“Voglio quel tipo di relazione in cui poter sentire che la stanchezza di ogni giorno viene lavata via tutta in una volta da un abbraccio, anche se non mi fai balzare il cuore in petto ad ogni secondo. Puoi anche considerarmi infantile, ma è questo il tipo di amore che sogno”.

Titolo originale: 김비서가 왜 그럴까; Gimbiseoga wae geureolkka; What’s Wrong, Secretary Kim?
Regia: Park Joon-hwa
Scritto da: Jung Eun-young sulla base del webtoon “Why Secretary Kim?” di Jung Kyung-yoon
Cast: Park Min-young, Park Seo-joon, Lee Tae-hwan, Kang ki-young, Hwang Chan-sung, Pyo Ye-jin, Kim Ye-won, Hwang Bo-ra, Lee Yoo-joon, Lee Jung-min, Kim Jung-woon, Kang Hong-seok, Kim Byeong-ok, Kim Hye-ok, Baek Eun-hye, Heo Sun-mi, Jo Deok-hyun
Genere: rom-com, comedy, romance, business, thriller
Corea del Sud, 2018 – 16 episodi k-drama
Si può dire tanto sulle rom-com: che si amano, che si odiano, che si fuggono, che si guardano solo come passaggio tra un prodotto più “serio” e l’altro o che si guardano così intensamente da lasciarsi andare, poi, a confronti troppo netti e chirurgici nella valutazione. A dir la verità, il genere rom-com non è solo il genere più cercato, ma anche il più bistrattato in assoluto, perché ci si aspetta sempre molto (e forse anche troppo) da quella che dovrebbe essere costruita come una lineare storia di conoscenza e di lento innamoramento tra due persone, tanto che quasi ci si dimentica che l’elemento fondamentale risiede in una sceneggiatura brillante e svelta (quasi “sharp”, come avrebbero detto un tempo a Hollywood), tale da rendere credibili anche situazioni assurde, da seguire l’innamoramento in un botta-e-risposta rapido e risoluto tra i protagonisti e da inserire abilmente elementi negativi e passati tristi e traumatici come ostacoli mentali che possono essere superati solo dalla forza dell’amore.
Ebbene, se valutiamo tutti gli elementi classici della commedia romantica, validi a livello letterario e cinematografico da imperitura memoria, ci aggiungiamo i cliché che hanno coinvolto nel mondo dei k-drama (il CEO ricco e affascinante, il rallenty con l’ombrello sotto la pioggia, la sbornia rivelatrice della cotta) e inseriamo lievemente un sottotesto drammatico a tinte cupe da thriller, ma trattato con la loquela svelta e le macchiette caratteristiche alla Billy Wilder, avremo ottenuto probabilmente quella che è reputata una delle rom-com coreane perfette, “What’s Wrong With Secretary Kim?“, diventata così famosa da essere valutata una delle fonti di ispirazione per molte altre rom-com (in alcuni casi, addirittura campionata in diverse scene e situazioni).
Poi, c’è un’altra cosa che va a favore di questo k-drama: è universalmente riconosciuto che possa essere gradito e, anzi, amato anche da parte di chi normalmente non ricerca il genere romantico.
La storia inizia a trama già cominciata o, meglio, inizia direttamente con un colpo di scena: la segretaria Kim Mi-so (Park Min-young di “Marry My Husband“, “Healer“, “When the Weather is Nice” e molti altri), ritenuta da tutti non solo un’ottima impiegata, ma una segretaria perfetta, stacanovista e costante nel suo lavoro, presente in ogni minimo dettaglio, attenta, professionale e apparentemente sorridente, rassegna all’improvviso le sue dimissioni. E non lo fa in un modo tutto suo e per nulla consueto: dopo essere andata a prendere in auto il suo capo, il narcisista ed egocentrico Lee Young-joon (Park Seo-joon di “Itaewon Class“, “She Was Pretty“, “Fight for My Way” e molti altri), una creatura distante, fredda e piena di sé, che ama contemplarsi allo specchio mentre emana la sua “Aura!“, e dopo averlo portato ad una celebrazione, già meticolosamente preparata in ogni dettaglio, gli rende la sua lettera di dimissioni, dando il tempo di cercare una sostituta che possa istruire per sostituirla in tutte le sue mansioni.
