“Today, when the world claims peace (…), we must live under the rule of law, but we must live without fear and fear for our own children. It is our duty to become an active new nation under the rule of independence and to follow these teachers in the basement of Gucheon without any difficulties. With tears rising from the soy sauce and hard work coming from the music, we will lie down on our beloved fellow Koreans! Do not let the time be too early to do anything; let the work run fast.” (Dichiarazione d’Indipendenza delle donne di Corea)
La storia della Corea è costellata di donne determinate, ostinate e coraggiose, che, malgrado una società arcaica e periodi storici brutali, si sono attivate per il proprio popolo e per l’indipendenza del proprio Stato. Il loro ruolo ha assunto dimensioni sempre più grandi durante l’invasione giapponese della penisola coreana, che determinò la fine del regno di Joseon (1905) e la riduzione della Corea a colonia dell’impero giapponese (1910-1945).
Tra di esse, spicca Yu Gwan-sun (o Ryu Gwan-sun, in hangul 유관순, in hanja 柳寬順), a tutti gli effetti considerata la “madre” dell’indipendenza coreana, colei che scrisse e diffuse la Dichiarazione d’indipendenza delle donne di Corea e che è rimasta nei cuori della popolazione per la sua determinazione, la sua saggezza e il suo coraggio. Una Giovanna d’Arco di Corea, come lei stessa soleva definirsi, aspirando a quel ruolo di liberatrice dalla schiavitù del proprio popolo (“I will be a woman who saves the worls like Jeanne D’Arc. Wouldn’t it be possible for anyone if people put their efforts? Also, I will be a kind-hearted woman like Nightingale”). Yu Gwan-sun, del clan Ryu di Goheung, nacque nel 1902 a Cheonan in una famiglia cristiana protestante colta e benestante e fu abituata sin da piccola alla lettura e alla scrittura sia dei testi sacri (conosceva a memoria interi passaggi della Bibbia), sia di testi politici e filosofici, influenzati dalle idee liberali europee. Ragazza particolarmente intelligente e brillante, più avanti dei suoi coetanei, fu mandata a studiare a Seoul alla Ewha High School, prima, e alla Ewha Women’s University, poi, due istituti di eccellenza nell’istruzione e nella formazione delle giovani donne. Fu proprio durante gli anni del liceo e dell’università che venne in contatto con gli intellettuali coreani dell’epoca e con le idee indipendentiste contro l’egemonia giapponese. Aveva solo 17 anni, quando si unì al Movimento per l’Indipendenza del Primo Marzo e convinse la compagne di scuola a marciare per le strade di Seoul in protesta contro il governo coloniale giapponese e fu arrestata per la prima volta. Liberata grazie all’intervento dei missionari della sua chiesa e della sua scuola e spedita a casa, anche per la chiusura forzata da parte delle autorità giapponesi di tutte le scuole che avevano aderito alla protesta, Yu Gwan-su riorganizzò nuovamente le forze, contando su diversi contatti che aveva ormai conosciuto all’interno dei movimenti indipendentisti coreani e coinvolgendo anche la propria famiglia nella medesima battaglia. Quello stesso anno organizzò una protesta di oltre 3000 persone, che scesero in piazza cantando “Lunga vita all’indipendenza coreana!” (“대한독립만세”) e portò ovunque il verbo dell’indipendenza e della libertà con una vera e propria campagna porta a porta. Per questo motivo, fu arrestata nuovamente dalle autorità militari giapponesi, che la minacciarono sotto tortura e le offrirono una pena lieve se avesse collaborato contro i compagni di indipendenza. Yu Gwan-sun sopportò le torture e rifiutò la collaborazione: andò al processo da sola, sostenendo l’ingiustizia di essere giudicata da un tribunale giapponese sulla base di norme applicabili solo in Giappone e non in Corea, e venne condannata per sedizione e violazione delle norme sulla sicurezza a cinque anni di prigione, da scontare tra la prigione militare di Cheonan e quella di Gongju. Tuttavia, anche dalla prigione, Yu Gwan-su riuscì a riorganizzare le forza, divenendo, a tutti gli effetti, l’ispiratrice della ribellione pro indipendenza, anche grazie al suo esempio e alla sua fermezza. Spostata più volte in isolamento, separata dagli altri prigionieri politici, a causa del suo coinvolgente carisma, e vessata sempre di torture e maltrattamenti, si spense per le privazioni fisiche il 28 novembre 1920. Doveva ancora compiere 18 anni.
“Even if my fingernails are torn out, my nose and ears are ripped apart, and my legs and arms are crushed, this physical pain does not compare to the pain of losing my nation. […] My only remorse is not being able to do more than dedicating my life to my country. […] Japan will fail”.
Yu Gwan-sun fu la prima donna ad aprire la frontiera dell’attivismo politico delle donne coreane. Il suo esempio fu seguito da tante altre donne che lottarono contro l’occupazione imperialista giapponese fino al 1945 e di cui parleremo prossimamente. Solo alcuni nomi, che meriterebbero una trattazione a sé: Kim Maria, Yoo Hae-soon, Kwon Ki-ok, Choe Eun-hui, oltre che la lega delle gisaeng che sostennero, economicamente e politicamente, gli indipendentisti coreani. Se vi aggrada, vi daremo appuntamento per le prossime volte.
Captain-inFreckles

3 pensieri riguardo “Yu Gwan-sun e le altre: le donne che hanno lottato per l’indipendenza coreana”