Rilakkuma e Kaoru

Avete mai pensato di cercare una serie che possa donarvi dolcezza, serenità e tirarvi su di morale senza, per forza, farvi ridere, ma regalandovi piccole scene di vita vissute con simpatia e genuinità’ ? Se state cercando tutto questo e tanta voglia di tenerezza, “Rilakkuma e Kaoru” è la serie che fa per voi.

Kaoru è una giovane donna malinconica che vive la sua routine quotidiana tra lavoro come impiegata e le piccole problematiche di ogni giorno, c’è, però qualcosa che la contraddistingue dagli altri, anzi qualcuno, i suoi tre coinquilini, tre peluche di pezza: Korilakkuma, un orsetto di media taglia; il pulcino Kiiroitori e il grande , pigro, ma tenerissimo orso Rilakkuma.

La trama è apparentemente semplice, ma ogni episodio è una piccola perla di felicità e saggezza. I nostri amici di peluche faranno di tutto per incoraggiare Kaoru ad affrontare le difficoltà di ogni giorno, i sensi di inadeguatezza e le delusioni che la vita può presentarle, per cui si comporteranno come una vera e propria famiglia. Rilakkuma, in particolare, con la sua sbadataggine e l’incredibile inclinazione al disordine è una montagna morbida di tenerezza.

Serie giapponese “slice of life” composta da 13 episodi realizzati con la tecnica dello stop motion, dove ogni particolare e ogni interno della casa di Kaoru è ricostruito in modo impeccabile e la colonna sonora vi terrà compagnia per tutta la storia e vi ritroverete a canticchiarla fino a alla fine.

Vi consiglio questa serie, perchè? E’ come bere, in una giornata fredda, una tazza di tè fumante che scalda il cuore!

Memoru Grace

Mini recensione semi-seria di My Runaway

Trama: voto 6
Il famoso “#tuttoaccaddeunvenerdì” in Corea diventa “Tutto accadde al Karaoke”! Può un blackout trasformare la vita di un famosissimo modello e di una liceale???? Ebbene, sì! La storia è simpatica…. ma dei momenti davvero imbarazzanti!!!

Lui: voto 7
Ragazze, a me #kangdongho non fa impazzire… ma rimane molto divertente vedere come un omone di 1 metro e 90 abbia la grazia di una ragazzina. Prendere la scossa lo ha migliorato: magari provate in ufficio con i colleghi antipatici… magari migliorano!

Lei: voto 7
#parkjiyeon incarna il sogno di tante ragazze: pur sapendo di non avere l’altezza per diventare modella, lei studia e persevera nel suo sogno. Anche a lei fa bene prendere la scossa…. continuate a provare! Solo con quelli antipatici!

Gli amici di lui: voto 9
#ahnbohyun#hakjin e #chulwoong sono aspiranti modelli, molto preoccupati per il loro amico impazzito….. continuando a giocare con la Playstation il mondo si salverà! Loro non prendono la scossa, quindi rimangono così: belli e …. niente sono belli specialmente quando escono dalla doccia.

Simpaticissimo #jojaeyoon (voto 8) con la sua interpretazione da stilista gay impettito! 🤣🤣🤣

“Tutto accadde al Karaoke” è consigliato ad un pubblico semi adulto come me, a chi cerca qualcosa non molto impegnativo (6 puntate da 25 min cad) come me, e a chi ha una voglia matta di cantare a squarciagola come me (non al karaoke!).

E poi chissà se prendere la scossa non mi faccia migliorare! Provo????

Lady K Trash

Memories of the Alhambra: ovvero “la realtà virtuale, l’arme e gli amori”…

Lo ammetto: per farmi appassionare davvero ad una serie, è necessario che la trovi coinvolgente, cerebrale, cervellotica e interpretabile nei modi più assurdi. E le serie TV coreane erano ancora troppo lente e romantiche per i miei gusti. Fino ad ora…

Per la mia prima recensione online ho deciso di parlare della serie coreana Memories of the Alhambra, perché la mia attenzione viene catalizzata immediatamente da spade, videogame e dungeon segreti raggiungibili tramite messaggi indecifrabili.

