“Tutti abbiamo diverse personalità che vivono in noi. Dentro di me ci sono alcune personalità che vogliono vivere e altre che vogliono morire. Vivo ogni giorno lottando con la mia parte che non vuole darsi per vinta”
Presentare questo drama non è semplice e non solo perché ha una scrittura perfetta, una recitazione di altissima levatura (su tutti il multiforme camaleonte del cinema coreano Ji Sung che interpreta con un fascino irresistibile ben sette personalità differenti), un registro narrativo che riesce ad intrecciare abilmente commedia (con siparietti davvero molto comici da risate con le lacrime agli occhi), dramma, sentimentale e crime, ma anche per la potenza dei messaggi narrati, che vanno dal problema delle personalità multiple alla tematica degli abusi sui minori, celando il suo significante proprio all’interno del titolo, quel “Kill Me Heal Me“, in cui sono accostate azioni che, ad una prima visione, sembrano ossimoriche e antitetiche, ma che acquisiscono una complementarietà nella loro discordanza e nella loro continuità. Così come sono complementari e continuative le anime dei protagonisti, che si conoscono e si ri-conoscono in diversi momenti della propria esistenza e che si scindono e si frantumano per salvarsi a vicenda.
Cha Do-hyun (interpretato dal bravissimo Ji Sung di Doctor John e The Devil Judge, che ha collezionato numerosi premi per questo drama) è il figlio naturale di un famoso magnate della finanza, finito in coma quando il figlio aveva solo sette anni a causa di un incendio presumibilmente doloso provocato nella dimora. A seguito di quest’evento traumatico, Cha Do-hyun ha iniziato a soffrire di una serie di disturbi psicologici che vanno dall’amnesia selettiva e dissociativa su tutti i ricordi del periodo infantile connesso all’incendio domestico, alla tendenza al suicidio e alla depressione post traumatica, al disturbo dissociativo della personalità, alla co-coscienza di diverse personalità nello stesso momento, alla gestione del dolore e della rabbia. A causa di un nuovo evento traumatico, le sue personalità, costantemente tenute a bada da tanta psicoterapia e analisi, riemergono durante la pubertà e, quasi trentenne, Cha Do-hyun è oramai un uomo scisso e frantumato in tanti piccoli pezzetti di sé. Accanto alla sua personalità dominante, un ragazzo schivo e riservato, di buon cuore e incapace di dire di no agli altri, coesistono nel suo corpo tante anime diverse. La prima personalità che emerge (anche perché è la seconda personalità del protagonista, sempre sul limite del crinale per sopprimere la personalità dominante) è Shin Se-gi, giovane violento e aggressivo, che veste una giacca di pelle e se ne va in giro di notte a sistemare ingiustizie e che rappresenta il vero meccanismo di controllo e di salvezza di Cha Do-hyun perché interviene sempre per proteggere quest’ultimo ovvero per consentigli di fuggire dal dolore, in quanto assorbe su di sé tutto il male subito. Un’altra personalità è quella di Perry Park, un arzillo ex marinaio ed ex veterano di guerra, ottimo compagno di bevute di mezza età che parla nel dialetto del Jeolla, usa un linguaggio politicamente scorretto e ha la passione per la costruzione di ordigni esplosivi e bombe casalinghe (perlopiù usate per la pesca illegale) e che rappresenta il legame di Cha Do-hyun con la famiglia di origine, per cui è carico di una potenza verbale contestataria e libera da filtri. Poi, ci sono le personalità di Ahn Yo-seob e Ahn Yo-na, due gemelli diciassettenni che si pongono all’antitesi l’uno dell’altra: mentre il fratello è un adolescente introverso e sofferente, dall’illimitata cultura umanistica e artistica e dagli istinti suicidi (come la definisce lo psichiatra di Cha Do-hyun, è la cosiddetta “personalità suicida”, di solito sempre presente in casi di personalità dissociative), la sorella è la tipica ragazzina poco studiosa, ossessionata da trucchi, ragazzi e idol di bell’aspetto e in piena lotta generazionale contro gli adulti, che insulta e deride, e viene fuori nei momenti in cui Cha Do-hyun è all’apice dello stress e della sofferenza mentale per salvarsi dalla tentazione del suicidio (ATTENZIONE: Yo-na è la personalità più simpatica e antipatica in assoluto, quella con cui andare ad un concerto dei BTS o prendere a ceffoni al tempo stesso, e Ji Sung è grandioso nel perdere la sua fisicità e la sua mascolinità per diventare in toto questa diciassettenne “rosa shocking” che perseguita il personaggio di Park Seo-joon perché è un “Oppa così affascinante”, per cui sono merito di Yo-na i tanti siparietti comici di cui è costellata la serie, ma anche gli inconsapevoli indizi sul suo passato