Nell’attesa e con la speranza di vedere le Olimpiadi in Giappone, rimandate di un anno a causa del COVID-19, volevo cominciare questa rubrica ricordando le prime Olimpiadi estive, organizzate dal Giappone, che si svolsero a Tokyo nel 1964, tra il 10 e il 24 ottobre.
Il Giappone avrebbe dovuto ospitare le Olimpiadi nel 1940, ma furono annullate a causa della guerra, mentre nel 1948 fu escluso dai giochi olimpici come conseguenza per la responsabilità nel secondo conflitto mondiale, per cui, nel 1964, a 24 anni di distanza, le Olimpiadi estive diventarono un’occasione di riscatto per dare al mondo la visione di un Paese moderno, diverso.
Il vero simbolo delle Olimpiadi del 1964, però, fu l’ultimo tedoforo, Yoshinori Sakai, l’ultima persona che portò la fiaccola olimpica, nato il 6 agosto 1945 nella prefettura di Hiroshima, precisamente un’ora dopo l’esplosione della prima bomba atomica.
Yoshinori Sakai rappresentò il simbolo della ricostruzione giapponese del secondo dopoguerra e, dopo l’esperienza delle Olimpiadi, vinse una medaglia d’oro ai giochi asiatici del 1966; dal 1968 diventò giornalista sportivo per la Fuji Television.
Piccola particolarità di queste Olimpiadi del 1964 fu l’introduzione della pallavolo femminile come sport olimpico e indovinate chi vinse? La squadra del Giappone, le pericolosissime “Streghe d’Oriente”, una squadra interamente composta da operaie, giocatrici non professioniste. Vi risuona in mente qualcosa, come per esempio “Mimì e la nazionale di pallavolo” o “Mila e Shiro”, vero? Sì, tutti figli del grande sogno della vittoria femminile del 1964.
Alla prossima!
