“Ora sto invecchiando, ma ricordo ogni cosa di tutte le esperienze che ho vissuto. Avrei desiderato vederti almeno un’ultima volta”.

Titolo originale: Someone’Gaze, Dareka no Manazashi, だれかのまなざし
Regia: Makoto Shinkai
Scritto da: Makoto Shinkai
Genere: Slice of Life
Giappone, 2013 – corto animato
Makoto Shinkai sa sempre come parlare al cuore dello spettatore e anche in questo corto animato, di cui vi parlo oggi, riesce a trattare una storia ordinaria e comune, in cui la caratteristica più preziosa consiste proprio nella ordinarietà dei personaggi e della loro vita, un piccolo slice of life di sette minuti.
La capacità che contraddistingue Makoto Shinkai è quella di far seguire allo spettatore il pensiero dei personaggi della sua storia e di essere quasi narratore della storia stessa anche in un film di più breve durata, come in questo caso.
“Someone’s Gaze” (“Dareka no Manazashi”) è un cortometraggio presentato per la prima volta all’esposizione della Nomura Real Estate nel febbraio 2013 e in seguito pubblicato sul canale ufficiale YouTube. In Italia è stato proiettato al cinema nella primavera del 2014, per un solo giorno, anticipando la proiezione dell’anime “Il giardino delle parole”, sempre di Makoto Shinkai.
La trama, nella sua semplicità, presenta molte delle tematiche care al regista, così come la tecnica usata e le luci filtrate che accompagnano le riflessioni malinconiche dei protagonisti, il flusso di pensieri, la solitudine dei sentimenti, la nostalgia di luoghi e di affetti, del passato e del presente che si incastrano nella memoria dei personaggi.
La giovane Aya Okamura vive la sua vita ordinaria, senza soddisfazioni, sul lavoro è stressata e viene spesso ripresa dai suoi superiori, per di più, da quando è andata a vivere da sola, sente che la sua esistenza è diventata sempre più opprimente e triste, mentre qualche anno prima non vedeva l’ora di poter conquistare la propria autonomia e indipendenza.
Nel viaggio di ritorno a casa da lavoro, mentre i pensieri della ragazza affollano la mente già bagnata dalle lacrime e mentre stringe la presa per tenersi ferma e in equilibrio sul treno, Aya stringe sempre più forte la presa, quasi per arroccarsi a qualcosa di saldo visto che vede la vita fluttuare nella sua instabilità di ogni giorno.
“Ayane rimane lì, tenendosi stretta a quella presa come se fosse la sua ancora di salvezza”.
Negli ultimi anni è venuto a mancare anche il rapporto stretto con i genitori, la madre da tempo lavora all’estero e Aya fin da piccola ha trascorso interi periodi solo con il padre che, dopo essersi accorto della tristezza che provava la figlia per la lontananza della madre, un giorno, era tornato con in braccio la piccola Mii, una micetta bianca che aveva colmato la solitudine della bambina.
La voce narrante ci spiega che quando Aya era piccola credeva che la felicità consistesse proprio nella sicurezza data dal calore della famiglia, poi l’adolescenza e il periodo di ribellione giovanile l’aveva fatta allontanare dai suoi genitori e pian piano si era creata una distanza tra lei e il padre che fino ad allora si era occupato di lei.
Una sera, dopo essere tornata stanca dal lavoro, dopo un’ennesima delusione, riceve la telefonata del padre che le dice di essere quasi vicino a casa sua, solo di passaggio, e le chiede se desidera cenare con lui. Aya, con una scusa, declina l’invito.
La notte stessa il padre la richiama a telefono, Aya risponde sbuffando, ma viene a sapere della morte della gattina Mii, ormai anziana, alla quale erano affezionati tutti e che era l’anello di congiunzione tra i componenti della famiglia.
E’ in quel momento che capiamo che la voce narrante della storia era proprio Mii che aveva da sempre seguito le vite dei suoi cari, aveva capito le loro solitudini, i loro cambiamenti e aveva sofferto a sua volta il loro allontanamento.
La morte della gattina addolora a tal punto la giovane Aya che nel viaggio di ritorno a casa del padre, in un flusso continuo di pensieri e di ricordi, ripercorre tutta la sua vita, si rattrista per essersi allontanata dall’affetto dei genitori e della sua piccola Mii, i momenti passati insieme, quelle dolcezze dell’infanzia che solamente da adulti si riescono ad apprezzare e a farne tesoro per alleviare i momenti di sconforto.
Una presa di coscienza che corrisponde all’entrata nell’età adulta, il confronto con le difficoltà della vita, compreso con le mancanze, Aya matura e comprende anche quei silenzi del padre nei momenti in cui lei stessa rispondeva in modo brusco e rimbrottava per qualsiasi cosa. Scopriamo così che quella sera in cui il padre aveva telefonato per invitarla a cena, non si era trovato per caso nelle vicinanze della casa della figlia, ma si era recato appositamente e aveva telefonato dal ponte vicino, aveva avuto una giornata piena di delusioni e di amarezze, anche lui era stato rimproverato a lavoro e aveva sentito ancora di più la solitudine e la lontananza di Aya, ma ancora una volta non era riuscito a recuperare il rapporto che aveva accompagnato i tempi felici dell’infanzia della figlia.
Con una rara sensibilità, in sette minuti scarsi di cortometraggio, Makoto Shinkai riesce a farci commuovere, a provare empatia per i personaggi che potremmo essere anche noi o chiunque, a stringere al cuore quegli affetti che nella vita ci mancano o ci mancheranno.
Negli ultimi istanti del corto animato vediamo che dopo qualche tempo, Aya torna a casa per trascorrere del tempo insieme ai suoi genitori, la madre è finalmente rientrata dall’estero e il padre ha accolto in famiglia un’altra gattina che potrà essere fulcro del legame profondo di ognuno di loro, così come era stata la dolce Mii.
“Nonostante ciò, sai molto bene che la vera felicità è quella che dura a lungo”.
Grazia
