“Molto tempo fa, quando la terra era giovane, tutto ciò che esisteva era un vasto oceano popolato da grandi pesci primordiali. Questi pesci antichi erano le prime incarnazioni dell’anima umana: ecco perché, dal momento in cui nasciamo, l’oceano ci chiama, e alla fine torniamo da lui.
Il mio nome è Chun. Vengo da un mondo sotto l’oceano. Il cielo del nostro mondo è connesso agli oceani del mondo umano. Una volta liberate dalla morte, le anime umane vanno alla deriva del loro mondo fino al nostro, ed è nostro compito occuparci di loro e tenerle al sicuro. Noi siamo quelli che controllano il tempo, le maree e il cambiamento delle stagioni. Non siamo esseri umani, ma nemmeno siamo divinità: noi siamo gli Altri”. (…)
“Big Fish & Begonia” è un film d’animazione cinese del 2016 diretto da Liang Xuan e Zhang Chun e potrebbe essere considerata la trasposizione cinematografica di una vera e propria fiaba. Dodici anni di lavorazione e una campagna di crowdfunding da parte dei registi che hanno coinvolto moltissimi collaboratori per realizzare un film animato che riesce a fondere tecnica del disegno tradizionale e animazioni tridimensionali in computer grafica.
La storia è ispirata ad un antico classico taoista cinese “Zhuangzi”, una raccolta di storie e miti, ricchi di significati, metafore, aneddoti e aforismi e integra anche storie tratte da altri classici cinesi come “Il libro dei monti e dei mari” e “Alla ricerca del soprannaturale”, opera che si ritiene scritta da Gan Bao, storico alla corte dell’imperatore Yuan e che raccoglie leggende e racconti su divinità, fantasmi e fenomeni soprannaturali.
La storia è intrisa di misticismo e spiritualità e quello che ho gradito maggiormente è la scelta dei colori e delle forme che hanno reso liriche le scene del film.
Ogni anno, dal mondo degli spiriti sotto il mare, vengono inviati sulla Terra, per sette giorni, dei giovani spiriti dai poteri magici che prendono le sembianze di delfini. Nei sette giorni gli spiriti inviati devono comprendere l’equilibrio del mondo e la sua armonia, osservare ogni fenomeno naturale, senza aver alcun contatto con gli esseri umani. Tra gli spiriti, la giovane Chun incontra e si affeziona ad un ragazzo umano che vive vicino al mare e venera le creature acquatiche. Un giorno, però, Chun rimane impigliata ad una rete da pesca e il ragazzo, mentre la salva, annega e muore. Chun ritorna nel suo mondo portando con sé l’ocarina del ragazzo e si reca dalla Signora delle Anime per riscattare l’anima di colui che l’ha salvata, la Signora delle Anime prende metà della sua vita in cambio della restituzione dell’anima del ragazzo che le viene consegnata sotto forma di un cucciolo di delfino. Viene anche detto a Chun di allevare il delfino fino ad età adulta così che potrà poi essere liberato nel mondo umano. Chun chiama il piccolo delfino, Kun in onore di un enorme pesce leggendario.
Qiu, amica d’infanzia di Chun aiuta la giovane a crescere Kun, ma in contemporanea, sulla Terra, si manifestano degli insoliti fenomeni naturali e degli sconvolgimenti. Quando Kun pian piano diventa grande ed è sempre più difficile nasconderlo, viene scoperto dagli spiriti che decidono di ucciderlo per ripristinare l’ordine del mondo sulla Terra, ma Chun cercherà di fare di tutto per salvarlo e per consentirgli di fare ritorno tra gli umani.
Qui il viaggio di formazione si fonde con il viaggio di salvezza e quindi di affetto e di riconoscenza, sentimenti che prova Chun per Kun. Nascita e morte non sono inizio e fine, ma lungo il cammino siamo disposti ad affrontare mille prove per coloro che amiamo? A cosa siamo disposti a rinunciare? Alla nostra famiglia, alle certezze, a noi stessi?
Questi sono gli interrogativi che solleva il film, una riflessione sul senso della vita e delle prove da superare. Donare una parte della propria vita, rinunciare anche a se stessi, condannandosi alla solitudine per il bene di una persona cara.
Chun sfiderà le leggi della natura e del suo mondo, così come quelle della Terra per far sì che il giovane Kun possa tornare nel mondo umano.
“Gli uomini sono in eterno viaggio verso casa”.
Ambientazione meravigliosa, mondi onirici e sommersi dall’acqua, magia che viene conservata e custodita solo per le occasioni speciali, per il resto, il tutto, è valorizzato dalla pazienza, dal senso di attesa e da quello di costanza, di cui è armata Chun, il cui nome significa “begonia”, e che identifica i suoi poteri legati alla cura degli alberi di begonia, donatrice di vitalità ed equilibrio.
Un film di animazione che incanta già dalla prime scene e che può piacere anche agli appassionati delle opere dello Studio Ghibli per la sensibilità delle immagini ricreate e dei personaggi presenti. “Big Fish & Begonia” è una storia delicata, un mito dove la tradizione si fonde con la speranza e dove i legami forti superano i confini dei mondi, sia quello umano che quello degli spiriti.
Grazia
Come suona la recensione?
