“Ci sono due modi per vivere la vita. Uno è pensare che niente sia un miracolo. L’altro è pensare che ogni cosa sia un miracolo”.
(Albert Einstein)

Titolo originale: 기적; Gijeok (lett. Miracolo)
Regia: Lee Jang-hoon
Sceneggiatura: Lee Jang-hoon, Son Joo-yeon
Cast: Park Jeong-min, Lee Sung-min, Lim Yoona, Lee Soo-kyung, Ko Chang-seok, Jung Moon-sung
Genere: drama /comedy /life
Corea del Sud, 2021 – film
Il “miracolo” è una categoria difficile da quantificare, perché vive di un’idea mista tra il reale e il soprannaturale, tra la fede in qualcosa e la riduzione scientifica dell’evento fenomenico, e perché, sostanzialmente, varia la sua percezione in base all’occhio e all’animo di chi lo percepisce. Forse è proprio per questo motivo che Einstein connetteva la dimensione del miracolo alla prospettiva con cui guardiamo la vita e, di conseguenza, interpretiamo la realtà. Non si tratta di avere una fede cieca o meno, ma di come scegliamo di avvicinarci alla cose che accadono nel mondo e ai fenomeni che si verificano di fronte ai nostri occhi: lo scienziato, prima di qualsiasi analisi, guarda il mondo con meraviglia, ovvero come un insieme di eventi improbabile che funzionano ed è questo a rendere l’ordinario straordinario, a trasformare la routine in un fatto incredibile e le persone comuni in individui eccezionali che sanno credere nei propri sogni per farne realtà.
Ed è questo ingrediente miracoloso a rendere universale una piccola storia delicata e nostalgica, che, ispirata ad un fatto realmente accaduto negli anni ’80 in Corea del Sud, in pieno regime di Chun Do-hwan, ha fatto innamorare il regista e sceneggiatore Lee Jang-hoon, uno che di sentimenti umani e di emozioni miste tra eventi quotidiani ed eventi straordinari già aveva dato una prova eccezionale con la pellicola “Be With You” (2018), decidendo di portare sullo schermo quel personaggio un po’ stralunato e sulle nuvole, amante di matematica e fisica e deciso a sfidare il potere per realizzare il sogno della comunità del suo villaggio, una fermata ferroviaria che possa collegarla al resto del mondo.
Jung Joon-kyeong (interpretato da adulto da Park Jeong-min di “The 8 Show“, “Hellbound” e “Newtopia” e da bambino da Kim Kang-hoon di “When the Camellia Blooms” e “Kingdom“) è un vero genio della matematica incastrato in un piccolo villaggio montuoso e rurale della provincia del Nord Gyeongsang, un villaggio così remoto che nessuno si è preoccupato di costruire almeno una strada per collegarlo con la città. L’unica parvenza di collegamento è assicurata dalla ferrovia, ma non esiste alcuna stazione, nessun treno si ferma dal villaggio, ignorato persino da semafori e segnaletica varia: l’unica opzione è camminare lungo i binari, percorrere al buio il lungo tunnel ferroviario, correre più di qualsiasi treno in transito e arrivare alla pensilina del paese più vicino per salire su un treno che porta verso la città. Un viaggio che, tra andata e ritorno, può durare anche più di quattro ore e che, negli anni, ha fatto diverse vittime. Così, quando Joo-kyeong torna vittorioso dal concorso di matematica che si è svolto in città, mano nella mano con la sorella maggiore Jung Bo-kyeong (interpretata da Lee Soo-kyung di “Where Stars Land” e “Adamas“), sa benissimo quanto deve correre per fuggire dal fischio del treno e come deve schiacciarsi al margine di un dirupo, rischiando di cadere, per non essere travolto.
Sono passati diversi anni da quel premio di matematica e Joon-kyeong è ora un liceale stralunato e geniale, che sembra vivere in un mondo tutto suo e sogna di andare a lavorare alla NASA, ma nulla è cambiato nel suo villaggio e deve ancora impiegare almeno quattro ore tra disagi e pericoli per recarsi a scuola. Così, Joon-kyeong decide di sfidare il governo e inizia a scrivere lettere al Presidente, l’autoritario e tristemente noto Chun Do-hwan, per palesare la situazione del suo villaggio e l’esigenza di costruire una fermata del treno, in modo che gli abitanti possano recarsi in città in treno, senza dover attraversare tunnel bui, né camminare lungo dirupi e binari pericolosi e, soprattutto, senza rischiare ogni giorno la vita.
Scrive ben 54 lettere senza mai stancarsi con la stessa precisa richiesta, anche se il presidente pare impegnato solo a ristrutturare la buona immagine del Paese in vista delle Olimpiadi di Seoul 1988, fino a quando una sua compagna di classe, la ricca e bella Song Ra-hee (Lim Yoona di “King the Land” e “Bon Appetit, Sua Maestà“) non inizia ad interessarsi a lui. Come Joon-kyeong non è una persona comune, che ignora le regole sociali e persino quelle dei test scolastici e fa grandi progetti ingegneristici per il futuro, così Ra-hee è fuori dai canoni, persa nella lettura dei suoi romanzi ed incuriosita da quel ragazzo che sembra lontano dal suo mondo, ma a cui si sente vicina dal punto di vista emotivo.
