“Come si fa a impedire che l’amore finisca?”

Titolo originale: April Come She Will, 四月になれば彼女は, Shigatsu ni nareba kanojo
Regia: Tomokazu Yamada
Scritto da: Yuichiro Kido, Tomokazu Yamada, Genki Kawamura
Cast: Takeru Satō, Masami Nagasawa, Nana Mori, Yumi Kawai, Nakano Taiga, Ayumu Nakajima, Rie Tomosaka
Genere: drammatico
Giappone, 2024, film
Nel 1966 uscì il brano “April Come She Will” di Simon & Garfunkel e forse nessuno avrebbe immaginato che in meno di due minuti di canzone si potesse riuscire a trasmettere quella parabola rapida di una relazione d’amore iniziata con intensità e trasporto, ma destinata a dissolversi poi in una altrettanto rapida sfuggevolezza di sentimenti. Come le stagioni che cambiano e si avvicendano in un fenomeno ciclico, anche i sentimenti si adattano alle stagioni della vita.
Nel film di cui vi parlo oggi, il regista Yamada Tomokazu e lo sceneggiatore Genki Kawamura, autore del romanzo omonimo e anche del famoso “Se i gatti scomparissero dal mondo”, affrontano la tematica principale della storia come riflessione malinconica dei rapporti umani nella loro fragilità e fugacità. Il titolo del film diventa un suggerimento per capire la parabola dei protagonisti della storia, tanti piccoli momenti lasciati come un mosaico da ricomporre tra i flash back o nei particolari, in una vecchia macchina fotografica, tra le onde del mare in subbuglio, nell’osservazione dei comportamenti delle giraffe dello zoo, nella lettura del romanzo “Il laureato” da parte del protagonista, anche qui piccolo rimando al film omonimo dove la colonna sonora ospitava brani di Simon & Garfunkel, tra cui proprio “April Come She Will”.
Il film è composto da tre piani narrativi e dalle storie dei tre protagonisti che si incontrano continuamente, nel passato e nel presente, per costruire o dimenticare una parte, un momento della propria esistenza.
La prima sequenza del film è ambientata nella meravigliosa distesa di sale del Salar de Uyuni in Bolivia, una delle tappe del viaggio programmato da Haru (Nana Mori, “Makanai”, “The Parades”) che con la sua immancabile macchina fotografica gira il mondo e immortala i posti più affascinanti del pianeta.
Nel frattempo, a Tokyo, Shun Fujimoto (Takeru Satō, “First Love”) è uno psichiatra che viene lasciato dalla futura moglie Yayoi Sakamoto (Masami Nagasawa, “The Parades”) l’1 aprile, il giorno del compleanno della stessa Yayoi. Shun ha ricevuto una lettera da Haru che non vede da moltissimi anni, da quando all’università entrambi erano iscritti ad un corso di fotografia, con il sogno condiviso di girare un giorno il mondo e cristallizzare i ricordi dei luoghi più belli, raccolti come immagini ed emozioni.
L’arrivo della lettera di Haru con le fotografie dei luoghi visitati e la scomparsa di Yayoi lasciano Shun in un baratro di emozioni contrastanti, in una “eclissi di sensazioni” che ridisegneranno la sua esistenza riempendolo di dubbi e di sensi di colpa, di rimpianti e di prese di coscienza.
Allo zoo dove lavora Yayoi come veterinaria non sanno dove la ragazza possa essere andata e Shun si chiede cosa non andasse più nella loro relazione, ripercorre la loro storia dal primo incontro quando Yayoi era una sua paziente ed entrambi si erano affezionati l’uno all’altra perché avevano in comune un estremo bisogno di comprendersi e di essere compresi. Cosa mai ha fatto allontanare Yayoi da lui? Probabilmente l’amore, quello degli inizi, era andato a sfumare in un giorno anonimo in cui entrambi avevano distanziato i propri sentimenti, non trovando in comune quella sintonia che si era stabilita già a primo incontro.
Mentre Shun arriva alla consapevolezza che la sua relazione con Yayoi era arrivata ad un punto fermo, desidera ritrovare la donna, ma è ossessionato anche dal suo passato, dalla sua paura di essere abbandonato e nel suo viaggio emotivo rivede lo spirito di Haru, la ragazza che molti anni prima aveva riempito i suoi momenti di sconforto e che gli aveva donato affetto e stima. Dove è finita Haru? Come mai sta girando il mondo?
In un’altra sequenza del film, Haru si trova sulla spiaggia di sabbia nera in Islanda, i ricordi e la malinconia attraversano il suo sguardo, sembra una ragazza piena di vita, anche se la vita ha preso un’altra decisione.
Shun, Yayoi e Haru, tre anime sole che lottano per trovare se stessi, per interpretare il senso dell’esistenza, per decifrare il significato dell’amore.
Haru il primo amore, l’ideale di un sentimento infinito, ma disperso nei meandri del tempo passato, Shun che ha perso la sicurezza dei propri sentimenti e Yayoi che si chiede se l’amore sia destinato per forza a finire e come poter evitare questa eventualità.
“April Come She Will” riscrive le certezze dell’amore e definisce una nuova linea che accomuna i tre piani narrativi. In un’epoca di crisi di sentimenti e di relazioni umane, come potremmo mai impedire che un amore finisca? Si accetta o si trasforma la passione in affetto, lasciandosi guidare da quel senso di responsabilità per se stessi e per gli altri o recuperando le forze e proiettandosi nella propria interiorità, evitando di farsi risucchiare da quelle correnti di risacca mascherate di infelicità e di insicurezza, di fragilità e di precarietà per non perdersi in un abisso di depressione.
La prova dei tre attori è davvero lodevole, tutti riescono a trasmettere ogni emozione, ogni parola non detta.
Colonna sonora molto bella, il brano che accompagna i titoli di coda è di Fuji Kaze.
“L’amore evolve da un giorno all’altro, tuttavia credo che coloro che possono amarsi allo stesso modo l’un l’altro, possono davvero crescere insieme”.
(Haru)
Grazia
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