“La nostra vita quotidiana come fratelli è calma come il mare senza vento. Non ci sono onde quando fai le stesse cose ogni giorno, nello stesso ordine, andando avanti con costanza.
Abbiamo vissuto tranquilli ripetendo gli stessi giorni per anni.
Poi il bambino che si faceva chiamare Lion, improvvisamente, portò il caos nelle nostre vite tranquille, come una tempesta improvvisa”.

Titolo originale: ライオンの隠れ家, Lion no Kakurega , Lion’s Den, Raion no Kakurega, Light of My Lion
Regia: Tsuboi Toshio
Sceneggiato da: Tokuo Koji
Cast: Yuya Yagira, Ryota Bando, Tasuku Sato Asuka Saito, Machiko Ono, Taiiku Okazaki, Takumi Ozaki, Hayato Kakizawa, Masaaki Hirai, Yuki Sakurai, Osamu Mukai, Amane Okayama, Yu Miyazaki, Noriko Iriyama, Yusaku Mori e Denden
Genere: drama, mistery, life, family, thriller
Giappone, 2024, jdrama, 11 episodi
Esistono quelle storie che entrano subito nel cuore, ti emozionano, ti commuovono fino alle lacrime ed esistono quei drama da dieci e lode e “Il rifugio di Lion”, anche conosciuto come “Light Of My Lion”, è uno di questi.
Definito come uno dei drama giapponesi più belli del 2024, “Il rifugio di Lion” presenta delle tematiche molto complesse, l’autismo e gli abusi sui minori, tematiche che vengono affrontate con delicatezza e sensibilità e, attraverso gli occhi dei protagonisti, ci immergeremo nel cuore di una storia che ha il dono di entrare da subito in sintonia con lo spettatore.
Ambientato nella città di Urao, nella prefettura di Ibaraki, la storia ha inizio in una delle giornate ordinarie dei due fratelli Komori. Hiroto, il fratello maggiore (interpretato dall’intenso Yuya Yagira che ricordiamo per il famoso film di Hirokazu Kore-eda, “Nessuno lo sa”, che gli valse la statuetta di miglior attore al Festival di Cannes, nonché fino ad adesso il più giovane mai premiato) divide il suo tempo tra il lavoro in Comune e la cura del fratello minore, affetto da disturbo dello spettro autistico.
Il fratello minore, Michito (interpretato magistralmente da Bando Ryota, già visto in “Dream Pony”), affetto da disturbo dello spettro autistico, lavora come artista alla “Planet Eleven”, un laboratorio artistico per persone con disabilità dello sviluppo.
Dalla morte dei genitori, Hiroto si è sempre preso cura del fratello minore, le loro giornate sono scandite sempre nello stesso modo, dove l’ordinarietà diventa sicurezza, dalla colazione nella medesima disposizione mattutina alle scarpe allineate pronte per essere indossate prima di uscire, dai colori disposti per gradazione al numero dei passi da casa al bus, tutto semplicemente costante, nel ritmo e nella pacatezza, come una stessa sinfonia suonata ogni giorno.
Una routine che sa di pace e di serenità anche se negli occhi di Hiroto appare spesso un velo di malinconia perché, pur provando un grande affetto per il fratello minore e proteggendolo in ogni modo, pensa alla sua vita, a quel sentimento timido di voglia di evadere ogni tanto per cambiare scenario, come i gabbiani codanera che i due fratelli vedono nel loro cammino serale sulla strada del ritorno a casa, scandendo i passi o fermandosi il giovedì a fare la spesa.
“Un gabbiano codanera è libero di volare dove vuole. A volte i gabbiani codanera vogliono vedere nuovi paesaggi”, così gli spiega spesso Michito, mentre Hiroto si perde con lo sguardo verso l’infinito del tramonto.
In un giorno ordinario della vita dei due fratelli qualcosa stravolge la tranquillità e l’immutabilità delle loro esistenze. Al ritorno a casa, i due fratelli trovano nel giardino un bambino che si nasconde tra i fili d’erba e l’ombra della tettoia. Hiroto si stupisce della presenza del bambino che non ha mai visto in vita sua, mentre Michito va in confusione, inizia ad agitarsi, a nascondersi e a urlare per la presenza di un estraneo alla porta di casa.
Hiroto cerca come può di tranquillizzare il fratello, ma nel frattempo si rivolge al bambino per capire chi sia e come mai si trova lì.
Il bambino, che stringe forte al petto un peluche con le sembianze di un leoncino, afferma di chiamarsi Lion (interpretato dal piccolo Tasuku Sato) e di dover vivere da loro. Hiroto un po’ confuso, mentre Michito scappa in casa, chiudendosi in camera e coprendosi con una coperta, cerca di indagare meglio su chi mai possa essere questo bambino, ma intorno a lui non vede nessuno. Forse è un bambino scappato di casa o si è perso mentre tornava a casa?
