“C’è una cosa che dobbiamo ricordare nella vita. Non siamo nati per soffrire o sentirci afflitti. Siamo nati per essere felici”.
Il blues è una forma di musica vocale e strumentale caratterizzata da una struttura di dodici battute ripetute e nella melodia dall’uso delle cosiddette blue notes, ovvero un intervallo di quinta diminuita o quarta eccedente della pentatonica musicale che risulta come un suono discordante, non temprato, lieve e sussurrato, eppure anche netto nel suo isolamento, come una voce che si leva da sola nel cuore della notte. Eppure il termine blue in inglese è anche connesso a quello stato d’animo della tristezza, della malinconia e della nostalgia di una vita lontana dai contorni sfumati, che si attarda a guardare l’orizzonte la sera davanti ad un cielo che comprende tutte le sfumature del blu. In effetti, è proprio questa la sensazione che la visione del k-drama “Our Blues” sa comunicare: un canto singolo e isolato di ogni personaggio, che suona ripetuto come un disco a narrare la propria storia e si integra con tanti canti singoli e isolati di altri personaggi, tanti suoni discordanti pronti a formare un’unica melodia, lievemente sfumata di indaco e di blu, come dopo il tramonto in riva al mare.
Venti episodi, che sembrano più i capitoli di un libro (con tanto di dedica iniziale e di dichiarazione di quali saranno i protagonisti di ogni singolo episodio), tanti racconti a sé, che si incastrano perfettamente nella coralità di un immoto paesaggio marino di Jeju, dove passato e futuro si fondono in un unico eterno presente, quello del tempo della vita, ma anche quello in cui ognuno cerca disperatamente di raggiungere la propria felicità. Come le storie sono narrate nel coro degli abitanti di quest’isola, vera protagonista del drama, così saranno presentate di seguito.
Jeong Eun-hee & Choi Han-su
Eun-hee (Lee Jung-eun, tra i molti: “When the Camellia Blooms“, “Daily Dose of Sunshine“, “Miss Night and Day“) si è dovuta ritirare presto da scuola per far fronte ai problemi economici di famiglia dopo la morte del padre e adesso, all’alba dei cinquanta anni, si trova ad essere una delle persone più importanti e influenti del suo piccolo villaggio, a capo di un’impresa di pesce di successo, onnipresente ovunque e per tutti, proprietaria di case e di un bar, ma anche capo famiglia per i suoi fratelli e per le loro famiglie e forse anche per i suoi amici. Eun-hee non si è mai sposata, portandosi nel cuore il ricordo del suo primo amore, Choi Han-su, un ragazzo alto alto e un po’ ribelle, che ha avuto successo andando via da Jeju e studiando all’università. Han-su (Cha Seung-won di “A Korean Odyssey“, “You are all surrouded” e “One Ordinary Day“), però, torna sull’isola, recando con sé le ferite nascoste del fallimento e della depressione, direttore di banca, ma anche indebitato in modo spropositato, visto che ha sperperato tutti i suoi beni per realizzare il sogno della figlia di diventare giocatrice professionista di golf. Ed è così che i due vecchi amici si trovano e si riavvicinano, lei con il candore della sua adolescenza spensierata e interrotta, lui con l’amarezza di una vita lasciata per inseguire chimere inesistenti, entrambi fermi su quella stessa spiaggia, dove Han-su riesce ancora a nuotare come da ragazzo in cerca dell’orizzonte: “E’ così che è andata. Entrambi abbiamo lasciato perdere i nostri sogni. Eravamo entrambi i figli maggiori di famiglie povere. I nostri sogni non avevano importanza“.
Jeong Eun-hee & Go Mi-ran
Ma l’eterna lealtà di Eun-hee è quasi una maschera che la società le ha imposto, consapevole che deve essere l’amica di tutti e deve essere sempre pronta a supportarli, senza, però, mai concentrarsi su se stessa, quasi come se non fosse nemmeno una donna degna di nota. E, nonostante, col tempo abbia accettato la sua posizione e quel prestigio forzato che ne deriva, crolla ogni volta che deve confrontarsi con l’amica di sempre Mi-ran (Uhm Jung-hwa di “Doctor Cha” e “Witch’s Romance“), che reca con sé sempre la sfrontatezza della bellezza e della giovinezza spensierata, mettendo a rischio gli equilibri tra i vecchi amici per nascondere il senso di inadeguatezza in cui ha intrappolato la propria vita: “Anche gli amici possono ferirsi l’un l’altro“.