Alla Yumyung Group è immediatamente il panico, anche perché la segretaria Kim in nove anni non ha mai saltato un giorno di lavoro, è sempre stata presente in ogni campo, non ha mai fatto errori e, del resto, non ha nemmeno offerto una spiegazione plausibile al suo licenziamento, continuando a vestire la sua perfetta maschera sorridente da impiegata dell’anno. Mentre al lavoro le sue colleghe (Sul Ma-eum, interpretata da Kim Ye-won, e Bong Se-ra, interpretata da Hwang Bo-ra) vanno in crisi, anche perché si chiedono a chi verrà affidata quella mole di lavoro, e i colleghi (tra cui Jung Chi-in, interpretato da Lee Yoo-joon, e Park Joon-hwan, interpretato da Kim Jung-woon) iniziano a sentire la pressione dei vertici, senza la segretaria Kim che faceva da filtro, quello più distrutto dalla notizia è proprio Lee Young-joon, che non si capacita del perché un’impiegato con una competenza così assodata possa pensare di andarsene, dopo tutti i privilegi ottenuti in quegli anni. Così, con l’aiuto del suo chauffeur e tuttofare Yang Cheol (Kang Hong-suk di “The King: Eternal Monarch“) e, soprattutto, del collega e amico Park Yoo-sik (Kang Ki-young di “Avvocata Woo“), inizia ad indagare sui motivi che possano aver portato la segretaria Kim alla decisione finale, interrogandola costantemente e offrendole posizioni lavorative migliori, bonus e incentivi di stipendio, auto e casa, di tutto, affinché non lo abbandoni. Perché il problema è che Lee Yoo-joon per nove anni non è mai stato indipendente in nulla, dalla sveglia alle 5 del mattino alla preparazione della giornata, dalla scelta dei vestiti al nodo alla cravatta al controllo degli orari per i pasti: la segretaria Kim organizzava ogni minimo aspetto della sua vita, conoscendo tutte le sue fisime e le sue idiosincrasie (un ventaglio così ampio che è impossibile da elencare), i suoi tick, il suo nervosismo, la sua poca affettività e la sua superbia, l’insonnia continua e le debolezze.
Praticamente, senza di lei, Yoo-joon non sa nemmeno più come allacciarsi le scarpe da solo, per cui è disposto a fare di tutto per riprenderla al lavoro e non consentire che se ne vada, fino a corteggiarla, come non ha mai fatto con nessuna altra donna. Ed è qui che si creano i siparietti più divertenti della serie. Infatti, Kim Mi-so fa valere le proprie ragioni e dice al capo che per nove anni non ha avuto una propria vita e che adesso, saldato l’enorme debito di famiglia che le gravava sulla testa e pagate le spese per gli studi delle sorelle diventate dottoresse, vuole tornare ad essere se stessa, senza essere la segretaria perfetta, per prendere del tempo e riposare; al contrario, però, Lee Young-joon interpreta che forse la segretaria Kim è sempre stata innamorata di lui e che non ha mai avuto il coraggio di dichiararsi, per cui le propone un matrimonio, che viene rifiutato (insieme ad appuntamenti, fiori e regali vari, che la segretaria continua a non accettare). Fino a quando non arriva a realizzare che effettivamente non può fare a meno di lei, non tanto dal punto di vista lavorativo, ma come amica, confidente, unica persona in grado di comprenderlo e di supportarlo ogni minuto, e si scopre innamorato, senza nemmeno aver mai capito cos’è l’amore.
Del resto, Mi-so nasconde effettivamente un segreto di cui non vuole parlare: all’età di cinque anni è stata rapita e tenuta sequestrata da una donna, che aveva intenzione di ucciderla. L’unico suo conforto è stato un altro bambino, di quattro anni più grande, anch’egli sotto sequestro della medesima donna, che si è presentato a lei come un fratello maggiore e l’ha protetta dal trauma e dalla violenza del sequestro fino alla fuga. Mi-so non ricorda il nome del bambino, ma solo un vago aspetto fisico che aveva registrato in vecchi e pasticciati disegni e quella sensazione di sentirsi protetta e completa grazie alla sua presenza. Con gli anni, ha accumulato sempre più indizi in merito, cercando di ricostruire il caso e di arrivare a capire chi fosse la colpevole dei sequestri per desumere, a sua volta, la vera identità di questo fantomatico “fratello maggiore” che l’ha protetta e intende dedicare il tempo libero dopo le dimissioni proprio per trovare una soluzione.
Solo che la questione è più intricata del previsto e sembra far avvicinare Mi-so ad un tale Morpheus, identità di un autore famoso di libri thriller, dietro cui si cela Lee Sung-yeon (interpretato da Lee Tae-hwan), fratello maggiore di Lee Young-joon, e forse a Lee Young-joon stesso, di cui si sa che, da bambino reputato un piccolo genio in grado di saltare le classi, ha vissuto un’esperienza terribile che ha dato origine ad un disordine da stress post-traumatico, di cui non ricorda nulla. E, forse, c’è di più, visto che tutti e tre sembrano legati da una comune coscienza collettiva traumatica, che ha segnato il loro passato durante l’infanzia e ne ha determinato le vite, un evento da cui, in qualche modo, nessuno di loro è riuscito mai ad uscirne, ma che richiede il coraggio di essere affrontato insieme.
Ma, soprattutto, è stato davvero mai risolto il caso in cui Mi-so intende indagare?
“La serendipità ci ha portato fino a qui insieme, ma forse i nostri sentieri dovevano proprio incrociarsi”.
