“Ieri è passato. Il domani deve ancora arrivare. L’oggi è ancora sconosciuto”.

Titolo originale: ”Our Unwritten Seoul”, 미지의 서울 , Mijiui Seoul, Seoul, the Unknown
Regia: Park Shin-woo
Sceneggiatura: Lee Kang
Cast: Park Bo-young, Jinyoung, Ryu Kyung-soo, Won Mi-kyung, Cha Mi-kyung, Kim Sun-young, Jang Young-nam, Lee Jae-in , Park Yoon-ho, Yoo Yoo-jin, Im Chul-soo.
Genere: Slice of Life, Healing Drama, Heartfelt
Corea del Sud, 2025, k-drama, 12 episodi
Tutti noi cerchiamo qualcosa che possa essere una specie di “mantra” da ripeterci ogni giorno per poter continuare a sopravvivere o ad andare avanti, nonostante le difficoltà della vita.
Yoo Mi-ji (Park Bo-young, “Daily Dose of Sunshine”, “Strong Woman Do Bong-soon”) ogni mattina esce dalla porta di camera sua, che per molto tempo è stata il suo rifugio, il suo nascondiglio dal mondo, e recita come un mantra le parole di sua nonna che nel momento della sua crisi emotiva più difficile le è stata accanto e le ha infondato il coraggio di tornare a rialzarsi: ”Ieri è passato. Domani deve ancora arrivare. Oggi è ancora sconosciuto” e così la ragazza esce di casa e affronta la realtà di ogni giorno.
Yoo Mi-ji sa che il suo passato, da luminoso e pieno di aspettative, è stato rovinato da un grave infortunio che ha interrotto la sua carriera sportiva da atleta, l’unica cosa a cui la ragazza credeva davvero di essere portata. Da allora, per un lungo periodo si è isolata in camera sua, senza voler aver contatti con il mondo esterno e con quelle persone che avevano fatto parte della sua vita, poi un giorno la nonna è riuscita a tirarla fuori dalla stanza e da allora la maniglia di quella porta è rimasta rotta, simbolo di una “rottura” che l’ha riportata in superficie, nel mondo esterno.
Mi-ji è comunque una ragazza energica e piena di vita che si occupa della nonna, recandosi ogni giorno in casa di riposo e che vive facendo tanti piccoli lavoretti saltuari e stagionali quasi rassegnata, però, ad una routine sempre uguale, cercando di fuggire situazioni che possano soffocarla o ributtarla in un baratro di ansia e depressione, visto che si sente giudicata ogni giorno per via della sua situazione da disoccupata, ma mascherandosi da persona socievole e senza pensieri.
La sua gemella, Yoo Mi-rae (che ha sempre il volto di Park Bo-young, che grazie ad una capacità interpretativa magistrale e ad una incredibile sensibilità riesce a far distinguere allo spettatore le due gemelle dalle espressioni del volto, dai movimenti e dalle posture, rendendo credibili entrambi i personaggi) lavora a Seoul presso un ufficio statale di crediti. Yoo Mi-rae è la gemella nata con dei problemi di salute e che, contrariamente alla sorella, è sempre stata ritirata da impegni sportivi, ma dedicata solo allo studio e alla carriera.
Mi-ji ha sempre vantato le capacità e l’intelligenza della sorella, mentre Mi-rae si è, pian piano, trovata ad essere la persona che doveva riscattare la sua famiglia come importanza nella società, l’unica ad essere andata all’università, ad essersi laureata, ad aver trovato un buon lavoro a Seoul e si è sentita da sempre caricata di questa enorme responsabilità, ma, come sua sorella, si è ritrovata intrappolata in un ruolo rigido e rassegnata a vivere ogni giornata sempre nella stessa routine.
“Our Unwritten Seoul” è la storia di due gemelle, l’una lo specchio dell’altra, ma che in realtà rappresentano entrambe lo specchio dell’età adulta, anche contrapponendo le due realtà diverse in cui vivono, Mi-ji in un ambiente rurale, tranquillo dove, però, è rimasta bloccata dalla volontà di aiutare materialmente la sua famiglia composta da madre e nonna e dal blocco di spingersi avanti, recuperando fiducia in se stessa, mentre Mi-rae in una Seoul alienante, veloce, che inghiotte la sua vita e ogni suo momento, consapevole di voler aiutare economicamente la sua famiglia grazie al suo stipendio, ma sapendo di vivere con un blocco emotivo che la sta soffocando, mentre alienazione e mobbing feriscono quotidianamente ogni sua resistenza.
