“Come finisce la storia?“
“Che importanza vuoi che abbia la fine”

Titolo originale: ཕོར་པ། Phörpa
Scritto e diretto da: Khyentse Norbu
Cast: Orgyen Tobgyal, Neten Chokling, Jamyang Lodro, Lama Chonjor
Genere: comedy/sport
Bhutan, 1999, film
Forse nessuno potrebbe mai immaginare quanto la passione per il calcio possa arrivare anche nei luoghi più lontani e sperduti, ma tutto accade perché il fascino di un pallone in mezzo al campo nasce dalla magia dell’imprevedibilità e della spontaneità. E’ forse questa una chiave della felicità dispersa per il mondo umano? O come diceva Albert Camus: “Non c’è un altro posto del mondo dove l’uomo è più felice che in uno stadio di calcio”.
In questa piccola storia semplice e molto umana, diretta dal regista e lama tibetano Khyentse Norbu, il calcio è la passione che nasce nel cuore di due giovani monaci tibetani in un monastero buddista in India.
Il film è noto per essere stato il primo lungometraggio in assoluto proposto dal Bhutan per la candidatura agli Oscar nella categoria di miglior film straniero.
La storia è ambientata in un monastero buddista in India dove due giovanissimi monaci tibetani, appassionati di calcio, cercano in ogni modo di procurarsi una televisione per poter seguire i Mondiali di calcio nel 1998, senza essere scoperti dal Lama che altrimenti non sarebbe d’accordo.
Pian piano, però, la loro passione per il calcio si diffonde per tutto il monastero e in ogni momento libero giocano a palla, in mancanza di essa anche con una lattina vuota. Di notte, per seguire le partite dei mondiali attendono il momento favorevole, sfuggono alla sorveglianza e si allontanano per seguire in diretta le partite.
LE OPINIONI DI GRAZIA:
Quando ho visto per la prima volta questo film, me ne sono innamorata, ho pensato che per scrivere delle belle storie, basta focalizzarsi sulla semplicità e nel caso del film “La coppa”, la caratteristica principale è proprio l’essenzialità e la semplicità. Senza complicazioni o dissidi, i monaci protagonisti tentano di vivere questa passione sportiva in modo genuino e gentile, riuscendo a coglierne l’essenza. Per poter recuperare le partite del Mondiale i ragazzi riescono a convogliare tutto il coraggio per chiedere al Lama di poter noleggiare un televisore con antenna parabolica e rendere la partita visibile a tutti all’interno del monastero. Facendo una colletta, riescono a comprare l’apparecchio e l’antenna.
Il calcio è patrimonio di tutti e anche i giovani monaci ne sono affascinati, ripropongono i tiri in porta più belli visti al Mondiale, scelgono i loro calciatori preferiti e sognano perché la passione è sogno e liberazione dai vincoli e per questo “La coppa” appartiene a quei film edificanti, motivazionali, che fanno bene al cuore. Ho apprezzato l’entusiasmo che non ha età né confini e il messaggio profondo che lascia un senso di pace e di serenità perché non importa come finisca la storia, ma importa che sia iniziata e che possa essere portata avanti nel modo più equilibrato possibile.
LE OPINIONI DI LAURA:
Erano i mondiali di calcio di Francia 1998, quelli di un’estate caldissima e del trionfo francese contro un fortissimo Brasile, quelli delle visioni ancora totalmente in chiaro e senza satelliti o streaming online, nell’era dell’analogico. Erano anche quei tempi in cui il Bhutan ci sembrava ignoto, tant’è che leggere di un piccolo film bhutanese che aveva conquistato un milione di dollari ai botteghini statunitensi pareva una cosa incredibile, quasi astratta, mentre tutti erano sensibilizzati al messaggio politico di fondo, appena accennato e celato dietro una commedia piccola e solare, quella dei territori tibetani occupati e della diaspora della popolazione. Non stupisce, quindi, che la pellicola incontrò l’apprezzamento della critica e la curiosità del pubblico, facendo leva su quel sentimento comune che le grandi manifestazioni sportive riescono a lasciare, quando tutti ci sentiamo cittadini di un piccolo villaggio globale e i mondiali di calcio sembrano il giro del campionato di squadre che si riconoscono in Stati.
La prima volta che mi imbattei in questo piccolo film era proprio un’estate di anni fa, nascosto in quella programmazione notturna della Rai di produzioni mai viste mentre cercavo di recuperare aria dall’afa di luglio a scapito del sonno. Una prima intima visione che mi ha lasciato incuriosita e meravigliata, quasi lì nel mezzo di quei giovani protagonisti chiusi in un monastero buddista, ma colti dalla passione per il calcio. “La coppa” mi ha dato l’impressione di essere in mezzo alle vite autentiche di persone che si trovavano a tanti chilometri di distanza da me e che, in fondo, al di là dei grandi movimenti planetari e degli sconvolgimenti politici, vivevano le stesse piccole preoccupazioni estive che potevo vivere anch’io, compreso trovare conforto in quelle visioni di partite di calcio, che ci fanno sentire spettatori di uno stadio invisibile, ma anche allenatori non ascoltati, opinionisti senza preparazione, tifosi senza squadra, pronti a riconoscerci nelle regole universali dello sport.
Perché, poi, alla fine, lo sport significa amicizia e alleanza, è il potere del confronto leale senza guerre o disparità, quel magico momento per cui, secondo gli antichi Greci, dovevano tacere i conflitti e le armi. Ed è proprio quell’idea di sport che fa da motore della storia di questo film, dove i giovani monaci buddisti non hanno uno propria squadra nazionale da tifare e forse non conoscono nemmeno bene le regole delle partite che cercano di seguire, ma comprendono una valenza unica che troppo spesso si nega, quella del linguaggio universale sportivo come simbolo di pace.
NOTA FINALE: “La coppa” non è l’unica esperienza artistica del rispettato lama bhutanese Khyentse Norbu. Qualche anno dopo, uscì al cinema anche la pellicola “Maghi e cacciatori” (2003), “Vara: A Blessing” (2013), premiato al Busan Film Festival, “Hema Hema” (2016), premiato al Festival di Locarno e al Festival Internazionale di Toronto, e “Looking for a Lady With Fangs and a Moustache” (2019), girato e prodotto in Nepal e premiato al Festival Internazionale di Morelia. Nelle librerie italiane sono usciti anche due saggi a sua firma, “Intrepida compassione” (edito da Amrita), scritto con il suo maestro Dilgo Khyentse Rinpoche, e “Sei sicuro di non essere buddista?” (edito da Feltrinelli). Inoltre, Norbu è stato consulente di Bernardo Bertolucci per la realizzazione della pellicola “Il piccolo Buddha“.
Grazia & Laura
