“La morte trasforma ogni istante in un elemento di vuoto, assenza di qualcosa che riempiva i tuoi pensieri, ed ora non c’è più”.
(Stephen Littlewood)

Titolo originale: 원더랜드; Wondeoraendeu (lett. “Wonderland”)
Regia: Kim Tae-yong
Soggetto: Kim Tae-yong, Woo Won-seok
Sceneggiatura: Kim Tae-yong, Min Ye-ji
Cast: Tang Wei, Suzy, Park Bo-gum, Jung Yu-mi, Choi Woo-shik, Lee Eol, Kang Ae-shim, Nina Paw, Yeo Ga-won, Choi Moo-sung, Sung Byung-sook, Tang Jun-sang, Kim Sung-ryung & Gong Yoo
Genere: drama / sci-fi
Corea del Sud, 2024 – film
Se la tecnologia fosse ancora più avanzata, forse l’essere umano potrebbe affrontare persino la morte. O, se anche non riuscisse a sconfiggerla, potrebbe quasi contenerla, regalandole un mondo tutto suo, un perdurare della vita illusorio, che permette di non terminarla e di continuare i legami affettivi che hanno contraddistinto la vita.
In un futuro prossimo o forse contemporaneo, un gruppo di ricercatori sudcoreani elabora un’intelligenza artificiale denominata “Wonderland”, ovvero paese delle meraviglie, e, come il suo antecedente nel libro di Lewis Carroll, anche questo paese immaginario ha il compito di farsi metafora del mondo e dell’animo umano, variandosi e moltiplicandosi in modo da adattarsi alle numerose coscienze che decidono di visitarlo. “Wonderland”, di fatto, è un paradiso artificiale precostruito dalla tecnologia come se fosse un semplice paese lontano, con cui mettersi in contatto attraverso video-chiamata, ma i suoi abitanti sono persone che non appartengono più al mondo dei vivi, ma che al tempo stesso hanno deciso volontariamente una non-morte illusoria, per continuare a comunicare con i propri cari sulla terra, perché nel dialogo possano essere salvaguardati dal dolore e dal lutto.
Quando una persona decide di entrare post mortem nel Wonderland, lascia che i suoi ricordi e un piccolo pezzetto della sua coscienza vengano trasfusi all’interno del sistema, creando così un’immagine olografica di sé, con tutta la memoria intatta, ma modificata dalla continuazione della vita. Attraverso questo sistema di intelligenza artificiale, così, non solo i cari rimasti possono non dire addio ai propri defunti, ma i defunti stessi non si rendono conto di non vivere, visto che un frammento di loro continua ad agire, pensare e amare come se fosse in vita.
«In un mondo in cui una simulazione ti permette di parlare con chi non c’è più, l’amore cerca di sopravvivere alla morte, alla distanza e al tempo… anche se significa amare un ricordo che sembra più reale della realtà.»
Per questo motivo, Bai Li (interpretata dalla meravigliosa Tang Wei di “Un lungo viaggio nella notte” e “Decision to Leave“), quando scopre di avere una malattia terminale, decide di iscriversi a Wonderland e di affidare un pezzetto di coscienza a questo limbo tecnologico e ultraterreno, per non dire addio alla madre (interpretata da Nina Paw) e alla figlia (interpretata da Yeo Ga-won), che teme di aver sempre trascurato in vita a causa del suo lavoro. Nell’illusione tecnologica, Bai Li si crea una nuova vita, quella della professione che avrebbe amato fare durante l’infanzia, l’archeologa, giustificando così la sua assenza nei riguardi della bambina, che l’avrebbe supportata da lontano durante gli scavi archeologici.
Allo stesso modo, Lee Yong-shik (interpretato da Choi Moo-sung di “Una pessima madre ideale” e “Mr. Sunshine“), in punto di morte in ospedale, decide di iscriversi al sistema, affinché una parvenza della propria immagine possa continuare a vivere, confortando la sua famiglia senza traumatizzarla con la sua dipartita. Così anche Sung Jeong-ran (interpretata da Sung Byung-sook di “Finland Papa” e “Lovely Runner“) non si capacita all’idea di aver perso il nipote Choi Jin-gu (interpretato da Tang Jun-sang di “Move to Heaven” e “Newtopia“) e fa creare per lui una porzione di mondo ultraterreno in Wonderland, portandolo a studiare all’estero e mantenendo vivi tutti quei sogni e quelle speranza che ne avevano caratterizzato l’esistenza terrena.
