“We the people of Korea, proud of a resplendent history and traditions dating from time immemorial, upholding the cause of the Provisional Republic of Korea Government born of the March First Independence Movement of 1919 and the democratic ideals of the April Nineteenth Uprising of 1960 against injustice, having amused the mission of democratic reform and peaceful unification of our homeland (…)”
Ogni 17 luglio si commemora in Corea del Sud una festività civile e storica, che rende orgogliosa la democrazia sudcoreana. Questa data, infatti, ricorda la promulgazione della prima carta costituzionale, avvenuta il 17 luglio 1948, e viene commemorata ogni anno come la nascita, quasi tre anni dopo la fine dell’occupazione giapponese (15 luglio 1945), di una repubblica democratica e indipendente.
Tuttavia, i passi che portarono alla Costituzione non furono affatto facili, avvenuti in un periodo complicato, caratterizzato dall’estrema povertà dopo la guerra e l’occupazione giapponese, dalla divisione territoriale della penisola coreana con l’affidamento e la supervisione alle potenze vincitrici della guerra e dal frazionamento politico anche all’interno delle stesse forze che avevano lottato per l’indipendenza.
Il 1948, dunque, presentava già un territorio diviso in due grandi aree di influenza: il sud della penisola era affidato agli Stati Uniti, mentre Russia e Cina controllavano il nord. In questo contesto di divisione, le forze indipendentiste del governo in esilio in Manciuria, rientrate in patria, vennero coinvolte dalla frammentazione dell’inizio della Guerra Fredda, senza riuscire ad addivenire ad una conciliazione tra le parti e alla riunificazione della penisola, come da tempo sperava Kim Gu (di cui abbiamo scritto qui).
Quando vennero indette le elezioni generali del 10 maggio 1948, le prime elezioni libere e democratiche svoltesi sul territorio coreano, il clima di divisione si fece sentire in modo aspro, dando vita a scontri, ribellioni e opposizioni, con l’ostruzione del nord e delle potenze straniere che avevano ivi la loro influenza contro le forti spinte statunitensi per delle elezioni che escludessero totalmente la componente del nord. Nonostante i tentativi di posticipare e di boicottare le elezioni da parte di diversi partiti politici, supportati anche da Kim Gu e dai suoi tentativi di riunificazione, e la repressione feroce dei movimenti di opposizione da parte delle rappresaglie dell’esercito, supportate dal Presidente ad interim Rhee Syngman (tra cui il massacro di Jeju, che ha dato vita alla narrazione del romanzo “Non dico addio” del Premio Nobel Han Kang, di cui abbiamo scritto qui), le elezioni per l’Assemblea costituente si svolsero ugualmente, supervisionate dalle Nazioni Unite, ma solo coinvolgendo la parte meridionale della penisola e determinando di fatto la scissione vera e propria.
Il processo costituente fu piuttosto celere e chiaro, determinato anche dal supporto delle forze alleate e di giuristi provenienti da altri Paesi per seguire il drafting costituzionale di una carta liberale e democratica, che accogliesse la separazione dei poteri e il sistema della rule of law e, soprattutto, che mantenesse la Corea del Sud nella sfera di matrice occidentale e liberale, di contro all’ingresso della Corea del Nord nell’orbita socialista. Tra i processi costituenti post-Seconda Guerra Mondiale (Italia, Germania e Giappone), il processo costituente coreano fu il più monitorato in termini politici, più che normativi, in modo da assicurare un equilibrio geopolitico, che, da lì a qualche anno, si rivelerà precario.
Le ingerenze esterne a livello politico portarono anche ad assicurare la vittoria di Syngman Rhee il 20 luglio 1948 come primo presidente della Corea del Sud, arginando il potenziale pericolo della vittoria di Kim Gu, mentre il 12 dicembre dello stesso anno l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite riconobbe la Corea del Sud come unico vero governo legale della penisola coreana, collocando fuori da qualsiasi legittimità il regime socialista della Corea del Nord. Tuttavia, questo clima molto teso portò ad inserire tutto il catalogo dei diritti fondamentali come accolti dal parametro internazionale, un punto che rimarrà sempre un faro per i cittadini sudcoreani sia durante l’opposizione al governo oppressiva di Syngman Rhee nel 1960 che durante i difficili anni dei regimi autoritari e che supporterà sempre per una vera e propria restaurazione della democrazia.
La carta costituzionale sudcoreana fu adottata e approvata definitivamente dall’Assemblea costituente il 12 luglio e promulgata il 17 luglio 1948, coincidenza voluta con la data secondo cui sarebbe stata fondata la dinastia Joseon. Il primo ottobre 1949, la data del 17 luglio venne dichiarata festa nazionale della Corea del Sud come “Constitution Day” – o, meglio, Jeheonjeol (제헌절).
Il sistema delineato dalla Costituzione prevedeva una forma di governo presidenziale, con un Presidente investito del potere di rappresentanza e del potere esecutivo insieme al governo e un potere legislativo affidato ad un parlamento composto da una sola camera. Nonostante la forma di governo sudcoreana sia rimasta pressoché inalterata, dal 1948 ad oggi si sono succedute ben cinque revisioni totali della Costituzione, fino alla più profonda riforma costituzionale del 1987, che, nel riscrivere totalmente il testo costituzionale per favorire la transizione alla democrazia, ha fatto nascere la cosiddetta “Sesta Repubblica”.
Non è questa la sede per parlare di tutte le complicate vicende della vita costituzionale della Corea del Sud. Tuttavia, è doveroso ribadire che il ritorno alla democrazia, dopo i regimi autoritari di Chun Do-hwan e di Park Chung-hee, ha riportato in auge una celebrazione come il Constitution Day non solo come festività solenne della nascita di una Corea indipendente, ma soprattutto come un momento per contemplare l’importanza dei valori democratici, della tutela dei diritti e della partecipazione della cittadinanza sudcoreana nella formazione delle decisioni politiche. Per questo motivo, accanto all’esposizione della bandiera e alle parate tradizionali, si formano gruppi di cittadini che, in diversi punti delle città, danno lettura della carta costituzionale per fa conoscere anche ai più giovani i diritti conquistati e mantenuti a prezzi spesso drammatici dalla popolazione sudcoreana.
Trovarsi a Seoul nei giorni coincidenti con la commemorazione della Costituzione è un’esperienza da consigliare e, se si mastica anche un po’ di coreano, ascoltare una lettura pubblica della carta costituzionale coreana è un ottimo modo non solo per entrare in connessione con la storia e la tradizione del popolo coreano, ma anche per fermarsi un momento a comprendere che, alla fine, i diritti democratici sanno sempre come affrontare i turbamenti politici e storici per risultarne vincitori.
Laura
