“The past, like the future, is indefinite and exists only as a spectrum of possibilities“.
(Stephen Hawking)

Titolo originale: 夏への扉: キミのいる未来へ, Natsu e no Tobira: Kimi no Iru Mirai e
Regia di: Takahiro Miki
Sceneggiatura di: Tomoe Kanno
Cast: Kento Yamazaki, Kaya Kiyohara, Naohito Fujiki, Natsuna, Hidekazu Mashima, Kenta Hamano, Tomorowo Taguchi, Taizo Harada, Rin Takanashi, con la partecipazione di Pasta e Bacon nel ruolo del gatto
Musiche originali di: Yuki Hayashi
Genere: sci-fi/drama
Giappone 2021 – film
Passato, presente e futuro non esistono. O, meglio, esistono, ma non nella percezione e nella consapevolezza umane, confinate a concetti standardizzati e fissi, che risultano limitanti delle infinite possibilità racchiuse nella nozione di passato e in quella di futuro. Infatti, secondo il fisico britannico Stephen Hawking, la nostra comprensione di entrambe queste dimensioni temporali non è adeguata alle loro reali implicazioni, che dipendono piuttosto da un calcolo delle probabilità. E queste ultime sono come le combinazioni numeriche o gli accostamenti musicali: molteplici e infinite, narranti una moltitudine irripetibile di storie, ognuna delle quali veritiera al verificarsi di determinate condizioni che la rendono plausibile, probabile ad accadere, pur nella sua incertezza. In questa storia infinita e indescrivibile dell’universo, che diventa un complesso di storie infinite e non numerabili perché contenute in una collezione di possibili passati e di probabilità future, sta una nuova osservazione umana, che fuoriesce dalla linea tradizione – appunto, “storica” – di osservazione dei fenomeni come di eventi fissi per abbracciare una visione composita e in continuo divenire.
Questa frase, ripresa spesso e quasi “romanticizzata” da diversa letteratura, ma che è in realtà alla base della teoria della meccanica quantistica di Hawking e, quindi, anche dell’osservazione di sistemi che collassano nelle loro funzioni, è, al tempo stesso, il punto di partenza di “The Door into Summer“, un film giapponese di fantascienza pulito e classico, senza quegli effetti speciali e quell’utilizzo impositivo del green screen a cui gli standard hollywoodiani ci hanno abituato, che sa narrare di altre prospettive, di viaggi temporali, di ripetizioni di eventi e di probabilità, rimanendo nell’alveo del cinema indipendente.
Da subito occorre dire che la pellicola giapponese, programmata per il 2020, ma slittata nelle riprese e nella distribuzione al 2021 (causa pandemia), si ispira all’omonimo romanzo americano di Robert A. Heinlein, pubblicato in patria tra il 1956 e il 1957 (prima serializzato e, poi, in volume unico) e tradotto nel giro di poco tempo in diverse lingue, diventando immediatamente un evergreen del genere, anche perché sapeva distinguersi dalla letteratura fantascientifica “marziana” dell’epoca, introducendo la chiave dell’elemento di destrutturazione sociale, dell’introspezione psicologica e dell’errore infinitesimale e ripetuto nell’esistenza umana, con dubbi che restano validi sempre.
La trama del film giapponese segue sostanzialmente quella del romanzo americano, restando intatta anche la componente robotica, ma la trasporta in terra nipponica e in un altro periodo storico: è la voce stessa del protagonista, Soichiro Takakura (interpretato da Kento Yamazaki di “Alice in Borderland“, “Golden Kamuy” e “Rikuoh“) ad introdurci nel suo mondo e nella sua triste storia, iniziata negli anni ’60 del XX secolo. Soichiro rimane presto orfano di entrambi i genitori per essere adottato, poi, dal Dr. Matsushita, inventore e fondatore della Future Works Enterprises (FWE), una società di robotica e di meccanica futuristica. Ed è così che, col passare degli anni, Soichiro prende dal padre adottivo l’amore per l’ingegneria e le invenzioni e, dopo la laurea, ne diventa collaboratore e suo continuatore.
Siamo nel 1995, Soichiro è una brillante promessa della robotica, ma la morte improvvisa del Dr. Matsushita sovverte tutte le regole. Trovatosi solo con la sorella adottiva, Riko Matsushita (interpretata da Kaya Kiyohara di “Bushido” e “In the Wake“), ancora minorenne, e il gatto Pete, diminutivo di Petronius Arbiter, come l’autore del “Satyricon“, che odia il freddo e la neve e ha fatto nascere una teoria casalinga su quale porta sarà quella che annuncerà l’estate, Soichiro non sa più come gestire la società e ripone la sua fiducia in Rin Shiraishi (la cantante e attrice Natsuna), segretaria della compagnia, diventata presto sua fidanzata. Rin lo convince a cedere le sue azioni della società allo zio, nonché altro socio di maggioranza, Kazuhito Matsushita (Hidekazu Mashima), spogliandolo di qualsiasi ricchezza.
Le clausole della cessione, però, impongono anche che Soichiro si sottoponga “volontariamente” ad un esperimento di criogenesi attraverso un macchinario da lui inventato, denominato Credeus, ma questo lascerebbe sola la giovane Riko, che possiede ancora una parte dell’azienda, ma non può rivendicarne i diritti, perché minorenne. Percependo il pericolo anche per la vita della sorella, oltre alla truffa messa in atto dallo zio e dalla fidanzata, Soichiro si oppone all’ibernazione, ma viene colpito e rinchiuso forzatamente in una macchina di criogenesi della concorrenza, la Mannix Enterprises, ancora in fase di prova e, quindi, assolutamente poco sicura.
