei tempi della scuola, che non si è mai allontanata dal luogo anche se avrebbe voluto tentare una carriera diversa.
An-na vorrebbe ritrovare nella pace del suo paese natale un rifugio sicuro lontana dai fallimenti e dalle aspettative, Deok-hyun vorrebbe trovare in quel posto lontano dalla sua vita precedente un luogo nascosto dove espiare qualcosa che lo fa sentire in colpa e che appartiene al suo passato.
Eppure, entrambi trovano conforto in quel rapporto tutto personale con il mare!
An-na ritrova la tuta da sub della madre che ha sempre lavorato e mantenuto la famiglia in modo onesto e discreto, la vede in ogni luogo, negli oggetti attorno a sé, nel silenzio delle onde del mare dove era solita immergersi, nei tegami lasciati sul terrazzo dove cucinava i suoi piatti, le sembra di sentirla nei sussurri del vento, la madre che riesce ancora una volta a spronarla. Così chiede a Deok-hyun di poter immergersi anche lei nel profondo dell’oceano e il ragazzo accetta.
Attraverso l’apprendimento delle pratiche tradizionali del nuoto subacqueo delle haenyeo, i due ragazzi iniziano ad immergersi insieme e il mare, con la sua forza di rinascita, la sua trascendenza, accompagna An-na e Deok-hyun in un percorso di guarigione emotiva. Nel profondo dell’oceano riescono ad analizzare se stessi e a trovare quel momento giusto per fare dei piccoli passi per ricominciare.
“Ogni cosa ha il suo momento. Mentre si aspettano i momenti giusti possono arrivare le difficoltà e le cose possono andare a rotoli, ma anche il tifone più violento alla fine passa.
Proprio come il mare dà vita ad una nuova vita, dopo che il tifone è passato e ha portato via tutte le impurità, il momento giusto arriva”.
Nel frattempo, l’immensità delle acque fa da riflesso alla profondità dei moti interiori dell’animo dei due ragazzi che restringono i propri obiettivi di vita: ritrovare la fiducia e comprendere il senso di limite.
La fiducia deriva dalla conoscenza di se stessi e non è facile da acquisire, ma serve darsi del tempo e con tanta pazienza e costanza arrivare a comprendersi per riuscire a darsi una possibilità che si è negata per una via tortuosa del proprio inconscio.
Per quanto riguarda il limite, invece, chi lo stabilisce?
Noi stessi, ma dopo un percorso di conoscenza, di fiducia e di perdono, che è una delle strade più complesse da percorrere, la stessa strada che con fatica e dolore ripercorrerà Deok-hyun per perdonarsi anche dopo che un suo commilitone dell’esercito riesce a ritrovarlo per farlo riappacificare con il suo passato.
“Devi conoscere il tuo limite per sapere quando lasciar perdere e risalire in superficie vivo”.
“Azure Spring” può sembrare una storia semplice, ma ha un impatto emotivo profondo e per questo è stata davvero una piacevole scoperta, un drama che riesce in pochi episodi a trasmettere allo spettatore, anche grazie ad una fotografia stupenda che enfatizza quell’azzurro dai tocchi mistici e a dei luoghi meravigliosi, che la tranquillità è quella che troviamo in fondo al nostro animo, come in fondo all’oceano. I due protagonisti tra immersioni, momenti di bellezza essenziale come la preparazione di un cibo dopo la pesca o la cura nel sistemare la terrazza dopo un tifone, riescono a ricucire le parti di se stessi che sembravano incurabili.
Mi è piaciuto molto come viene sviluppata la relazione tra di loro, non una storia romantica, ma una connessione intima di guarigione emotiva, un supporto l’un l’altro per curare l’anima e per questo “Azure Spring” è una serie davvero da recuperare, perché il mare nel suo significato simbolico è energia vitale e infinita tenacia per affrontare l’ignoto della psiche umana.
“La vita è imprevedibile come il tempo in mare aperto.
Forse dobbiamo solo vivere seguendo il corso della vita, lasciandoci trasportare dalle onde.
Perché la gioventù non è temporanea, dura tutta la vita.
E oggi è sempre primavera… Speriamo che sia sempre una primavera azzurra!”
Grazia
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