“Se hai un segreto veramente importante, confidalo alla fessura di un albero secolare, e lui lo conserverà per sempre”.

Titolo originale: Huāyàng niánhuá o Fa yeung nin wah (花樣年華 o 花样年华)
Regia: Wong Kar-wai
Interpreti: Maggie Cheung, Tony Leung Chiu-Wai, Ping Lam Siu, Rebecca Pan
Origine: Hong Kong/Cina, 2000
Genere: drama/ melo/ romance
Nel 2000 il regista Wong Kar-wai ci ha regalato uno dei più bei film esistenti sull’importanza del ricordo, scandito da alcuni particolari sempre uguali, eppure sfumati per comunicare un’emozione o nitidi per cadenzare il passaggio di tempo e di storia. Impossibile definire “In the Mood for Love” solo come un melò, si tratta di un film che rappresenta la complessità dei sentimenti, delle parole non dette, dell’intensità di sguardi che vanno oltre le parole, un film che riesce a far parlare il silenzio.
Il presente che diventa malinconico passato che si rivive ogni giorno e che lo si riempie di particolari come le luci soffuse, le espressioni nostalgiche dei due protagonisti, i meravigliosi ed eleganti cheongsam indossati dalla protagonista, la brillantina sui capelli secondo la moda dell’epoca, un particolare dei fiori, un corridoio stretto che sembra infinito come i pensieri, le riflessioni, il chiacchiericcio lontano delle persone, parole confuse da tenere in un luogo esterno per conservare, come in uno scrigno, quel discreto silenzio che raccoglie le emozioni più profonde, intime, quelle che solo il cuore può conoscere. Come sottofondo, un brano di Nat King Cole come per donare un’area ancora più sofisticata alla storia e anche il titolo del film è un omaggio ad una delle canzoni di Nat King Cole. Credo che vi sia una strofa della canzone che rappresenti molto questa storia:
Why stop to think of whether this little dream might fade?
Perché fermarsi a pensare se questo piccolo sogno potrebbe svanire?
Hong Kong, 1962. Due coppie, i Chow e i Chan traslocano nello stesso giorno in due appartamenti vicini di un condominio abitato da una comunità cinese. Chow Mo-wan (Tony Leung) lavora in un giornale, mentre Su Li-zhen (Maggie Cheung) lavora come segretaria presso una compagnia import-export, i loro rispettivi coniugi sono spesso via per lavoro e i due ogni tanto si incrociano lungo lo stretto corridoio del condominio o per le vie del mercato rionale, ma, dopo un po’ di tempo e qualche breve dialogo tra loro, si accorgono che i rispettivi coniugi sono amanti.
I due iniziano, quindi, ad avvicinarsi, a comunicare tra loro, senza mai percorrere la stessa strada e, per evitare gli sguardi indiscreti delle persone e la padrona di casa dall’atteggiamento impiccione, lui affitta una stanza per poter scrivere il suo libro, mentre lei lo aiuta nel lavoro.
Un uomo e una donna soli, un senso di esclusione dal mondo, una condivisione di dubbi, di dolori, di solitudine, perché entrambi non meditano una vendetta, non riescono a disprezzare, accolgono solamente quella scelta discreta di sussurrare il proprio bisogno di amore, quel calore, quell’emozione, quell’affetto di cui sono stati privati e che ora cercano in quel sentimento appena sussurrato che resta platonico. Uno spazio tutto per loro fatto da incontri, incroci di sguardi, tra fumo e pioggia, due componenti costanti e perfette per l’atmosfera della storia, i colori che sfumano e che poi diventano nitidi come i ricordi, le giornate che sembrano uguali perché anche nella loro stessa routine riescono ad esprimere il proprio mondo interiore, sempre con garbo e delicatezza.
“In the Mood for Love” è una poesia di sentimenti sospesi, ricca di emozioni nascoste, sopite, di silenzi ricercati per non invadere il mondo fuori, per trattenere per sé quella sensazione di esclusione che i due protagonisti condividono come in un racconto frammentato, ma ricco di percezioni sensoriali, visive olfattive, tattili, rappresentate dai colori degli interni, dalle luci dei lampioni notturni, da un piatto fumante, dal brusio esterno da ignorare ed in questo il regista è molto abile nel coinvolgere lo spettatore a provare le stesse impressioni dei due protagonisti e ad entrare nel loro racconto intimista, composto da vuoti, da silenzi, da deserto, dalla consapevolezza che nulla potrà cambiare perché nessuno dei due riesce, per lo meno in quel momento.
E’ la storia di un ricordo, di una possibilità irrealizzata, di una realtà sospesa nel tempo, di intermittenze di immagini, di una dimensione temporale che continua a rivivere nell’animo dei protagonisti. Simbolica la scena dell’epilogo della storia, in cui Chow si aggira tra le rovine di un tempio in Cambogia e sussurra qualcosa all’interno di un foro in una parete, forse un segreto da tenere lì custodito per sempre, mentre una voce fuoricampo pronuncia queste parole:
“Quando ripensa a quegli anni lontani, è come se li guardasse attraverso un vetro impolverato. Il passato è qualcosa che può vedere, ma non può toccare; e tutto ciò che vede è sfocato, indistinto”.
Won Kar-wai aveva pensato all’inizio ad un altro progetto, invece, “In the Mood for Love” è il secondo capitolo di una trilogia iniziata con “Days of Being Wild” e terminata con “2046”. Il titolo originale cinese del film significa “l’età dei fiori” che simboleggia la giovinezza ed è ispirato alla canzone di Zhou Xuan.
A distanza di venticinque anni questo film è stato considerato come uno dei capolavori degli ultimi decenni.
N.d.A Alcuni anni fa, in un corso di specializzazione mi diedero il compito di scrivere dei miniarticoli per un sito internet sperimentale, ai fini formativi. Il mio primo articolo fu “In the Mood for Love” che riuscì a non essere breve come richiesto, ma che personalmente mi rese felice. A distanza di anni, non ritrovo più, purtroppo il mio vecchio articolo datato, ma resta quel ricordo affettivo e sfumato (per restare in tema con il film) per quel tempo passato e per quella possibilità. Ringrazio tutti coloro che leggeranno questo articolo, spero di essere riuscita a trasmettere le mie emozioni.
Grazia
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