“Se posso offrire anche solo un po’ di salvezza a qualcuno che sta attraversando una vita difficile sotto forma di dolcezza, non desidero di meglio.”
(Chef Kenji)

Titolo originale: 匿名の恋人たち , Romanchikku Anonimasu, Romantic Anonymous, Tokumei no Koibitotachi
Regia: Sho Tsukikawa
Scritto da: Kim Ji Hyun, Okada Yoshikazu
Cast: Han Hyo Joo, Shun Oguri, Yuri Nakanura, Jin Akanishi, Narita Ryo, Ito Ayumi, Sato Koichi, Okuda Eiji
Genere: Slice of Life, Cooking, Drama, Psicologico
Giappone/Corea del Sud, 2025 – 8 episodi
C’è una frase del poeta portoghese Fernando Pessoa che secondo me identifica bene il valore che attribuiamo al cioccolato e quanto il cioccolato stesso possa rappresentare il portale con un’altra dimensione oltre l’esperienza sensibile e il mondo fisico, quasi un piccolo segno divino nel mondo terrestre a cui l’essere umano riesce a tendere: “Non c’è così tanta metafisica sulla terra come in un cioccolatino”. (Fernando Pessoa)
“Romantici anonimi” è una storia curativa e tocca qualcosa di profondo in ognuno di noi, una storia di insicurezze, di ferite interiori, di cicatrici che restano aperte quando si ripresenta un ricordo doloroso o un trauma da cui non siamo venuti mai a capo e, come dice la protagonista Hana, in uno dei passaggi più toccanti della serie: “Tutti abbiamo dei segreti. Cose che preferiremmo nascondere o, se possibile, cose che non vorremmo mai che nessuno scoprisse“.
“Romantici anonimi” è una serie che si ispira al bel film francese del 2010, “Emotivi anonimi” di Jean-Pierre Améris, ma cambia ambientazione e sensibilità, approfondendo soprattutto l’aspetto psicologico relativo alla fragilità umana, nell’imperfezione delle relazioni sociali e nel riconoscimento del senso di inadeguatezza con il mondo.
Lee Hana e Fujiwara Sosuke sono i due protagonisti della storia, ma non sanno di esserlo, entrambi si nascondono dietro una maschera, così come anche altri personaggi del drama e questo è uno dei punti di forza della serie.
La trama si apre con la triste scomparsa dello chef Kenji che da molti decenni ha guidato la storica cioccolateria “Le Sauveur” e che era l’unico a conoscenza dell’esistenza di Hana (interpretata da una bravissima e toccante Han Hyo Joo, “Happiness”) una ragazza coreana residente in Giappone che da tempo collabora con lo chef nella preparazione di cioccolatini di alta qualità e prelibatezza. Hana è, difatti, una cioccolatiera dal talento incredibile, lavora con il cioccolato e lega le sue emozioni stesse al cioccolato, ma Hana è la cioccolatiera invisibile e anonima, tutti sanno che esiste perché ogni mattina, quando Le Sauveur è ancora chiusa consegna i suoi cioccolatini, tra i più amati dai clienti, ma nessuno l’ha mai vista e l’unico che conosce il suo segreto è lo chef Kenji.
Hana soffre di scopofobia, ovvero la paura patologica nell’essere osservati e quindi uno stato di ansia e insicurezza nel ritrovarsi in situazioni sociali particolari, Hana non riesce, di conseguenza, ad inserirsi in un contesto lavorativo con altre persone perché si sentirebbe osservata e giudicata in ogni momento e questo per lei è sempre stato invalidante anche per potersi far notare nel panorama nazionale e internazionale per eventuali concorsi a tema creazioni di cioccolato.
La triste notizia della morte dello chef Kenji la coglie impreparata e la lascia in uno stato di abbandono e di ansia.
Nel frattempo, “Le Sauveur” viene acquisita da una importante azienda dolciaria e il nuovo presidente della cioccolateria, Sosuke Fujiwara (Shun Oguri, “Japan Sinks”), si reca in sito per presentarsi e per conoscere tutto il personale. Il personale della storica cioccolateria, però, non reagisce inizialmente molto bene a questo cambio, ma Sosuke cerca in qualche modo di impegnarsi da subito per portare avanti il lavoro e i risultati costanti del negozio.
Per Sosuke è una impresa e una scommessa con se stesso lavorare in un ambiente con persone diverse e costituito da contatti costanti perché Sosuke soffre di germofobia, paura irrazionale dei germi e dello sporco, e di afefobia, ovvero la paura del contatto fisico. Due forme gravi di fobie sociali, causate da un trauma che risale alla sua infanzia, ma che limitano pesantemente l’equilibrio del suo lavoro.
