“The commission’s goal lies in seeking the truth and reconciliation, not in punishment”.
(Gwangju Uprising Truth Commission, May 2020)
Una foto in bianco e nero dall’alto della rivolta popolare di Gwangju, scattata il 18 maggio 1980, nel primo giorno del lungo periodo di sangue e violenze ricordato come Massacro di Gwangju.
Dopo l’assassinio del presidente autoritario Park Chung-hee il 26 ottobre e il colpo di stato di Chun Doo-hwan il 12 dicembre 1979, nel 1980 associazioni e gruppi pro-democrazia furono costretti a sciogliersi, la censura fu inasprita, gli insegnanti contrari al regime furono licenziati. Il 17 maggio, un secondo colpo di stato di Chun Doo-hwan esautorò completamente le istituzioni ed estese la legge marziale su tutto il territorio nazionale come “stato di emergenza”. Il giorno successivo, in risposta all’ordine governativo di chiudere l’università Chonnam, considerata covo democratico, studenti e professori di Gwangju scesero in piazza per una manifestazione pacifica che reclamasse il diritto di studiare e che invocasse l’abrogazione della legge marziale. I manifestanti aumentarono di ora in ora, inglobando diverse categorie lavorative, senza distinzione di genere o di età, tutti uniti contro l’autoritarismo del regime. Verso il termine della giornata, truppe dell’esercito e agenti speciali provenienti da commando di guerra addestrati iniziarono ad arrivare a Gwangju in supporto della polizia locale, fino a prendere in mano le redini di una repressione ricordata come una delle più violente della fine del secolo, che vide il blocco della città (dal 22 al 25 maggio), esecuzioni, pestaggi, violenze, arresti e torture. Il 27 maggio il governo dichiarò che la situazione era tornata alla normalità.
Non si conoscono i numeri esatti dei morti e dei feriti durante la repressione del movimento democratico a Gwangju. Solo nel 1997, il 18 maggio fu dichiarato giorno di lutto nazionale, mentre nel 2020 un commissione sulla verità iniziò ad indagare sui fatti accaduti durante la repressione.
Ripercorrere quei momenti e conservare sempre il ricordo di quelle giovani vite spezzate, perché cercavano la libertà, è giusto e doveroso. Vogliamo affrontarlo non solo attraverso questo frame storico, ma anche con le parole poetiche che abbiamo raccolto, cercando di avvicinarci alla generazione che perse la gioventù nel maggio 1980 a Gwangju.
“Come sempre maggio è arrivato. E’ il 41esimo maggio da quando ti ho persa. Per tutto questo tempo, la mia vita è stata come nuotare durante una marea crescente. Per quanto mi sforzassi non riuscivo ad andare avanti, ho anche provato a lasciarmi travolgere, ma quando mi sono svegliato, quella marea mi aveva spinto di nuovo verso quel maggio nel mio cuore.
Era così crudele vivere nel risentimento. Per molto tempo ho vissuto nel rimpianto, pensando a quello che avrebbe potuto essere se non fossi andato a Gwangju nel maggio di quell’anno, se non ti avessi incontrata, se a quel bivio non ti avessi lasciato la mano, saresti ancora viva?
Ma, in questo 41esimo maggio in cui sei finalmente tornata, mi rendo conto che tutto questo l’ho scelto io. Quel maggio ho scelto di andare a Gwangju e ho scelto di amarti con tutto il cuore. Ho pregato ogni giorno affinché i dolori più grandi della vita venissero inflitti a me invece che a te. Se fossi morto io, nel crocevia tra la vita e la morta e tu fossi sopravvissuta, avresti vissuto le stesse maree che ho vissuto io per tutto quel tempo: la vita di chi è rimasto indietro. Ho finalmente capito che quello che ho provato per tutto questo tempo è stato il modo in cui Dio ha risposto alla mia preghiera. Questi 41 anni pieni di dolore e solitudine non sono stati altro che… il mio amore per te.
I prossimi anni della mia vita saranno una risposta alla tua preghiera. Non importa quante altre volte la marea mi spingerà di nuovo a quel maggio, adesso ti ho qui. Continuerò a nuotare fino al giorno in cui ci incontreremo di nuovo”.
Esistono quei ricordi intrisi di malinconia e di tristezza, ma cullati da quella carezza che solo una canzone può donare.
Le parole del protagonista del drama “Youth of May” rispecchiano proprio questo sentimento, una giovinezza perduta e sofferta, ma nascosta nel suo cuore, come il ricordo della persona amata che continua a tornare ogni maggio e che, come la marea, lo riporta ad un tempo passato, dove ha cristallizzato il suo dolore, ma dove ha lasciato una preghiera alla quale si è aggrappato nella speranza che un giorno potrà rivivere quei momenti felici strappati troppo rapidamente alla vita.
Le parole, come le emozioni, diventano canzone in questo angolo di poesia.
La nostalgia è spesso compagna perfetta dei ricordi sfumati della nostra vita che tornano dolcemente per starci vicini nei momenti più bui della nostra esistenza.
“Proprio come il tramonto che passa, ricordo momenti spensierati e innocenti, che mi fanno fermare e disegnare il passato nella mia memoria.
