Ogni stagione ha da sempre ispirato poeti, artisti e letterati, ma credo che l’autunno sia riuscito a completare quella ricerca dell’io che ogni autore ha cercato di trasferire nella propria opera e così che il panorama dalle foglie rossastre, dei tramonti meravigliosi, delle prime brezze leggere è riuscito a connettere l’anima delle persone con il divenire della natura e della vita. L’autunno è la stagione che per eccellenza coglie quella malinconia che diffonde una luce preziosa nel nostro cuore e la rende universale nella percezione del tempo.
L’autunno ha di conseguenza ispirato anche molti haiku (俳句), componimenti poetici nati in Giappone nel XVII secolo, le cui tematiche sono in particolar modo la natura e gli stati d’animo ricollegati ad essa.
Natsume Sōseki, autore giapponese nato nel 1867 in un periodo di grandi cambiamenti per il Paese, la rivoluzione Meiji, è ritenuto uno degli scrittori che ha rappresentato meglio la crisi dell’uomo moderno. Da grande studioso della letteratura occidentale ha connesso elementi tipici della letteratura europea con la sensibilità di quella orientale, incentrando le proprie tematiche sul senso di vuoto e di incertezza, sulla difficoltà del pensare liberamente, sulla tensione fra individualismo e ricerca di appartenenza ad un gruppo, non limitando mai le proprie posizioni critiche nei riguardi della società e che sono ritratte in modo particolare nei due capolavori “Io sono un gatto” e “Kokoro” dove il rifiuto dell’omologazione e la libertà di opinione e di scelte personali sono di attuale importanza, forse non completamente compresa all’epoca di Natsume Soseki.
Sōseki ci ha lasciato, oltre romanzi, saggi e poesie, anche un’ampia raccolta di haiku (più di 2500) che riescono a convogliare la sua indole ironica con quella nostalgica tipica della stagione autunnale e proprio per questo ho selezionato alcuni degli haiku che rappresentano meglio la stagione e l’anima dell’autore.
Cielo autunnale
– un monte senza nome
svetta più in alto che mai.
L’importanza del paesaggio e del cielo che avvolge la terra attraverso il caldo abbraccio dell’autunno, mentre un monte si erge in alto per cercare di toccare l’infinito.
Mentre mi lavo il viso,
nel catino si erge
l’ombra dell’autunno
Questo è forse uno degli haiku più belli mai scritti, qui il processo percettivo e sensoriale riesce ad essere universale perché il linguaggio è quello delle sensazioni, il tatto e la vista diventano un collegamento senza tempo con la stagione dell’autunno, una stagione che diventa in breve inverno, ma il catino sembra avere la funzione di una fotografia che cattura il momento.
Vengono le oche selvatiche,
per chi resta nel mondo
e per chi lo abbandona.
Le oche selvatiche per i giapponesi sono simbolo dell’autunno, l’anima sensibile dell’autore coglie la delicatezza della Natura e il destino degli esseri umani nel loro passaggio terreno così effimero, fragile. La caducità della vita umana, un battito d’ali pari ad una intera esistenza, che dura, però, solo un attimo nel divenire del mondo. Il mondo che continua ad andare avanti nonostante le generazioni che se ne vanno.
Il concetto di caducità dell’esistenza umana è molto presente nel pensiero dell’autore che viveva in prima persona la malattia e che ha lasciato presto il mondo a soli 49 anni a causa di un’ulcera duodenale di cui soffriva da tempo.
Anche nel prossimo haiku la tematica della fragilità umana e della malattia dell’autore è rappresentata dalla figura dello spaventapasseri.
Lo spaventapasseri
somiglia a me
che arrivo malato
e vado via malato.
La salute cagionevole dello scrittore condiziona la percezione del mondo, ma il simbolo dello spaventapasseri legato alla stagione autunnale è testimone del tempo che passa.
Desidero terminare questo excursus letterario con uno stralcio della sua opera “Guanciale d’erba”, per me uno dei suoi manifesti poetici ed esistenziali:
“Alla rugiada scesa
sui fiori di miscanthus
quando s’annuncia l’autunno
assomiglio,
io che devo svanire”.
Il miscanthus è una pianta graminacea originaria dell’Asia e fiorisce da settembre a novembre con numerose infiorescenze a forma di spiga color rame. Ancora una volta la bellezza effimera della rugiada, con la sua breve durata, sui fiori di miscanthus nella loro splendente maturità che corrisponde all’autunno. L’anima dell’autore (la rugiada) che conquista la sua piena maturità artistica (miscanthus) in una stagione destinata a finire, ma ad illuminare la poesia.
Grazia

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