Trent’anni dopo, nel 2025, Soichiro si sveglia dall’ibernazione in una sorta di clinica bianca e gelida. Molte cose sono successe da quando è stato obbligato ad entrare in quel macchinario: anzitutto, non ci sono più le società di robotica che conosceva e, dopo le diverse fusioni è sorta la Guardian Manifacturing e la Aladdin Industries, che hanno monopolizzato il mercato; in secondo luogo, il mondo della robotica è dominato da PETE, un prototipo umanoidi concepito per servire ed essere il perfetto maggiordomo e guardiano, basato sulla batteria al plasma che aveva inventato trent’anni prima (e di cui non possiede più i diritti) e sul nome del suo gatto che gli aveva ispirato l’idea; infine, la tecnologia e la scienza sono andate talmente avanti da iniziare a sperimentare il viaggio nel tempo – peraltro, basato, ancora una volta, sulla batteria al plasma. La cosa più traumatica che Soichiro scopre, però, è che, in quel 1995 in cui ha perso tutto ed è stato obbligato ad entrare in criogenesi, l’amata sorellastra Riko e il gatto Pete sono morti nell’esplosione dolosa della casa.
Ed è così che, in compagnia dell’umanoide PETE-13 (interpretato da Naohito Fujiki di “Antihero” e “Glass Heart“), Soichiro decide di partire nuovamente per un viaggio, questa volta nella direzione opposta rispetto a quella del suo sonno, nel passato del 1995, seppur di passato vero e proprio si può parlare per una persona che ha visto il futuro, senza passare dal presente, per salvare la sorella e ritrovare il se stesso, perduto in una probabilità di eventi che non sarebbero mai dovuti accadere.
L’autore del romanzo, Robert A. Heinlein, un giorno raccontò che l’idea per la sua storia proveniva da un piccolo aneddoto familiare relativo al suo gatto. Quando vivevano in Colorado, infatti, faceva molto freddo e nevicava parecchio durante l’inverno, ma il gatto miagolava sempre perché voleva uscire di casa, come da sua abitudine. Solo che, ogni volta che si apriva la porta per consentirgli di uscire, il gatto subodorava l’arrivo della neve, ancor prima che cadesse, e si rifiutava di muovere un solo passo fuori. Quando faceva nuovamente capire che voleva uscire, allora in famiglia aprivano una porta diversa perché potesse recarsi fuori, ma, per quante porte venivano aperte, il gatto continuava a rifiutarsi di uscire se la neve era in arrivo, nella sua muta e costante ricerca di una porta che, una volta spalancata, lo introducesse finalmente nell’estate. “Oh, he’s looking for a door into summer“, ripeteva spesso la moglie.
E, in effetti, era così per il gatto dell’autore, come lo è per Pete, il gatto del protagonista e per il protagonista stesso, per cui “inverno” ed “estate” non sono solo stagioni dell’anno e/o della vita, ma anche due momenti completamente agli antipodi tra loro, due eventi nella “storia” composita delle probabilità, che vanno a determinare tutte le infinitesimali possibilità. L’inverno, con il ghiaccio e il freddo immobile e statico, come la macchina della criogenesi, dove Soichiro è stato condannato a trascorrere trent’anni, è anche la stagione del tradimento, delle asperità, dell’incomprensione e della solitudine: è quel passato a cui talvolta rimaniamo quasi incatenati, incapaci di uscirne, come incapaci di trovare il sentiero in mezzo ad una tempesta di neve, senza osservare il concatenarsi degli eventi e il suo dipanarsi nella vita. L’estate, al contrario, è la speranza del futuro, ma anche l’incomprensione e la mancanza di consapevolezza, come una scommessa vana su un desiderio, che può rivelarsi amaro e doloroso, diventando ancora più solitario dell’inverno. Eppure, la componente della luce che determina l’estate rende la speranza in quell’attesa stessa, che è, poi, la ricerca folle e continua di tornare indietro all’inverno per rideterminare una nuova estate, rientrare in casa e chiudersi la porta alle spalle per aprirne un’altra, nella speranza che sia quella giusta, la porta sull’estate vera e felice, il varco verso l’appagamento totale e, quindi, dal punto di vista matematico, quella serie concatenata di calcoli ed eventi che determina quell’unica combinazione di futuro che si vuole accettare.
Perché, alla fine, l’essere umano ha una sua caratteristica meravigliosa, che pare distinguerlo da tutto: quella di non perdere mai la speranza, nonostante le avversità e i tempi difficili, perché “non c’è un modo per essere sicuri“, visto che “essere vivi è già così mortalmente pericoloso e fatale fino alla fine“. Ed è per questo motivo che concepisce e accoglie uno spettro di eventi, determinato ad entrarvi, nonostante tutto, e – per parafrasare Galileo – a provare e riprovare, in vista anche solo di un piccolo frammento di momento futuro, che possa rivelarsi felice e pieno, come un secondo di estate.
“I have spent too much time of my life opening doors… I was looking for the Door into Summer”.
Laura
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2 pensieri riguardo “The Door into Summer”