“Al secondo anno, ho ricevuto una lettera. La lettera proveniva da me”.

Titolo originale: オ レ ン ジ; Orenji (lett. “Arancione”)
Regia: Kojiro Hashimoto, Hiroyuki Igoshi
Sceneggiatura: Arisa Kaneko
Cast: Tao Tsuchiya, Kento Yamazaki, Ryo Ryusei, Hirona Yamazaki, Kurumi Shimizu, Dori Sakurada
Genere: drama / youth / coming-of-age / slice-of-life / fantasy
Giappone, 2015 – film
Se ognuno è condizionato al proprio periodo, incastrato in fatti che si susseguono quasi in modo determinato e casuale, destinato a seguire il ripetersi di eventi fissati, possono almeno le parole viaggiare nel tempo? E, in questo loro viaggio, possono arrivare a noi stessi in un altro momento storico delle nostre vite? Se in diversi posti è possibile scrivere e inviare una lettera nel futuro, per salutarsi e quasi confortarsi dopo anni, guardando dove siamo arrivati, possiamo inviare una lettera a noi stessi anche nel passato? Magari per metterci in guardia da alcuni fatti ed eventi che sono accaduti in modo incomprensibile e che hanno peggiorato le nostre esistenze oppure per cercare di farci soffrire di meno o per far soffrire di meno chi ci sta vicino, persone destinate a rimanere, ma anche persone destinate a scomparire dalle nostre vita, lasciando, però, intatto il loro ricordo come un tatuaggio perenne? Se il tempo è una linea continua, possiamo spostarci all’interno di essa usando le nostre parole?
Secondo gli scienziati, il viaggio nel tempo futuro è scientificamente possibile, grazie alla dilatazione temporale, sebbene sia necessaria una velocità superiore a quella della luce. Tuttavia, il viaggio nel tempo passato è solo una teoria, che contempla i cosiddetti “wormhole”, tunnel spazio-temporali che collegherebbero epoche diverse, l’utilizzo della “materia esotica” e il paradosso di modificare il passato o, perlomeno, di creare una frattura nel continuum spazio-temporale attraverso realtà alternative, possibili futuri diversi, eppure paralleli a quello esistente.
Il 2 aprile, il primo giorno di scuola del suo secondo anno del liceo, Naho Takamiya (interpretata da Tao Tsuchiya, la Usagi di “Alice in Borderland“) riceve una lettera, scritta e firmata dalla se stessa di 17 anni nel futuro, che la informa su un fatto destinato a cambiare la sua vita e quella dei suoi amici. Quel giorno, infatti, sarà presentato in classe un nuovo compagno venuto da Tokyo, un ragazzo solitario e misterioso di nome Kakeru Naruse (interpretato da Kento Yamazaki, Arisu di “Alice in Borderland“, anche protagonista di “The Door into Summer“, “Theatre: A Love Story“, “Rikuoh“, “Golden Kamuy” e molti altri lavori). Kakeru è destinato ad occupare il banco vicino a lei e a stringere lentamente amicizia con il suo gruppo di amici, così come Naho è destinata ad innamorarsi silenziosamente del suo sorriso triste e del suo sguardo sofferente. Solo che, alla fine dell’anno, in una fredda giornata di dicembre poco dopo il suo compleanno, Kakeru morirà in un incidente.
Nella lettera, la Naho del futuro narra alla Naho del passato tutti gli eventi che accadranno in quella primavera del suo secondo anno con una precisione dettagliata e le raccomanda come agire per evitare che Kakeru muoia alla fine di quell’anno: non invitarlo a mangiare i panini dolci il primo giorno di scuola con i suoi amici – l’estroverso e comprensivo Hiroto Suwa (Ryo Ryusei di “Great Teacher Onizuka“), le migliori amiche Takako Chino (Hirona Yamazaki) e Azusa Murasaka (Kurumi Shimizu), lo studioso Dori Sakurada (il Niragi di “Alice in Borderland“) – , cercare di non soffermarsi a parlare con lui il giorno della festa dello sport, soprattutto non innamorarsi mai di lui. Le spiega quello che deve fare per evitare che accadano alcune cose, che porteranno Kakeru lontano da lei, e per creare un futuro alternativo, dove Kakeru possa continuare a vivere.
