Un pirata tutto nero che per casa ha solo il ciel
ha cambiato in astronave il suo velier [ urrà! ] – il suo teschio è una bandiera che vuol dire libertà,
vola all’arrembaggio però un cuore grande ha – Capitan Harlock, Capitan Harlock…
Dite la verità: non l’avete letta cantando, ma proprio urlando a squarciagola, sull’attenti con la mano sul cuore, come se fosse l’inno nazionale alla finale dei Mondiali. Lo so, non nascondetevi, so bene cosa si prova: è come se improvvisamente tutti i sogni di infanzia di far razzie e avventure piratesche per i sette mari e scoprire mondi alieni per gli universi si unissero e collidessero insieme fino a creare un grande ed enorme sogno ad occhi aperti da cui è difficile risvegliarsi. Praticamente, come se Jack Sparrow e James T. Kirk si incontrassero per stipulare un’alleanza: quanti di noi sarebbero pronti ad arruolarsi come volontari?
Il suo teschio è una bandiera che vuol dire libertà,
vola all’arrembaggio però un cuore grande ha
Se, poi, c’è quell’ingrediente in più, quella malinconica nostalgia di un uomo che canta da solo per la libertà, allora il gioco è fatto. Perché Capitan Harlock (che in originale è 宇宙海賊キャプテンハーロック Uchū kaizoku kyaputen Hārokku) non è altro che il vero rappresentante di quegli ideali che il mondo e la società, con la loro grettezza e la loro aridità, minacciano di far scomparire: la chiarezza, la giustizia e la purezza della libertà, la volontà di far luce tra le tenebre che offuscano la mente e di spezzare le catene che imprigionano, come dei vincoli invisibili, il nostro giudizio e i nostri valori, dove il viaggio e la lotta vanno a coniugarsi nel mare della conoscenza, perché scoprire nuovi mondi e imparare a conoscere e a rispettare gli altri aiuta a comprendere come liberarsi dall’oppressione di un autoritarismo che schiaccia la mente.
Fammi provare Capitano un’avventura
dove io son l’eroe che combatte accanto a te,
fammi volare Capitan senza una meta
tra i pianeti sconosciuti per rubare a chi ha di più
E, giacché, per parafrasare le parole di Jack Sparrow, quello che una nave rappresenta è sempre la libertà, l’astronave di Capitan Harlock si chiama Arcadia, come quella regione dell’antica Grecia, trasfigurazione di poeti, artisti e letterati e della loro vita libera e pastorale, elevata alla comprensione della bellezza dell’universo. L’Arcadia di Capitan Harlock, però, viaggia nell’anno 2977 e, oltre ad essere un’astronave spaziale super accessoriata e ricca di qualsiasi equipaggiamento, è anche famosa per essere un mezzo che ospita rifugiati e dissidenti politici, ricercati dal Governo Unificato della Terra, che ha instaurato una grande e fallace utopia di pace e unità. Infatti, mentre i terrestri credono di vivere in pace, forti di un Primo Ministro e di un Governo che li tutela e che evita l’insorgere delle guerre, la vita sulla terra è regolata dalla mancanza di idee personali e dall’appiattimento di pensiero in un’unica grande mente unificata. In questo senso generale di benessere e di pace, gli uomini vivono una vita fittizia: coadiuvati dalle macchine, a cui sono demandati i lavori più umili, e incapaci di formulare un pensiero proprio, non si rendono conto che le risorse sulla Terra si sono esaurite, che la ricchezza di cui gode il pianeta proviene dallo sfruttamento di altri pianeti e che il prosciugamento dei mari incide negativamente sull’autodistruzione della terra. Nessuno si sveglia da questo sonno generale della ragione, nemmeno quando, dopo la caduta sulla Terra di un simil-meteorite (per la verità, un oggetto alieno proveniente dal pianeta Mazone), alcuni alti funzionari del governo iniziano ad essere assassinati da donne evanescenti come fantasmi che prendono fuoco quando devono sparire.
Harlock, che è già reputato un fuorilegge e un personaggio sopra le righe a capo di una ciurma sbandata di dissidenti, è l’unico ad insospettirsi e ad indagare sui fatti strani accaduti sulla Terra. E, nonostante quest’ultima lo abbia sempre rifiutato, inizia la sua piccola lotta personale per salvaguardarla e prevenire un’invasione aliena in uno slancio di libertà e amore per la stirpe umana.
