“Although my past was dark
Although my past was hard
But if I could love my past
If only I could draw a picture of memories
March, march, I’m marching
March, march, I’m marching”
Prendiamo la macchina del tempo e torniamo a quella decade che va dal 1979 al 1989, quando ovunque nel mondo imperversava la disco e le luci esagerate facevano pendant con la fantascienza ai massimi livelli e ci si preparava ad un nuovo rinascimento di benessere economico, ma in Corea del Sud le aspirazioni dei giovani erano soppresse da una dittatura perdurante, che aveva sostituito Park Chung-hee con Chun Doo-hwan, continuando il clima di terrore.
Deulkgukhwa (들국화) in coreano significa “camomilla” o, in botanica, “crisantemo selvatico”, ma, se qualcuno dovesse citare questo termine in un negozio di musica a Seoul, in una libreria o in un piccolo rigattiere della metro che vende vecchi vinili, tutti penserebbero al rock. Questo perché il termine è stato usato negli anni ’80 per una rock band, i Deulkgukhwa appunto, una delle migliori rock band sudcoreane, spesso denominati come i Beatles di Corea, tanto la loro impronta è rimasta impressa nel firmamento musicale, nonostante la loro attività sia stata di durata piuttosto breve.
Formatasi a Seoul nell’agosto 1982 quasi di nascosto, come incontro tra giovani che si sentivano concordi ad esternare il loro sfavore per il regime autoritario di Chun Doo-hwan e la preoccupazione per il futuro della loro generazione, all’indomani dei fatti di Gwangju 1980, la band contava inizialmente tre membri: Jeon In-kwon, fondatore, chitarra e lead vocalist, che nel 1979 aveva fondato la band Apart and Together, con cui aveva pubblicato un album prima di finire tra gli artisti pericolosi secondo il regime; Heo Seong-wook, piano; Choi Seong-won, basso e seconda voce. A questi, probabilmente dopo averli visti suonare per la prima volta dal vivo nel novembre di quell’anno al Sejong Center del quartiere di Jongno, nella zona nord di Seoul, si unì il quarto componente, il chitarrista e cantante Jo Deok-hwan, portando la formazione al numero perfetto (e beatlesiano) di quattro. Il nome della band, invece, fu inventato in modo abbastanza estemporaneo, guardando la marca del chewing-gum che usava masticare Jeon In-kwon mentre suonava la chitarra.
Erano gli anni ’80 e il rock mondiale aveva fatto tanti passi avanti, dopo i primi albori negli anni ’50 e ’60, passando per il dominio inglese e americano, per le canzoni d’amore e quelle di protesta, per la droga e la ribellione, per l’hard-core e il sintetizzatore, ma nulla o quasi si sapeva in Corea, visto che il genere era quasi del tutto vietato, messo al bando dal precedente autoritarismo di Park Chang-hee e osteggiato continuamente anche dall’autoritarismo di Chun Doo-hwan. Ma per i Deulgukhwa il rock era anzitutto libertà, quella che i regimi continuava a negare alla loro generazione, quella dei diritti e della democrazia, da decenni un fantasma sul territorio sudcoreano.
Esibirsi era difficile, ma ancora più complicato era trovare i fondi per incidere un disco e quasi impossibile essere trasmessi in radio. I Deulgukhwa impiegarono tre anni per trovare le risorse necessarie, mantenendosi con vari piccoli lavori e suonando dal vivo in piccoli teatri e in ritrovi studenteschi. Poi, finalmente, nel settembre 1985, venne alla luce il loro primo album, “March“, come il mese di marzo, quello che aveva dato il nome alla movimento per l’indipendenza coreana, ma anche quello che, negli anni ’70, aveva dato vita ad un nuovo fermento sociale e politico, il movimento per la democrazia. “March” è anche l’abbreviazione di “Marching“, prima traccia dell’album e impeto ai giovani della propria generazione di “marciare” per reclamare i diritti fondamentali e il ritorno alla democrazia.
“It’s not music, it’s an album made with hard work” – disse Jeon In-kwon, leader e produttore dell’album. E, in effetti, con 10 tracce, distribuite tra lato A e lato B, 24 tracce di prova, due mesi in sala di registrazione e l’intervento in qualità di compositori di tutti e quattro i membri fondatori, “March” si rivelò l’opera fondante del rock sudcoreano. La copertina è stata concepita come omaggio voluto ai Beatles, riprendendo la cover di Let It Be con la divisione del campo in quattro quadrati, ognuno occupato dal ritratto in bianco e nero di un componente della band.

