“Sono così felice di vivere in un mondo dove esistono i mesi di ottobre”.

Titolo originale: Akage no An, 赤毛のアン
Regia: Isao Takahata
Sceneggiatura: Isao Takahata
Ispirato al romanzo di Lucy Maud Montgomery
Genere: drammatico
Giappone, 1979 – serie anime (50 episodi)
Correva l’anno 1975 quando Takahashi Shigehito, fondatore dello studio di animazione Zuiyō Eizō, cambiò il nome dello studio in “Nippon Animation” e continuò con un progetto che era iniziato nel 1969, il “World Masterpiece Theater” (Sekai meisaku gekijo), un progetto che desiderava ispirarsi a dei grandi romanzi della letteratura per l’infanzia per creare serie animate a cadenza annuale. L’intento del progetto era sicuramente educativo e didascalico, la Nippon Animation prese a cuore questa “missione” e nel 1979 produsse “Anna dai capelli rossi”, ispirato al capolavoro dell’autrice canadese Lucy Maud Montgomery.
Il romanzo della Montgomery era stato pubblicato per la prima volta in Giappone nel 1952 nella famosa traduzione di Hanako Muraoka, anche se per la sceneggiatura dell’anime ci si basò soprattutto sulla traduzione più scolastica del 1973 di Taeko Kamiyama.
La serie anime di “Anna dai capelli rossi” fu affidata alla regia di Isao Takahata che aveva già curato diverse opere di animazione, in collaborazione con Hayao Miyazaki, e nel 1978 si recò in Canada a visitare l’Isola del Principe Edoardo insieme al suo staff, tra i quali vi era Yoshifumi Kondo (che avrebbe poi diretto per lo Studio Ghibli, qualche anno più avanti, il meraviglioso “I sospiri del mio cuore”). Ogni luogo, edificio, paesaggio venne ritratto in bozze perché era importante per dare vita all’anime, da Green Gables, fattoria del XIX secolo a Cavendish, scelta dall’autrice per ambientare la sua storia, all’Orwell Corner Historic Village, per documentarsi e riprendere l’ambiente circostante per poter rendere nel miglior modo realistico ogni momento della storia.
Il realismo è sempre stato lo stile usato e scelto da Takahata, sempre minuzioso in ogni particolare e, in effetti, dopo il viaggio in Canada, Isao Takahata e Yoshifumi Kondo si concentrarono a lavorare sul design dell’anime per renderlo realistico e per definire il personaggio della protagonista, Anna, nella sua crescita e maturità.
Con lo scorrere degli episodi dell’anime, infatti, noi spettatori ci accorgiamo che Anna, da bambina loquace e curiosa si trasforma in una ragazza riflessiva e determinata e questo è un valore aggiunto alla serie animata che rende preziosa la narrazione della storia.
Per entrare nel cuore della storia e raccontarla a grandi linee senza anticipare troppo e togliere la curiosità di immergersi nel mondo dell’anime e, quindi, del romanzo della Montgomery, possiamo solamente fare un passo indietro, ovvero, ad un biglietto che l’autrice aveva scritto anni prima nel quale descriveva la storia di una coppia di fratelli a cui era stata erroneamente affidata una ragazzina, ma che alla fine avevano deciso di tenere con loro.
Da questo soggetto nasce “Anna dai capelli rossi”. I due fratelli Marilla e Matthew Cuthbert, entrambi non sposati e avanti con l’età, decidono di adottare un ragazzo di undici anni dall’orfanotrofio di Hope Town che possa aiutarli nell’andamento della fattoria e, visto che la loro conoscente Alexandra Spencer vuole adottare anche lei un’orfanella, si affidano alla Spencer che si offre di accompagnare il loro ragazzo adottato in viaggio. Matthew, però, quando arriva in stazione per andare a prendere il ragazzo trova solamente una bambina dai capelli rossi, il suo nome è Anna Shirley, è felice di vedere Matthew da subito, ma è ignara del disguido in cui i due fratelli sono incappati.
Matthew, per estrema timidezza e, lasciatosi stupire dalle parole poetiche della bambina durante il viaggio di ritorno, la porta a casa, ma, una volta arrivato, si rende conto di doversi pentire di questa scelta perché sua sorella Marilla è irremovibile e l’uomo si rattrista a sentire che Anna verrà rimandata indietro.
Per una serie di situazioni e per una certa affezione che i due fratelli nutrono quasi da subito per Anna, anche se dimostrano il loro affetto in modo differente, secondo il proprio carattere, la bambina resterà per sempre a casa dei Cuthbert.
Anna diventa per Marilla e Matthew una luce di gioia, di speranza e di vita e riempie totalmente le loro solitudini, affrontando ogni momento, anche quello più complesso e difficile dei primi mesi di adozione, con una propensione alla poesia e all’immaginazione che spesso stupisce i due fratelli, ma ai quali riempie il cuore.