Joon-kyeong e Ra-hee iniziano a frequentarsi con il pretesto dei compiti per casa, delle lunghe giornate trascorse in città, tra la scuola e la biblioteca, per mancanza di collegamenti e delle lettere, perché Ra-hee pare avere tutte le strategie utili per colpire via missiva quella farraginosa burocrazia autoritaria e sposa appieno la causa di Joon-kyeong, di sua sorella Bo-kyeong, che lo sostiene sempre in tutte le idee e guarda con tenerezza questa simpatia tra la ragazza e il fratello, e del suo villaggio, che lo supporta e si organizza intorno a lui. Fino a quando non arriva la conferma: il presidente ammette la stazione ferroviaria, ma, visto che le finanze pubbliche sono già tassate per i giochi olimpici, ogni costruzione e progettazione sarà a carico degli abitanti che ne hanno fatto richieste. Ed è così che Joon-kyeong mette a frutto tutto il suo genio ingegneristico per realizzare semafori, segnali acustici, pensiline, mentre gli abitanti del villaggio portano tutti i materiali che riescono a raccattare e la sorella Bo-kyeong lo segue passo passo, senza mai abbandonarlo in quella fase complicata della sua vita, che, poi, coincide anche con la sua crescita dall’età infantile e adolescenziale al mondo adulto con tutte le sue responsabilità, i doveri, le difficoltà, ma anche quei nuovi sentimenti che sbocciano lentamente e che non sanno ancora come esprimersi, come l’amore.
Perché Bo-kyeong è la certezza costante di Joon-kyeong sin dalla primissima infanzia ed è saggia su ogni cosa, anche se, di fatto, non ha mai avuto modo di vivere quell’età che il fratello sta trovando così incredibile e meravigliosa in tutti i suoi lati, rimanendo eternamente giovane con quel sorriso che sa essere rassicurante, anche se non cresce. Infatti, quel giorno della vittoria al concorso di matematica coincide anche con il giorno della morte di Bo-kyeong, caduta dal dirupo mentre il treno correva veloce, scomparsa nel tentativo di recuperare il trofeo del fratello minore, in un atto d’amore estremo che l’ha resa un angelo custode sempre accanto al fratello, visibile solo da lui, eppure una presenza così necessaria e confortevole per la sua formazione.
E, mentre, la fermata del treno prende vita, come Joon-kyeong e Ra-hee, che crescono, si innamorano e vengono a contatto con il loro futuro, un’altra lenta formazione emotiva viene portata avanti silenziosamente e dolorosamente, quella di Jung Tae-yeon (Lee Sung-min di “No Other Choice” e “Misaeng“), padre di Joo-kyeong e Bo-kyeong, ferroviere apparentemente freddo, dedito al proprio lavoro e incapace di sogni futuri, che nasconde, in realtà, la tristezza derivante da un continuo senso di colpa, che non lo porta ad avvicinarsi al figlio.
La pellicola è stata così apprezzata in patria da essere diventata uno dei migliori incassi al botteghini nell’anno 2021, adorata dal pubblico e dalla critica per la sua trama semplice e, al tempo stesso, originale, per la sua ambientazione vintage in un periodo del difficile passato coreano, toccato senza alcuna polemica e senza alcuna asprezza, e per le sue interpretazioni vive e semplici di un cast perfetto, che sembra agire come una vera e piccola famiglia. Il film è stato candidato in diverse categorie ai Baeksang Arts Awards e ai Blue Dragon Film Awards (film, sceneggiatura, regia, attrice protagonista, attrice non protagonista, attore non protagonista, musica e scenografia), portando alla vittoria Lee Soo-kyung come migliore attrice non protagonista sia ai Baeksang Arts Awards che al Festival del cinema di Busan. Il successo di questo film è arrivato anche in Europa, dove la pellicola è stata presentata alla 24esima edizione del Far East Film Festival di Udine e alla 17esima edizione del Festival du Film Coréen à Paris, ottenendo sempre il premio del pubblico.
La colonna sonora, firmata dal giovane compositore Kim Tae-seong, che di lì a poco avrebbe composto anche la OST dei k-drama “My Liberation Notes” e “Yumi’s Cells” e del film “Exhuma“, rimane nel cuore ad ogni nota, perfettamente all’unisono con le emozioni dei protagonisti.
La storia si ispira ai veri fatti che hanno portato gli abitanti del villaggio a progettare e costruire personalmente la stazione di Yangwon (양원역) a Bonghwa, che, aperta il primo aprile 1988, è stata la prima stazione privata (o, meglio, a gestione comunitaria e condivisa) della penisola coreana. La stazione è la più piccola della Corea ed è tuttora funzionante, rivitalizzata dal 2015 anche dal passaggio dei treni turistici della Korail.
“Miracle: Letters to the President” è un film delicato costruito come un quadretto familiare dai toni pastello anni ’80, che mischia risate e commozione, commedia, dramma e immaginario fantastico, intorno a quel piccolo miracolo umano che è l’esistenza e la persistenza dei propri sogni, nonostante le avversità, le tristezze e le vicissitudini angoscianti della vita, perché anche un singolo essere umano apparentemente insignificante conta, persino contro la macchina del potere burocratico autoritario. Perché i sogni non sono un lusso per pochi eletti, ma sono i mattoni di cui è lastricata la strada del presente verso il futuro e le vere fondamenta della comunità, la formula magica e miracolosa che ci fa credere in noi stessi e nei legami sani e durevoli, fatti di calore e di umanità.
“Non posso non permettermi di sognare”.
Laura
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