“Il tempo nel nostro universo è ad un senso di circolazione: non c’è modo di tornare indietro, né di rimediare. Nella musica c’è sempre la possibilità di rimediare e cambiare”.

Titolo originale: Ryuichi Sakamoto : Opus
Regia: Neo Sora
Cast: Ryuichi Sakamoto
Musiche: Ryuichi Sakamoto
Giappone, 2023 – film concerto musicale
“Opus” è una parola latina che indica l’opera o il lavoro, ma, in ambito musicale, solitamente indica la composizione di un autore, per cui, seguita da un numero specifico, entra nella catalogazione dei lavori composti da tale autore, tanto che, nei secoli passati, i compositori sono stati identificati spesso dal loro numero di “opus” pubblicati, quasi a misurarne la proliferazione artistica, più ancora del loro valore. Col tempo, però, numerosi musicisti iniziarono a ribellarsi a questa regola della numerazione degli opus e, a cominciare da Beethoven, iniziarono a numerare i propri opus senza una connessione musicale o cronologica, ma seguendo unicamente la propria volontà, o addirittura a sdoppiare e ripetere gli opus, fino ad ometterne alcuna denominazione.
A Ryuchi Sakamoto, però, la regole strutturali non sono mai piaciute, se non per dare una traccia minima, mentre le numerazioni si annullano in un’unica elevazione che cerca l’infinito in una connessione dove è possibile leggere tutto l’universo attraverso la musica. E, a questo punto, il suo “opus” non ha bisogno di alcun riferimento numerico, perché è in sé numero unico e omnicomprensivo di tutta la sua musica.
Il 19 maggio 2026 era l’unica data al cinema per vedere l’ultimo concerto del Maestro Ryuichi Sakamoto, documentato nel film “Opus“, diretto dal figlio Neo Sora, un vero e proprio testamento delle sue opere e del suo amore per la musica, il canto del cigno di un compositore e musicista che ha saputo sperimentare e reinventare la musica, attraverso anni di destrutturazione del canone classico, per costruirne una nuova narrativa, che attraverso note minime di un linguaggio universale e non strettamente codificato sa mettere a contatto l’interprete e creatore della musica con l’animo dello spettatore. Il film fu presentato per la prima volta all’80esima Mostra del Cinema di Venezia il 4 settembre 2023, presentazione che è stata seguita da un passaggio internazionale attraverso il New York Film Festival, il BFI London Film Festival e il Tokyo International Film Festival, per approdare sugli schermi quasi tre anni dopo.
Le nostre aspettative di assistere a dei momenti di vera grazia sono state superate: in sala regnava il silenzio, eravamo tutti estasiati dall’ultima magia di un concerto che nel suo minimalismo ha colto classicità e modernità, l’essenziale e la bellezza, dove anche ogni nota, ogni pausa e ogni accordo respirano la stessa melodia.
Il concerto è stato registrato e filmato presso lo studio 509 della Nhk tra l’8 e il 15 settembre 2022, circa cinque mesi prima della dipartita del Maestro Sakamoto, in uno spazio che conosceva bene, circondato solo da stretti collaboratori che lo avevano seguito per tutta la vita, con l’intenzione di mettere a nudo l’anima stessa dell’artista e questo ci ha ricordato in qualche modo, seppur si tratti di due contesti diversi, l’ultima registrazione delle Variazioni Goldberg che Glenn Gould fece nel 1981, un anno prima della sua morte.
Se la registrazione del 1981 di Glenn Gould era pacata e riflessiva rispetto a quella giovanile del 1956, dove l’impeto e la foga donavano alle Variazioni una lettura personale, dai tempi veloci e da uno stile che sarebbe diventato una pietra miliare nella musica classica, anche in “Opus”, Ryuichi Sakamoto interpreta i suoi capolavori in chiave diversa, suonando in punta di dita per asciugare il suono dall’enfasi, dall’energia, ma regalando una pacatezza e una serenità che risuonano nell’armonia gentile della registrazione.
Per questo motivo “Opus” ci ha ricordato “Le Variazioni Goldberg” del 1981 perché sia Ryuichi Sakamoto che Glenn Gould hanno voluto donare con la loro ultima registrazione un soffio di eternità, suonando con il cuore e lasciandoci un testamento musicale che, grazie al pianoforte e al rapporto intenso che entrambi avevano con questo strumento, noi ascoltatori riusciamo a percepire.
Ryuichi Sakamoto suona i suoi brani, le sue composizioni, riducendoli all’essenziale, omettendo arrangiamenti elettronici o sperimentazioni per poter cogliere il cuore della poesia, il tocco delicato che svela l’anima e la sensibilità, enfatizzando la capacità emotiva di cogliere le sfumature del suono e il potere evocativo. Ogni minimo dettaglio della registrazione è un piccolo frammento di nota umana che caratterizza lo stesso artista, dai tocchi sui tasti, al momento devoluto per accordare le corde, ai movimenti con la testa o con gli occhiali, fino a quei piccoli impercepibili errori, a quei cambi di passo, quelle note sbagliate o quei ritorni sul pezzo che, come diceva lo stesso Maestro Sakamoto, sono dei veri doni della musica all’artista, parti di un dialogo continuo con lo spettatore.
Il silenzio che accompagna l’esecuzione dei venti brani che compongono “Opus” è una delle parti più significative ed emozionanti del concerto, riflette la maturità e la consapevolezza della vita e della sua brevità, quell’incedere dell’infinito che ognuno di noi cerca di carpire.
Estetica minimalista, in bianco e nero, che sembra quasi un unico piano sequenza, pause che riflettono lo stato emotivo e una sola certezza: essere consapevoli di ascoltare un artista unico nella sua grandezza e nella sua preparazione che ci lascia un patrimonio immortale, come la musica.
“Ars longa, Vita brevis”.
La lista dei brani suonati:
1. “Lack Of Love”. Colonna sonora del videogioco “L.O.L.: Lack Of Love.
2. “BB”. Brano inedito, scritto nel 2018. 3. “Andata”. Dall’album “Async” (2017).
4. “Solitude”. Dalla colonna sonora del film “Tony Takitani” (2004)
5. “For Jóhann”. Brano inedito, scritto nel 2018.
6. “Aubade 2020” 7. “Ichimei – Small Happiness”. Dalla colonna sonora del film “Ichimei” (2011).
8. “Mizu no naka no Bagatelle”. Dalla colonna sonora della pubblicità del “Suntory Whiskey” circa del 1983.
9. “Bibo no aozora”. Dall’album “Smoochy” (1995).
10. “Aqua”. Dall’album “BTTB” (1998). 11. “Tong Poo”. Brano tratto dall’ album della Yellow Magic Orchestra (1978);
12. “The Wuthering Heights”. Dalla colonna sonora del film ”Emily Brontë’s Wuthering Heights” (1992). 13. “20220302 (Sarabande)”. Dall’album “12” (2023);
14. “The Sheltering Sky”. Dalla colonna sonora dell’omonimo film (1990).
15. “20180219 (w/ Prepared Piano)”. Brano inedito. 16. “The Last Emperor”. Dalla colonna sonora dell’omonimo film (1987).
17. “Trioon”. Dall’album “Vrioon” (2002).
18. “Happy End”. Dall’album “Bgm” della Yellow Magic Orchestra (marzo 1981). 19. “Merry Christmas, Mr. Lawrence“. Dalla colonna sonora del film omonimo (1983).
20. “Opus – Ending”. Dall’album “BTTB” (1998).
Grazia & Laura
Come suona la recensione?
