“Noi siamo nati per osservare e ascoltare questo mondo e solo così, anche senza riuscire nella vita, possiamo trovare, possiamo davvero trovare un senso alla nostra esistenza”.

Titolo originale: An, あん
Regia: Naomi Kawase
Sceneggiatura: Naomi Kawase
Cast: Kirin Kiki, Masatoshi Nagase, Kyara Uchida, Miyoko Asada, Etsuko Ichihara
Genere: drammatico
Giappone, 2015 – film
In una via commerciale, proprio davanti ad un piccolo locale da prodotti da forno e di dorayaki, c’è un albero di ciliegio che per tutta la storia sfoglia i capitoli con i suoi fiori rosa, i frutti e le foglie per cadenzare lo scorrere del tempo. Ed è lì, dietro al bancone del minuscolo chiosco, che si svolge una storia di amicizia, di accettazione e di vita e il nostro ciliegio sembra quasi narrarcela.
Sentarō (Masatoshi Nagase, che ricordiamo nel film di Jim Jarmusch, “Mistery Train”) è un pasticcere, non è proprio il mestiere dei suoi sogni, ma il suo è un percorso stabilito dopo un periodo di carcere e deve pagare il suo debito con il lavoro. Un giorno, non diverso da tanti altri, mentre l’uomo si annoia nel suo piccolo locale, dove si presentano quotidianamente appena pochi clienti, una signora anziana, un po’ curva e minuta, entra nel suo negozio. Il nome della donna è Yoshii Toku (Kirin Kiki, “Kamikaze Girls”, “Little Sister”) e da subito manifesta il desiderio di essere impiegata nel locale di Sentarō, perché la donna adora la pasticceria, soprattutto la preparazione dei gustosissimi dorayaki, dolci farciti con pasta di fagioli azuki (fagioli rossi) e rivestiti da una sorta di Pan di Spagna.
Sentarō, dopo aver considerato l’età della donna, le sue mani rugose e nodose e i suoi movimenti lenti, cerca di spiegare alla signora Toku che non gli serve alcun aiuto, ma il giorno dopo la signora si presenta con l’ingrediente segreto, la marmellata di fagioli rossi.
“Vede giovanotto, l’An va… va preparata con il cuore”.
“An” è il nome della confettura di fagioli rossi di cui vengono riempiti i dorayaki e “An” è anche il titolo originale del film, perché la preparazione della confettura e dei dorayaki diventerà parte fondamentale della storia, creando una magia particolare che avvicinerà le esistenze dei due protagonisti e quella di Wakana (Kyara Uchida di “I Wish“), giovane studentessa di scuola che, dopo le ore di studio, si rifugia nel chiosco di Sentarō e stringe immediatamente amicizia con la signora Toku.
L’entusiasmo quasi infantile della signora Toku, la sua abilità nella cucina, la pazienza nella preparazione di dolci e il suo rapporto con i fagioli: ascoltarli, vivere un po’ delle emozioni che cercano di trasmettere, ma a cui noi non facciamo caso, è questo il vero segreto della Vita.
Trovare un linguaggio comune con la Natura, con gli esseri umani, tendere l’orecchio ad ascoltare per capire è uno dei gesti più significativi che si possono trovare e la signora Toku ha un dono molto prezioso, possiede lo spirito giusto per connettersi con la Natura stessa, sembra parlare ai fagioli rossi e i fagioli rossi le rispondono, aiutandola ad ottenere una confettura buonissima.
“Quando io preparo la marmellata An, tendo sempre l’orecchio ad ascoltare quello che i fagioli hanno da dirmi. Cerco d’immaginare tutto quello che hanno vissuto. I loro giorni di pioggia e i loro giorni di sole. Portati dal vento, sono arrivati fino a noi. Ascolto il racconto del loro viaggio. Sì, bisogna ascoltarli. Tutto quello che esiste nel mondo possiede il suo linguaggio. È così, ne sono convinta. Il più tenero raggio di sole o il vento meritano che noi tendiamo l’orecchio ad ascoltarli. Forse è proprio per questo che ieri sera il vento che soffiava tra gli arbusti di agrifoglio, sembrava dirmi che dovevo scriverle. Io l’ho sentito”.