Hana, che nel frattempo è stata chiamata a presentarsi al negozio, si reca a “Le Sauveur”, ma, per una serie di fraintendimenti, non riesce a dichiararsi come la cioccolatiera anonima e viene assunta, invece, come impiegata per servire ai tavoli.
L’incontro tra Sosuke e Hana è fortuito, ma succede qualcosa di inspiegabile per entrambi. Sosuke riesce a toccare Hana e Hana riesce a guardare negli occhi Sosuke. Non comprendono il motivo, ma riescono a trovare un punto in comune, una sorta di esenzione o immunità, da cui partire, principalmente per focalizzarsi sui propri problemi e poi per affrontarli insieme, tra esitazioni, incertezze e piccoli gesti di coraggio, tifano l’uno per l’altra e, pur capendo di non poter “guarire” completamente dalle loro imperfezioni e fragilità, le accettano, per migliorarsi.
Hana, dalla spiccata sensibilità e delicatezza che vive in un mondo solitario, in punta di piedi, senza far rumore e Sosuke, rigoroso, critico, all’apparenza freddo e distaccato, ma con una profonda insicurezza anche dovuta alle aspettative familiari in quanto erede di una azienda importante: due persone che camminano sul filo sottile del disagio emotivo e sociale, ma che trovano una comunicazione alternativa, personale, costituita da piccoli segni che diventano dei totem, piccole sicurezze a cui aggrapparsi. Nella preparazione del cioccolato, Hana trova quella connessione, quell’empatia con il mondo che di solito nasconde nella sua riservatezza assoluta, mentre Sosuke, nel suo nuovo ruolo di presidente della storica cioccolateria, riesce a scoprire un mondo che può essere costituito da affetti e comprensioni che temeva di non provare.
Sullo sfondo, ma in realtà protagonista di ogni episodio a cui è dedicato un titolo a tema, il cioccolato, proprio con quella caratteristica ricordata nella citazione di Pessoa, quel portale di percezione aptica e sensoriale che libera le emozioni, le lacrime represse ed eleva l’anima ad una dimensione metafisica.
La storia di Sosuke e Hana è la storia del ricco mondo interiore di due anime timide che si barcamenano nel mondo.
In contemporanea alla storia dei due protagonisti, altri due personaggi molto importanti per la trama e le tematiche affrontate nella serie.
La dottoressa Irene, la terapeuta di entrambi i protagonisti, psicologa e scrittrice, interpretata dalla brava Yuri Nakanura (“Beyond Goodbye”) che presenta un personaggio complesso per le sue fragilità emotive e che, dietro la maschera di una professionista di successo, si nascondono insicurezze relazionali e sentimentali, dipendenza dall’alcol e una profonda solitudine. Irene cura i pazienti, ma a sua volta nel suo lavoro cerca di curare se stessa da uno stato di insicurezza perenne.
Hiro Takada (Jin Akanishi) è, invece, la persona in contatto con tutti i protagonisti, proprietario del bar “Brush”, dove l’atmosfera intima e rilassante viene accompagnata dalla musica jazz. Hiro convoglia a sé tutte le fragilità emotive degli altri, ma anche lui rappresenta una persona che soffre per un amore non corrisposto e per dei sentimenti non compresi.
“Romantici anonimi”, drama nippo-coreano, si pregia della regia di Sho Tsukikawa (“Yu Yu Hakusho”, “The 100th Love with You”) e di Lee Ha-jun (nominato agli Oscar per il film “Parasite”) alla scenografia, Dalpalan alla musica, oltre a due camei inaspettati agli ultimi minuti dalla fine.
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“Probabilmente ho mangiato circa 10.000 cioccolatini qui. Ogni volta che il mio cuore soffriva, i cioccolatini di questo negozio mi portavano conforto. Grazie a loro, riuscivo a sentirmi un po’ felice.”
(Lee Hana)
“Un giorno, mio fratello mi diede di nascosto il cioccolato che aveva conservato. Per me, allora, fu la sensazione più bella che avessi mai provato”.
(Fujiwara Sosuke)
“Sono una persona che è stata salvata dal cioccolato. Solo quando preparavo il cioccolato mi sentivo veramente felice. Mi dava la forza di vivere”.
(Lee Hana)
“Non posso toccare le persone. Ma tu sei l’unica che posso. Per qualche ragione, ci sei solo tu”.
(Sosuke Fujiwara)
“Non sono gli ingredienti che contano, ma il cuore di chi li crea”.
(Chef Kenji)
Grazia
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