“Mi sono obbligato a commettere un crimine grave, offrendo la mia vita per il mio Paese. Questo è il comportamento di un patriota di mente nobile (…). Ho ucciso il criminale Ito Hirobumi perché ha disturbato la pace dell’Oriente e ha falsato le relazioni tra Corea e Giappone. Speravo che, se Corea e Giappone fossero diventati più amici per governare in modo pacifico, sarebbero stati un modello in tutti e cinque i continenti”.
(dal diario di An Jung-geun)
Considerato oggi uno dei primi indipendentisti coreani, forse il primo vero patriota a morire martire per la libertà del popolo coreano, precursore dei movimenti che caratterizzarono la resistenza anti-giapponese, figura onorata e omaggiata in entrambe le Coree e anche in Cina, con innumerevoli monumenti, cenotafi e memoriali a ricordarlo, eppure ammantato anche dell’alone del terrorismo politico, An Jung-geun è uno di quei personaggi che rimane eterno in qualsiasi epoca, forse per la forte impronta lasciata nei suoi 11 giorni ad Harbin o anche per quell’alone di risolutezza e di caparbia e indomita volontà che non lo ha fatto mai cedere. Seoul gli ha dedicato un memoriale enorme, contenente un monumento che sembra ricalcare quello di Re Sejeong il Grande a Piazza Gwanghwamun, mentre la sua statua campeggia, avvolta dalla bandiera anche al Namsan Park sul sentiero per andare verso la Namsan Tower. Harbin ha dedicato a lui e agli altri attivisti per l’indipendenza coreana un museo specifico, mentre la sua statua campeggia alla stazione di Harbin, dove si è consumato il suo gesto.
An Jung-geun nacque a Haeju (oggi in Corea del Nord), il 2 settembre 1879, da un’antica famiglia nobile Joseon del clan degli An di Sunheung, particolarmente attenta alla cultura e alle evoluzioni scientifiche e filosofiche che provenivano dall’Occidente. Per questo motivo, An Jung-geun fu educato sia nella tradizione confuciana e nella letteratura cinese, che nelle scienze provenienti dall’Europa, venendo presto a contatto con le idee di libertà dei popoli e di chiarezza normativa della stagione di costituzionalizzazioni europee. Questo entusiasmo fu trasfuso anche nell’accoglienza delle riforme Meiji in Giappone, con l’introduzione di una costituzione, d’ispirazione liberale, e l’adozione di codici normativi modellati sugli antecedenti prussiano, francese e italiano.
Convertitosi al cattolicesimo da adolescente insieme ai suoi genitori e assunto il nome di battesimo di Thomas, vedeva nella modernizzazione delle istituzioni coreane e nella democratizzazione del suo impianto di diritto la vera svolta per introdurre lo stato di diritto e proteggere la libertà del suo popolo.
Nel 1895, l’assassinio dell’imperatrice Myeongseong, che si opponeva alle ingerenze giapponesi, per mano di sicari inviati dal governo giapponese e la dispersione del suo cadavere, affinché non diventasse un luogo di culto per una causa indipendentista coreana, volse il pensiero del giovane An Jung-geun verso una forte affermazione dell’autodeterminazione dei popoli per reclamare la libertà del popolo coreano dalla dominazione straniera, paventando una futura trasformazione della penisola coreana in uno dei territori dell’impero nipponico (cosa che avvenne, formalmente, alla morte dell’ultimo imperatore di Corea, ma che, di fatto, era già stata avviata dopo la battaglia di Port Arthur, con l’accettazione della Corea a divenire protettorato giapponese) e la cancellazione di qualsiasi cultura coreana.
Venuto a contatto sin da giovanissimo con l’attivista politico Kim Gu (di cui abbiamo parlato qui), spesso ospite e rifugiato presso la residenza degli Ahn, entrò clandestinamente nel movimento indipendentista coreano, partecipando anche al Movimento per la Riparazione del Debito nazionale nel 1907, motivo per cui si auto-esiliò a Vladivostok, nella Siberia russa, dove iniziò ad insegnare, ma anche ad organizzare una serie di attentati contro i giapponesi che spadroneggiavano in quel territorio, che, però, non potevano dominare formalmente. Finché un giorno non maturò un’azione diversa dal solito, una di quelle azioni che era destinata non solo ad essere dimostrativa del dissenso, né era meramente volta a distruggere gli affari economici giapponesi nella regione, ma che doveva rimanere impressa nella storia, in quanto mirava ad eliminare colui che An Jung-geun reputava responsabile del destino coreano, ovvero il giapponese Ito Hirobumi, padre costituente della riforma Meiji, politico giapponese colto e machiavellico, artefice della grandezza dell’impero giapponese e, quindi, della soppressione delle libertà altrui, ivi compresa quella del popolo coreano.
