I miracoli non esistono. Sono i piccoli eroi nascosti dentro di noi che lavorano insieme. […] I piccoli atti di gentilezza fatti da persone semplici: è il risultato di tutte le buone azioni che hai fatto. Solo questo è già un miracolo. […] Si può diventare il miracolo di qualcuno?
Tempo fa, sono stata attirata da questo drama per diversi motivi: l’ondata di premi di cui aveva fatto incetta in Corea del Sud (compreso i prestigiosi Baeksang), quel breve teaser un po’ onirico e quasi un po’ fumettistico che Netflix aveva caricato come presentazione, la sicurezza interpretativa di Kang Ha-neul, Gong Hyo-jin e Oh Jung-se (di cui ero già certa) e, infine, il fatto che lo script fosse di Lim Sang-choon, di cui avevo apprezzato l’abilità in It’s Okay to Not Be Okay. Tuttavia, avevo quasi sottovalutato il potenziale e la finezza di questo prodotto, che si presenta falsamente come una commedia romantica, ma che è molto (ma molto) di più. Infatti, anzitutto, When the Camellia Blooms è fondamentalmente un thriller, con una serie di casi che si dipanano nelle investigazioni per scoprire un unico colpevole, il serial killer che funesta da anni il piccolo e lieto paesino di Ongsan, fittizia cittadina dove comandano solo le ajumma, che sgranocchiano snack e spettegolano davanti alla porta di casa, con il fazzoletto in testa e i pantaloni fiorati. In secondo luogo, è una grande e complessa commedia umana (per prendere in prestito i termini di Balzac), ovvero una rappresentazione di tanti piccoli esseri umani e delle loro complesse e minuscole realtà, talvolta interiormente ricche, talvolta meschine e grette, ma tutte così semplicemente e splendidamente umane da divenire uniche e speciali di per sé, così vicine a noi stessi e ai nostri pensieri. Inoltre, il drama è una grande parabola di crescita, caduta, ri-crescita e speranza, una ricerca di se stessi per superare le proprie debolezze e ritrovare le proprie forze e le proprie sicurezze, per fermarsi, puntare i piedi e porre finalmente fine al vortice di disperazione e di depressione in cui, talvolta, ci si sente avvolti ed iniziare ad afferrare la propria felicità.
Infine, naturalmente, When the Camellia Blooms è una delicata e avvolgente storia d’amore, senza i grandi cliché di cena notturne a base di ramyeon e fiocchi slacciati e senza atti enormi di personaggi di straordinaria bellezza e/o ricchezza: è una storia semplice, quasi quotidiana, di quelle che ti fanno venire voglia di sentire gridare alla porta di casa “Dong-baek-shi”, addobbando il balcone di luci fuori stagione, solo per avere la sicurezza di essere compreso da qualcuno vicino a te.
Oh Dong-baek (interpretata dalla bravissima Gong Hyo-jin di Pasta e It’s Okay That’s Love), il cui nome significa “camelia”, una madre single e apparentemente senza nessuno al mondo, si trasferisce con il bambino a Ongsan, cittadina in qualche modo significativa per lei, e decide di aprire un bar, a cui dà il nome, appunto, di “Camelia”. La vinta non è semplice per Dong-baek, che, dopo anni di residenza ad Ongsan, ha accumulato solo invidie e maldicenze: la sua condizione di donna non sposata e senza un uomo accanto, ma con un figlio a carico, viene ritenuta quasi come segno di un passato depravato e di un presente molto compromettente, che porta le donne di Ongsan ad ostracizzarla e a parlarle male, isolandola e deridendola. D’altro canto, gli uomini di Ongsan, oppressi da queste feroci mogli-drago, iniziano a frequentare di sera il bar di Dong-baek, dove possono bere superalcolici, godere di un po’ di pace dalle liti familiari, ma anche della bellezza e del sorriso genuino di Dong-baek, su cui nessun uomo veglia e che, quindi, è considerata la bellezza locale da custodire e rimirare in segreto, incapace, del resto, di crearsi una vita indipendente. In questa dialettica, Dong-baek è schiacciata e soffocata dalle donne che la ritengono un’incantatrice e dagli uomini che la svalutano e, pur mantenendo un atteggiamento serio e privo di scandali, viene mortificata nella sua intelligenza e nella sua sicurezza, in primis dallo stesso padrone di casa, il signor No Gyu-tae (interpretato da Oh Jung-se, il fratello autistico del protagonista di It’s Okay to Not Be Okay, attore di eccezionale bravura). Nessuno la chiama “signorina” (o, meglio, nessuno aggiunge al suo nome il classico suffisso onorifico “shi”) e nessuno la menziona per cognome: quasi come se fosse inesistente il suo nome è diventato ormai lo stesso del locale che gestisce, Camelia.