raccolti dal protagonista). Infine, ci sono le personalità di Na-na e di Mister X: la prima è una bambina di sette anni, timorosa e timida, tende a nascondersi sempre dietro il suo enorme orso di peluche per comunicare con gli altri con disegni e messaggini dalle tinte pastello e rappresenta il passato infantile e traumatico di Cha Do-hyun, che ha assorbito su di sé il passato infantile e traumatico della protagonista femminile, celandolo dietro il nome del suo orso giocattolo, Na-na appunto (ATTENZIONE: in apparenza debole, la personalità di Na-na è una delle poche in grado di sostenere il fenomeno della co-coscienza di diverse personalità in contemporanea per comunicare con lo stesso protagonista ed è l’unica in grado di apparire nella dimensione onirica, ricostruendo gli scenari del passato); Mister X è il padre di Na-na ed è, per la verità, una personalità piuttosto silente e misteriosa, ma diventa la personalità omnisciente e superiore, in grado di comprendere sia la dimensione cosciente che quella del subconscio di Cha Do-hyun per fornire le risposte finali, ma anche la sicurezza e il coraggio.
Un giorno, Cha Do-hyun, richiamato in Corea dagli USA dove studia (e si cura dalle molteplici personalità) per assumere il proprio ruolo nell’azienda paterna, s’imbatte in Oh Ri-jin (la bravissima ed espressiva Hwang Jung-eum, protagonista di Mystic Pop Up Bar e She Was Pretty), una giovane psichiatra al primo anno di internato. Solo che, mentre la sua personalità dominante la incontra casualmente e ne rimane distante, la personalità violenta di Shin Se-gi la sceglie come il suo più grande amore (“7 gennaio 2015, ore 22 in punto. Ricorda questo giorno: è il momento esatto in cui mi sono innamorato di te“) e inizia a coinvolgerla nei suoi poco assennati e folli progetti, che la porteranno a conoscere in poco tempo tutto lo spettro delle personalità in cui si è scissa l’anima di Cha Do-hyun, che le chiede di assisterlo, di curarlo e, poi, di decidere se uccidere il mostro in cui si è trasformato o se salvarlo, perché è l’unica di cui tutte le sue personalità si possono fidare. Per la verità, anche Oh Ri-jin non ha uno spettro psicologico così limpido, visto che, a causa di un incendio accaduto nella sua vecchia casa, afferma di aver perduto tutti i ricordi della sua primissima infanzia, di cui sono rimasti solo degli incubi angoscianti (come la reclusione in una cantina buia e il senso di soffocamento) che nascondono la vita passata vissuta con un’altra identità e una connessione proprio con il passato del protagonista (e qui si apre un capitolo relativo agli abusi sui minori, che il drama tratta con una lucidità e una delicatezza tali, inserendo la tematica all’interno della storia d’amore e dei momenti ironici quasi senza farlo notare allo spettatore).
Poi, c’è Oh Ri-on (interpretato da Park Seo-joon, che all’epoca del drama non era ancora il famoso sex symbol di Hwarang e What’s Wrong with Secretary Kim?, ma che ha dimostrato con questo ruolo una maturità recitativa incredibile, preveggenza forse del suo tocco di classe in Itaewon Class). Oh Ri-on è il fratello gemello di Oh Ri-jin, con la quale ha una forte connessione quasi telepatica, ed è apparentemente un buono a nulla, un ragazzo svagato con la passione per i romanzi gialli, i fumetti, le notti in bianco e le collezioni di foto hard, mantenuto dai genitori e sempre pronto a fare “a botte” con la sorella. Nella realtà, Oh Ri-on nasconde un’altra identità, quella di Omega, uno scrittore di romanzi gialli che prende ispirazione dalla realtà e dalla cronaca nera, collabora con la polizia e ha un forte e freddo intuito nella risoluzione di crimini, per cui è l’unico a riuscire ad indagare sul passato di Cha Do-hyun e della sua famiglia. Inoltre, in una classifica sui fratelli migliori di sempre, Oh Ri-on può guadagnare il premio come il migliore in assoluto, perché ha scelto di essere il fratello di Oh Ri-jin già da piccolo, ha scelto di provare empatia con lei e di proteggerla per eliminare i suoi traumi dell’infanzia. Se Oh Ri-jin è diventata un’adulta responsabile e la sua personalità non si è frantumata come quella di Cha Do-hyun, una parte del merito è proprio di questo suo fratello gemello, che fratello non è, ma ha voluto interpretarne il ruolo: col passare degli episodi, si viene a scoprire che Oh Ri-jin è stata adottata e che tutto quello che sa della sua infanzia felice è stato costruito ad hoc dai suoi genitori adottivi e dal suo pestifero gemello, che un po’ la controlla e un po’ la rimbrotta, ma che non le ha mai fatto mancare il suo affetto e il suo appoggio, facendole superare il senso di colpa per essere al mondo.
