“Usciti dalla lunga galleria di confine, si era già nel paese delle nevi. Il fondo della notte si tinse di bianco. Il treno si fermò alla stazione di scambio”.

Titolo originale: Yukiguni , 雪国
Autore: Yasunari Kawabata
Prima Pubblicazione: In Giappone dal 1935 al 1947, In Italia nel 1959 ediz. Einaudi
Casa editrice italiana: oggi Mondadori, 2024
“Il paese delle nevi” vanta uno degli incipit più belli della letteratura universale e ci regala un’immagine stupenda che fa immergere da subito il lettore nell’atmosfera del romanzo, nella quiete, nella solitudine e nella calma del paesaggio che corrisponde all’animo del protagonista, anche se dietro l’apparente serenità si cela un turbinio di emozioni.
Grazie a questo romanzo lo scrittore Kawabata Yasunari vinse nel 1968 il Nobel per la letteratura. La grandezza di Kawabata la si vede già dalle prime pagine del romanzo per la natura evocativa e per l’analisi delicata e lirica della bellezza tragica dell’esistenza umana. Kawabata, infatti, nelle sue opere si ispirò alla tradizione estetica giapponese “wabi-sabi”, ovvero l’accettazione della transitorietà e dell’imperfezione delle cose. Il piacere provato nella contemplazione della neve, del silenzio e di una natura statica da arte del protagonista del romanzo rispecchia fortemente questo concetto.
In modo particolare “Il paese delle nevi” si concentra sulla bellezza effimera delle cose, della natura e degli stessi esseri umani e sulla solitudine dei sentimenti, raccontati con tocchi delicati di pennello, perdendosi nel biancore della neve, per sparire come ricordo conservato nella memoria.
Il protagonista del romanzo, Shimamura, un raffinato intellettuale di Tokyo, intraprende un viaggio verso un remoto villaggio termale di montagna, un luogo dove cercare pace e serenità, un posto dove evadere dalla frenesia della vita cittadina, per riappropriarsi di se stesso, dei suoi spazi. In questo paese conosce Komako, una giovane “onsen geisha” (geisha delle terme), dall’animo vulnerabile e tra i due nasce un rapporto complesso, caratterizzato da insicurezze, delusioni, turbamenti dell’animo, un continuo cercarsi per poi nascondersi in una amara e triste solitudine. Shimamura così distaccato e parsimonioso di sentimenti è all’opposto di Komako, così passionale, sensibile e tragica nello stesso tempo. Il loro rapporto contradditorio, costituito da momenti di bisogno di completarsi a momenti di distanza emotiva, porterà ad una inevitabile tragedia umana, dove le emozioni si mischieranno e si scioglieranno come la neve di montagna.
Accanto a loro emerge la figura di Yoko, personaggio molto particolare che quasi sembra irreale e che Shimamura vede per la prima volta nel suo viaggio in treno, riflessa nel vetro. Yoko è una ragazza che rappresenta la bellezza eterea, pura, diversa dai due protagonisti, è quasi un fantasma che si aggira nella quiete del paesaggio, che esiste, ma quasi sembra celarsi all’occhio umano.
“Il paese delle nevi” rappresenta un luogo isolato dal mondo dove i sentimenti si estremizzano e si cristallizzano.
Per molti aspetti la lettura dell’opera di Kawabata mi ha fatto ricordare la prosa di Cechov, perché entrambi gli autori lasciano al lettore l’interpretazione dei silenzi, dei paesaggi, delle atmosfere, solo che differentemente da Cechov che tramite i suoi racconti critica finemente la società, Kawabata si basa su una armonia esistenziale che confonde sogno e realtà e il suo racconto diventa la metafora della caducità e delle transitorietà dell’esistenza umana.
Infine, l’epilogo del romanzo che si percepisce così chiaro, poetico alla pari dell’incipit, quell’immagine quasi trascendentale, quel crollo del mondo reale ed emotivo, quel peso dell’esistenza che finisce, brucia, come se la Via Lattea potesse mai precipitargli addosso.
“Per recuperare l’equilibrio, sollevò lo sguardo, e in quello stesso istante sentì la Via Lattea scivolare in lui con un sibilo”.
Negli anni ’20 del Novecento in Giappone Kawabata fondò il movimento letterario d’avanguardia del “Neo-sensualismo”, cioè la letteratura delle sensazioni e delle percezioni soggettive che, attraverso immagini anche oniriche, trasmetteva la realtà.
“Il paese delle nevi” è un romanzo da scoprire e testimonia chiaramente l’abilità narrativa di Kawabata, la sua ricerca della bellezza destinata a sfiorire e l’impronta importante che ha donato alla letteratura giapponese anche per i decenni a venire.
Grazia
