Esistono alcuni drama che hanno la capacità, già dalle prime scene, di parlare al cuore, esistono quei drama da vedere nella stagione malinconica dell’autunno o in quella fredda dell’inverno, semplicemente perché riescono a scaldare la nostra anima che percepisce ogni piccola emozione.
Ho scelto di parlare di due drama giapponesi che presentano alcune tematiche in comune, ma che infondono coraggio e voglia di vivere anche se si sta affrontando un momento buio o di incertezza.
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On a Starry Night

(Hoshi Furu Yoru ni, 星降る夜に)
Giappone, 2023 – Drama /Romance /Melo /Slice-of-Life
9 episodi
Cast: Yoshitaka Yuriko, Kitamura Takumi, Dean Fujioka, Chiba Yudai, Nekoze Tsubaki, Nagai Mijika
Scritto da: Oishi Shizuka
Diretto da: Fukagawa Yoshihiro, Yamamoto Daisuke
Una ragazza cammina lungo la riva del mare e ammira le stelle nella loro profonda infinita bellezza.
Un ragazzo cammina lungo la riva del mare e con una macchina fotografica cerca di imprimere il ricordo.
Suzu Yukimiya (Yuriko Yoshitaka, “Dearest”, “Kimi no me ga toikaketeiru”) è una ginecologa che lavorava presso un grande ospedale in città, ma a causa di un grave e spiacevole problema sul lavoro che l’ha costretta anche a doversi difendere legalmente, cade in depressione e nell’apatia. Per sopravvivere ad uno stato emotivo di sofferenza e di dolore si rifugia in una piccola città di mare, lavorando in una clinica privata ginecologica.
Il suo lavoro la porta ad accogliere per prima la Vita, nella nascita di un bambino coglie il calore dell’umanità a cui, però, spesso, cerca di distaccarsi, succube di una paura remota che la angoscia quotidianamente e che la pone di fronte alla morte come sconfitta per non essere riuscita a salvare qualcuno.
Issei Hiiragi (Takumi Kitamura, “Yu Yu Hakusho”, “Anti-Hero”) è un giovane ragazzo sordomuto che lavora per una società addetta a ripulire le case dei defunti e a raccogliere i loro ricordi. Issei Hiiragi è pieno di gioia di vivere, testardo, tenace, ma con tanta voglia di avvicinarsi ad ogni piccolo frammento di Vita.
Suzu Yukimiya e Issei Hiiragi sono l’opposto l’uno dell’altra: lui, nella vicinanza con la Morte e nel confrontarsi ogni giorno con le vite passate, i ricordi delle persone che non ci sono più, vede la continuità della Vita, come un tramonto che va ad affievolirsi, ma solo per dare la speranza di un nuovo giorno, lei nel vedere la Vita nei primi sussulti realizza anche le prime difficoltà e paure.
Entrambi vivono e assorbono il concetto di Vita e di Morte, mai così vicini, eppure così infiniti, come quel cielo stellato in una notte fredda quando i due ragazzi si incontrano e quasi per caso intrecciano le loro esistenze, cadenzando ogni loro momento insieme, lento, malinconico dove la lingua dei segni aiuta ad avvicinare i loro sentimenti.
“Mi sembra che le stelle traccino un confine tra la vita e la morte, connettendo i due”.
“On a Starry Night” è una storia intimista che parla direttamente al cuore, sottovoce, quasi in silenzio, merito dei due protagonisti con i quali si empatizza da subito e intorno a loro tante vite con la propria sofferenza, dolore, paure, chi ha il timore di diventare genitore, chi nasconde il passato, chi grida vendetta per dare sfogo ad un sentimento di odio che non è altro che paura di smarrirsi, chi come il dottor Sasaki Shinya (Dean Fujioka) che intraprende una scelta professionale che stravolge e cambia la sua vita.
“On a Starry Night” appartiene a quei drama curativi che infondono coraggio e speranza, un cammino verso l’equilibrio emotivo, come preziosa possibilità di vita, come l’infinito cielo stellato di Van Gogh.
“In quel periodo pensavo di essere mediocre sia nella vita privata che in quella professionale. Oggi la penso diversamente. Stavo scalando la montagna della vita, ma un fiume mi ha risucchiata. Mentre la corrente mi trascinava, l’ambiente circostante è cambiato. Ho cominciato a capire che mi piaceva dove il fiume mi stava portando. Che, forse, questo era il posto a cui appartenevo. Nella vita non c’è un percorso esatto. Le persone possono stabilirsi ovunque; le possibilità sono infinite”.
Come suona questa recensione?
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366 Days