Da questo momento la vita di An Jung-geun iniziò a scorrere come fotogrammi definiti, conscio di una missione di cui si sentiva investito, obbligato a portarla avanti anche per conto di tutto il suo popolo: l’assassinio di Ito Hirobumi.
1909. An Jung-geun, leader dell’Esercito dei Giusti (o “generale”, come ama definirsi secondo i gradi di cui era stato investito), organizzazione nota anche come Jeongmi, una milizia sorta per opporsi alle continue ingerenze giapponesi che dal 1905 (fine della Guerra Russo-Giapponese) avevano ridotto la libertà del popolo coreano, lascia sua madre e parte per quel vago e incerto confine siberiano, quella terra nevosa e di nessuno contesa da Russia, Giappone e Cina, ma abitata da profughi coreani. Ed è qui che stringe un patto con i suoi fratelli esuli per salvare l’indipendenza coreana, patto che prevede di attentare alla vita di Ito Hirobumi, ex Primo Ministro giapponese e ambasciatore plenipotenziario in Corea per la sua trasformazione in protettorato, nonché mente della successiva annessione e dell’assassinio dell’Imperatrice Myeongseong.
An Jung-geun sa che questa missione lo condurrà ad una fine certa, così come sa di aver sacrificato la propria vita alla causa dell’indipendenza coreana, ma è con quella bandiera, che temeva venisse distrutta insieme all’identità del suo popolo, che decide di compiere tutti i suoi passi verso la fine.
Collaboratori del movimento indipendentista coreano avevano affermato il certo arrivo di Ito Hirobumi ad Harbin per incontrare un funzionario del governo russo, Vladimir Kokotsov (che, poi, diventerà primo ministro russo con lo zar Nicola II), per discutere questioni territoriali rimaste in sospeso in quella regione al confine tra Russia, Cina, Giappone e Corea. L’incontro fu di brevissima durata: non appena Ito Hirobumi arrivò alla stazione di Harbin e scese dal treno per avvicinarsi al funzionario russo, An Jung-geun, infiltrato nella folla che acclamava l’arrivo delle personalità istituzionali, estrasse una pistola e sparò sei colpi in direzione del politico giapponese, tre dei quali gli furono fatali.
Arrestato sul posto, An Jung-geun estrasse una bandiera coreana, il suo Taegukgi dedicato all’indipendenza coreana, mentre proclamava in coreano e in russo la libertà del suo popolo. Secondo An Jung-geun, Ito Hirobumi si era macchiato di 15 gravi crimini contro il popolo coreano, ovvero: l’assassinio dell’imperatrice Myeongseong, la detronizzazione dell’imperatore Gojong, la stipulazione di ben quattordici trattati iniqui per il popolo coreano, l’aver dato l’ordine di massacrare uomini e donne inermi, l’aver usurpato l’autorità del governo coreano, l’aver depredato e/o distrutto ferrovie, miniere, foreste e fiumi in Corea, aver introdotto forzatamente la moneta giapponese, causando una crisi economica, aver sciolto l’esercito nazionale coreano, aver ostruito la cultura coreana e l’istruzione in lingua coreana, aver impedito ai giovani coreani di studiare all’estero, aver confiscato e bruciato innumerevoli testi coreani, aver diffuso nel mondo la voce secondo cui il protettorato giapponese era richiesto dagli stessi coreani, aver ingannato l’imperatore giapponese facendogli credere che la relazione tra Corea e Giappone fosse pacifica, aver infranto la pace in Asia e, infine, aver assassinato l’imperatore Komei, l’ultimo imperatore giapponese del periodo Edo.
Rinchiuso nella prigione russo-giapponese di Lushun (oggi in territorio cinese), An Jung-geun subì interrogatori brutali, percosse, severe condizioni di detenzione e un processo dove si difese da solo, sostenendo le proprie ragioni sull’indipendenza coreana, ma anche aprendo uno spiraglio pubblicamente alle sue idee filosofiche sui diritti e sulla libertà e alle sue convinzioni politiche di pace e di collaborazione pan-asiatica, tanto da mettere in crisi persino lo stesso pubblico ministero giapponese che lo doveva perseguire e che rimase stupito di come un uomo così colto e così virtuoso potesse essere stato portato a macchiarsi di simile delitto. Pur essendogli stata negata la sua richiesta di essere trattato come prigioniero politico e venendo giudicato secondo la legge giapponese come un comune omicida, riuscì in pochi mesi a catturare l’inaspettata ammirazione e considerazione sia dei suoi carcerieri che del giudice giapponese Hirashi, il quale tentò di spostare temporalmente la sua condanna a morte in modo da dargli il tempo di fargli ultimare la stesura del suo saggio “Sulla pace nell’Asia Orientale”.
