La luna da sempre è stata simbolo universale di poesia, di lirica, in quanto elemento che rispecchia l’interiorità e l’animo delle persone.
La luna offre al poeta l’atmosfera malinconica e sospesa per immergersi nel ricordo, nel silenzio della notte e del cuore umano, evocando la memoria di immagini, luci, ombre, di rimembranze lontane appartenenti a qualcuno che ci parla da altre latitudini e da altri periodi oppure solamente una carezza delicata, gentile che rischiara la notte della nostra esistenza.
La luna come confidente nostalgica e compagna di sogni che ci conforta nelle crepe della nostra anima.
Molti poeti hanno trovato la propria ispirazione lirica nell’immagine della luna, in Italia Giacomo Leopardi, uno dei più grandi poeti a livello mondiali, ha dedicato diverse sue opere alla luna, presenza amica a cui affidare il proprio dolore e i propri rimpianti.
Nello stesso modo anche molti haiku della letteratura giapponese hanno come elemento ricorrente la luna, simbolo di impermanenza, di mutevolezza e di bellezza.
L’haiku ha il potere di cogliere l’attimo, una rivelazione che con gentilezza lascia il lettore in uno stato d’animo contemplativo. Proprio per questo ho scelto alcuni haiku dedicati alla luna che riescono a tramettere un senso di profondità interiore personale, ma anche universale.
Il primo haiku è di Takarai Kikaku, poeta del periodo Edo, tra i più famosi discepoli di Matsuo Basho. La luna come tema centrale del suo haiku è simbolo di luce, una protezione per chi intraprende un cammino, una guida per chi “porta i fiori” ovvero per chi ogni giorno con fatica, ma con discrezione si dedica al bene portando gioia e serenità agli altri.
Che ci sia luna
sul sentiero notturno
di chi porta i fiori
L’haiku di Ryûho, invece, evoca la bellezza del riflesso della luna sulla superficie dell’acqua. In giapponese si parla di “suigetsu” (“luna d’acqua”), una bellezza fugace, un riflesso inafferrabile, etereo. Nell’atto di attingere l’acqua dal lavatoio il poeta si perde nella luce della luna. Da un gesto quotidiano, semplice, una lirica che ha in sé una essenza infinita di linguaggio poetico.
attingo e travaso
limpida luce di luna
dal lavatoio
Fujiwara no Michitoshi nel suo haiku descrive la magia della luna come un legame tra due amanti separati, uniti dal pensiero di rivedersi per un attimo, ovvero tra l’alba e il tramonto della luna, una connessione spirituale.
quando il sole sorgerà io ti ricorderò;
tu, al tramonto della luna,
ti prego, rivolgimi un pensiero
La luna è anche simbolo di transitorietà che copre ogni cosa nell’haiku di Kobayashi Issa. La luna è quasi umanizzata dal poeta che percepisce con empatia quel senso umano di fretta, di velocità, del trascorrere rapido del tempo. Anche la luna, infatti, è costretta a correre insieme agli esseri umani, in questo mondo così precipitoso, scomposto e precario.
luna piena
oggi anche tu
vai di fretta
Il famoso haiku di Mizuta Masahide è, invece, un inno alla luna come segno di positività e di di speranza. Nonostante il tetto distrutto, metafora di dolori e sciagure della vita, la luce della luna filtra e rivela una nuova bellezza. Il momento di crisi non deve abbattere l’animo perché superare le avversità è come vedere la luna dal tetto.
Il tetto si è bruciato:
ora
posso vedere la luna
L’ultimo haiku è quello che abbiamo scelto come nostra frase simbolica del blog e appartiene alla vasta e profonda poetica di Matsuo Bashō.
Le nubi di tanto in tanto
ci danno riposo
mentre guardiamo la luna.
Anche le nuvole che sembrano di apparente intralcio hanno il dono di dare maggiore valore allo splendore della luce lunare. Così come gli imprevisti e le difficoltà della vita ci fanno fermare anche le nuvole ombreggiano il cielo per poi scostarsi e rivelare la luna, ancora più bella di prima. Dopo una fermata, torniamo, infatti, più consapevoli della luce e della speranza.
Grazia