Con il suono della pioggia che mi faceva compagnia, mi addormentavo in quei momenti infinitamente felici.
Penso a quei giorni con tristezza. Avvolto dalle tracce lasciate nel tempo, riuscirò a ritrovare i giorni della mia giovinezza?
Le stelle nel cielo notturno che brillavano su di me sono ancora nello stesso posto?
Con il suono della pioggia che mi faceva compagnia, mi addormentavo, durante quei momenti infinitamente felici.
Penso a quei giorni con tristezza. Avvolto dalle tracce lasciate dal tempo, riuscirò a ritrovare i giorni della mia giovinezza? Le stelle nel cielo notturno che brillavano su di me sono ancora nello stesso posto?
I sogni sul mio primo amore sono ormai lontani, ma i miei sentimenti sono sempre gli stessi.
Le lacrime che scorrono mi chiedono se non sia possibile tornare ad allora”.
Gli eventi accaduti a Gwangju in quel maggio 1980 sono stati narrati e descritti prima ancora che il mondo si accorgesse di una generazione spezzata in un bagno di sangue. Numerosi poeti sudcoreani, testimoni oculari o meno, coinvolti nella memoria di quei giorni di maggio, hanno impresso su carta le proprie emozioni e le proprie lacrime. Primo fra tutti Kim Nam-ju, poeta, letterato e attivista politico, che, all’epoca, frequentava l’Università di Chonnam, l’istituto chiuso il 17 maggio 1980 proprio per indagine del governo autoritario e da cui partì la protesta studentesca.
Kim Nam-ju era in quella gioventù di maggio che scese in piazza e si oppose al regime e, in quella occasione, testimone di tante vite recise, venne imprigionato come agitatore politico. Fu graziato e liberato solo nel 1988, con la transizione verso la democrazia, e da quell’anno fino alla sua morte nel 1994 scrisse ininterrottamente liriche dedicate all’evento. Con lui la testimonianza dei poeti Kim Yong-taek e Im Dong-hwak, ma anche di molti altri che hanno dedicato i loro versi come un grido di libertà e di speranza.
Versi che hanno emozionato e ispirato il cantautore folk-rock An Chi-hwan e che si sono trasformati in note nel suo album “Remember“.
Di seguito, le liriche dedicate alla rivolta di Gwangju e alla sua repressione e a tutte quelle ombre rimaste senza volto e senza nome, su cui aleggia ancora l’afflato di libertà.
“Leoni di maggio, stelle di una terra distrutta,
giacete qui tagliati in pezzi,
senza volti, senza nomi.
Siete sepolti nel fango e nel vento, marchiati come ribelli.
Leoni di maggio
che siete andati contro la dittatura e l’ingiustizia
per la libertà del mondo dove vive il vostro popolo,
per la bellezza del mondo dove vive il vostro popolo,
e che vi siete rialzati, tremanti di indignazione,
non siete mai andati nel mondo dei morti.
Non siete mai andati nell’altro mondo, quello dell’oblio. (…)”
(Kim Nam-ju)
“Gwangju, nostro amore,
che non si raffredda mai
anche durante il morso invernale della dittatura,
dove la nave non si accumula
anche se è caduta a raffica come i proiettili –
qui l’acqua della vita sgorga con la sua fonte”.
(Kim Yong-taek)
“Quando il professore chiama il tuo nome,
nella nostra classe risuona l’eco del silenzio e del dolore.
Forse ora tieni in mano un megafono da qualche parte nel campus
nel prato fiorito di magnolie bianche
e sei entusiasta in quella brezza di primavera che è arrivata veloce come un ladro e se ne è andata;
e, per mostrare debolezza e per non piangere,
anche davanti all’indifferenza dei tuoi amici e ai loro sguardi,
volgi i tuoi occhi verso le nuvole bianche
che galleggiano nel cielo di maggio.
A quel tempo, credevi nei tuoi amici tra gli studenti, nel loro applauso appassionato,
nelle loro canzoni, e in quel posto dove bevevate insieme, dove gli spiriti affini si incontravano,
ma quando il coraggio è diventato disperazione
hai pensato alla biblioteca, ai tuoi amici, e alla tua coscienza
quando li hai visti ritirarsi a dispetto del tuo appello appassionato nella piazza vuota.
‘Madre, anch’io voglio studiare’.
‘Le signore che vendono yogurt mi ricordano te, e ho pianto’.
‘Padre, per favore ritorna. Finché il nuovo giorno non arriva, non posso essere solo tua figlia’. (…)”.
(Im Dong-hwak)
“Non cantare maggio come un filo d’erba che si muove nel vento.
Quel maggio non venne lirico come il vento, né riuscì a mentire liricamente come un filo d’erba.
Quel maggio sorse con il lamento di un leone infuriato.
Quel maggio sorse con l’ultimo grido di uomini che venivano distrutti perché reclamavano la libertà. (…)
Non cantare maggio come un filo d’erba che si muove nel vento.
I fili d’erba non adattano le loro immagini poetiche ad una battaglia spenta in un massacro di sangue.
Non c’è spazio per la poesia in mezzo ad un bagno di sangue e alla resistenza armata.
Né merita un posto – non per le strade di Gwangju in quel maggio 1980!”.
(Kim Nam-ju)
Grazia & Laura