Bang Young-joo & Jung Hyun / Jung In-kwon & Bang Ho-sik
Young-joo (Roh Yoon-so di “Corso accelerato sull’amore“) è all’ultimo anno di liceo e tutto quello che vuole dalla vita è diplomarsi, essere ammessa all’università a Seoul, studiare medicina e finalmente andarsene da quell’isola, dove riesce a vedere sempre i confini che le sbarrano la strada. Jung Hyun (Bae Hyun-sung di “Hospital Playlist“) non sa esattamente cosa vuole, ma sa che, qualsiasi cosa accada, nella sua vita deve esserci Young-joo, amica d’infanzia da sempre, compagna di scuola, vicina di casa e amante segreta di un’estate. Fino a quando entrambi non si rendono conto che, malgrado la loro giovane età, stanno per diventare genitori e che le loro vite future possono essere condizionate da un evento che non sanno ancora se e come accettare. Il loro amore giovane, che sboccia come un fiore prezioso nel deserto, è la linfa che rinnova e alimenta il rapporto tra i loro padri, In-kwon (Park Ji-hwan, caratterista d’eccezione, visto anche nella serie di film di “The Roundup“), ex gangster redento e ora titolare di un banco di sundae al mercato, e Ho-sik (Choi Young-joon, tra gli altri “Vincenzo“, “Hospital Playlist” e “Gyeongseong Creature“), ex giocatore d’azzardo ravveduto e ora venditore di ghiaccio al mercato. In-kwon e Ho-sik erano inseparabili da giovani, pronti a rischiare la vita l’uno per l’altro, fino a quando qualcosa si è incrinato nella loro amicizia, rendendoli nemici eterni, sempre costantemente in lite, assolutamente non pronti a crescere un neonato in questa nuova strana famiglia che i loro figli hanno creato. Eppure il presente, talvolta, viene in soccorso per sapersi perdonare da qualsiasi cosa passata e imparare ad aver cura gli uni degli altri: “Non puoi avere sempre tutto a modo tuo. E’ la vita“.
Park Jung-joon & Lee Young-ok & Lee Young-hui
Jung-joon (Kim Woobin di “Black Knight” e “The Heirs“) sembra uscito da un romanzo di Hemingway: capitano di un peschereccio che porta in alto mare le haenyeo, collaboratore di Eun-hee al mercato del pesce, cordiale e sempre presente nelle vite di tutti i suoi amici, ma solitario abitante di un autobus abbandonato, in cerca del vero amore, eppure con il cuore perennemente legato alla sua isola. Quando incontra Young-ok (Han Ji-min di “One Spring Night“, “Yonder” e “Behind Your Touch“), una haenyeo “straniera”, perché approdata su Jeju dalla penisola per svolgere il lavoro di pescatrice subacquea, ma soprattutto una che ha la fama della Circe incantatrice di uomini e della bugiarda cronica, sa già che dovrà scrollarsi di dosso i pregiudizi e le dicerie degli abitanti, perché pronto a rischiare tutto per un amore di cui è convinto al di là di ogni cosa. Young-ok cerca di attrarlo e di sedurlo solo per gioco, ma rimane rapita dalla sua seria spontaneità e da quell’incrollabile fiducia nei suoi confronti, che, col tempo, fa venire meno tutti gli ostacoli e le barriere che si era messa per proteggere se stessa e il suo segreto: Young-ok ha sulla penisola una sorella gemella, Young-hui (Jung Eun-hye, per la prima in un drama), nata con la sindrome di Down e affetta da una forma lieve di schizofrenia, che si è manifestata dopo la morte prematura dei genitori. Solo che Young-hui è maggiore di Young-ok e sa che, in qualche modo, si deve prendere cura di questa sorella che sembra sfuggente e sgarbata, ma di cui sa che ha sacrificato tutta la sua vita per lei, e la protegge con il suo animo sensibile, che è sempre presente, anche quando il mondo intorno non la considera per il suo stato: “Non puoi fidarti senza pensieri di qualcuno che non ha fatto nulla per ottenere la tua fiducia”.