D’altronde, lo stesso sistema era stato testato proprio per questi fini da una delle ricercatrici che vi lavorano, Seo Hae-ri (interpretata da Jung Yu-mi di “The School Nurse File” e “Train to Busan“), che spiega al collega Kim Hyun-soo (interpretato da Choi Woo-shik di “Our Beloved Summer” e “Parasite“) come Wonderland sia basato sulla sua stessa vita, visto che è stata la prima persona ad averne avuto contatto, iscrivendo al suo interno i ricordi e i frammenti di coscienza dei suoi genitori deceduti quando era molto giovane (interpretati da Kang Ae-shim di “Squid Game 2” e “Squid Game 3” e Lee Eol, che ci ha lasciato prima di vedere la realizzazione del film), in modo da tenerli vivi in una memoria che diventa la quotidianità di ogni giorno con le sue molteplici videochiamate, le chiacchiere serali prima di andare a dormire, le raccomandazioni sulla qualità e la quantità del cibo e tutte quelle piccole e normali preoccupazioni che costellano il rapporto genitori-figli.
Infine, c’è Gu Jung-in (interpretata da Suzy di “Vagabond” e “Start Up“), il cui fidanzato, Park Tae-ju (interpretato da Park Bo-gum di “Encounter” e “Quando la vita ti dà mandarini“), è rimasto in coma irreversibile dopo un incidente mortale. Jung-in, che non riesce ad accettare l’attualità dei fatti, fa creare un’immagine olografica del suo fidanzato su Wonderland, costruendogli una vita di astronauta in missione in orbita, ma in continuo contatto tramite videochiamata con la sua amata.
Ad un certo punto, però, qualcosa inizia ad incrinarsi in questa relazione tra morte e vita, che tenta di negare totalmente la prima per costruire un doppio della seconda.
Tae-ju si sveglia miracolosamente dal coma e inizia a non riconoscere più né l’ambiente circostante né se stesso, scisso come è stato per tanto tempo tra l’immobilità terrena e una vita illusoria ultraterrena che attingeva dalla sua coscienza. Non sa chi è e non sa più cosa vuole, ma soprattutto inizia a sentire distante da sé anche la fidanzata Jung-in, che, in tutto quel tempo, si è abituata al Tae-ju nella stazione spaziale, estroverso, brillante e cordiale nonostante l’assenza di gravità, e si trova di fronte un uomo confuso, malinconico e privo di forze che fatica a rispondere a quella versione con cui aveva dialogato su Wonderland. Due lati diversi della personalità di Tae-ju: uno, incastrato nel suo momento migliore, perché, alla fine, quello che rimane nella memoria sono solo i bei ricordi; l’altro, costretto ad affrontare la realtà quotidiana del post trauma da incidente, delle ridotte capacità fisiche o del lento riappropriarsi di queste ultime, dell’abitudine al silenzio e del nuovo continuo confronto con una vita che aveva salutato, della compagnia di persone che, nonostante la tecnologia perdurante della vita, gli avevano già mentalmente detto addo. E, infine, il riappropriarsi di quella scissione avvenuta senza la sua reale volontà, far rientrare dentro di sé quell’immagine brillante, ma illusoria, quella maschera che gli altri hanno voluto vedere e che adesso non riesce più ad indossare.
Nello stesso momento la figlia di Bai Li aspetta il ritorno della madre, che viene continuamente differito per guasti tecnici e ritardi aerei, e, credendo alla verità costruita dal Wonderland, fugge da casa per cercare di raggiungere la madre nella sua missione di scavi archeologici. Quando Bai Li su Wonderland viene a sapere della fuga della figlia, cerca in tutti i modi di raggiungerla, correndo verso l’aeroporto che aveva visto solo al suo arrivo, cercando, inconsapevolmente, di fuggire dalla realtà virtuale in cui la sua coscienza è rimasta incastrata. La crisi qui avviene in modo inverso rispetto a quella di Tae-ju, perché non è il personaggio umano in vita ad andare in crisi per mancato riconoscimento, ma è il personaggio virtuale che post mortem ha acquisito una vita propria, con ricordi, memoria, capacità di giudizio, emozioni, affetti. Si tratta di una vera e propria anima, che l’intelligenza artificiale, nel creare quel doppio virtuale, ha elaborato, legando l’anima di Bai Li al programma senza consentirle in alcun modo il riposo.
