La storia più interessante mai raccontata è quella alla fine della giornata, quando in piccoli frammenti di riposo ripensiamo a ciò che è successo durante il giorno o che abbiamo visto accadere agli altri. “Miss Hammurabi” è una storia raccontata la sera, quando mettiamo da parte tutte le tensioni e riflettiamo a quei visi incrociati durante la giornata in una corsa in metropolitana, in coda ferma al semaforo, al bar in pausa pranzo o al supermercato, mentre rientriamo involontariamente nella conversazione di due persone che attendono il loro turno alla cassa e si appoggiano al carrello, stanchi.
“Miss Hammurabi” è la storia di piccole storie di umanità viste dagli occhi dei protagonisti, giudici del 44esimo Dipartimento degli Affari Civili presso il Distretto Centrale di Seoul ed è una riflessione costante e una critica alle condizioni e alle difficoltà delle persone di fronte al sistema legale.
La serie è, infatti, un legal drama del 2018 scritto da Moon Yoo-seok, giudice della Corte distrettuale orientale di Seoul che si è ispirato, per il suo omonimo romanzo, a fatti e avvenimenti reali vissuti o visti durante la sua carriera in tribunale.
Ho adorato “Miss Hammurabi” per le tematiche, i personaggi principali, i personaggi di contorno che restano nel cuore con le loro storie comuni così meravigliosamente umane, in balìa tra un passato che vogliono ricordare e uno che vorrebbero dimenticare, così come ogni essere umano. Non pensate di ritrovarvi in una serie giudiziaria piena di immagini d’azione o colpi di scena, si tratta, invece, di entrare nel cuore dei protagonisti, nei loro pensieri, nel loro vivere la professione con integrità e serietà, anche attraverso le scartoffie, i faldoni che esplodono di carte decennali e in noiosissimi grafici.
Park Chao Reum (la bravissima Go Ara di “Dodosolsollalasol”, “Hwarang”) è una giudice al suo primo mandato, insicura, ma decisa a voler compiere bene il suo lavoro che sente come missione, ha un animo nobile e con coraggio affronta ogni situazione, soprattutto quando capisce che sta avvenendo un’ingiustizia nei confronti dei più deboli, ma, a causa di tutto ciò, presto, in tribunale le affibbieranno il nome di “Miss Hammurabi”, nel tentativo di offenderla.
Chao Reum, però, ha un dono: l’empatia; si lascia coinvolgere dalle storie delle persone che incontra nel suo lavoro, dalla madre che ha perso il figlio per un caso di malasanità e che di conseguenza nessuno le ha fatto giustizia, alla collega, che, giudice come lei, è costretta dal suo capo giudice senior, nonché responsabile, a lavorare per più di dodici ore al giorno e che, a causa di questo stress e delle maldicenze che sopporta quotidianamente, sta male a lavoro e ha un aborto spontaneo. Questo caso drammatico cerca di essere coperto da molti giudici, ma per Chao Reum diventa, invece, una problematica molto importante da dover affrontare e prendere dei provvedimenti nei confronti dei colleghi senior che costringono ad orari di lavoro disumani. Da qui, in poi, la nostra protagonista verrà segnalata come ostacolo nella vita del tribunale e tacciata di misandria.
Accanto a Chao Reum ci sarà il giudice capo Han Se Sang (Sung Dong-iI di “My Girlfriend is a Gumiho”, “Hwarang”, “Jirisan“), uomo burbero e sarcastico, sempre accigliato, soprattutto verso gli altri colleghi senior nei confronti dei quali non risparmia mai la sua ironia. Ho adorato il giudice Han, un vero e proprio “battitore libero”, irascibile, ma dal cuore d’oro a cui è dedicato meritatamente il finale della serie.
L’altro collega di Chao Reum è l’inflessibile e riservato Im Ba-reun (Kim Myung Soo, L degli “Infinite” e visto in “Meow, ragazzo segreto”, “Angel’s Last Mission: Love”, “One More Time” e premiato all’ “Asia Artist Awards” proprio per “Miss Hammurabi”), a lui è affidata tutta la parte più riflessiva della serie, i monologhi, soprattutto serali, e, da appassionato di lettura, ci riserva delle citazioni meravigliose di alcuni capolavori della letteratura da “Il buio oltre la siepe” di cui legge un capitolo ogni mattina sulla metro, ad “Anna Karenina” o alla bellissima citazione della filastrocca antica anglosassone “Who Killed Cock Robin”, archetipo della giustizia e dell’assassinio che, personalmente, non sentivo da una vita.
Il giudice Han, in quanto senior e diretto responsabile dei due giudici “minori”, farà da vero e proprio mentore per i due giovani giudici.
“Le persone più forti e anche quelle più pericolose in tribunale siamo noi, i giudici”, così spiega più volte per far capire come ogni decisione debba essere presa cautamente e dopo tanto studio e analisi.