“Ti prego, salva il futuro. Salva la sua anima.”
Nonostante, inizialmente, Naho non creda ai dettagli forniti nella lettera, non può non rimanere meravigliata per la loro esattezza nel verificarsi degli eventi. Soprattutto, non può fare a meno di avvicinarsi lentamente a quel compagno di classe, che sembra portare addosso un fardello di dolore, di cui non riesce a parlare.
Kakeru è un ragazzo che è stato costretto a crescere velocemente e da solo, ma si è trasferito da Tokyo all’inizio della primavera per aiutare la madre, caduta in una profonda crisi ossessivo-depressiva con tendenze suicide e finita nel baratro delle malattie mentali. Kakeru è sempre stato solo, senza amici, maturato in fretta per diventare l’adulto che si deve prendere cura della madre. Il primo giorno di scuola, però, è tornato per un attimo adolescente e si è fatto coinvolgere da quella spensieratezza leggera dei nuovi amici, decidendo di uscire con loro dopo le lezioni per tornare a casa solo più tardi. Proprio in quel frangente di ritardo, la madre decide di togliersi la vita, aprendo nell’animo di Kakeru una voragine di tristezza e di colpa. Mentre all’esterno sembra un ragazzo brillante e particolarmente dotato nello sport, intimamente soffre ogni giorno, sentendosi responsabile per quanto accaduto alla madre e la sua naturale riservatezza lo porta a non confidarsi con nessuno, continuando ad autoaffliggersi per il dolore. Tuttavia, quella ragazza timida seduta vicino a lui, che sembra prevenire sempre le sue azioni, è diversa da chiunque altro abbia mai conosciuto e, così, lentamente, anche Kakeru inizia ad aprirsi e a rivelare a Naho le sue reali sofferenze, dalla vita della madre al suo suicidio, fino a quella richiesta lanciata nel cielo stellato di Tanabata di poter avere anche solo un minuto per chiedere scusa a sua madre.
“- Tu, tra il passato, il presente e il futuro, cosa preferisci, Naho?
– Credo di preferire il futuro, perché vorrei avere la speranza di vederlo. E tu, Kakeru?
– Io preferisco il passato. Vorrei tornare indietro nel tempo per dire quelle cose, che non ho potuto dire durante la vita.”
Naho inizia a vivere sempre più a contatto con Kakeru e a raccogliere le sue confidenze e le sue emozioni, ma sente di non riuscire ad alleviare da sola tutta la sofferenza di quel ragazzo forte e fragile al tempo stesso. Dopo aver ascoltato le spiegazioni del suo professore di scienze sul viaggio nel tempo, comprende che, per qualche strano motivo, quella lettera ha ragione e che deve fare di tutto per evitare che gli eventi della vita di Kakeru si svolgano nello stesso modo, per dargli la possibilità di vivere e di autoassolversi. Corre e cerca di fermare il tempo, di costruire un presente diverso per piegare il passato e far scaturire la speranza di un nuovo futuro, ma sembra che il tempo corra più di lei. Fino a quando non arriva un aiuto inaspettato da Hiroto Suwa, amico di infanzia di sempre e anima del suo gruppo di amici stretti, che ammette di avere ricevuto una lettera dal se stesso del futuro, una strana lettera in cui credere ciecamente se si vuole cambiare il futuro di Kakeru. Anche perché Hiroto sa che Kakeru sta soffrendo e nota ogni giorno come la medesima sofferenza stia coinvolgendo anche Naho. E, con lui, anche Takaku, Azusa e Saku.
“Se diventa troppo pesante, non devi portare tutto il carico da solo”.
