Camminare da soli – Il single, la vita e l’amore
Parte prima: Il dilemma del single
Ci sono molti film e molti romanzi che parlano d’amore, di matrimonio, ma poco si parla di “singletudine”, termine che personalmente ho sentito per la prima volta in un film, citato da Bridget Jones nella indimenticabile interpretazione di Renée Zellweger.
Cosa significa essere single? Ha davvero una connotazione negativa come alcuni sostengono oppure è una interpretazione dell’esigenza di carpire un po’ di tempo per se stessi? L’essere single è un dilemma per la persona che vive da sola oppure per il resto della società?
L’essere single significa camminare da soli e imprimere così la propria esistenza.
“Single in Seoul” è una storia semplice, delicata, come le tenui luci serali della città viste dalla finestra di casa dove il protagonista Park Yeong-ho (interpretato da un malinconico e bravissimo Lee Dong-wook, “Strangers from Hell”, “Scent of a Woman”, “Goblin”, “A Shop for Killers”) posa i suoi pensieri e li scandisce tra i tasti del computer nascondendo le sue opinioni contrastanti tra la vita di ogni giorno e quella ritratta nelle sue foto di piccoli particolari o luoghi nascosti della città pubblicati nel suo profilo Instagram “Single Almighty”, seguito da trecento mila follower, dove condivide suggerimenti per chi vive da solo.
Quando il responsabile di una casa editrice, Jin Pyo (Jang Hyun-sung, “Angel’s Last Mission Love”, “Signal”) coinvolge la caporedattrice Joo Hyeon-jin (la bravissima Im Soo-jung, “Melancholia”, “Finding Mr. Destiny”) a curare il progetto editoriale per una collana di libri la cui tematica è quella dell’essere single in varie città del mondo, viene segnalato il nome di Park Yeong-ho che insegna all’università e che cura la sua pagina Instagram dove dispensa consigli alle persone che vivono da sole, che si sono appena trasferite in una grande città e che hanno bisogno di conoscere luoghi dove poter trascorrere del tempo da soli.
Il compito di Yeong-ho sarà quello di descrivere la sua vita da single a Seoul, in contemporanea a lui, un’altra persona porterà avanti il capitolo dell’essere single a Barcellona.
Per Hyeon-jin, che lavora assiduamente in redazione dove trascorre giorno e notte per garantire la pubblicazione di opere di valore e innovative, relazionarsi da subito con Yeong-ho non è semplice, lei chiede di scrivere in modo intuitivo, Park Yeon-ho, invece, scrive in modo risoluto, senza giustificare le proprie opinioni:
“Viviamo accanto agli altri tutto il giorno, come clienti, colleghi di qualcuno o insegnanti. Svolgiamo talmente tanti ruoli che non c’è abbastanza tempo per se stessi. Se vuoi essere te stesso, restare single è la risposta! “.
Gli scambi di opinione, di esperienze, il collaborare alla riuscita di un libro sono tutti elementi importanti che avvicinano i due, così diversi di carattere, lui ordinato, elegante, ma suscettibile e diffidente del mondo, lei, invece, persa nel suo mondo letterario, disordinata, che nel suo sogno romantico presta attenzione a qualsiasi ragazzo la possa guardare e possa lasciare in un bar un promemoria piegato sul vassoio che poi si rivela essere solo una ricevuta scartata. L’intesa tra i due giovani diventa sempre più intensa e non priva di malinconica nostalgia.
Joo Hyeon-jin e Park Yeong-ho, due monadi destinate ad incontrarsi.
Parte seconda: La scrittura è come una traccia dell’amore
Per Park Yeong-ho immergersi nella scrittura del libro è pian piano un immergersi nei suoi ricordi del passato, anche dolorosi, come la rottura con il suo primo amore Joo-ok (Esom, “Because this is My First Life”, “Taxi Driver”). Alcuni ricordi passati, infatti, possono creare fratture o ferite sempre pronte a riaprirsi e a sanguinare e solo da questo punto focale che la visione del protagonista prende finalmente atto, la sua attitudine a vivere da single, a bastare a se stesso, credere in se stesso per potersi amare e colmare quel bisogno di affetto che non si riesce a trovare in un’altra persona o anche nel resto dell’umanità.
“Ironicamente, mentre scrivevo sull’essere soli, ho pensato alle relazioni più che mai. Essere veramente soli significa non essere vincolati da relazioni e non fuggire. L’ho capito grazie a questo libro”.
Ancora una volta la scrittura diventa per entrambi un vero percorso di formazione e, se, l’essere single all’inizio era un portare avanti un proprio status di vita, pian piano riflette quella necessità che è insita in tutti noi, stare da soli con se stessi, dare un appuntamento a se stessi, perché così ci si prende cura di sé.
Anche in una relazione si può essere single, arricchendo del proprio essere l’altra persona accettando l’un l’altro i propri spazi di solitudine. Questo concetto viene spiegato bene nelle parole della fidanzata del padre della protagonista che, rispondendo alla ragazza sul perché abbia scelto suo padre, afferma:
“Ho incontrato qualcuno con cui posso sentirmi libera e a mio agio. Qualcuno che mi accetta così come sono”.
Perché, in fondo, siamo noi la prima e vera salvezza di noi stessi, solo così possiamo sconfiggere paure e timori e accettare di vivere il più serenamente possibile. Il nostro spazio è importante, la nostra libertà è fondamentale ed è solo quando anche le altre persone la accettano che apriamo agli altri la nostra fiducia.
“Single in Seoul” è un film che riesce a comunicare allo spettatore, in chiave ironica, un argomento non facile, non sempre analizzato, ma che in questa storia viene impreziosito grazie ad un cast di tutto rispetto, Lee Sang-yi (“Youth of May”, “Bloodhounds”) nel ruolo dello stagista della casa editrice (non perdetevi la sua performance musicale cantata e suonata con la chitarra), la brava Lee Mi-do (“Oh My Baby”, “18 Again”) nel ruolo della collega di lavoro della protagonista e molti altri.
Tre cose importanti da segnalare, anzi anche quattro: la colonna sonora molto bella, le visioni degli scorci nascosti di Seoul sono meravigliosi, il riferimento inaspettato, in più occasioni all’interno del film, al romanzo “Norwegian Wood” e, infine, per chi ama come me Notting Hill, qualche scena è stata girata anche lì.
“Non esiste nessuno a cui piaccia la solitudine. È solo che odio le delusioni”.
(Norwegian Wood – Haruki Murakami)
Grazia
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