“La famiglia dura per sempre… E noi proteggeremo la nostra famiglia fino alla fine, anche a costo delle nostre vite”.

Titolo originale: 사냥개들 시즌2, Sanyangghedeul Shinjeun 2 [Hunting Dogs 2]
Scritto e diretto da: Jason Kim (Kim Joo-hwan)
Cast: Woo Do-hwan, Lee Sang-yi, Rain, Park Hoon, Choi Si-won, Yun Yu-sun, Hwang Chan-sung, Choi Young-joon, Cha Si-hyeok, Tae Won-seok, Lee Si-eon, Lee Myeong-ro, Park Ye-ni, Ryu Soo-young, Kang Min-ah, Hwang Dae-ki & Park Seo-joon, DEX, Gong Myung, Ha Young, Choi Kwang-il, Lee Hyun-wook, Park Sung-geun, Jo Hyun-jae, Lee Seol
Genere: drama /crime /thriller /action
Corea del Sud, 2026, k-drama – 7 episodi
“Famiglia” è un termine semplice e complicato, al tempo stesso, perché si rimanda ad un’univoca e condivisa definizione, ma racchiude in sé molteplici significati e sfumature, che si accordano all’umanità acclusa variamente all’interno del suo concetto: è un nucleo sociale rappresentato da due o più individui, legati tra loro da un legame, un vincolo, un’affinità, che non necessariamente si individua in una parentela, perché può rivelarsi in un comune sentire, in una connessione che va al di là del rapporto di sangue, ma che è costituita da identificazione e da affetto.
Proprio questo legame è al centro del secondo capitolo della serie coreana “Bloodhounds“, quel tema nascosto, eppure così palese, che attraversa la trama principale e unisce i suoi personaggi in connessioni che ne determinano le azioni e le emozioni, quella linea di lettura che si pone come un filtro interpretativo di una narrazione crime, drammatica e violenta, che serve a farci conoscere due soggetti, due ragazzi comuni, che, di fronte alle decisioni vitali, si trovano a scegliere sempre il bene della giustizia, della lealtà e dell’affetto per le persone care, perché la fratellanza nata nel primo capitolo della serie (di cui potete leggere la recensione qui) si è evoluta in un legame stretto e indissolubile, una vera parentela di scelta e, quindi, non basata su vincoli giuridici o naturali.
E al centro di tutto, di quella fratellanza che ci ha fatto amare sin da subito i due pugili Kim Geon-woo (Woo Do-hwan di “Mr. Plankton” e “The King Eternal Monarch“) e Hong Woo-jin (Lee Sang-yi di “Single in Seoul” e “Youth of May“), la madre di Geon-woo, Yoon Seo-yeon (Yun Yu-sun di “My Girlfriend is a Gumiho” e “Welcome to Wedding Hells“), ora divenuta madre a tutti gli effetti anche di Woo-jin, la forza di quel calore affettuoso e avvolgente che riesce a sostenere sempre i propri figli, ovunque essi siano, rischiando qualsiasi cosa per salvarli.
AVVERTENZA! Il drama presenta molte scene violente e di lotta, legate non solo alla narrazione crime e alle situazioni ritratte, ma anche all’ambiente della boxe clandestina, con incontri di pugilato di livello davvero feroce. Per cui prestate molta attenzione se vi sentite pronti a vedere determinate scene.
Gli eventi di “Bloodhound 2” partono esattamente cinque anni dopo dalla fine del primo capitolo. Passati ormai gli anni dell’emergenza COVID-19 e del dissesto economico conseguente e segnati dall’avventura già vissuta contro la cosca di usurai affrontata, Kim Geon-woo e Hong Woo-jin sono andati avanti con le loro vite e con la speranza di costruire un futuro ricco di prospettive. Grazie ai proventi economici guadagnati e grazie anche al supporto del miliardario Hong Min-Beom (Choi Si-won di “She Was Pretty“) vivono in una bella casa indipendente con la madre, che ha aperto una caffetteria. Woo-jin si è ritirato dal pugilato per diventare l’allenatore di Geon-woo, che, passato al girone del professionismo, accumula successi sportivi e premi, fino alla vittoria del campionato mondiale dei pesi super medi.