Chao Reum che vive con l’anziana nonna che lavora ancora al mercato (interpretata da Kim Young-ok la nonna per eccellenza in numerosi drama, uno tra tutti “Hometown Cha Cha Cha”) ha una situazione familiare piuttosto difficile, il padre è venuto a mancare in circostanze drammatiche lasciando la famiglia benestante piena di debiti, la madre caduta in depressione soffre di disturbi di memoria che la portano ad una demenza precoce, la figlia è consapevole di sparire ogni giorno di più dalla memoria di sua madre e ciò la rattrista molto, l’unica cosa che ha potuto fare è stata studiare e superare la timidezza e l’ansia sociale di cui soffriva quando frequentava le scuole superiori. Im Ba-reun, infatti, aveva conosciuto così la sua attuale collega di lavoro, il ragazzo da allora ha sempre pensato a lei, che, improvvisamente sparita ai tempi del liceo, si ripresenta nella vita di Ba-reun con un altro carattere e modo di affrontare la vita e la società.
Chao Reum è diventata giudice per proteggere se stessa perché ha riconosciuto le sue fragilità e le sue insicurezze: “Quando ho cominciato a guardare sempre di più i demoni nelle persone, sono stata in grado di vedere più chiaramente il demone che vive dentro di me. Quegli stessi delitti dei criminali che giudico. Quante volte avrei potuto finire nella stessa tentazione!”.
Ci si può vendicare del mondo? Si può diventare giudice per capire le situazioni delle persone, viverle, soffrire con loro?
Le persone coinvolte nei casi parlano alla protagonista con i loro sguardi, i loro gesti, le lacrime nascoste. La persona diventata senzatetto perché qualcuno gli ha rubato il deposito, l’impiegata molestata sessualmente dal suo superiore, il direttore che si è tolto la vita a causa dei debiti. Tutte queste voci inquietano l’animo della ragazza perché tutte quelle voci potevano essere la sua.
Im Ba-reun, invece, è diventato giudice per trovare quella sicurezza economica che è da sempre mancata a casa sua, la madre nella sua vita ha lavorato moltissimo, barcamenandosi in diversi tipi di lavori, il padre ha risentito di una delusione e di un fallimento lavorativo e adesso non fa altro che cercare di aiutare le persone, cosa che il figlio non riesce a sopportare e che per diversi fraintendimenti prova del rancore nei confronti del genitore, ma pian piano le loro incomprensioni saranno risolte tra loro. Ba-reun è un personaggio che cresce molto nella storia, innamorato della collega che conosce fin dai tempi del liceo, non la condivide in moltissime prese di posizione, ma alla fine si ricrede, la appoggia, la supporta anche nell’affrontare i dissidi finali causati dalla lobby di giudici corrotti.
Plauso anche per altri due personaggi importanti, la segretaria Lee Do-yeon (interpretata da Lee Elijah, “Chief of Staff”) una ragazza bella e misteriosa dalla vita segreta fuori dall’ufficio e della quale si innamora il giudice Jun Bo-wang (Ryu Deok Hwan), amico di Im Ba-reun.
Miss Hammurabi ha il potere di affascinare anche grazie ai diversi spunti di riflessione che ci propone. Fino a quanto arriva l’estensione del potere dei giudici? Quanto i media influiscono sui processi e sulla vita delle persone coinvolte in un processo? I compromessi assicurano la giustizia? Quanto la nostra società che forza i più deboli nella fossa della disperazione si prende la responsabilità?
“Il solo crimine di cui spesso gli imputati sono colpevoli è quello di essere deboli. Ci sono persone che riescono a superare le giornate solo da ubriachi”.
Due casi mi hanno colpito molto, il processo per la richiesta del diritto all’oblio di una foto e il conseguente dovere di essere dimenticati e il caso del toluene nella colla, episodio ispirato agli sforzi nella vita reale del giudice Shim Wan e del pastore Myung Sung-jin che hanno lavorato duramente per risolvere la crisi di abuso di inalanti soprattutto tra i giovanissimi capendo che la loro dipendenza da inalazione della colla era causata dalla profonda solitudine di cui soffrivano ragazzi disagiati e dimenticati dalla società.
Menzione a parte per la meravigliosa colonna sonora di questo drama con dei brani emozionanti, “Someday, Somehow” di U-mb5 (feat. Hodge), “Like we just meet” di Hwang Seon Ho e molti altri.
Miss Hammurabi vi farà commuovere, vi condurrà per mano nella vita delle persone e vi farà scoprire l’importanza della fiducia e dell’amicizia:
“Quando non puoi fermare la pioggia dal cadere su qualcuno, dovresti stare sotto la pioggia al suo fianco.”
Consiglio questo drama perché è un piccolo capolavoro di umanità!
Memoru Grace

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