Jeon In-kwon produsse tutto l’album e compose la prima traccia, “Marching“. Choi Seong-won compose “That’s My World“, “No More to Me“, “Just Love” ed “Everyday With You“. Jo Deok-hwan compose “Train to the World“, “Bless You” e “Our Wish“, l’ultima traccia, nascosta e udibile solo dopo qualche minuto di silenzio, cantata a cappella senza musica dai componenti della band. Un’altra traccia, “Until the Morning Rises“, fu composta da Lee Byung-woo.
Alle registrazioni parteciparono altri musicisti underground, il chitarrista Choi Goo-hee, il batterista Joo Chan-kwon (entrambi entrarono nella formazione l’anno seguente) e il clarinettista Lee Won-jae.
Nonostante l’album fosse censurato, perché conteneva elementi vietati dal regime dell’epoca, che invocavano ai dimostranti di Gwangju, al movimento per la democrazia e ai diritti fondamentali da riprendere, e fosse impedito a tutte le radio di trasmetterlo, così come fosse reso impossibile ai Deulgukhwa di esibirsi in grandi concerti, “March” riuscì a vendere in poco tempo oltre 800.000 copie (un numero importante anche oggi, ma, se consideriamo i mezzi dell’epoca e la mancata sponsorizzazione e trasmissione, oltre che l’autoproduzione indipendente, sono risultati impossibili da raggiungere), mentre tutti i piccoli concerti della band furono sold-out, con giovani che cercavano in ogni modo di procurarsi quei biglietti per i più piccoli e angusti teatri di Corea, facendo diventare i Deulgukhwa una leggenda.
Inaspettatamente, “March” vinse il premio come miglior disco dell’anno al Golden Disc Award.
Per ascoltare l’album “March“:
L’anno successivo, nonostante il chitarrista Jo Deok-hwa decise di lasciare la band, la nuova formazione, con l’aggiunta degli altri due musicisti, lanciò il secondo album “You and I“, che continuò la scia del successo di “March“, anche se non arrivò alle sue vette. La loro musica rimase, comunque, fondamentale per tutta quella generazione di giovani, che avevano visto schiacciare le proprie aspirazioni per la libertà e che tornarono, fortificati dalla musica, a reclamarla fino al ritorno della democrazia nel 1987 e alla nuova costituzione nel 1988.
Qui una scena del k-drama “Reply 1988“, dove il protagonista, interpretato da Park Bo-gum, ascolta “That’s My World” dei Deulgukhwa:
Nel 1989, i Deulgukhwa si sciolsero, come se avessero portato a compimento una missione che era rimasta in sospeso. Tuttavia, nel 1998 e nel 1999, successivamente alla morta del pianista e membro fondatore Heo Seong-wook, la formazione al completo, con l’aggiunta di nuovi musicisti, tornò insieme per un tour mondiale. Nel 2012, un nuovo comeback portò la band in giro per il territorio coreano per un altro tour e, nel 2013 e 2014, per una nuova masterizzazione e registrazione degli album già pubblicati, oltre all’uscita di un nuovo album, “Deulgukhwa“, e la sistemazione di alcune vecchie tracce nell’album “1st“. Tuttavia, la morte improvviso per cancro del batterista Joo Chan-wook nel 2013 e del chitarrista e fondatore Jo Deok-hwan nel 2016 mise in stand-by altri ulteriori progetti della band.
Per ascoltare l’album “Deulgukhwa“:
Il fondatore della band, Jeon In-kwon, è ancora in attività in campo musicale come solista, non mancando mai ai concerti e agli eventi che onorano non solo la band, ma anche quel tipo di musica rock che ha cercato di rendere iconica in Corea del Sud. Nel 2018, alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Pyeongchang, si è esibito con “Imagine” di John Lennon, rimarcando per sempre la sua coerenza. Qui la sua esibizione:
In un giorno della primavera 2024, mentre sul treno tornavo a casa da un lavoro in trasferta, i Deulgukhwa sono entrati nella mia playlist personale e lì sono rimasti sempre, come se sentissi vicino a me le voci di quella gioventù spezzata dalla dittatura. Da oggi spero che entrino nelle playlist di chiunque andrà a leggere questo articolo.
Laura

Non conoscevo la storia di questa band e la sua importanza a livello stoeico, sociale e culturale. È sempre un piacere prendere la macchina del tempo e viaggiare per scoprire nuove cose! 🥰
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