Nel 1911 in Giappone venne fondata una rivista molto significativa nell’ambito dello sviluppo del femminismo nella storia del Paese. Il nome della rivista era Seitō (lett. “Calze Blu”), perché le fondatrici si erano ispirate al Blue Stocking, il circolo londinese fondato da Elizabeth Montagu. Il Blue Stocking, infatti, era un movimento che promuoveva l’emancipazione culturale e sociale della donna. Le calze blu divennero presto il simbolo della donna emancipata.
La rivista Seitō viene considerata storicamente come la prima rivista letteraria giapponese creata da donne, fondata da Raicho Hiratsuka, Yoshino Yasumochi, Kazuko Mozume, Teiko Kiuchi, Hatsuko Nakano e Fukuda Hideko, tutte laureate presso la Japan’s Women’s University.
“In principio, la donna era il sole”.
Con queste parole Raicho Hiratsuka lanciò il primo numero della rivista e lasciò questo messaggio di provocazione per aprire gli occhi ad un argomento e tematiche molto delicate. La rivista letteraria femminile traeva ispirazione dagli scritti dell’autrice femminista svedese Ellen Key e dall’eroina di “Casa di Bambola” di Henrik Ibsen, Nora Helmer.
Le fondatrici avevano come intento quello di avviare una rivoluzione spirituale femminile esaminando come le donne avessero perso la loro indipendenza spirituale nel tempo. Tutto il gruppo di intellettuali aspirava a comunicare la possibilità ad una vita diversa che permettesse di acquisire più libertà di pensiero. Nei numeri della rivista, infatti, venivano affrontate tematiche diverse, prostituzione, disoccupazione, indipendenza, matrimoni combinati e libertà di istruzione.
Nel primo numero partecipò anche Yosano Akiko con la poesia “Sozorogoto”: ”È giunto il giorno in cui le montagne si muoveranno”. Metafora delle montagne che si svegliano, così come le donne che erano addormentate, ma adesso per loro è arrivata l’ora di svegliarsi.
Raichō Hiratsuka (1886 – 1971), una delle fondatrici della rivista, fu scrittrice, giornalista, attivista e pioniera del femminismo in Giappone. Il suo vero nome era Haru Hiratsuka, ma adottò il nome d’arte “Raicho”, “uccello di tuono”, per richiamare le donne a una rivoluzione spirituale e, nei primi anni di attività della rivista, estese l’attenzione dalla letteratura alle tematiche femminili. Nel 1920, dopo un’indagine sulle condizioni di lavoro delle donne nelle fattorie tessili a Nagoya fondò, insieme a Fusae Ichikawa, l’”Associazione delle donne nuove”. La strada per il suffragio universale era ancora lontana, ma nel 1922, grazie anche agli sforzi di questo movimento, venne abolito l’articolo 5 del “Regolamento della polizia per la sicurezza” che vietava alle donne di entrare in organizzazioni politiche.
L’illustrazione della copertina del primo numero di Seitō fu affidata a Chieko Takamura, una artista giapponese, anche lei laureata alla Japan Women’s University che divenne pittrice di opere a olio e che realizzò importanti ritagli di carta colorati.
L’esperienza della rivista Seitō fu molto importante per il movimento femminista giapponese. Molte donne che seguivano e leggevano la rivista si sentirono coinvolte in un nuovo cambiamento storico-sociale e si definirono “Nuove Donne”, ma furono molti i contrasti e le voci contrarie che dovettero affrontare.
Al suo apice, nel 1915, la rivista vendeva 3000 copie al mese, nonostante le minacce e le ostilità negli anni, come quella del numero di aprile del 1913 che fu censurato per un articolo che invitava le donne a sposarsi per amore.
La rivista Seitō produsse in totale 52 numeri con oltre 110 collaboratori, l’ultimo numero fu pubblicato nel febbraio del 1916 quando la rivista chiuse i battenti a causa dell’ennesimo attacco da parte del Ministero degli Interni che minacciava di multare tutti i distributori che avevano intenzione di distribuire la rivista considerata come una minaccia alla politica del Paese.
L’esperienza della rivista Seitō si concluse in questo modo, ma ancora oggi è considerata un baluardo dell’emancipazione femminile e della conquista dei diritti, oltre ad avere parlato direttamente alle donne.
Grazia