“Se hai una forte volontà e una passione infinita, credo che i sogni possano diventare realtà”.
Sembra che nulla possa scalfire di nuovo la vita serena e familiare dei due ragazzi, se non fosse che la fama di Geon-woo nel pugilato è arrivata anche agli ambienti sotterranei del dark web, dove è stata notata dalla IKFC, acronimo per Iron Knuckle Fighting Championship, una lega internazionale e clandestina di boxe, dove i contendenti si affrontano su ring improvvisati in sfide all’ultimo sangue trasmesse in live streaming su canali illegali e dove gli spettatori scommettono in cifre spropositate con bitcoin. A capo della lega, un ex pugile caduto in disgrazia ed espulso dallo sport, Im Baek-jeong (un Rain per la prima volta nel ruolo di super villain), che non solo gestisce la lega clandestina e si arricchisce con i soldi della scommesse, riciclandoli, poi, in fondi neri e in paradisi fiscali del Sud-est asiatico, ma combatte nella lega stessa come uno dei contendenti più spietati e pericolosi, uno di quelli che è abituato a mettere a k.o. i propri avversari non per la finalità dell’incontro, ma proprio perché ama stenderli e fare loro del male. E, alla fine degli incontri, possibilmente, ama anche ucciderli.
Geon-woo viene notato come un ipotetica risorsa per la IKFC, un contendente che, potenzialmente, potrebbe far aumentare gli introiti delle scommesse e i guadagni in bitcoin di chi gestisce la lega, per cui Baek-jeong si presenta a casa del ragazzo per fargli “una proposta che non si può rifiutare” (parafrasando le parole de “Il padrino“). Quando Geon-woo si oppone alla volontà di Baek-jeong e mostra tutto il suo disprezzo per la sua attività criminale, inizia il vero pericolo, perché Baek-jeong è abituato ad ottenere sempre quello che vuole e riesce ad ottenerlo in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo di terrore, di violenza e di minaccia. E Geon-woo ha un enorme punto debole che Baek-jeong decide di prendere di mira: ama la sua famiglia e i suoi amici con una lealtà e una purezza incredibile, tanto da essere disposto a rischiare tutto per salvarli.
Geon-woo viene braccato, inseguito, perseguitato; la sua famiglia viene continuamente minacciata e la sua casa viene invasa e messa a soqquadro per un tentativo di rapimento. Chiede aiuto a Woo-jin, che non manca di essere presente ad ogni costo, rischiando anche di rimanere gravemente ferito. Chiede aiuto anche a Min-beom e a suo cugino, il detective della polizia Min Gang-yong (Choi Young-joon di “Our Blues” e “Gyeongseong Creature 1“), che stava già indagando sulla IKFC insieme al giovane collega Lee Woo-jeong (Cha Ji-hyeok di “Again My Life“). Chiede aiuto anche all’ex poliziotta Kang Tae-yeong (Park Ye-ni di “Once Upon a Small Town“), rimasta tetraplegica dopo un incidente in servizio, e all’usuraio tuttofare Moon Gwang-mu (Park Hoon di “Squid Game 2 e 3” e “My Name“), che è stato superiore nei marines di Woo-jin.
“Fino al giorno in cui moriremo, gridiamo insieme ‘Ack!'”
Sconfiggere Baek-jeong si rivela ancora più complicato del previsto, perché la ferocia di Baek-jeong non ha confini e colpisce in modo preciso e inesorabile senza fare prigionieri, ricorrendo a tutti i mezzi imprevisti escogitati dal suo collaboratore Lee Man-bae (Lee Si-eon di “The Player” e “The Player 2: Master of Swindlers“), ex agente speciale dei servizi di spionaggio e mente diabolica dei piani della IKFC, alla forza brutale di Kang In-beom (Tae Won-seok di “Good Boy“), liberato dalla prigione per renderlo suo segugio fedele, alla maestria informatica di Alan (Lee Myeong-ro di “Weak Hero Class 2“) e al supporto di Yun Tae-geom (Hwan Chan-sung dei 2PM, visto anche in “Bo-rah! Deborah” e “What’s Wrong With Secretary Kim?“), ex capitano dell’esercito, che la vita ha portato su una strada sbagliata.