Anna, bambina che sogna ad occhi aperti, la cui fervida immaginazione porta a creare storie e leggende fantastiche, coinvolge nei suoi giochi e nelle sue letture, Diana Barry, una bambina che abita non molto lontano dalla “casa dal tetto verde”, come viene chiamata la casa dei fratelli Cuthbert. Diana diventa l’amica del cuore di Anna e con lei va a scuola dove fa conoscenza anche degli altri compagni, Ruby, Jane, Josie Pye e Gilbert Blythe, con il quale da subito Anna ha un rapporto di forte rivalità che pian piano si trasformerà in stima.
La serie anime di Isao Takahata inizia proprio con l’arrivo di Anna alla casa dal tetto verde, dagli anni dell’infanzia, a quelli dell’adolescenza e giovinezza, ma l’abilità del regista è stata proprio quella di accompagnare la crescita di Anna giorno per giorno e renderla una cara presenza per gli spettatori della serie.
Ancora una volta il realismo di Takahata ha aiutato molto a rendere verosimile la storia di Anna e ancora adesso tra tutti gli adattamenti televisivi e cinematografici, la sua serie anime è una delle più belle, apprezzate ed è diventata un’icona indimenticabile.
I temi cari al regista sono affrontati all’interno della storia, il passaggio dall’infanzia all’età adulta, la descrizione dei paesaggi nei quali si fonde l’animo della protagonista, Anna appena arrivata a casa dei Cuthbert realizza di appartenere a quei luoghi e questo Takahata riesce meravigliosamente a farcelo percepire. Infine, i momenti spensierati, che corrispondono alla fase dell’infanzia, dello stupore e della meraviglia, lasciano piano piano il posto ai momenti di più drammaticità, in cui, come sempre e come già affrontato in altre sue opere, Takahata non scade nel sentimentalismo, ma ci pone di fronte al peso del dolore degli eventi della vita che non si possono evitare, ma che restano impressi nella memoria, formano il carattere e plasmano la personalità dell’individuo.
Anna da bambina curiosa, vivace, chiacchierona, si trasforma negli ultimi episodi della serie in una ragazza pacata, riflessiva. Nei suoi occhi si intravede sempre quell’animo sognatore e quell’intensità emotiva, ma la sua vitalità iniziale si trasforma in resilienza e coraggio, ora sono questi i due doni che possono illuminare le vite delle persone a lei care.
I disegni e i tratti gentili di Yoshifumi Kondo riescono a cogliere l’animo di Anna e la colonna sonora bellissima di Katsuhisa Hattori accompagna le scene e i momenti più indimenticabili della storia.
In Italia la sigla è stata cantata da “I Ragazzi dai Capelli Rossi” con il coro di Paola Orlandi.
La serie anime “Anna dai capelli rossi” andò in onda in Giappone nel 1979 sull’emittente Fuji TV ed ebbe da subito un seguito incredibile di spettatori che si emozionavano per le vicende della protagonista. Nel 2009 è stato prodotto il prequel “Sorridi, piccola Anna” che racconta le vicissitudini e le difficoltà di Anna, ancora più piccola, prima dell’adozione dei Cuthbert e che si ispira al romanzo scritto nel 2008 dall’autrice canadese Budge Wilson, con il consenso degli eredi della Montgomery. “Sorridi, piccola Anna” è sempre stato prodotto della Nippon Animation, diretto da Katsuyoshi Yatabe e appartiene ancora al progetto “World Masterpiece Theater”.
Nel 1989 Isao Takahata realizzò un film di 100 minuti dove erano raccolti i primi sei episodi della serie, il titolo era “Akage no An: Guriin Gēburusu e no michi” (“Anna dai capelli rossi: la strada per Green Gables”). Il film era destinato alle sale cinematografiche, ma ebbe una distribuzione limitata nel 1990, nel 1992 uscì in VHS, mentre dal luglio 2010 è stato rimasterizzato dal Museo Ghibli.
In Italia, “Anna dai capelli rossi” debuttò il 20 ottobre 1980 su Rai 1, erano gli anni d’oro dei cartoni animati che arrivavano dal Giappone, forse ancora non si conosceva il progetto della Nippon Animation “World Masterpiece Theater”, ma da allora, per molti anni, i bambini di diverse generazioni hanno imparato a conoscere alcuni romanzi della letteratura dell’infanzia che magari non avrebbero mai avuto l’opportunità di incontrare nella loro vita scolastica e sono stati più motivati a leggere e a scrivere le proprie riflessioni, così come me che scrivo questa recensione, ma che una parte del mio cuore è trasportata da mille ricordi legati a queste serie animate e ad “Anna dai capelli rossi”, in particolare, forse il cartone animato che sono riuscita a vedere più volte nella mia vita in compagnia di mia nonna, di mia mamma e di mia sorella. Quando i ricordi ci regalano un senso piacevole di continuità, allora vuol dire che il nostro cuore si è arricchito di emozioni.
Grazie Isao Takahata per averci raccontato tramite immagini animate la storia di Anna della casa del tetto verde!
Grazia
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