Nella vita di ognuno di noi c’è stata una serie televisiva che ancora oggi, se ci ripensate, vi farà sorridere e, spesso, per mettervi di buonumore, ripassate con la mente alcune delle scene più simpatiche ed esilaranti. Io ne ho una, “Tre cuori in affitto” che guardavo quando ero piccola insieme a mia mamma. Ricordo ancora quante risate, in pigiama sul divano, con una tazza di cioccolata. Ecco, questi sono ricordi che, associati ad una serie televisiva, non fanno altro che regalarci un sospiro di tranquillità e serenità e una buona dose di ottimismo.
“Tre cuori in affitto” (anche conosciuto con il titolo originale “Three’s Company”) è il remake americano della sitcom inglese “Un uomo in casa” e fu tramesso sulla ABC da marzo 1977 a settembre 1984, da noi in Italia arrivò sulle reti Fininvest dal 1984 in avanti e anche negli ultimi anni è stato spesso riproposto su alcuni canali del digitale terrestre.
Janet Wood (Joyce DeWitt) e Chrissy Snow ( Suzane Somers), sono due ragazze che condividono lo stesso appartamento e, alla fine della festa d’addio per la loro precedente coinquilina, trovano nella vasca da bagno Jack Tripper (John Ritter), un ragazzo che studia per diventare chef. Jack, che deve ripagare il prestito per le tasse universitarie, chiede se può dividere l’affitto con le ragazze e diventare il terzo coinquilino, visto che la precedente è andata via, ma l’ostacolo maggiore è convincere i proprietari dello stabile, i coniugi Helen e Stanley Roper (interpretati rispettivamente da Audra Lindley e Norman Noah Fell che qualcuno ricorderà nel film “Il laureato”).
Per riuscire ad ingraziarsi i Roper e cercare di convincerli ad accettare un nuovo coinquilino, visto che non è permessa la convivenza tra ragazzi di sesso opposto, Janet dice che Jack è omosessuale così il ragazzo ottiene immediatamente il permesso di restare.
Presto, però, la signora Roper scopre la verità, capisce che Jack finge, ma non rivela niente al marito perché si è affezionata ai tre ragazzi ed è sempre dalla loro parte anche contro il coniuge e la sua diffidenza.
Le gag, le battute, la farsa e il fraintendimento su cui si basa la storia sono il cuore della leggerezza di questa serie. I tre ragazzi, poi, rappresentano tre ragazzi normalissimi con le loro difficoltà a sbarcare il lunario, a mantenere un lavoro o ad essere costretti a trovarne uno nuovo, con la costante lotta per riuscire a pagare le tasse e l’affitto.
Janet, la coinquilina bruna dai capelli corti, è una fioraia e gestisce un negozio di fiori, razionale, saggia, ma impulsiva al momento giusto, una spalla per gli amici. Chrissy, la coinquilina bionda, lavora come segretaria, è spesso svampita e ingenua e non capisce i doppi sensi delle battute; nella quinta stagione lascerà l’appartamento per tornare nella sua città natale, Fresno, per badare alla madre malata. Il posto di Chrissy verrà occupato prima da sua cugina Cindy e poi dall’infermiera Terri Alden.
Jack, invece, è un ragazzo simpatico, spigliato, a cui piace far ridere gli altri con le sue battute, è, però, nel frattempo anche generoso e altruista, sempre pronto ad aiutare gli amici. Durante la serie spesso prova a flirtare con Janet e Chrissy e puntualmente viene respinto con sana ironia, consapevole anche lui di tenere alto l’umore della casa.
Mi soffermo anche sul personaggio di Stanley Roper, il proprietario di casa, anima istrionica della storia, diffida di tutti, gioca a fare il grande amico dei ragazzi per spiare e capire se ancora una volta sono in ritardo con l’affitto per spese futili immotivate, tende a prendere in giro Jack che finge di essere anche una persona paurosa e non temeraria, ma nel frattempo mantiene le distanze da lui ogni volta che lo vede avvicinarsi troppo.
“Tre cuori in affitto” è una serie esilarante, di quelle da guardare e riguardare e che ai tempi fece davvero successo tanto da contare anche due spin-off, “I Roper”, incentrati sulla vita dei coniugi Helen e Stanley Roper e “Tre per tre”, dove il personaggio protagonista è Jack dopo le vicende di “Tre cuori in affitto”.
Tematiche affrontate in questa serie sono l’amicizia, che nella convivenza è messa spesso a dura prova, e il concetto di adattabilità che i tre ragazzi devono sviluppare sul lavoro, nella vita e nelle loro vicende personali, giovani tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta con i problemi e le difficoltà di una società in pieno cambiamento e sviluppo.
Serie vintage assolutamente da recuperare, anzi, se non l’avete mai sentita prima, provate già a recuperare la sigla della serie che è diventata un cult!
Memoru Grace
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