(366 Nichi, 366日)
Giappone, 2004 – Drama/ Romance/ Melo/ Slice-of-Life
11 episodi
Cast: Hirose Alice, Maeda Gordon, Bando Ryota, Nagahama Neru, Tsuna Keito, Natsuko
Scritto da: Shimizu Yukako
Diretto da Hirakawa Yuichiro
Yukihira Asuka (Alice Hirose, “Il mio secondo HAROARU”) e Mizuno Haruto (Gordon Maeda, “La rivincita degli Astros”) non si vedono da più di dieci anni, ma dopo una rimpatriata di amici del liceo, i due giovani pensano al passato e scoprono che, ai tempi della scuola, entrambi provavano un sentimento l’uno per l’altra. Decidono, quindi, di recuperare quei momenti di gioia che non sono riusciti a vivere insieme e a risolvere le incomprensioni passate.
Yukihira Asuka lavora come receptionist in una scuola di musica, ha accantonato il suo sogno di suonare il clarinetto a livello professionale, ma resta ancora amante della musica e dei concerti e non manca a nessuna rappresentazione artistica organizzata dalla sua scuola. Mizuno Haruto, invece, è diventato una stella del baseball.
Quando iniziano a frequentarsi, decidono di condividere le loro passioni per conoscersi meglio, ma una tragedia colpisce Haruto che viene ricoverato in ospedale e finisce in coma.
I due ragazzi avevano iniziato ancora da poco a vedersi, ma Asuka si ritrova improvvisamente ad affrontare una situazione dolorosa e delicata. Mentre ricorda tutti i momenti passati, come studentessa che amava il suo compagno di classe, ma che non riusciva a manifestare i suoi sentimenti, adesso pensa ad un futuro che poteva aprirsi positivamente di fronte a loro, con tutto l’entusiasmo della gioventù, ma che è stato stroncato dalle controversie della vita.
La loro relazione inizia fugace, rapida, ma continua con quella lentezza dell’attesa, quasi a riprendere quegli anni interrotti, come se l’attesa stessa fosse la forza motrice di un sentimento duraturo e Asuka ne è la prima testimone, resta al capezzale del ragazzo per tutto il coma e, quando Haruto si risveglierà, apprenderà della sua lesione cerebrale e gli resterà accanto.
Quando Haruto, però, si accorgerà delle sue disfunzioni cerebrali, della sua memoria episodica compromessa e della costante aprassia di cui soffre, pian piano avrà difficoltà ad accettare la sua situazione e cercherà di allontanarsi anche dal cuore Asuka.
La preziosità di questo drama è la ricostruzione tramite flash back della vita passata e dei sentimenti dei protagonisti e anche dei secondari che affronteranno insieme ai ragazzi, in nome dell’amicizia, ogni cambiamento, infondendo loro speranza e voglia di vivere, uno degli aspetti più apprezzati della storia.
Altra tematica presentata con una delicatezza e una sensibilità rare è il percorso di uscita dalla malattia che il protagonista tenta di fare anche attraverso la ricerca della solitudine, una lotta interiore inequivocabile con il se stesso del passato così perfetto, così amato da tutti, un se stesso che vorrebbe cancellare perché non riconosce più, sa di non esserne più all’altezza e quasi vorrebbe che sparisse dal ricordo degli altri, un se stesso raccontato dai suoi cari che lui non ricorda, ma è così difficile apprendere della propria esistenza quando ci si aggrappa alla memoria degli altri, sembra quasi di non avere radici proprie.
Infine, c’è Asuka che si è sentita sola durante il coma di Haruto e che dopo il risveglio del ragazzo si sente ancora più sola, timorosa di dire o fare la cosa sbagliata, di non riuscire a infondere coraggio e che sa che prima deve ritrovare se stessa per essere forte e continuare ad essere presente.
Il drama affronta molti elementi di riflessione, ma la sua particolarità è proprio la capacità di far vedere da più punti di vista la storia e credo che questo sia uno degli elementi più incisivi, ma anche più commoventi.
“366” sono i giorni dell’anno, 366 opportunità di vivere!
Come suona la recensione?
Grazia

3 pensieri riguardo “Beyond the Sorrow (Part I) – On a Starry Night & 366 Days”