Memories of the Alhambra è un enorme gioco di ruolo online, dove i protagonisti giocano a realtà aumentata con l’ausilio di lenti a contatto (ma anche senza) che li catapultano in una Granada, teatro di scontri tra lancieri aragonesi e guerrieri saraceni, ma anche in una Seoul che pullula di assassini armati di spade orientali, i quali, ad un certo punto, ammazzano per davvero.

Chi è appassionato di anime e manga di combattimento – come la sottoscritta – può vedere entusiasta un grande parallelismo con SwordArt Online. Solo che si tratta pur sempre di un drama coreano per cui: al posto dello “spadaccino nero” Kirito, troviamo un affascinante CEO milionario con due ex mogli ingombranti (di cui una pazza e arrivista) e un chiaro disturbo della personalità, interpretato da Hyun Bin; al posto della “saetta” Asuna troviamo una bella liutaia con doppio nome, ansia perenne e spirito samaritano, interpretata da Park Shin-hye; e, naturalmente, spicca su tutto una storia d’amore travagliata e di quasi improbabile realizzazione (chissà!).

Ma quello che mi ha entusiasmato e colpito di più – oltre alle spade, ovviamente – è la metafora sottesa in tutta la serie (perché, come vi renderete conto, non posso fare a meno di metafore): Memories of the Alhambra è soprattutto una discesa negli abissi dell’animo umano, nei suoi lati oscuri e nei suoi angoli di luce, nei traumi del passato, ma anche nelle speranze del futuro. E, tra queste, la mia: gentili creatori di Memories of the Alhambra, a quando la seconda stagione? No, perché non si può finire così!

— (silent- but-screaming-inside) —

Alla prossima metafora!

Laura

Il tedoforo di Tokyo 1964, simbolo della rinascita

Nell’attesa e con la speranza di vedere le Olimpiadi in Giappone, rimandate di un anno a causa del COVID-19, volevo cominciare questa rubrica ricordando le prime Olimpiadi estive, organizzate dal Giappone, che si svolsero a Tokyo nel 1964, tra il 10 e il 24 ottobre.

Il Giappone avrebbe dovuto ospitare le Olimpiadi nel 1940, ma furono annullate a causa della guerra, mentre nel 1948 fu escluso dai giochi olimpici come conseguenza per la responsabilità nel secondo conflitto mondiale, per cui, nel 1964, a 24 anni di distanza, le Olimpiadi estive diventarono un’occasione di riscatto per dare al mondo la visione di un Paese moderno, diverso.

Il vero simbolo delle Olimpiadi del 1964, però, fu l’ultimo tedoforo, Yoshinori Sakai, l’ultima persona che portò la fiaccola olimpica, nato il 6 agosto 1945 nella prefettura di Hiroshima, precisamente un’ora dopo l’esplosione della prima bomba atomica.

Yoshinori Sakai rappresentò il simbolo della ricostruzione giapponese del secondo dopoguerra e, dopo l’esperienza delle Olimpiadi, vinse una medaglia d’oro ai giochi asiatici del 1966; dal 1968 diventò giornalista sportivo per la Fuji Television.

Piccola particolarità di queste Olimpiadi del 1964 fu l’introduzione della pallavolo femminile come sport olimpico e indovinate chi vinse? La squadra del Giappone, le pericolosissime “Streghe d’Oriente”, una squadra interamente composta da operaie, giocatrici non professioniste. Vi risuona in mente qualcosa, come per esempio “Mimì e la nazionale di pallavolo” o “Mila e Shiro”, vero? Sì, tutti figli del grande sogno della vittoria femminile del 1964.

Alla prossima!

Memoru Grace