Quella sera, tra il panico di Michito, corse repentine per tutta la casa da parte di Lion e preoccupazioni aggiunte per Hiroto, i tre giungono ad un placido accordo, quello del riposo notturno, così l’indomani mattina si potrà capire meglio come gestire la situazione.
Il cambiamento nella vita dei fratelli Komori arriva come una folata improvvisa di vento ed è rappresentato proprio da Lion che da quel momento in poi sconvolgerà le loro esistenze, sradicherà la loro immobile sicurezza e porterà nel loro cuore dubbi e paure.
Perché un bambino così piccolo si è presentato a casa loro? E’ stato abbandonato? Chi sono i suoi genitori? E se avesse subito abusi e stesse scappando da qualcuno? Questo bambino ha qualcosa in comune con loro?
La convivenza tra i tre è da subito turbolenta. Michito non accetta la presenza di Lion che non fa parte della famiglia; Hiroto pensa di riportare il bambino a casa, ma si scontra nel frattempo con diversi problemi e con il mistero legato alla presenza di Lion a casa sua e con tutti i suoi tentativi di scoprire l’identità del bambino che vengono ostacolati da qualcosa; Lion che, ancora piccolo, non riesce a capire le esigenze di sicurezza e ordinarietà di Michito.
“Cosa sono le routine?”, chiede il piccolo Lion. “Sono delle cose stabilite”, risponde Hiroto.
Presto le azioni abitudinarie e meccaniche a cui erano abituati i due fratelli si estendono anche a Lion che verrà pian piano inglobato nel loro gruppo, anzi, come un giorno lo stesso Michito rivela a suo fratello, “il piccolo leoncino ha lasciato il suo branco per unirsi al loro”. Perché se Hiroto fa di tutto per rintracciare e recuperare il passato di Lion, nel mondo interiore di Michito c’è già una spiegazione alla presenza del bambino: se Lion ha abbandonato il branco e si è unito al loro è per trovare un luogo sicuro, un rifugio.
Anche le opere di Michito iniziano a ritrarre il terzo leone del loro gruppo e la convivenza, seppur, rispetto a prima, è diventata più chiassosa e rumorosa, inizia a diventare una piacevole abitudine, ma la vita dei tre verrà presto sconvolta dal passato di Lion e il buio da cui sta sfuggendo il bambino inghiottirà anche i due fratelli Komori, a cui verranno richiesti sacrifici, nuovi adattamenti e la fuga da qualcosa di indefinibile, forse mostruoso agli occhi di un bambino o il male della società agli occhi degli adulti o una nuvola nera agli occhi di Michito.
“Il rifugio di Lion” è un drama meraviglioso, dove il talento dei tre protagonisti riempie tutta la storia ed è il punto di forza della serie, i tre attori coinvolgono con le loro interpretazioni, ti trasportano nel loro mondo interiore e nel loro piccolo rifugio dove cercano di proteggersi dal mondo e dal buio che li circonda, ma da dove potranno anche ritrovare se stessi e la loro strada futura.
Tutti e tre i protagonisti sono tre anime ferite da una dolorosa storia di famiglia, ma legati da un filo robusto messo alla prova dal passato misterioso ed enigmatico di Lion, ma rinsaldato dalla forza emotiva di Hiroto (un immenso Yuya Yagira che mostra il lato malinconico del personaggio, nella sua risolutezza, nella protezione verso gli altri, ma anche nella sua riservatezza, nella quale conserva speranze e ispirazioni future, senza mai rivelarle all’esterno) e nella sensibilità di Michito (uno straordinario Bando Ryota), sensibilità rinchiusa nel suo mondo che sembra inespressivo all’esterno, ma che è ricco di profonde emozioni, che le pennellate delle sue opere cercano di rivelare.
La storia e le tematiche trattate nel drama sono tratteggiate con tocchi di delicatezza e di umanità a cui non rimanere assolutamente indifferenti. Per quanto riguarda, invece, la parte thriller della storia, i colpi di scena, la suspence, una visita inaspettata, i flashback e i ricordi di famiglia riescono a tenere incollati allo schermo anche gli appassionati del genere, riuscendo comunque a incastrarsi con la visione intimista del drama.
La resilienza dei personaggi è la forza silenziosa di questa serie che scuote gli animi e resta impressa anche dopo averne finito la visione.
Piccola chicca: i dipinti e le opere di Michito sono stati creati da Kosuke Ota, un pittore e artista affetto da autismo e disabilità intellettiva.
Grazia
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