Sono tanti gli elementi che hanno reso questo drama una delle presenza immortali nelle to-watch-list dei dramisti, ma anche uno dei prodotti più apprezzati dal pubblico (con punte altissime di share) e dalla critica (con premiazioni e candidature ai Korea Drama Awards, agli APAN Star Awards e ai Soompi Awards), sia in patria che all’estero (a giudicare dai remake proposti in Giappone, nelle Filippine, in Thailandia e, da ultimo, in Cina). Sicuramente, ha giocato a favore una sceneggiatura brillante, che, ispirandosi al webtoon omonimo prodotto da KakaoPage e scritto da Jung Kyung-yoon (anche come romanzo), è partita da una trama già nota a gran parte del pubblico e ha saputo ricamare e costruire sopra scambi di batture e situazioni comiche che non lasciano mai scontenti, giocando con i costrutti di parole e con i colpi di scena, ma anche soprattutto con la mimica degli interpreti, in primis i due protagonisti, che, perfettamente affiatati e in sintonia, hanno saputo indossare perfettamente le loro maschere e condurre i loro personaggi con tutte le caratteristiche positive e negative del caso (dal sorriso volutamente forzato di Park Min-young al nervosismo costante di Park Seo-joon – provate a guardare la scena della gelosia repressa durante i giochi aziendali per farvi un’idea). Inoltre, la struttura comico-romantica sembrerebbe non lasciare spazio all’elemento thriller-crime, che, invece, avanza inesorabilmente e con piccoli impercettibili passi fino a diventare centrale negli episodi 11 e 12, dando una svolta improvvisa alla commedia romantica, ma riuscendo anche a tornare nei binari romance per una conclusione giustamente attesa. Questo cambio di registro e di genere è costruito lentamente e non risulta affatto improvviso, né fuori nota, dando uno sviluppo naturale, che riempie quei vuoti che potrebbe lasciare la rom-com e riuscendo a contribuire, al tempo stesso, allo sviluppo psicologico dei personaggi, che affrontano e superano gli incubi del passato per costruire un futuro insieme. In questo modo, partendo dai crismi fissi della commedia, si esce per seguire un’evoluzione più introspettiva, pur senza mai abbandonare la brillantezza tipica della rom-com.
Non sono da dimenticare le storyline secondarie che intrecciano quella (o quelle) principale/i, a cominciare dalla storia relativa alla famiglia Lee e, quindi, al rapporto tra i due fratelli e tra loro e i genitori, interpretati da Kim Byeong-ok e Kim Hye-ok, per continuare con la storia della famiglia Kim e, quindi, del rapporto tra la protagonista e le sue sorelle medico, interpretate da Baek Eun-hye e Heo Sun-mi, ma anche con il padre musicista, interpretato da Jo Deok-hyun, per finire con le storie degli impiegati all’interno dello Yumyung Group. Tra loro, risaltano in particolare la giovane segretaria Kim Ji-a (interpretata da Pyo Ye-jin di “Taxi Driver” e “Fight for My Way“), assunta per sostituire la segretaria Kim Mi-so e particolarmente impacciata e latrice di guai, e Go Gwi-nam (interpretato da Hwang Chan-sung di “Bora! Deborah – True to Love“), impiegato modello e di bell’aspetto, ma estremamente frugale al limite dell’avarizia. I due sanno regalare siparietti unici, che non annoiano mai.
Inoltre, ci sono tanti piccoli dettagli e camei che hanno impreziosito la trama e che sono stati riconosciuti da numerosi fan come una cura in più. All’episodio 10, in un flashback, compaiono gli attori Lee Min-ki e Jung So-min nel ruolo dei genitori della protagonista, ma, a loro volta, i due attori sono stati gli interpreti principali del drama “Because This is My First Life“, che il pubblico coreano (e non solo) aveva già amato molto. All’episodio 9, compare nelle vesti di se stesso Mihail Ashminov, chef bulgaro stellato, che in Corea del Sud è diventato una vera e propria celebrità in diversi programmi di cucina. Nei primi episodi, così come nell’ultimo, compare Hong Ji-yoon nel ruolo della presunta falsa fidanzata del protagonista, che, da lì a poco, è stata attrice principale del drama “My First First Love“. Al terzo episodio nel ruolo del giornalista investigativo che conduce le indagini per la protagonista troviamo l’attore Park Byung-eun, anche lui nel cast di “Because This is My First Life“, mentre all’episodio 14 nel ruolo di una compagna di classe del protagonista compare Jung Yu-mi, protagonista del drama “Love Your Enemy“, che, peraltro, mantiene il suo nome. Inoltre, protagonista indiscussa di tutta la serie è la Maserati, seppur nei diversi modelli guidati dal protagonista, da suo fratello e dal gruppo Yumyoung (nello specifico, la Ghibli, la Levante, la GranCabrio, la Quattroporte), la cui casa di produzione ha fornito direttamente le autovetture usate, finanziando il film.
Ci sono tante buone motivazioni per guardare una buona rom-com e non sempre si tratta di spegnere il cervello e rilassarsi oppure occupare il tempo, ma di saper unire intelligenza e senso dell’umorismo. D’altronde, come diceva Billy Wilder: “Inizio a fare un film, senza dire alle persone se sarà una commedia o una tragedia. Facciamo il film, raccontiamo la storia. Se è divertente, allora avremo fatto una commedia“.
Laura
Come suona la recensione?

Un k-drama che ha tutte le caratteristiche giuste per restare nel cuore!
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