“Le persone hanno bisogno di avere sogni”
Cosa rendono le storie di sopravvivenza così affascinanti? E i viaggi in spazi incontaminati nel nostro pianeta Terra? Le estati e gli inverni difficili dove solo la costanza e la resistenza possono spronare gli esseri umani alla sopravvivenza?
Io, da sempre lettrice accanita di storie edite da Lonely Planet, affascinata fin da bambina da “Il Milione” di Marco Polo, entusiasta delle avventure nella prateria della famiglia Ingalls, un giorno, in prima media mi cimentai nella lettura di un romanzo rimasto abbandonato nella biblioteca di classe, “Oltre l’ultima frontiera” e ne fui rapita, da allora ho pensato molto a quel romanzo, anche se non sono più riuscita a trovarlo, ma la mia passione per le storie di sopravvivenza, di confine e paesi lontani non mi ha mai abbandonata.
Quando ho scorto, tra i molti titoli in lista, questo drama, l’ho scelto immediatamente perché ero curiosa di immergermi in una storia diversa dal solito ed in effetti non ne sono rimasta per niente delusa.
Premetto che la storia raccontata in “To the Wonder”, anche conosciuto con il titolo “My Aletai”, è ispirata agli scritti e ai saggi della scrittrice Li Juan, nata nel 1979 e che dal 1999 ha iniziato a pubblicare le sue raccolte di esperienze di vita nella regione dell’Altay nello Xinjiang, nel nord ovest della Cina. Gli scritti di Li Juan hanno vinto diversi premi e riconoscimenti letterari. Nelle opere sono descritte le sue esperienze personali nel suo “sentiero selvaggio”, sugli altopiani dell’Altay, nel viaggio dei pastori nomadi kazaki nella loro transumanza, sotto un cielo azzurro e paesaggi sconfinati, nelle distese infinite della steppa, tra temperature basse e pericoli della natura, perché nell’ostilità della terra nasce la vera resilienza e forse il vero scopo dell’esistenza umana.
Nel drama “To the Wonder”, la protagonista Li Wenxiu (Zhou Yiran), una ragazza cinese Han (del gruppo etnico maggioritario in Cina) è cresciuta in un piccolo villaggio dell’Altay, ma all’età di diciannove anni si reca a Urumqi, la città più grande della regione, per cercare lavoro e per portare avanti il suo sogno, la scrittura. Dovendo confrontarsi con una quotidianità e società ostili, diverse da quelle alle quali è abituata, con persone scortesi e poco comprensive, la ragazza si sente sola, non accolta e, sconsolata da tutte queste avversità, perde il lavoro. Torna, quindi, nella sua casa natale dove vive con la madre Zhang Fengxia (Ma Yili) che gestisce una piccola attività commerciale e la nonna affetta da demenza senile.
La bellezza dei luoghi e l’affetto provato per il suo paese la fanno da subito sentire a casa anche se nel cuore di Li Wenxiu resta un senso di sconfitta per non essere riuscita a completare il suo obiettivo e ad aver accantonato il suo sogno di raggiungere Pechino per diventare una scrittrice, ma nel destino della ragazza c’è qualcosa di più prezioso, la scrittura diventerà un’esperienza, la descrizione della vita, dell’esistenza di tante persone che non sarebbero stati mai dei protagonisti di romanzi famosi, ma piccole comparse che diventano in realtà un tutt’uno con la natura, con la storia che scorre lenta in paesaggi freddi, aspri, ma meravigliosi. La ragazza approfondirà la conoscenza di usi e costumi differenti, con gente di diversa cultura e lingua.
Li Wenxiu farà la conoscenza di molte persone, nonostante la sua introversione, tra tutti si affezionerà a Batai (Yu Shi), giovane pastore kazako, allevatore di cavalli che è tornato a casa dopo la morte del fratello per aiutare i suoi familiari. I sentimenti genuini dei due giovani sono ritratti in modo molto delicato e poetico.
Nel periodo estivo, la madre di Li Wenxiu trasferisce il suo negozio, seguendo la famiglia nomade di Batai. Il percorso dei pastori e degli allevatori farà scoprire alla ragazza una nuova ispirazione, quella che la porterà a scrivere di terre lontane, di immense regioni bucoliche, di vita difficile, ma ricca di valori, alla luce dell’importanza delle piccole cose.
Il privarsi del superfluo, il fluttuare tra luoghi e temperature diverse, l’abituarsi a modi di sopravvivenza differenti come lo sterco di capra per proteggere la pelle o la corteccia di betulla che sostituisce i fogli di carta sui quali la protagonista può continuare a scrivere. La Natura che può essere avversa o anche amica.
Il paesaggio esterno si rifletterà nel mondo interiore di Li Wenxiu, che potrà comprendere meglio se stessa e affrontare il proprio futuro e apprezzare la meraviglia dell’esistenza.
“Volevo andare a Pechino per diventare una brava scrittrice, ma ora penso che ci siano molte cose di cui voglio scrivere e scrivo meglio di prima”.
“To the Wonder” è un drama cinese di otto intensi ed emozionanti episodi, un viaggio di formazione alla scoperta del cuore dell’umanità, dei piccoli e genuini sentimenti che arricchiscono l’animo.
Grazia
Come suona la recensione?