Come un lampo è il suo pugnale che lui lancia contro il mal,
ma è un uomo generoso come il mar – nel suo occhio c’è l’azzurro, nel suo braccio acciaio c’è,
nero è il suo mantello, mentre il cuore bianco è [ urrà! ]
L’aspetto da pirata, il mantello nero, la cicatrice sull’occhio, quell’aria di fascino e di mistero che trasuda nella sua figura… Tutto concorre a formare le caratteristiche da fuorilegge di questo pirata dello spazio, taciturno e terribile nella vendetta, generoso e malinconico nella dolcezza dei ricordi, un uomo che si isola e ama di nascosto il suo pianeta e le sue creature, che lotta contro diversi eserciti e dedica le sue veglie notturne a riflettere fissando il cielo e suonando in solitaria la sua ocarina, che è legato al suo migliore amico, Tochiro Oyama, il costruttore dell’Arcadia, ora rimasto nella sua intelligenza artificiale, e alla sua famiglia (la piccola Mayu, che va a trovare in un orfanotrofio sulla Terra) e che preferisce sacrificare se stesso per aiutare il prossimo.
A circondare Capitan Harlock, il suo equipaggio composto da: Tadashi Daibo (o Tadashi Daio), figlio adolescente (e irruente) del dottor Dayu, scienziato amico di Harlock e ucciso dalla comparsa aliena, pronto a vendicare la morte del padre; Kei Yuki, ragazza bionda e alta, che fa da vicecomandante e da ufficiale scientifico sull’Arcadia (e che parte degli spettatori shippavano con Harlock e parte con Tadashi); Meeme, donna empatica e spirituale, creatura aliena e diafana, quasi impalpabile, che fa da confidente ad Harlock e che lo solleva con i giusti consigli; Yattaran, guerriero buffo e comico, grande matematico e amico leale di Harlock; Dr. Zero, ufficiale medico di bordo, Masu, capo-cuoca e tuttofare dell’Arcadia, Maji, capo-ingegnere. E non mancano i cattivi, come la Regina Rafflesia e tutte le sue seguaci del pianeta di Mazone, pronte a invadere il Pianeta Terra, ma a cui è necessario tributare tutti gli onori, perché sono delle antagoniste incredibili. Oltre a Emeraldas, madre di Mayu e regina aliena di un re spodestato.
The sea of space is my sea
my limitless yearning
The song of Earth is my song
the homeland I don’t abandon
My friend, even though I know it’s a star without a tomorrow,
I’ll still fight to protect it
I’ll throw away my life and live
Confesso che ho visto per la prima volta l’anime colpevolmente (o forse no) tardi. Per la precisione, il manga, opera del compianto maestro Leiji Matsumoto, che ci ha lasciato all’inizio del 2023, comparve in Giappone tra il 1977 e il 1979 e, forte dell’immediato successo, divenne subito un anime, diretto da Rintaro e prodotto dalla Toei Animation, tra il 1978 e il 1979, arrivando in Italia nel 1979 e acquisendo un primato unico, cult fra tutti i prodotti d’animazione dell’epoca (con una sigla cantata dalla Banda dei Bucanieri). Solo che io, all’epoca, non ero ancora nata e ho sempre sentito decantare le lodi di questa serie d’animazione da tutti senza poter fare un vero confronto. Poi, un giorno, mentre studiavo all’università, mi sono decisa a recuperare: precisamente, era il giorno del mio compleanno, non ricordo più quale esame stavo preparando (credo per qualche pre-appello di dicembre), ma avevo voglia di prendere un giorno di riposo per conto mio, per cui, rimasta sola in casa, ha piazzato la chiavetta con la serie ed è stato amore a prima vista. Mi sono bastati meno di due minuti per sentirmi parte dell’Arcadia e forse solo tre per chiedermi se, nella ciurma di dissidenti e oppositori di Harlock, ci fosse spazio anche per me. Ho divorato la serie in un attimo, in quel 12 dicembre di anni fa, pronta quasi a riniziarla da capo, quando mi resi conto che era sceso il buio e che stavo terminando la giornata.
L’anno scorso, il 12 dicembre 2022, un’altra volta il mio compleanno, fu reso noto che, circa una settimana prima, era deceduto a Tokyo Toshio Hayakawa, noto al grande pubblico come Ichiro Mizuki (o con il nomignolo Aniking), la voce storica della sigla originale di tanti anime, tra cui Capitan Harlock, Mazinga, Jeeg Robot, Ryu e Kamen Rider, e uno dei cantanti giapponesi più noti in tutto il mondo, presenza sicura tra i vinili di tutti quei bambini cresciuti tra gli anni ’60 e gli anni ’80. Ed io, che avevo recuperato quel mare inesauribile di animazione dell’epoca solo dopo i miei vent’anni con la sua voce ad accompagnamento delle sigle originali, mi sono sentita un po’ orfana e un po’ abbandonata, pronta a riprendere la visione e a tornare ad immergermi nello spazio per riportare la libertà sul pianeta Terra. Come un viaggio in solitaria nell’Arcadia felice di un tempo passato.
Postilla: Harlock è uno dei personaggi comprimari di Galaxy Express 999, altro grande manga del maestro Leiji Matsumoto. Ma questa è un’altra storia (e non la racconterò necessariamente io).
Captain-in-Freckles