Lee Dong-seok & Min Seon-ah
Dong-seok (Lee Byung-hun di “Mr. Sunshine“, “Concrete Utopia” e tanti altri) vive e vegeta nel suo camion, percorrendo incessantemente le strade di Jeju come venditore ambulante e il traghetto per Mokpo per rifornirsi di merci. Tutto nella sua vita sembra essere perfettamente piatto e consono al suo carattere chiuso e isolato, che avverte il rumore incessante delle onde del mare nelle orecchie e si infastidisce della presenza degli altri umani. Nella sua vita solo sprazzi di momenti lieti in mezzo a quell’oscuro dolore che gli ha divorato gli anni dell’adolescenza, attimi legati ad una tenera amicizia con Seon-ah, rimasta nel suo cuore con la purezza del primo amore. Però, nonostante abbia abbandonato l’isola da giovanissima per stabilirsi e studiare a Seoul, dove si è formata una famiglia, Seon-ah (Shin Min-ah di “Hometown Cha-cha-cha“, “My Girlfriend is a Gumiho” e “Chief of Staff“) non è mai felice, tormentata dal ricordo del suicidio del padre, soggetta ad ondate costanti di depressione, che la lasciano senza forze come se riemergesse da un annegamento, e privata dall’ex marito della custodia del figlio. Seon-ah torna sull’isola, con la voglia di sparire dal mondo e di sprofondare nelle acque che hanno già inghiottito suo padre, e ritrova la collera e il risentimento di Dong-seok, che vive eternamente nel passato, mai in grado di immaginare un futuro, ma che le insegna a sopravvivere, galleggiando sul mare della disperazione umana senza mai farsi travolgere e ritrovando poco a poco il sorriso: “Quando la vita ti sembra soffocante, guarda dietro di te. Troverai un mondo intero“.
Lee Dong-seok & Kang Ok-dong
Dong-seok ha una madre, Ok-dong (Kim Hye-ja di “Mother“), che non ha mai considerato tale, colpevole di non averlo trattato come un figlio e di averlo costretto a subire i comportamenti cattivi e le prepotenze dei fratellastri e del patrigno, ma, soprattutto, colpevole di averlo rinnegato, cancellando con una sola frase quel passato a cui Dong-seok cerca sempre di attaccarsi disperatamente. Ma anche Dong-seok sa che deve andare avanti e accettare le incertezze di un futuro che lo può portare a comprendere e a perdonare in quello che sarà il viaggio più lungo e più breve della sua esistenza, il viaggio con quella madre ora malata, ripudiata e ricercata al tempo stesso, verso il luogo ignoto delle sue origini, così nettamente diverso dall’isola della loro esistenza, inerpicato tra i monti e le nevi perenni, deciso a trasformarle in primavera, nonostante tutto: “Ti porterò lì, mamma. Ci andremo insieme, la prossima primavera“.
Hyeon Chun-hee & Eun Gi
Eun-gi approda sull’isola di Jeju con l’innocenza dei suoi quattro anni e tutte quelle storie che il padre le ha narrato su mostri e creature mitiche, sulla magia della spiaggia di Jeju, la super forza della nonna Chun-hee (Go Doo-shim di “My Mother, The Mermaid” e “Atypical Family“), capo delle haneyo, e su quelle cento lune che spuntano di notte ad illuminare l’isola mentre tutti dormono e che, dietro preghiera, possono realizzare i sogni più impossibili. E cosa importa se le lune non sono altro che il riflesso delle luci dei pescherecci, usciti di notte sul mare, quando si ha la fede di una bambina di quattro anni? “Cento lune. Le cento lune che esaudiscono i nostri desideri. Invece di desiderare cento cose, pregherò cento volte che il mio papà guarisca“.
Spesso ho sentito parlare di “Our Blues” (우리들의 블루스) in diversi modi, talvolta anche contrastanti tra loro, divisi tra chi inneggia al capolavoro, forte degli innumerevoli premi vinti e delle candidature ricevute, e chi lo dipinge a tinte fosche, forse troppo fermo a quel doppio significato di blue, che da malinconia rischia di scivolare in depressione. Ma “Our Blues” non ha intenzione di scuotere né da un punto di vista, né da un altro, annunciando le sue intenzioni da subito, con quella frase iniziale che ho usato anche come incipit di questa recensione e che viene ripresa nel finale, quando tutti i personaggi intrecciano finalmente i loro fili del destino, presentandosi come un ritratto delicato ed empatico della vita, così come è, quando non tutti i giorni possono essere felici o divertenti e sono più lunghi e preponderanti i momenti di tristezza e di disperazione, ma, tutto sommato, nella nostra piccolezza umana, cerchiamo di fare il possibile, rendendoci conto di quello che siamo anche senza sapere cosa dobbiamo fare, tentando di afferrare ogni singolo secondo e di renderlo prezioso, memorizzando gli attimi lieti per far fronte alle situazioni spiacevoli e cercando di capirci gli uni con gli altri, perché siamo tutti piccoli e infelici, ma alla ricerca della felicità.
Ché, poi, solo i bambini sanno davvero cos’è la felicità che, come dice la piccola Eun-gi, è “quello che si sente quando ci si guarda e ci si scambia un sorriso“, magari senza conoscersi.
Laura
Come suona la recensione?

5 pensieri riguardo “Our Blues – Vite intrecciate”