Laddove Baek-jeong contrappone alla lealtà e al senso di famiglia basata su legami di affetto di Geon-woo e Woo-jin il suo familismo amorale fondato sul ricatto e sulla violenza, la storia di Tae-geom rimane un caso a sé, un piccolo capolavoro tragico che avrebbe meritato una sua trattazione più lunga, un cuore profondamente umano che soffre di continuo e si vota al male per salvare i propri cari, in una dinamica che lo rende molto più vicino a Geon-woo e a Woo-jin di quanto non si possa immaginare, un marito in lutto, un padre amorevole e un figlio affettuoso, che cerca riscatto fino alla fine, lottando per una redenzione dalle sue azioni negative.
Come avevo scritto per “Bloodhounds 1“, anche “Bloodhounds 2“, sempre ispirato al webtoon “Bloodhounds” (사냥개들) by Jeong Chan, potrebbe sembrare azione, violenza e crimine, ma è molto di più, perché usa quegli ingredienti per mescolarli con i sentimenti e con una profonda umanità, elemento che è possibile trovare sia nel mondo non criminale che in quello criminale e che è il vero valore aggiunto per valutare un essere umano. Geon-woo e Woo-jin ci piacciono e ci fanno commuovere per la loro rappresentazione dei valori tradizionali di protezione e di giustizia, perché assistono sempre le persone deboli e agiscono per salvare i propri cari e, in poche parole, sono l’identificazione del concetto dell'”uomo superiore” confuciano, che mira all’armonia e alla virtù. Sulla stessa linea, abbiamo amato anche il signor Moon, che vive in un mondo criminale, ma agisce con un’onestà molto più profonda di quella degli altri esseri umani, e, naturalmente, Tae-geom, che, rimanendo in quella linea sospesa tra il bene e il male, ci ha fatto versare più lacrime dei Coltelli nella prima stagione. Ed è la vera linea di fondo che percorre il drama e lo connette alla narrativa tipica dell’exploitation asiatica, diventata un vero e proprio genere con i film di arti marziali di Bruce Lee. Ebbene, anche chi scrive ha passato l’infanzia a divorare in serie queste pellicole, forse troppo violente per la visione di una bambina, ma concepite con l’intento di indirizzare verso il vero faro dei valori, costruite sulla lealtà, sull’amicizia e sulla resilienza infinita, su tutte quelle caratteristiche che rendono i nostri amati segugi quanto più simili a dei fratelli che vorremmo avere al nostro fianco, educati a resistere alle avversità e a supportarsi a vicenda in un mondo che sembra aver dimenticato la propria virtù.
“Il cuore di un pugile non può proteggere nessuno. Il signor Moon mi ha detto un giorno che per abbattere una belva , devo essere ancora più bestiale di questa. Che devo rendere d’acciaio il mio cuore. Che, una volta reso d’acciaio il mio cuore, il mio pugno dovrà diventare una lama. E che è così che posso proteggere chi amo. Allora, foderiamo i nostri cuori d’acciaio”.
Note finali: c’è tanto materiale ancora nel webtoon che potrebbe essere estrapolato e utilizzato per un sequel e tanto materiale ancora potrebbe essere creato, visto che questo secondo capitolo è stato chiesto a gran voce e aspettato per ben tre anni dai fan; ma c’è anche la possibilità di un cross-over di serie, di un franchise che metta in connessione storie diverse e drama diversi, qualcosa come gli universi della Marvel, ma più influenzati da “Moving“. E, forse, tutti quei camei inseriti qua e là possono fortificare quest’ultima tesi, perché non si incontra casualmente un Gong Myung campione di taekwondo per le scale nel primo episodio o una Ha Young infermiera nel terzo episodio, o DEX e Lee Seol dissimulati da agenti speciali nel settimo episodio e un Lee Hyun-wook dopo i titoli di coda. Infine, non si incontra così casualmente un Park Seo-joon che sembra il Risolutore di Harvey Keitel in “Pulp Fiction“, in quel confine tarantiniano tra villain e agente speciale dalla moralità grigia, che sembra promettere una nuova interessante storia.
Laura
Come suona la recensione?
