Cadono i fiori di ciliegio sugli specchi d’acqua della risaia: stelle, al chiarore di una notte senza luna
(Yosa Buson)

Titolo originale:”Under the Miracle Cherry Tree”, 僕だけが17歳の世界で , Until The Cherry Blossom Falls, The World Where Only I’m 17 Years Old, Boku Dake ga 17-sai no Sekai de, Only I’m 17 Years Old, Bokutachi ga Yarimashita
Regia: Hisao Ogura, Kanai Hiro, Matsumoto Hana
Sceneggiatura: Aizawa Tomoko
Cast: Hayato Sano, Marie Iitoyo, Yûtarô Watanabe, Yuki Kousei, Karen Otomo, Shindo Naoki, Ishida Hikari, Yoshihiko Hakamada, Hamano Kenta
Genere: Fantasy, Coming of age, Youth
Giappone, 2020, j-drama, 8 episodi
Esistono alcune leggende che ricordano la magia e l’incanto della fioritura dei ciliegi. L’ “hanami” (ovvero l’osservazione dei ciliegi) è un concetto filosofico che simboleggia la fugacità della vita, la brevità dell’esistenza su questo mondo, la malinconia di prendere coscienza che ogni cosa è destinata a finire. Legato a questo significato, anche il concetto filosofico giapponese del “mono no aware”, ovvero la “sensibilità verso le cose”, il “pathos delle cose”, quella malinconia provata nel riconoscere l’impermanenza delle cose, dell’effimero destinato a finire, ma, proprio in questa brevità esistenziale, apprezzarne la bellezza.
L’incanto, lo stupore di fronte alla caduta dei petali di ciliegio diventa una connessione con la poesia della natura, con l’accettazione della fugacità della condizione umana, la percezione dell’armonia del mondo.
Sotto questo aspetto anche la contemplazione dei sakura (fiori di ciliegio) è la via della connessione della vita e della morte, di quei brevi istanti preziosi, perfetti, che danno significato alla condizione mortale. Il passaggio fulmineo dei petali non trattiene il ciliegio dallo sbocciare e dal fiorire ogni anno ed è questo l’incanto dell’armonia del mondo e della resistenza e tenacia che è la vita, seppur un breve passaggio, ma prezioso, perché lascia un’impronta nelle esistenze degli altri.
E’ questa la principale tematica mostrata nel drama giapponese che vi presento oggi, “Under the Miracle Cherry Tree” e ho apprezzato molto che negli otto episodi della serie sia riuscita a percepire, in un climax emotivo, tutte le caratteristiche del concetto filosofico citato appena, perché si tratta di una storia che invita lo spettatore ad assaporare ogni momento prima che scompaia o godere della compagnia e della presenza di una persona cara fino a quando è su questa terra. Infine, le tematiche della solitudine e del lutto, insieme al senso di colpa e ai rimpianti, sono presentate in modo molto delicato e sensibile.
La storia raccontata in “Under the Miracle Cherry Tree” è delicata come i petali di ciliegio che si disperdono nel vento in un tempo sospeso dove passato e presente si incontrano in un istante infinito. E’ in questo istante che accade qualcosa nella vita di Mei (Marie Iitoyo, “Consegne dal cuore – Storie vere di Mercari”) che si allontana dal suo presente a Tokyo, dal suo lavoro, dalla sua routine e da una esistenza che non le appartiene e decide di tornare nel suo paese natale quando apprende in televisione che il ciliegio storico di trecento anni è fiorito due mesi prima del solito. Un avvenimento straordinario, anomalo che ha attirato l’attenzione del pubblico, ma che ha richiamato Mei alla sua vita passata dove ha lasciato il suo cuore, le sue speranze di adolescente, troncate un giorno di primavera di sette anni prima, quando il suo amico Kota era morto, caduto da un dirupo mentre si stava recando ad un appuntamento con lei sotto l’albero fiorito del ciliegio del paese per dichiarare i propri sentimenti.
Nel cuore di Mei l’amico Kota (Hayato Sano, “Trillion Game”, “My Undead Yokai Girlfriend”) è rimasto sempre vivo, ma il suo ricordo è stato così nascosto quasi per proteggere la sua memoria.
Tornata nel suo paese natale, Mei, dopo aver incontrato il suo vecchio amico e compagno di classe Ryohei Yoshimura (Yûtarô Watanabe, “Alice in Borderland”) che lavora come capostazione, si reca verso l’albero di ciliegio, dopo che ha appreso con tristezza che il Consiglio comunale ha proposto di abbatterlo nei prossimi tempi. Mei, sotto le grandi fronde rosa del ciliegio, chiude gli occhi e abbandona pensieri e stanchezza a quel piacevole vento calmo e sereno. Quando riapre gli occhi, però, vede davanti a sé, sotto l’albero, Kota che la guarda con lo stesso sorriso che era solito fare.
Mei, spaventata, grida per lo shock e corre via raggiungendo la stazione per riferire a Ryohei di aver visto il loro caro amico Kota, vivo, sotto l’albero di ciliegio. Ryohei non ci crede, Kota è morto sette anni prima e non potrebbe apparire sotto l’albero, ma in quel momento arriva da loro Haruka Noda (Karen Otomo), loro amica e compagna di scuola, diventata ora parrucchiera, che, in modo concitato, rivela ai ragazzi di aver visto Kota in giro per il paese.