«Invece di vivere per sempre nel sogno, alla fine bisogna affrontare la verità e decidere se lasciar andare o continuare a stringere.»
Che cosa significa lasciare il mondo terreno? E cosa vuol dire lasciare andare le persone che si amano, quando la vita finisce? Sono domande complesse che non presuppongono mai una risposta, perché la morte è un evento difficile che va affrontato in modo diverso ed è un evento biunivoco, che coinvolge chi vive e chi se ne va. Ogni lutto presuppone delle fasi cicliche e consecutive per essere rielaborato e superato, fasi che chi se ne va vive nel giro di un tempo relativamente breve, dal momento in cui percepisce che la sua vita potrebbe aver fine fino al momento della vera dipartita, mentre chi rimane in vita le attraversa come in un profondo e continuo sonno di dolore, perché accettare di non poter più vedere e parlare con una persona che ha significato tanto per la propria esistenza è un processo travagliato che scinde l’anima.
Se, da un lato, il film sudcoreano “Wonderland” affronta il complicato viaggio dell’anima che se ne va e che, preoccupata per chi rimane, vorrebbe tornare, ma anche dell’anima che torna, perché rimasta congelata, e avverte di essere stata interpretata e sostituita in modo diverso proprio da chi ama, non dimentica di guardare al dolore di chi rimane, che farebbe di tutto per avere anche solo un’immagine sbiadita della persona che ha perso, perché una manciata di minuti e di parole buttate a caso possano rimandare in eterno l’addio.
Proprio in questo dialogo continuo e in questa tematica metafisica, si inserisce la questione etica dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, una frontiera tecnologica che ogni giorno ci troviamo (e ci troveremo) ad affrontare. L’intelligenza artificiale ridefinisce il lutto, ma anche la memoria dei ricordi e, infine, i legami umani, sia quelli terreni che quelli ultraterreni. Anestetizza il dolore, non fa percepire la perdita e la dipartita, crea un’eternità illusoria, ma, al tempo stesso, scinde le persone, riformula i loro sentimenti, destabilizza la percezione di se stessi e l’autenticità, nasconde la realtà per non ferire, ma crea realtà differenti in cui rimanere incastrati e in cui le emozioni giocano solo una funzione sussidiaria e distorta, plasmati sui desideri umani e, quindi, non rispondenti ai cambiamenti continui di un animo.
La realtà virtuale è perfetta, elegante, asciutta, ma va in burnout quando l’elemento umano si inserisce con tutta la sua caotica meraviglia e rischia di collassare quando l’autenticità interferisce con i suoi algoritmi. Nonostante il regista non voglia dare un giudizio determinante sull’utilizzo della tecnologia – anche perché la tematica trattata è emotivamente delicata e non perde mai, nella sua narrazione, di un certo approccio empatica -, l’intelligenza artificiale non va demonizzata, come accade in tanti prodotti sci-fi, ma va compresa e, al tempo stesso, limitata, resa funzione dipendente dalla variabile umana. E, per questo motivo, tutte le emozioni sono necessarie, sia quelle belle, che quelle dolorose, ivi compresi i passaggi del lutto, perché, poi, alla fine, la morte è una parte della vita umana e, come tale, deve rimanere, lasciando agli uomini il compito di perdurare nella memoria i ricordi, non parlando con qualcuno che è scomparso, ma parlando della persona scomparsa, rivivendo continuamente la sua esistenza per perdurare il suo essere.
Postilla finale: nel film c’è un piccolo cameo di Gong Yoo – piccolo, ma che riempie lo schermo – nella parte del cosiddetto “personaggio non giocante” della realtà virtuale di Wonderland, controller del suo funzionamento, sentinella di ogni mal funzionamento e, quindi, confidente dei personaggi che vivono l’aldilà virtuale. Oltre all’estrema attenzione con cui questo personaggi secondario è stato costruito, lampante per tutti colore che hanno avuto modo di affrontare mondi virtuali, già solo nei videogiochi e nei giochi di ruolo, la funzione attribuita quasi da “psicopompo” è un omaggio alla tradizione classica del traghettatore di anime nell’aldilà e, al tempo stesso, funge da espediente narrativo (consente alle anime del Wonderland di parlare di sé) e da sistema psicologico (raccogliendo i racconti, fa da trasfer psicologico delle anime nel Wonderland).
Laura
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