Il giorno dell’esecuzione, la madre gli inviò dei vestiti coreani tradizionali bianchi, in segno di dolore e di lutto, ma anche di purezza, oltre che un messaggio significativo sull’importanza del suo gesto: “La tua morte è per la gloria del tuo Paese. Non implorare per la tua vita in modo codardo. La tua fine coraggiosa per la giustizia è la più grande devozione filiale che potevi rivolgere a tua madre“. Morì, così, per impiccagione, il 26 marzo 1910, con una sentenza che, secondo l’imperatore giapponese, doveva rimanere d’esempio per i ribelli, ma che, in realtà, portò ad un vero culto della sua persona.
Nonostante la sua tomba non sia mai stata provata, sia per precisa volontà del governo imperiale giapponese, che per le differenti vicende accadute durante la Seconda Guerra Mondiale, prima, e la Guerra di Corea, poi, ciò che ha lasciato An Jung-geun va oltre un gesto di ribellione patriottica, al limite del terrorismo politico, e incamera anche le sue opere politiche e artistiche. Abile artista e calligrafo, le sue tele sono tuttora esposte soprattutto in Giappone, che ha mantenuto un rispetto particolare per questo personaggio, mentre il suo saggio “Sulla Pace in Asia Orientale” è spesso accostato dagli studiosi di diritto, per l’afflato a costruire un organismo sovranazionale asiatico per la convivenza pacifica tra i popoli e le istituzioni, alle idee contenute all’interno del Manifesto di Ventotene e ritenute prodromiche dell’Unione europea.
Quello che An Jung-geun ignorava, però, è che ad Ito Hirobumi è stato attribuito ingiustamente il ruolo del malvagio supremo anche di colpe che non ha mai avuto: così, ad esempio, sull’assassinio dell’imperatrice coreana, il cui ordine oggi è certamente attribuito a Miura Goro, luogotenente generale dell’esercito giapponese, o sulle reali repressioni brutali nei confronti degli indipendentisti coreani, spesso criticate aspramente dal politico giapponese, che era in conflitto per questo motivo con decisioni autonome prese dall’esercito imperiale. Inoltre, Ito Hirobumi stava negoziando una transizione che doveva prevedere una forma di autonomia governativa coreana, istituendo un parlamento bicamerale e un governo proprio, sotto l’egida di un vicerè giapponese, così da lasciare un’autodeterminazione all’interno della medesima alleanza imperiale. Progetto, però, che proprio a seguito del suo assassinio non vide mai la luce del sole, facendo preferire la linea dura e repressiva nei confronti dei coreani, che ha caratterizzato tutta la dominazione giapponese.
Sulla storia di An Jung-geun, sono state prodotte diversi lavori artistici, dando origine a libri, film e documentari. Ricordiamo almeno tre pellicole che ne parlano con lucidità e commozione: il film del 2004 “Thomas An Jung-geun“, scritto e diretto da Seo Se-won e interpretato da Yu Oh-seong (“Sweet Home 2“, “Sweet Home 3” e “Welcome to Samdalri“); il film del 2022 “Hero“, ispirato all’omonimo musical teatrale di Han Ah-reum, diretto da Yoon Je-kyoon e interpretato da Jung Sung-hwa; il film del 2024 “Harbin“, scritto e diretto da Woo Min-ho e interpretato da Hyun Bin (“Crash Landing on You” e “Memories of the Alahmbra“), che per questo ruolo ha vinto il Blue Dragon Film Award come migliore attore protagonista.
Quest’ultima pellicola conta anche una storica “pace” tra Corea e Giappone sulla memoria di An Jung-geun e Ito Hirobumi, in quanto, per la prima volta, non solo è stata presentata in Giappone, ottenendo anche una certa popolarità e apprezzamento sia dalla critica che dal pubblico, ma il ruolo del politico giapponese è stato affidato ad un interprete giapponese, il grande attore e regista Lily Franky (“The Parades” e “Tokyo Swindlers“).
Laura
