“Il colore dell’amore dà significato alla vita e all’arte”.
(Marc Chagall)
Quando guardo un film inevitabilmente la mia mente associa dei colori e delle musiche alle immagini che scorrono, in questo caso in “Drawing Closer”, ho associato il blu, proprio quello di Chagall, quello dei sogni, quello della malinconia, un blu che sembra un regalo dal Paradiso a cui le anime sensibili tendono e si perdono nel cielo, tra i tetti, in una notte senza tempo dove lo spazio è una pennellata di stelle qua e là.
Mi sono stupita quando, dopo i titoli di coda, ho letto questa frase di Chagall che ho riportato sopra e sono rimasta felice di aver percepito una comunanza di pensieri e il messaggio delicato di questa storia di cui parlerò, una storia che è anche un omaggio all’arte, alla speranza e alla vita.
Hayasaka Akito (Ren Nagase, “Hold my Hand at Twilight”) è un diciassettenne con la passione per l’arte e per questo si sta preparando per partecipare al concorso per la mostra Nika, ma, nel pieno della sua gioventù, gli viene diagnosticato un tumore raro al cuore e gli viene detto che gli resta solo un anno di vita.
La diagnosi è un duro colpo per il ragazzo che nella sua esistenza ha sempre pensato di “pescare la pagliuzza più corta” in ogni cosa, così come la sorte più spietata che si accanisce su di lui, mai stato fortunato in niente.
Akito si chiude in se stesso e non vuole parlare con nessuno della sua condizione, poi, un giorno, sul tetto dell’ospedale, incontra Sakurai Haruna, che sta dipingendo il cielo.
“Che cosa stai disegnando?”
“Il Paradiso”.
Il ragazzo nato in autunno, malinconico, pensieroso, schivo, incontra la ragazza nata in primavera che scalpita per vedere il Paradiso, per raggiungere un posto al di là della Terra.
“Così colui che temeva la morte incontrò colei che la agognava”.
A Sakurai Haruna (Natsuki Deguchi, “Makanai”) restano solo sei mesi di vita e ha trascorso più tempo negli ospedali che fuori, purtuttavia ha una calma placida, insolita per una ragazza giovane malata e un rapporto con la morte personale che trascende dalle cose terrene e superficiali.
“Posso coprire la malattia con i colori e volare dove voglio!”.
Akito è attratto dal pensiero della ragazza, dal suo modo di apprezzare la vita e di conseguenza la morte e decide così di andarla a trovare ogni giorno in ospedale, senza mai raccontarle delle sue condizioni. Il suo desiderio è usare il tempo che gli resta per renderla felice.
Nelle piccole cose, in un sorriso, in una visita, nel parlare della passione comune per l’arte, per i colori, in questo consiste la perfezione, una perfezione che è nascosta in un fiore.
“L’arte è lo sforzo incessante di competere con la bellezza dei fiori – e non riuscirci mai.”
(Marc Chagall)
Akito decide ogni giorno di portare alla ragazza un piccolo segno che colora i loro incontri pomeridiani, un mazzo di gerbere, cinque, poi sei e infine tre. In natura esistono circa 2000 specie di gerbere, ognuna richiama un sentimento diverso, positivo, dipende proprio dal colore. La gerbera di colore giallo rappresenta la felicità, quella arancione la gioia di vivere, la gerbera rosa è simbolo di ammirazione, ma rappresenta anche la giovinezza, mentre quella dai petali rossi esprime l’amore. Per i popoli antichi, la gerbera era il simbolo della vicinanza del cielo alla Terra e sembra proprio rispecchiare la situazione dei due ragazzi.
Per Akito aggrapparsi a Haruna e ai loro incontri è un motivo per vivere, così come l’essere incoraggiato dalla mitezza della ragazza che è anche la sua forza nell’affrontare le sfide e i dolori di ogni giorno. Anche per Haruna, però, la presenza di Akito diventa importante:
“Da quando ti ho conosciuto credo di aver disegnato solo per te.
Grazie a te il luogo in cui provavo solo dolore è diventato caldo e luminoso. In questo luogo ho versato lacrime per una vita intera. Un tempo volevo sbrigarmi a morire, ora voglio vivere più che posso. Grazie a te sono stata davvero felice. E un giorno, quando sarai vecchio, ci incontreremo di nuovo oltre il Cielo”.
“Drawing Closer”, nonostante la tematica della malattia e della morte, è un film che parla, invece, di vita, in un mondo immaginifico ed evocativo come quello delle emozioni, la vita di due giovani ragazzi che hanno anticipato il cammino per l’Aldilà e che affrontano ogni momento con una pennellata di colore rubato al cielo.
“Le pennellate nere di questo mondo sono diventate colori tanto brillanti da accecarmi”.
Un film delicato, un amore puro come le tre gerbere che Akito porta a Haruna e che significano “ti amo”.
Interpretazioni commoventi per un film che è anche un omaggio all’arte, per cui la vita dei due ragazzi sembra un’opera di Chagall, dal colore del cielo azzurro come le loro anime.
“Se la vita va inevitabilmente verso una fine, dobbiamo, durante la nostra, colorarla con i colori dell’amore e della speranza”.
(Marc Chagall)
Grazia
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