Kota, nel frattempo, come se si fosse svegliato da un sonno durato sette anni, inizia a camminare a zonzo e a recarsi nella vecchia scuola, si siede al suo banco, ma qui viene richiamato da un alunno del liceo che riconosce in Kota un ragazzo risvegliato dal mondo dei morti e tornato a vivere. Solo in quel momento Kota capisce di essere morto e ora di essere in qualche modo rinato, ma non ricorda assolutamente il suo ultimo giorno di vita. Kota segue il suo nuovo conoscente al tempio del paese dove lo zio dello studente è sacerdote e qui il ragazzo chiede di rimanere, aspettando di poter rintracciare i suoi vecchi amici di un tempo, per prima Mei che è scappata dopo aver averlo visto.
“Non importa quanto difficile o senza senso possa essere, tutto quanto ha una ragione. Se così fosse, quale può essere il significato della mia esistenza in questo momento?”.
Così, i ragazzi cercano di incontrare Kota e, se all’inizio può sembrare una situazione surreale e inspiegabile, presto il clima diventa quello gioioso e amichevole di sette anni prima, solo che Kota è rimasto a diciassette anni, mentre i suoi amici ne hanno ventiquattro e in sette anni le loro vite sono cambiate, soprattutto dopo la morte dell’amico, si sono allontanati tra di loro e non si sono quasi più frequentati. Ora, però, quella magia che ha riportato indietro Kota, quella seconda opportunità di vita, diventa speranza nel presente dei quattro ragazzi, così tentano di mettersi in contatto con l’ultimo amico mancante del loro gruppo, Iori Ishikawa (Yuki Kousei), che studia medicina e fa tirocinio nel vicino ospedale, ma che, dopo l’incidente di Kota, si è allontanato, primo tra tutti, e non si è mai fatto vedere.
Kota, in realtà vorrebbe recuperare l’amicizia anche con Iori, ma non è facile avvicinarsi, prima di tutto lo stesso Iori non crede a quello che dicono gli altri, poi, quando vede davanti a sé Kota, cerca di sfuggire perché in cuor suo si sente responsabile della morte dell’amico e qui si apre chiaramente la pagina del destino della morte di Kota, capire cosa possa essere accaduto in quel maledetto giorno di sette anni prima e di chi possa essere la responsabilità, una volta che lo stesso Iori è scagionato da ogni implicazione.
Il destino di Kota è legato a quello dei suoi amici, è tornato per loro, per recuperare le loro vite e quella amicizia che è stata troncata sette anni prima, per ricreare quel clima sereno e spensierato che li contraddistingueva, quell’unione che li rafforzava nella fiducia e nella speranza di un futuro. Il destino di Kota è legato a quello di Mei, della quale è stato innamorato fin da bambino, mentre sette anni prima Mei aveva lasciato al santuario un messaggio scritto su una tavoletta votiva dove esprimeva il desiderio di ricevere una dichiarazione e confessione prima che i fiori di ciliegio cadessero. Era per lei che Kota stava andando in bicicletta veloce per raggiugere l’albero, ma poi la vita era sfuggita, così con un petalo di ciliegio.
Una delle scene più commoventi è quella di Kota che si reca a trovare la madre (interpretata da Ishida Hikari), ma non la incontra, gli viene rivelato che dopo la sua morte è caduta in depressione e si è ammalata, poi pian piano aveva cercato di sopravvivere al dolore e si era legata al medico che l’aveva curata e che era padre di una bambina che cresceva da solo. La madre si era affezionata alla bambina come fosse sua figlia, quasi a compensare la mancanza del suo caro Kota. Kota vede da lontano la madre e sempre da lontano la abbraccia, ma non si rivela mai a lei per non farla soffrire.
La storia dei cinque amici è toccante e struggente e denota una bellezza insita in ogni sentimento tenuto nascosto, in ogni parola mai detta, nell’incontro dopo sette anni che recupera ogni spazio di allontanamento e ogni incomunicabilità che vi è stata tra loro, ma la nuova vita di Kota è come una seconda fioritura, in un mese inconsueto ed è destinata a sfuggire nella sua caducità perché:
“Quando tutti i fiori di ciliegio da questo albero saranno caduti, sparirà anche Kota”.
Kota, però, vuole sparire con il sorriso di Mei nella memoria, è questa la sua richiesta e il suo desiderio e, nella stessa magia che lo ha riportato in vita, in una pioggia di petali di ciliegio, resta il ricordo come vera bellezza dell’esistenza umana.
“Under The Miracle Cherry Tree” è un drama giapponese del 2020 che presenta una narrazione emozionante e coinvolgente, con una ost raffinata e una fotografia che impreziosisce ogni scena. Piccola curiosità, nell’episodio 4, un cameo di Kento Yamazaki.
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“Non importa che tu abbia diciassette anni o ventiquattro, o trenta o quarant’anni, perché sarai sempre Mei. Voglio solamente che tu sorrida, sempre. Era questo che volevo dirti”.
Grazia
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