“Fuggo da questo difficile giorno che diventa un ritratto” dice il primo verso di una delle canzoni che ne costituiscono la colonna sonora e che rispetta all’unisono le sensazioni e i sentimenti dei protagonisti. Come accade a tutti i bambini che subiscono violenze e abusi, l’inconscio dei protagonisti racchiude la sensazione di aver commesso qualcosa di sbagliato per cui si viene giustamente puniti, e la profonda certezza di non meritare più alcun amore perché si è nati marci, siglati da un peccato invisibile e ancestrale che li ha resi malvagi e, quindi, degni della punizione da parte del proprio orco. “Tu non hai mai sbagliato, tu hai assolutamente il diritto di essere amata“, dice tra le lacrime Cha Do-hyun ad Oh Ri-ji quando apprende il filo che unisce i loro ricordi passati e le loro rimozioni, perché, laddove una ha sigillato la memoria, l’altro ha addossato su di sé i ricordi altrui per punirsi del senso di impotenza che gli impediva di intervenire e, in questo processo di rimozione e sostituzione, si è “frantumato”, scisso in tanti piccoli frammenti di sé, che ne rappresentano solo una ristretta angolazione, come un puzzle che deve essere ricomposto. Dunque, in quel “salvami” che Cha Do-hyun chiede a Oh Ri-jin sta celata anche l’offerta di aiuto nei suoi confronti, perché la salvezza di uno e la sua ricomposizione equivale alla restituzione del ricordo e della serenità dell’altra e perché la scissione stessa di uno ha rappresentato, in un preciso istante, la salvezza dell’altra.
La tematica della personalità multipla non è nuova nei drama coreani: è stata trattata molto bene in chiave action/crime (con tanta ironia) in Bad and Crazy, sotto un aspetto psicologico-traumatico in It’s Okay That’s Love e da un punto di vista più romantico e sognante in Hyde, Jekyll, Me, ma, a mio avviso, Kill Me Heal Me ingrana una marcia differente e ancora più elevata e, se fino al tredicesimo episodio, riesce a puntare sulla tematica della doppia personalità anche in modo leggero e divertente, dal quattordicesimo episodio scava nel profondo di un dramma che non è solo interiore e personale, ma diventa bi-univoco (in quanto connette i due protagonisti) e collettivo, al tempo stesso. Tutto ciò rende questo drama uno dei prodotti seriali migliori di sempre (e giustamente valutato tale anche dalla critica), che, a discapito di una storia potente e per nulla facile sia da trattare che da seguire, cuce con variopinta freschezza le personalità del protagonista che sono “Uno, Nessuno e Centomila”, che rappresentano il tutto e il niente, gli angoli più o meno oscuri dell’anima e i luminosi spiragli che diventano le ancore di salvezza interiori.
Una curiosità: nel 2015, agli MBC Awards curiosamente il drama ricevette ben due nomination come Best Couple, una per Ji Sung e Hwang Jung-eum e un’altra per Park Seo-joon e Ji Sung (nei panni della pestifera ragazzina Yo-na, naturalmente). A furor di popolo, vinse quest’ultima e i due attori sul palco regalarono un ultimo siparietto comico che è passato agli annali delle premiazioni (andate a recuperare il video per capire).
Consigliato: a tutti coloro che non cercano la solita commedia romantica, né il mattone psicologico d’autore, ma che possono trovare un connubio perfetto in questo prodotto unico nel suo genere; a chi non si spaventa per le molteplici trasformazioni di quel mattatore istrionico di Ji Sung; a chi sa ridere e piangere nello stesso momento.
AVVERTENZA: il drama, pur trattando un tema forte, non ha alcun contenuto esplicito e/o violento, ma, anzi, è recitato con la lentezza enfatica orientale più caratteristica dei vecchi drama, per cui va apprezzato lentamente, come un romanzo.
Captain-in-Freckles