Due anime rimaste bloccate nel mondo pieno di aspettative dell’età adulta, dove ogni giudizio sociale esterno si accanisce come un colpo di sciabola e dove le lacrime scendono silenziose nell’invisibilità dell’esistenza umana, in un mondo in cui si è solo numeri che devono dimostrare di produrre, di creare, di essere, prigionieri di una responsabilità o ruolo sociale giudicato in ogni istante.
Nel momento in cui queste due anime gridano in silenzio il proprio dolore e il proprio disagio, qualcosa accade, forse quel legame simbiotico tipico dei gemelli che risale pian piano dall’inconscio e da quel bisogno l’uno dell’altro.
Si dice che i gemelli sviluppino un linguaggio segreto, unico, autonomo, incomprensibile agli altri, si chiama “criptofasia” e sembra crearsi già da neonati per la stretta vicinanza fisica e relazionale e forse è quello che accade alle gemelle della storia, così diverse, così lontane, eppure così incredibilmente uguali nel modo di secretare ogni emozione negativa per non ferire le persone accanto. Mi-ji e Mi-rae sono le uniche che possono capire le mancanze l’una dell’altra, sono le uniche che possono sostituirsi e scambiare le proprie esistenze, colmare le proprie debolezze, per dare respiro alla propria anima e credo che questo sia il fulcro più evocativo della storia, il centro emozionale.
Un giorno, proprio mentre Mi-rae sta premeditando qualcosa per uscire di scena o sparire nel vortice caotico e intenso di Seoul, si presenta a casa la sua gemella Mi-ji, sembra quasi che le due non si vedano da molto tempo, le loro due vite sono così diverse, quasi lontane. Mi-ji si occupa della casa, della nonna anziana e raccoglie i malumori e le preoccupazioni della mamma, l’ha sempre fatto da quando è venuto a mancare il padre quando erano piccole. Mi-rae contribuisce in modo significativo all’andamento economico della famiglia, ma è quella che lavora lontano; per Mi-ji, sua sorella è la figlia realizzata, al contrario suo, eppure, in quel momento, scorge uno sguardo vuoto e disperato, un malessere emotivo che la sua gemella non aveva mai palesato.
Ed è in quel momento che Mi-ji capisce che Mi-rae ha bisogno del suo aiuto, ha un estremo bisogno di staccare dalla sua vita attuale e le due decidono così di scambiarsi i ruoli, le vite, le esistenze, senza sapere bene cosa aspettarsi dalla vita dell’altra.
Per entrambe inizia una nuova vita, o meglio una nuova possibilità di vita, l’una inizia a vivere la vita dell’altra. Mi-rae torna nella sua casa natale, a Duson-ri, si concentra su se stessa, comprende le difficoltà della sorella, i dispiaceri della madre e si avvicina alla nonna, che riconosce di non essere accudita dalla solita Mi-ji, ma dalla nipote che non vede mai abbastanza e che ora è felice di averla accanto.
E’ occasione per Mi-rae di riappropriarsi del suo spazio, di un ritmo di vita più lento, del rapporto con la nonna e, nei panni della sua gemella, riesce ad interagire con gli altri in modo più naturale, anche quando viene chiamata per un colloquio di lavoro al posto di Mi-ji da parte dell’imprenditore agricolo, Han Se-jin, appena arrivato in paese che ha bisogno di aiuto per la coltivazione delle fragole.
Per Mi-ji, invece, la città è nuova ed è così emozionante scoprire ogni angolo di Seoul che da sempre avrebbe voluto visitare, ma da subito si deve immergere nella vita lavorativa della gemella, una vita angosciante, dolorosa, fatta da delusioni, da bullismo sul lavoro e comportamenti vessatori che sua sorella ha subito da chissà quanto tempo, così, pian piano, scopre quante volte Mi-rae non ha parlato, non ha voluto riferire in famiglia quello che stava vivendo, compreso una causa di abuso sul lavoro che decisamente ignorava e in qualche modo la fa avvicinare a Lee Ho-soo (Jinyoung di “Yumi’s Cells”, “The Witch”), avvocato, suo compagno di scuola superiore, nonché vicino di casa a Duson-ri e per il quale Mi-ji aveva provato nel passato dei sentimenti che ha dovuto allontanare nel periodo del suo infortunio.
Mi-ji che ha preso il ruolo di Mi-rae incontra spesso Ho-soo, ma, nei panni della sorella, parla liberamente e non è bloccata da quel senso di imbarazzo e di timidezza che la solita Mi-ji ha nei confronti del ragazzo.