Diciassette anni dopo, Naho è sposata con Hiroto da cui ha avuto un figlio. Mentre guarda il paesaggio e ammira quei petali di ciliegio che piovono come nel suo primo giorno di scuola di tanti anni prima, arrivano Takaku, Azusa e Saku: è il giorno della commemorazione della morte di Kakeru e i cinque amici hanno deciso di incontrarsi, dopo tanto tempo, per rendere omaggio a quell’amico con cui hanno potuto condividere solo un anno di scuola. Si recano, così, dalla nonna di Kakeru, che racconta loro tutte quelle sofferenze e quei turbamenti che il nipote aveva vissuto in solitudine, il suo eterno senso di colpa nei confronti della madre e quell’incidente improvviso, che ha celato l’intento autolesionista di Kakeru, in attesa di essere travolto da quel camion in corsa per ricongiungersi alla madre e autopunirsi.
Nessuno sembra essere riuscito a comprendere Kakeru, forse perché nessuno si è mai avvicinato così tanto a lui da aiutarlo a portare tutto quel carico di dolore, quasi ammirando quella sua luce malinconica da lontano. Così, gli amici decidono che, se le parole hanno davvero il potere di viaggiare nel tempo, allora le loro lettere devono tornare indietro di 17 anni e, se non è possibile resuscitare il loro amico, almeno possono creare un altro futuro in cui far vivere il suo ricordo e in cui, al tempo stesso, auto-assolversi dal proprio passato.
Il film “Orange“, basato sull’omonima serie manga e anime di Ichigo Takano, sa mescolare sapientemente elementi romance e romanzo di formazione con i tocchi del cinema indipendente e intimista e un’intuizione fantasy che non ha bisogno di effetti speciali, attraverso una narrazione frammentata come se fossero pagine di un diario, dove i piani di passato e futuro vengono sconvolti, alternati e rivisti a creazione di un nuovo presente, valido per lo spettatore, ma anche per le anime dei protagonisti. Proprio per questo motivo, nelle vicende di un anno scolastico dove la missione segreta dei cinque amici diventa quella di salvare Kakeru, ogni piccolo dettaglio sembra parlare non solo della sofferenza del ragazzo e della sua complessità, ma anche di ognuno di loro, affrontando la line psicologica della loro maturazione.
In patria la pellicola è stata campione di incassi, guadagnando oltre due milioni e mezzo di dollari solo nel primo fine settimana di distribuzione e rimanendo saldamente il film più visto al cinema per diverse settimane, tanto da diventare uno dei dieci maggiori incassi cinematografici di quell’anno. Il suo successo, soprattutto tra i giovani, è parzialmente dovuto al successo già del manga, che, qualificato come un “seinen” (un manga per adulti”), sa mischiare toni shojo e shonen nello stesso momento, coinvolgendo un pubblico molto ampio, e per gran parte attribuito alla recitazione ben calibrata, sensibile e attenta dei suoi giovani interpreti, chiamati a dare tutte le sfumature della sofferenza adolescenziale dei protagonisti. Su tutti, la coppia Tao Tsuchiya e Kento Yamazaki è stata talmente amata da essere diventata una vera e propria ship in Giappone, tanto da essere confermata, anni dopo, per incarnare i protagonisti della serie “Alice in Borderland” (con grande successo).
La delicatezza poetica della pellicola e il tono emotivo con cui viene affrontano il messaggio della depressione giovanile rendono sempre questo film un piccolo gioiello da recuperare, riuscendo a sorridere e a commuoversi con i suoi personaggi, parte di quel piccolo gruppetto di amici che cercano di sfidare il tempo e che, almeno nel ricordo, vogliono costruire un passato diverso. Perché, ogni tanto, a tutti è capitato di tornare indietro col pensiero, cercando di cambiare il futuro con una semplice parola di conforto.
“La prossima primavera devi venire anche tu sulla collina. Dall’alto si vedono così tante fioriture che tutto ti sembrerà di colore arancione”.
Laura
Come suona la recensione?
