Bloody Heart – Le scelte di un re

Che cos’è la tirannia? In alcune situazioni la tirannia può essere giustificata? La politica e il buon governo possono evitare il potere assoluto di una sola persona o di pochi? Tutte queste domande che si sovraffollano nella nostra mente mentre guardiamo questo drama, fanno sì che “Bloody Heart” sia uno dei migliori storici degli ultimi anni.

Quasi mai un sorriso, una scena ironica o una battuta, si tratta un drama realistico, serio, intransigente in ogni sua tematica, dalla trama ai personaggi che per molti aspetti mi hanno ricordato alcuni dei personaggi shakespeariani più drammatici, fanno seguito una fotografia e dei costumi davvero meravigliosi e una colonna sonora che accompagna le scene in modo impeccabile, insomma, siamo di fronte ad una serie da dieci e lode.

Bloody Heart” non è solo una serie storica, ma principalmente è una serie politica, una vera e propria scuola di politica e ne siamo consapevoli già dal primissimo episodio, non facile che, però, ci lascia incuriositi e, più va avanti, più le dinamiche, magistralmente tratteggiate e intessute in un ordito di intrighi e congiure, ci immergono in una dimensione dove l’equilibrio tra cuore e ragione, tra giusto e sbagliato, tra vendetta per il passato e speranza per il futuro, vacilla a causa delle decisioni e delle scelte intraprese dai personaggi. Le scelte e le azioni compromettono l’andamento della storia e la vita delle persone, comportando conseguenze opposte.

Ambientato in un immaginario tardo periodo Joseon, Lee Tae, un incredibile Lee Joon (“The Silent Sea”, “Bulgasal”) è un re succeduto al padre che crede che ogni azione sia giustificabile ai fini di un obiettivo soprattutto motivato dalla vendetta nei confronti di chi ha contribuito al dramma della sua famiglia e a determinati risvolti che hanno cambiato il destino di persone a lui care. Lee Tae è deciso a governare come un monarca assoluto e a rafforzare l’autorità reale, per questo è contrapposto dal primo ministro di sinistra Park Kye-won, il talentuoso Jang Hyuk (“Fated to Love You”, “Wok of Love”). Il ministro Park è carismatico, intelligente, scaltro ed è un abile politico capace di convogliare a sé ministri e studiosi poiché, testimone in precedenza della tirannia di un re, era riuscito a capo di un’organizzazione a sconfiggere e a detronizzare il sovrano, il suo obiettivo è infatti quello di “creare un re saggio”, è lui il vero “king maker” della storia e fa di tutto per evitare e sconfiggere autoritarismo e tirannia.

“Il potere conferito ad una persona inadatta non fa altro che far cadere la tirannia sopra di noi”, questa è una delle massime del ministro Park.

Inizia così il conflitto con il giovane re Lee Tae che sente le insidie del primo ministro tali da soffocare il suo operato appena cominciato, si sente oppresso e cerca costantemente l’alleanza di poche persone di fiducia, spesso, però, mostra un’indole suscettibile, ombrosa e diffidente. A mio parere è stato bravissimo Lee Joon a mostrare questi aspetti del carattere del personaggio, tra sguardi ai limiti dell’ira o stanchezza e senso di abbandono mostrati dalle perenni occhiaie e gestualità, così come anche la sua postura quasi mai dritta, nonostante gli abiti regali ed elegantissimi che indossa. Un re solo, che non dorme mai, sempre in preda a paure, tormenti e visioni e che cerca un rifugio e  lo trova in  Yoo Jung, una meravigliosa Kang Han-na (“Designated Survivor – 60 days”, “Just Between Lovers”), donna intelligente, colta, la cui famiglia vicina ai Sarim, intellettuali e studiosi neo-confuciani, è stata giustiziata anni prima per via delle scelte e delle azioni del sovrano precedente, padre di Lee Tae.  L’intelligenza della giovane era stata già riconosciuta dai suoi genitori fin dai primi anni di vita:

“Sarebbe diventata facilmente un ministro se fosse nata maschio, tuttavia meglio che sia nata femmina”, così si esprime il padre nel descrivere la figlia ad altri studiosi suoi amici.

La famiglia di Yoo Jung è stata vittima di ingiustizia e la ragazza è l’unica superstite, salvata dallo stesso Lee Tae per il quale prova affetto ed è questo uno dei motivi per cui Lee Tae sentendo, invece, questa colpa di famiglia addosso, causata dalle scelte del suo predecessore, crede che l’autorità reale possa evitare alcuni errori. Le strade di Lee Tae e Yoo Jung si incrociano nuovamente per una serie di cause intenzionali non dei due protagonisti, ma dettate dalla storia e dalla politica e lo stesso giovane re cerca, invano, di non introdurre la ragazza negli affari e nelle scelte della politica di palazzo, la sua stima e la sua fiducia in Yoo Jung sono infinite, il suo amore per lei lo fa ridiscutere continuamente sulle sue scelte e riconoscere i suoi limiti:

“Per un essere umano incapace come me, essere innamorato è un lusso”

Così come riconosce l’intelligenza e la saggezza della ragazza:

“Una donna che vede e sa le cose che io trascuro”.

Yoo Jung è, però, uno spirito libero, cresciuta in un ambiente intellettuale che non tradirebbe mai i suoi ideali e i suoi principi e il suo senso di libertà e di giustizia non possono venir meno neanche a confronto con l’affetto provato per il sovrano di cui diventa consorte, ma che è la prima ad essergli antagonista nel momento in cui lo vede cedere alla tentazione di tirannia.

Ho apprezzato della sceneggiatura la capacità di tratteggiare dei personaggi unici, potenti, dai principali ai secondari, senza mai sbavature o cliché, si tratta di interpretazioni magistrali dove tutti sono protagonisti e antagonisti, non esistono personaggi totalmente positivi (ognuno di loro presenta un lato oscuro) o totalmente negativi, anzi, per ognuno di loro, durante la visione, sono riuscita a comprendere le azioni e i ragionamenti. Il ministro Park con la sua fermezza e seriosità in lotta contro la tirannide che minaccia il governo; la fedeltà di Yoo Jung ai suoi ideali; la fragilità dell’io del giovane sovrano nella continua ricerca di un suo modo di vedere il mondo; la Regina vedova ( Park Ji-yeon, “Life”), provata dalle scelte che altri hanno compiuto nella sua vita, non padrona nemmeno dei suoi sentimenti nei confronti del ministro Park, si muove anche lei verso decisioni che portano a drammatiche conseguenze; l’eunuco Jung Ui-Kyun (Ha Do-kwon) grato alla famiglia del re, consiglia il giovane sovrano anche a prendere delle risoluzioni estreme; lo sciamano fedele ai principi di chi lo ha cresciuto, si perde in un gioco più pericoloso di lui; la dolcissima serva Ddong-geum ( Yoon Seo-A, “Soundtrack#1”), per la quale ho versato tante lacrime e così molti altri personaggi.

Con la raffinatezza e il fascino di un prezioso arazzo, la storia di “Bloody Heart” ci trasmette emozioni e colpi di scena fino all’ultimo episodio e ci lascia con delle parole dalla saggezza universale:

“Si dice che debba esserci una spada appesa sopra la testa per sentire tutto il peso del trono”.

Memoru Grace

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