Ho-soo che, parlando con Mi-rae (in realtà Mi-ji), comprende, senza riuscire a spiegarselo, di rivivere, con lo stesso trasporto, gli anni della sua adolescenza, quando, appena arrivato a Doson-ri era stato accolto da Mi-ji con entusiasmo, nonostante la sua iniziale ritrosia.
In questo frangente, una delle parti più emozionanti è quella della storia di Kim Rosa (interpretata da Won Mi-kyung), proprietaria del ristorante Rosa’s Diner alla quale Mi-rae (sempre Mi-ji) si avvicina per una questione di lavoro. La storia di Kim Rosa è commovente e mette in luce un problema molto complesso, quello della solitudine, dell’esistenza negata dalla società, la sua appartiene a quelle vite nascoste, dove resistenza e tenacia hanno affondato radici profonde in modo silenzioso, senza disturbare nessuno, solo per mantenere una promessa.
“Our Unwritten Seoul” è una storia di resilienza, ben rappresentata dalle due gemelle protagoniste, dalla nonna Kang Wol-soon (Cha Mi-kyung, “Dynamite Kiss”), da Kim Ok-hee (Jang Young-nam, “Love Next Door”), madre di Mi-ji e Mi-rae che dietro un’apparenza severa e inflessibile nasconde emozioni, sogni infranti e un continuo affetto per la sua famiglia che ha dovuto affrontare da sempre prove pesanti, da Kim Rosa, da Yeom Beon-hong (Kim Sun-young, “When The Camellia Blooms”), madre di Ho-soo e vicepreside della scuola, nonché vicina di casa di Ok-hee, molto commovente il suo rapporto con il figlio che protegge in ogni situazione e in ogni decisione.
Infine, Ho-soo, amico di entrambe le gemelle che fin da adolescente ha provato sentimenti per Mi-ji, ma che ha sempre sofferto per essere stato allontanato dalla ragazza dopo l’infortunio. Ho-soo che porta con sé ferite e cicatrici causate da un incidente d’auto che da bambino ha portato via suo padre, ma che con tanta forza interiore cerca ogni giorno di affrontare sofferenze fisiche ed emotive in un mondo dove la disabilità è ancora un argomento complesso, spesso vissuto silenziosamente.
Altro personaggio che spicca nella storia è Han Se-jin (Ryu Kyung-soo, “Tale of the Nine-Tailed” e “Itaewon Class“), che ha lasciato il suo brillante lavoro a Seoul come manager e si è trasferito a Duson-ri per dedicarsi all’imprenditoria agricola, nel particolare, la coltivazione delle fragole nel terreno lasciato dal suo caro nonno. Mi-rae lavorerà per lui e grazie a questa esperienza ritroverà fiducia in se stessa e un nuovo scopo nella vita.
“Our Unwritten Seoul” è un drama che esplora tematiche molto delicate, come la depressione, la disabilità, la fiducia in se stessi, con una sensibilità emotiva capace di percepire e raccontare emozioni, grazie alla bravissima Park Bo-young, che dà prova di un’altra doppia interpretazione intensa ed empatica, a tutto il resto del cast che arricchisce la storia con grazia e finezza, riuscendo a comunicare come l’accettazione delle fragilità umane possa diventare la vera forza che ci permette di sopravvivere.
Il drama è uno slice of life, un racconto intimista diretto da Park Shin-woo (“It’s Okay To Not Be Okay”, “Encounter”, “Lovestruck in the City”) e sceneggiato da Lee Kang (“Youth of May”).
Mi-ji e Mi-rae, due gemelle, l’una lo specchio dell’altra che rappresentano entrambe lo specchio dell’età adulta di ciascuno di noi, delle ferite che ci portiamo dentro, del senso di smarrimento con cui ogni giorno ci si interfaccia.
Colonna sonora molto bella composta da Nam Hye-seung, da ricordare anche i brani di Choi Yu-ree, 10cm, Isaac Hong, dori e Elaine. Particolarità da citare: la serie ha aderito alla campagna “Seoul, My Soul”, dove molti scorci della città sono valorizzati nei diversi periodi del giorno e della sera, come la fontana arcobaleno del ponte Banpo, il parco del ponte Dongjak, Dongdaemun Design Plaza, Myeong-dong, Gwangtonggyo e altri.
“La vita è un taccuino che devo riempire io stessa. Anche se mi trovo di fronte a una pagina bianca, non è la fine, ma un inizio. È la prima pagina non scritta della mia storia”.
Grazia
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