E mentre vediamo trascorrere il tempo, il ciliegio è sempre lì, in un silenzio lirico, rispettoso, mentre osserva le giornate di preparazione, l’amicizia che si instaura tra la signora Toku e Sentarō, quasi un rapporto madre e figlio, la fiducia dell’uomo, da sempre sospettoso e dall’atteggiamento disilluso che invece si apre con la sua nuova amica e il rapporto di amicizia con la giovanissima Wakana, la prima ad assaggiare i dolci della signora Toku e a farle pubblicità. Wakana che vive un senso di incomprensione in famiglia, mentre si sente più a suo agio con i nuovi amici e questa è una delle caratteristiche più belle della storia, il rapporto tra generazioni differenti, uniti dalla magia del sapore dei dolci, da un segreto da tenere solo per loro, un creare un rifugio sospeso al di là del loro vissuto, della loro età o delle pressioni sociali.
Tre anime toccate dalla grazia della meraviglia del mondo ancora da scoprire, ma da percepire nelle piccole cose e così i dorayaki del chiosco di Sentarō diventano improvvisamente ricercati, arrivano nuovi clienti, il locale si riempie e le mani operose della signora Toku continuano a lavorare e a creare piccole felicità che parlano al cuore e all’anima delle persone.
Mentre le vite dei tre protagonisti si intrecciano e superano la loro solitudine, avviene, però, qualcosa di spiacevole, si scopre un segreto relativo al passato della signora Toku che non ha quasi mai parlato di sé, ma il suo segreto scatena una reazione sociale esagerata che porta le persone e i clienti, che tanto avevano apprezzato i dorayaki, ad abbandonare il locale, a non acquistare più i dolci e a non frequentare più il chiosco.
La signora Toku è guarita molto tempo fa dalla lebbra, ma lo stigma sociale della malattia continua a perseguitarla e. anche se con timidezza si è affacciata al mondo, non sempre la società è matura e giusta per accogliere i propri figli che sono stati malati e che hanno subito una grave persecuzione.
Il film di Naomi Kawase è ispirato al romanzo omonimo di Durian Sukegawa che è riuscito in questa storia a lasciare un messaggio potente, profondo e ricco di coraggio, oltre a farci conoscere una pagina dolorosa della storia giapponese, quella dei malati di lebbra che dal 1907, con la legge sulla prevenzione della lebbra rimasta in vigore fino al 1996, vennero allontanati dalle proprie famiglie, prelevati dalle loro abitazioni e portati nei sanatori.
La signora Toku è portavoce di tutti coloro che sono stati invisibili. La donna, dopo aver scontato un lungo periodo di reclusione in un lebbrosario e aver perso anche un figlio, nonostante avesse sconfitto la lebbra, porta i segni sul fisico, la deformazione delle dita, ma porta anche i segni della condanna sociale, lo sguardo di disgusto e di disprezzo da parte dei passanti.
Eppure, avviene qualcosa di meraviglioso in questa storia delicata e poetica e questo qualcosa è relativo a una trasformazione emotiva in ognuno dei tre personaggi principali, un soffio di eternità che va oltre la superficialità umana, il vero segreto che ormai appartiene a tutti e tre: quel senso di umana comprensione e partecipazione al dolore degli altri, quella carità che porta ad osservare e ad ascoltare il mondo per dare una ragione alla propria esistenza, nonostante le difficoltà di ogni giorno, gli sguardi indiscreti delle persone, il pregiudizio di molti, nonostante tutto, trovare quelle piccole cose che ci spronano ad andare avanti.
“Principale, anche se ci sforziamo di vivere in modo irreprensibile, può succedere comunque che l’incomprensione della società ci annienti. A volte però bisogna saper dare prova di saggezza, forse avrei dovuto spiegarglielo prima. Io penso che un giorno arriverà a preparare da solo i suoi dorayaki in modo che le rassomigliano. La prego non si scoraggi, segua la sua strada. Sono certa nel profondo del cuore che lei ne è capace”.
Nel frattempo, il ciliegio è lì testimone di questa storia di dolore, ma anche di ritrovamento, di resilienza e infine di speranza. Sentaro, Toku e Wakana si sono riconosciuti, hanno guardato il cuore l’uno dell’altro, sono riusciti a provare un sentimento di gratitudine per la propria esistenza e uno sguardo diverso sul mondo.
Fotografia bellissima, i luoghi e gli scorci naturalisti aiutano ad entrare nella narrazione e fanno da sfondo al trascorrere dei giorni. Colonna sonora indimenticabile. Il film è stato presentato al Festival di Cannes nel 2015 per aprire la prestigiosa sezione Un Certain Regard.
Grazia
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