Naturalmente, nessuno, fino a quando un giorno non torna da Seoul l’agente Hwang Yong-sik (signore e signori, il premio Baeksang Kang Ha-neul, che non solo ha vinto tutti i premi esistenti in Corea del Sud per questo ruolo, ma che ha fatto innamorare tutte le donne già solo per il suo sorriso tutto denti e il suo grido gioioso “Dong-baek-shi”). Yong-sik è burrascoso, parla ad altissimo volume, non è particolarmente bello, né particolarmente intelligente, ma ha un elevato senso della giustizia e della distinzione tra bene e male. Inoltre, ha un sesto senso quasi cieco per scoprire i criminali: a dir la verità, nemmeno lui sa come procedere, ma, in qualche modo, riesce sempre a prendere il malvagio di turno e a far trionfare la giustizia. Imbranato ed empatico come il Mr. Deeds di Gary Cooper, torna a casa per unirsi al corpo di polizia locale e sogna di trovare la donna della sua vita, una vera principessa come Lady Diana. Con quest’idea in testa, entra in una libreria e vede Dong-baek tra i libri di inglese e lì rimane folgorato dalla visione della donna che amerà per sempre in uno degli incontri più teneri e goffi di sempre, che conquista il cuore dello spettatore da subito. Dong-baek non sa l’inglese (sta comprando un libro di Harry Potter per il figlio) e fa inconsapevolmente la parte dell’intellettuale, mentre Yong-sik tenta di comunicare con lei in un inglese stentato, nascondendosi dietro libri sulla maternità tenuti al contrario. Ma, soprattutto, Yong-sik inizia a chiamarla “signorina” e a parlarle con rispetto, apprezza l’educazione e la gentilezza di Dong-baek, si arrabbia contro tutti coloro che la considerano una poco di buono e allontana chiunque tenti avances pesanti nei suoi confronti. Inoltre, quando Dong-baek dice che vorrebbe lavorare ad un banco degli oggetti smarriti, perché i clienti, alla fine, ringraziano ogni volta che ritrovano il proprio oggetto, Yong-sik si commuove con una tenerezza e un’umanità uniche, che ci fanno capire quanto sia prezioso un uomo che sta al proprio fianco, commuovendosi e capendo le proprie emozioni.
E Dong-baek, con l’affetto di Yong-sik, che, all’inizio tenta di allontanare quasi come se non meritasse la felicità, si fortifica, perché non ha bisogno di crescere, ma di ritrovare l’amore per se stessa che non aveva mai avuto, perso in un’infanzia vissuta da orfana e in una giovinezza in cui si è sentita inadeguata. Si fortifica e acquisisce la capacità di credere in se stessa e nel proprio valore, di rispondere e di rovesciare gli eventi, di sorridere e di aspirare alla felicità: “Quello che è strano è che sorrido tanto in questi giorni. Non importa la situazione. Suppongo che dipenda dalle persone che ti circondano“. Inoltre, Dong-baek ha la resilienza della camelia che fiorisce d’inverno, sfidando le temperature più impervie e il ghiaccio, e la forza dell’ippopotamo: è rimasta apparentemente silente in tutti quegli anni di soprusi e di prevaricazioni come sotto il fango limaccioso di un fiume, ma ha segnato tutto in quaderni datati e vergati anno per anno, mese per mese e giorno per giorno. Per cui è difficile che qualcosa, nel frattempo, sia sfuggito al suo sguardo e al suo sorriso, fresco e genuino anche nelle avversità, qualità che nota anche lo psicopatico serial killer che inizia a perseguitare Dong-baek e le persone a lei vicino, quasi nel timore di essere giudicato da tanta nobile umanità.
Ci sarebbero ancora tante cose da scrivere su questo drama, sull’intrico thriller, che non delude e non inquieta, portato avanti con una sensibilità e una pacatezza da vecchio giallo di Agatha Christie, e sulla varietà dei personaggi (dalla meravigliosa coralità delle donne di Ongsan, che mi ha ricordato quella del villaggio nordcoreano in Crash Landing on You, alle diatribe coniugali tra No Gyu-tae e la moglie avvocata in carriera, Hong Ja-young, interpretata da Yeom Hye-ram di Chocolate, al rapporto con il figlio, interpretato dal piccolo prodigio Kim Kang-hoon, già visto in Kingdom e in Mouse, al second lead proveniente dal passato, interpretato da Kim Ji-seok di Kiss Sixth Sense). Però, mi voglio soffermare sulla figura di Jo Jung-sook (interpretata dalla bravissima Lee Jung-eun di Parasite e Our Blues), che entra sul palcoscenico, silente e impositiva al tempo stesso, con una dolcezza caparbia come solo una madre che ha sofferto può dare e che porta avanti il vero messaggio di speranza del drama. C’è un limite alle sofferenze e sta in noi, piccoli e testardi eroi di noi stessi, afferrare quello scampolo di speranza e trasformarlo in qualcosa di diverso, come un seme di camelia che fiorisce in pieno inverno, nonostante qualsiasi cattiva condizione sia stato sottoposto. La speranza e la coesione fanno nascere il miracolo, perché ognuno è il miracolo di se stesso e di altri e perché nessuno è un fallito quando si ritrova al proprio fianco amici che credono fortemente nelle proprie potenzialità (come avrebbe fatto dire Frank Capra ai propri personaggi nel film La vita è meravigliosa, film che viene in mente allo spettatore in una delle scene più significative del drama, quella della corsa in ospedale la notte di Natale, accompagnata dalle preghiere e dalle richieste di miracolo).
When the Camellia Blooms è un drama profondo che tocca l’animo e che ci fa diventare tutti un po’ più umili e un po’ più forti allo stesso tempo, fragili e splendenti nel nostro piccolo miracolo umano dell’esistenza. Come conclude il drama, in epigrafe: Un saluto a tutti voi, che siete i più forti, i più duri, i più splendidi e i più lodevoli del mondo e che fate ogni giorno i vostri miracoli superando gli ostacoli della vita.
Consigliato: a tutti coloro che cercano un miracolo natalizio e che forse lo hanno anche già trovato.
Captain-in-Freckles
